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Cala il sipario sul V secolo

1 - I Trenta Tiranni e il ritorno della democrazia: un Atene dilaniata

L’abbiamo già detto nella precedente trattazione e lo ripetiamo qui in apertura: caduta l’egemonia ateniese, subito s’innesta quella spartana che, infatti, ben poco si preoccupa di preservare l’autonomia delle poleis alleate imponendo loro dei regimi oligarchici sul proprio modello (le cosiddette “decarchie” affidate ad un governo di dieci membri altamente fedele alla potenza egemone). Il fautore di una tale politica è chiaramente il leader lacedemone più in vista, Lisandro, che può vantare, dopo aver vinto la guerra contro Atene, su una popolarità che non ha eguali in tutto il mondo ellenico.

La stessa Atene è costretta a subire un simile destino a seguito della sconfitta che crea i presupposti perché le eterie oligarchiche tentino di restaurare un regime ristretto sul modello del 411; in più questi circoli esclusivi ora possono contare sul prezioso aiuto dello stesso Lisandro. Così, capeggiati da Teramene e Crizia, aristocratico filo spartano allievo di Socrate, gli aristocratici già riescono, nell’aprile del 404, a piazzare il loro colpo eversivo: alla presenza intimidatoria di Lisandro, come nel 411, è la stessa assemblea ateniese ad approvare il cambiamento costituzionale che, dunque, avviene in maniera formalmente legale. Viene quindi creato un consiglio di trenta membri che di fatto governa la città con pieni poteri.

I Trenta si preoccupano di demolire a poco a poco i privilegi della democrazia radicale restaurando anche gli antichi poteri all’Areopago e, rassicurati da un piccolo contingente spartano sull’Acropoli, spadroneggiano sulla città con la violenza e la forza - di qui l’appellativo “tiranni” che la tradizione attribuisce loro. I Tiranni si occupano, inoltre, di redigere anche una lista di cittadini scelti, in numero di 3.000, che avessero i pieni diritti politici e promuovono un rapido annullamento dei poteri discrezionali dei tribunali. Sono più di 1.500 gli ateniesi che subiscono le violenze del nuovo organismo anche se solo sospettati di avere “simpatie” democratiche, e lo stesso Teramene, fautore di un tipo di oligarchia più moderata, affronta Crizia e la sua gestione brutale del potere, ricavandone la pena capitale che affronta con coraggio.

Appare chiaro che, specie in una città dalla lunga tradizione democratica quale era Atene, una reazione non sarebbe poi tardata ad arrivare: dalla Beozia, prima paese nemico, ora drammaticamente risentito per la politica imperialistica spartana, arriva la rinascita ateniese sotto la guida di un leader democratico, Trasibulo. Nell’autunno del 404 occupa la fortezza di File, sul confine attico-beotico, e ingaggia la lotta con gli oligarchici; ma il suo esercito già nel 403, poiché ingrossatosi notevolmente, ha l’occasione di asserragliare la città e, impadronitosi del Pireo, sulla collina di Munichia muove il colpo finale: le truppe dei Trenta, benché maggiori per numero e armamento, subiscono una notevole sconfitta e lo stesso Crizia cade sul campo. I Trenta sono così rimpiazzati da un nuovo comitato oligarchico di dieci membri dotati di pieni poteri.

I problemi non sono finiti qui. Il nuovo governo insediato chiama in suo aiuto Lisandro che con un grosso esercito invade l’Attica. Per fortuna di Atene vi sono forti contrasti tra i due comandanti lacedemoni dato che il re Pausania II non condivide la politica imperialistica propugnata da Lisandro e, dunque, cerca in segreto un accordo con Trasibulo per risolvere la partita.

Si giunge così

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ANT/02 Storia greca

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