Storia romana dell’età imperiale in breve
Ottaviano Augusto (31/30 a.C.), Dinastia Giulio-Claudia (14-68/69 d.C.), Dinastia Flavia (69-96), Dinastia dell’adozione, o anche età antonina (98-180), Commodo (180-192), Dinastia dei Severi dell’anarchia militare (193-235), Anni (235-284), Diocleziano (284-305), Costantino (306-337), età tarda (337-476 d.C.)
Dall’età di Ottaviano alla conquista dell’Egitto
31 a.C.: battaglia di Azio (Grecia occidentale), Marco Antonio e Cleopatra sconfitti da Ottaviano (e dal genio militare del suo luogotenente, Marco V. Agrippa), Roma conquista l’ultimo regno formale ellenistico, l’Egitto tolemaico; data dell’inizio della fase imperiale a Roma (31 a.C. – 476 d.C.).
L’imperialismo romano, ossia quella volontà e possibilità di espansione nel Mediterraneo e nel Vicino Oriente, comincia molto almeno prima, dalla fine della prima guerra punica e continuando con le guerre macedoniche (III – II sec. a.C.).
1° agosto 30 a.C.: presa di Alessandria d’Egitto, Ottaviano primo imperatore di Roma = non rompe con la tradizione senatoria e repubblicana, non instaura una monarchia, ma si pone come “primo tra i pari”, accorpando poteri nella sua persona e per la sua famiglia (potere dinastico, espletato anche attraverso la cultura e le arti); tribunicia potestas, imperium proconsulare maius et infinitum, principali poteri che gli vengono rinnovati ogni tot. (gode così di incolumità personale e del comando dell’esercito).
Pater patriae, “Augusto”, titolo assegnatogli nel 27 a.C., fino al 2 a.C.
Dinastia Giulio-Claudia e Dinastia Flavia
Dinastia Giulio-Claudia (14-68/69 d.C.): Tiberio, Caligola, Claudio e Nerone; alla morte di quest’ultimo “anno dei quattro imperatori”, Galba-Otone-Vitellio-Vespasiano si contendono il potere in una lotta fratricida; Vespasiano darà il via alla Dinastia Flavia (69-96 d.C.), continuata dai suoi due figli Tito e Domiziano.
Con queste due dinastie si conclude il primo secolo dell’Impero, basato su un rigido e dinastico sistema di successione del potere nell’ambito della famiglia reggente; il secondo secolo dell’impero è caput mundi, considerato, invece, l’apogeo di Roma grazie agli “imperatori dell’adozione” (Nerva, Traiano, Adriano, Antonino Pio, principes Lucio Vero e Marco Aurelio), ossia saliti al potere per elezione del migliore = moriva un imperatore e, prima della morte, questi designava un erede “spirituale”, che non per forza doveva essergli figlio o parente.
Le successioni imperiali
In realtà entrambe queste due letture/situazioni sono da considerarsi erronee o imprecise:
- Il rigido principio dinastico tra i Giulio-Claudio non fu poi così rigido: Augusto ebbe una difficile relazione con i suoi designati eredi, essendogli morti molti dei nipoti, lui che non ebbe figli maschi, ma solo una figlia femmina; alla morte di Tiberio fu scelto Caligola dai pretoriani (guardia dell’imperatore) e dall’esercito, non certo dal popolo, che non era suo figlio, ma il figlio di Germanico - ossia il fratello di Tiberio; Claudio era invece lo zio di Caligola, designato perché unico rimasto a poter prendere il trono, ma sempre considerato un inetto; Nerone non era il figlio naturale di Claudio, ma un figlio adottivo degli ultimi anni, adottato per le pressioni della sua seconda moglie. Tutto questo solo per dire che nessun figlio naturale di un imperatore precedente, in linea dinastica diretta, successe al padre.
- La questione dell’adozione è solo una sapiente rielaborazione letteraria delle fonti latine, posteriori ai fatti; né Nerva, né Traiano, né tantomeno Antonino Pio ebbero eredi maschi validi a cui affidare il trono, perciò ricorsero sempre alla designazione di persone o familiari non diretti di indiscusso valore e di cui si fidavano (di qui il periodo di buon governo dell’Impero); il primo che ebbe un figlio naturale, Marco Aurelio con Commodo, subito gli affidò il regno e, tra l’altro, con questo imperatore comincia una fase calante per la potenza di Roma, arrestata parzialmente solo nel III sec. d.C. (fase finale, da Diocleziano fino a Costantino circa), che avrebbe portato a
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