Estratto del documento

De Imperii Romani excessu (395 – 476 d.C.)

Relativamente alle fonti che ci parlano della parte finale della storia di Roma antica, queste possono essere considerate abbastanza ricche, anche se diseguali per rilevanza, e molti autori li conosciamo solo per frammenti più tardi.

Alcuni tra i più importanti nomi sono quelli di Olimpiodoro di Tebe, Prisco di Tracia, Giovanni Antiocheno (d’Egitto), e Evagrio.

La Storia Ecclesiastica di Evagrio copriva un lasso di tempo davvero esteso, che va dal 431 al 594; invece, il Chronicon di Marcellino Comes ci informa della deposizione di Romolo Augustolo da parte di Odoacre nel 476 d.C., data nella quale ancora oggi si riconosce, formalmente, la fine dell’Impero Romano d’Occidente.

Informazioni di qualità su questo importante periodo storico le desumiamo anche da fonti non propriamente storiografiche, quali gli scrittori romani di fine IV – inizi V secolo, come Agostino e Gerolamo, e Salviano, presbitero di Marsiglia.

Altri autori della letteratura pagana di pieno V secolo sono Rutilio Namaziano, autore dell’opera De reditu suo, e Sidonio Apollinare, autore di una serie di Panegirici dedicati agli ultimissimi imperatori di Occidente.

Nel V secolo fioriscono poi anche la storiografia ecclesiastica in lingua greca e, in lingua latina, Orosio, discepolo di Agostino, su tutti.

Un’ultima menzione può essere fatta per la Tabula Peutingeriana, pervenutaci attraverso una copia del XII secolo, che per noi costituisce l’unico esempio di una sorta di carta stradale romana figurata, in cui sono fortemente ridotti gli elementi geografici per privilegiare invece la precisione degli itinerari stradali rappresentati.

Goti, Roma e confini imperiali

Già dalla metà del IV secolo d.C. i Goti erano la forza predominante nella regione del Ponto e si dividevano in due gruppi: gli Ostrogoti, insediati a est del fiume Dniester, e i Visigoti, che avevano le loro sedi a ovest dello stesso.

Per buona parte del IV secolo, grazie anche al trattato di Costantino, che rendeva i Visigoti uno Stato-cliente di Roma, i rapporti tra Roma e i Goti furono stabili.

I Visigoti, poi, in virtù di tale trattato, dovevano fornire all’Urbe soldati, qualora Roma ne avesse bisogno o li richiedesse.

L’arrivo degli Unni, che devastarono le loro terre più settentrionali, provocò la sempre più audace pressione al limes danubiano da parte dei Visigoti, mettendo in seria crisi la frontiera romana, e tutto questo problema culminò, infelicemente per Roma, nella battaglia di Adrianopoli, una delle pagine più buie della storia militare dell’Urbe.

Il trattato del 382 permetteva per la prima volta l’insediamento dei Goti in Tracia, e cioè all’interno delle frontiere dell’Impero di Roma, e avveniva non a seguito, come nei casi passati di introduzioni di popolazioni straniere entro i confini romani, di un successo militare che poteva, quindi, assicurare all’Urbe una posizione di preminenza netta rispetto ai nuovi barbari.

Chiaramente, come contropartita, ai Goti si chiedeva di pagare le tasse e di offrire soldati in aiuto a Roma.

Integrazione e presenza germanica

Oltre agli aspetti militari, bisogna considerare anche tutti gli importanti risvolti sociali di questo nuovo scenario.

Se prassi usuale di Roma è sempre stata quella di integrare individui, tribù e popolazioni nel suo dominio, adesso in un settore specifico, come quello dell’esercito, si accresceva sempre più la presenza massiccia di Germani.

Era un processo iniziato già da Marco Aurelio e dalla fine del II secolo d.C., ma poi col progredire del tempo sempre più imperatori vi ricorsero.

Comunque sia, l’influsso germanico circa la politica interna romana può essere limitato solo alla sfera militare, poiché non appare certo se questi Germani abbiano cominciato a poco a poco anche ad ottenere cariche nell’amministrazione civile.

Del resto, nei ranghi dell’esercito non contava poi molto la provenienza o l’estrazione sociale, ma per fare carriera servivano capacità personali e il favore imperiale.

Con l’esclusione dei senatori dai comandi militari, poi, venne a cambiare anche la base sociale per il reclutamento delle truppe.

Forse a Costantino si deve il primo insediamento di nuclei consistenti di barbari entro i confini dell’Impero, e già negli anni immediatamente successivi si procedette con assegnazioni di terra ai barbari nella stessa Italia, dove ancora oggi – specie nel settentrione – ne è rimasta traccia nella toponomastica.

Nonostante tutto, solo eccezionalmente veniva concessa a questa categoria di barbari la cittadinanza romana e, almeno fino a prima di Adrianopoli, gli imperatori romani perseguirono sia la necessità di reclutare barbari per l’esercito e per le terre, che quella di mantenere la reciproca estraneità tra i Romani e il Barbaro, creando apposite impalcature legislative, arrivando ad impedire persino i matrimoni misti, al fine di ostacolare l’integrazione dei nuovi arrivati.

Ma erano leggi valenti poco più che come affermazione di principio di carattere generale, vanificate sin da subito in Occidente e non avendo conosciuto nessuna applicazione in Oriente.

Ostrogoti, Visigoti e Alarico

Abbiamo già ricordato che i Goti sul Danubio arrivarono divisi in due gruppi distinti, Ostrogoti e Visigoti, legati fra loro da alleanze relativamente temporanee ma, di fatto, sempre in discordia per questioni di gerarchia.

Fritigerno, capo dei Visigoti, alla vigilia di Adrianopoli, aveva cercato di farsi riconoscere da Valente come capo di tutti i Goti, anche se solo un paio d’anni dopo i due gruppi, che pur vinsero la battaglia contro l’imperatore insieme, risultano già separati nuovamente.

Solo con l’ascesa al trono, a partire dal 395, di Alarico I, in effetti, ogni differenziazione tra i due gruppi appare superata, e il primo effetto di macro-portata fu la rivolta dello stesso anno: Alarico investì l’area balcanica, spingendo i Goti fino ad Atene e risalendo l’Adriatico fino all’Epiro.

A questo punto, l’eunuco Eutropio, che a Costantinopoli reggeva il potere d’Oriente per conto di Arcadio, nel 397 accordò al capo barbaro lo status di generale romano e concesse ai suoi Goti di stanziarsi in Dacia e in Macedonia.

Ma poi furono problemi di corte: Eutropio fu tolto di mezzo, e molti dei Goti residenti a Costantinopoli furono massacrati con le loro famiglie.

Allora Alarico, in una situazione tanto confusa, trasferì il suo popolo verso l’Italia per vedersela direttamente con Stilicone, che reggeva le sorti dell’Occidente.

Due furono le primissime incursioni nella penisola italiana (402-403) che, se anche non diedero risultati duraturi, ebbero il merito di saper impressionare notevolmente l’opinione pubblica e la popolazione dell’Impero.

La Chiesa cristiana e la questione barbarica

Come rispose la Chiesa cristiana alla questione barbarica, già alla fine del IV secolo?

Lo possiamo solo desumere osservando quanto afferma la letteratura patristica del tempo e dai decreti conciliari, oltre che, ovviamente, analizzare i singoli atteggiamenti dei suoi principali esponenti, sia ecclesiastici che politici.

In tema di matrimonio le unioni miste non erano considerate illegittime, però erano caldamente sconsigliate, mentre le delibere conciliari si interessavano di barbari solo quando questi erano da indagare in merito ad eresie e ad atti illeciti.

Ambrogio, ad esempio, a parte tutto il suo astio contro la fede ariana di Giustina, madre dell’imperatore Valentiniano II, ha sempre un atteggiamento molto ambiguo, specie quando deve intrattenere relazioni con alte personalità barbariche, poiché allorché sono in gioco questioni di natura politica, tende sempre a prescindere completamente dalla fede religiosa.

In linea di massima, Ambrogio è molto disponibile con i barbari, quando ne rileva l’utilità per funzioni di difesa.

Onorio, il successore di Teodosio in Occidente, tra la fine del IV e l’inizio del V secolo, emanò tre leggi che comminavano a chiunque, libero o schiavo che fosse, che assumeva modi di vestire e di acconciarsi propri dei barbari, gravi pene.

In fin dei conti, anche a livello sociale, la maggiore presenza barbarica nei confini dell’Impero è solo il risultato della politica teodosiana, e l’aspetto più delicato stava proprio nel fatto che, al di là dell’atto di formale sottomissione a Roma che i Goti dovettero pur eseguire, questi barbari continuavano comunque a mantenere, nei confini dell’Impero, la loro struttura tribale, fatto che minava enormemente la solidità interna del regno di Roma.

Morendo Teodosio lasciava il regno nelle mani dei

Anteprima
Vedrai una selezione di 4 pagine su 14
Riassunto esame Storia romana, Prof. Tantillo Ignazio, libro consigliato Storia romana, Gerace, Marcone Pag. 1 Riassunto esame Storia romana, Prof. Tantillo Ignazio, libro consigliato Storia romana, Gerace, Marcone Pag. 2
Anteprima di 4 pagg. su 14.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Storia romana, Prof. Tantillo Ignazio, libro consigliato Storia romana, Gerace, Marcone Pag. 6
Anteprima di 4 pagg. su 14.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Storia romana, Prof. Tantillo Ignazio, libro consigliato Storia romana, Gerace, Marcone Pag. 11
1 su 14
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ANT/03 Storia romana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher marcocapurro di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia romana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi L'Orientale di Napoli o del prof Tantillo Ignazio.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community