De Flaviorum ascensu (68/69 – 96 d.C.)
L’intero periodo è coperto dalle vite di Svetonio, oltre che vite singole anche di Plutarco; ancora utile può essere l’opera tacitiana, purtroppo mutila, delle Storie, oltre che Cassio Dione. Epitome de Vanno poi ricordati come fonti Sesto Aurelio Vittore, l’anonimo Caesaribus, e ancora Eutropio, Paolo Orosio, Eusebio di Cesarea, insieme con le opere di Flavio Giuseppe.
Notizie sparse possono rilevarsi in Plinio il Vecchio, in Marco Fabio Quintiliano, in Plinio il Giovane, in Epitteto, in Aulo Gellio, in Stazio, Marziale e Giovenale.
Rilevante è anche la documentazione papiracea, numismatica e soprattutto epigrafica, per la quale ricordiamo almeno la celeberrima Lex de Imperio Vespasiani.
L’anno del 68/69 d.C. è passato alla storia come l’“anno dei quattro imperatori” e mise per la prima volta in evidenza il fatto che oramai la proclamazione di un imperatore poteva avvenire anche fuori Roma, di fatto rappresentando un anno di tensioni e conflitti civili fra senatori, truppe urbane, governatori di provincia o comandanti militari stessi.
Tuttavia, pur se conferito per iniziativa militare, per lungo tempo ancora la carica di princeps continuò ad essere riservata ad esponenti italici, e solo con l’estinguersi della dinastia Flavia, il ruolo di guida dello Stato fu concesso anche a provinciali emersi ad alti ranghi nell’ambito delle armate.
E per la prima volta veniva anche dimostrato come con uno principe come Vespasiano alla testa dello Stato potesse imporsi un uomo di origini non proprio nobilissime, che persino da poco era entrato nell’ordine senatorio.
La crisi del 68/69, dunque, propone quattro imperatori in rapida successione: Galba, Otone, Vitellio e quindi Vespasiano, che riesce ad imporsi alla fine; e dimostra come sempre più le legioni avessero oramai la capacità di imporre il loro volere.
Si può giusto adesso ricordare il fittizio discorso che Tacito mette in bocca a Galba, esponente della aristocrazia senatoria che aveva cercato di proporre soluzioni politiche ispirate ad un certo tradizionalismo, quando questi all’inizio del 69 aveva “adottato” Lucio Calpurnio Pisone, candidandolo alla guida dello Stato dopo di lui; in queste parole si discute dell’alternativa della successione per adozione al tradizionale e rischioso metodo della successione dinastica, e perciò costituiscono un documento per noi importante, anche se trasmesseci da uno storico totalmente imbevuto nell’ideologia imperiale di II sec., periodo nel quale la scansione del potere per adozione del migliore rappresentò un realtà consolidata.
1 - Il senatorio Galba (giugno 68 – gennaio 69)
Servio Sulpicio Galba era un anziano senatore che giunse al soglio imperiale all’età di settantatré anni, allora governatore della Spagna Tarraconense, dopo aver ricoperto incarichi di governo in Germania e poi in Africa proconsolare. Alle notizie della ribellione di Vindice in Gallia le sue truppe lo proclamarono imperatore, ma egli rifiutò prontamente, iniziando però a guadagnarsi il favore di molti degli oppositori di Nerone, tra cui l’appoggio dello stesso Marco Salvio Otone, governatore della vicina provincia di Lusitania.
Alla fine Galba fu riconosciuto imperatore accettando la nomina da una delegazione di senatori, che lo incontrarono mentre rientrava a Roma; eppure tale scelta non era stata salutata con favore da tutti, in particolare la Germania Superiore e poi anche quella Inferiore, tardarono di molto a riconoscere in Galba il proprio princeps, mentre in Africa continuava la secessione di Lucio Clodio Macro.
Galba a Roma però non seppe guadagnarsi né il favore della plebe che dei soldati per i continui tagli alle spese che operò nel tentativo di rimediare alla crisi finanziaria creatasi sotto Nerone, né degli stessi pretoriani, non rispettando la promessa del donativo di 30.000 sesterzi, cifra che era stata loro designata se avessero sostenuto l’ascesa al potere del nuovo principe.
All’inizio del 69 la situazione precipitò: due legioni si ribellarono a Magonza, nella Germania Superiore, e ciò scatenò l’insurrezione via via di tutti gli eserciti di stanza in Germania. Allora Galba scelse come suo collaboratore ed eventuale successore Lucio Calpurnio Pisone, giovane esponente dell’ordine senatorio, per cercare di risistemare le cose, ma venne alla fine assassinato, insieme con i suoi alleati politici, con lo stesso Pisone e seguaci, dai pretoriani, i quali poi acclamarono imperatore Otone, il quale grande coinvolgimento aveva avuto nella faccenda, dato che non riusciva a perdonare a Galba il fatto di non aver designato sé stesso come erede e collaboratore, lui che lo aveva molto aiutato nella sua scesa al potere.
2 - Otone (gennaio – aprile 69) e Vitellio (aprile – dicembre 69)
Otone era stato il primo marito di Poppea e amico di infanzia di Nerone, ed era molto popolare tra i pretoriani e il ceto equestre.
Dopo l’uccisione di Galba nel Foro, ottenne i riconoscimenti da parte del senato, delle province danubiane, dell’Africa e dell’Oriente, essendo proclamato imperatore il 15 gennaio del 69. Il suo principato, comunque, durò in tutto tre mesi.
Dovette confrontarsi con quanto avveniva in Germania, ove a Colonia era stato proclamato imperatore Aulo Vitellio, che era un senatore di rango consolare che aveva rivestito incarichi importanti sotto i Giulio Claudi, al quale sempre più province iniziarono ad unirsi, tra cui anche l’Aquitania, le province spagnole e la Gallia Narbonese.
Le truppe germaniche allora iniziarono a marciare verso l’Italia, valicando le Alpi prima della fine dell’inverno e sconfiggendo le truppe di Otone nell’aprile del 69 a Bedriaco, presso Cremona, prima che quest’ultimo potesse godere anche del supporto delle truppe danubiane che stavano giungendo in suo aiuto. Otone il giorno dopo si suicidò.
Vitellio, allora rimasto unico imperatore, giunse a Roma solo a giugno, avendo peraltro seri problemi a controllare la disciplina non solo degli ex otoniani ora passati sotto il suo controllo, ma delle sue stesse truppe che si abbandonarono a saccheggi e devastazioni.
Le province danubiane, pur quando Vitellio si insediò a Roma, si rifiutarono di riconoscerlo imperatore, ma i governatori delle tre province della zona non avevano un rango tale per contrapporsi come imperatori allo stesso Vitellio: si cercò altrove e la scelta cadde su Tito Flavio Vespasiano, comandante delle truppe di Giudea e consolare di grandissimo prestigio militare; Caio Licinio Muciano, governatore di Siria, anch’egli alla testa di tre legioni come Vespasiano, preferì essere il suo braccio destro.
Vespasiano era originario di una famiglia di Rieti, nella Sabina, e, figlio di un facoltoso pubblicano dell’ordine equestre, accedette in senato solo sotto Tiberio. Nerone nel 66 lo aveva mandato alla testa di tre legioni a sedare la rivolta in Giudea. Il 1° luglio del 69 il prefetto d’Egitto Tiberio Giulio Alessandro bruciò i tempi e lo nominò imperatore da parte delle truppe stazionate ad Alessandria, cui poi seguì l’acclamazione degli eserciti presenti in Giudea e poi delle legioni di Siria, infine di quelle danubiane.
Vespasiano allora si recò in Egitto per rendersi arbitro del rifornimento granario di Roma, mentre dalla Pannonia il legato Marco Antonio Primo decise di attaccare senza indugio le truppe vitelliane e le sconfisse di nuovo presso Cremona, a Bedriaco, nell’ottobre del 69; la lotta proseguì con vigore anche a Roma, ove Flavio Sabino, prefetto dell’Urbe e fratello maggiore di Vespasiano, cercava di conciliarsi con Vitellio e le sue truppe per evitare scontri violenti, ma il suo progetto era destinato a fallire. Alla fine Flavio Sabino e Flavio Domiziano, figlio minore di Vespasiano e futuro imperatore, furono costretti ad asserragliarsi nel Campidoglio, il quale però cadde e il primo fu catturato e assassinato, il secondo riuscì fortunosamente a mettersi in salvo. A questo punto le truppe di Antonio Primo entrarono in Roma nel dicembre del 69 e Vitellio fu ucciso.
In tutto questo Vespasiano si trovava ancora ad Alessandria d’Egitto ove, sessantenne, fu riconosciuto ufficialmente imperatore e, con il figlio maggiore Tito, fu nominato anche console in assenza.
Con Vespasiano inizia la dinastia flavia, che comprende il periodo d’impero dello stesso Vespasiano e dei suoi due figli, Tito e Domiziano. È chiaro che il fatto di disporre di ben due eredi sicuri diede molta stabilità al regno di Vespasiano, proprio in un momento importantissimo in cui era necessario infondere sicurezza in un’opinione pubblica scossa dalle tribolazioni delle guerre civili.
La dinastia durò fino al 96, quando Domiziano fu assassinato e venne proclamato un nuovo princeps che sapesse riconciliare il Principato con il rispetto per ordo e la libertas senatorie. Fatto rilevante poi fu che, proprio in memoria dei tanti massacri a seguito dell’omicidio di Nerone, gli eserciti lasciarono che fosse il senato a designare il successore. Dovrà giungere il 193 d.C. perché la morte di un imperatore divenga di nuovo causa di una guerra civile.
3 - L’accorto Vespa
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