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Sviluppi di età arcaica

1 - Gli opliti: un nuovo modo di combattere, un nuovo modo di intendere la guerra

Quando nella prima metà del VII secolo si attua per la primissima volta la “riforma oplitica” è segno che ormai il mondo in Grecia sta cambiando o è già cambiato.

L’oplitismo non è solo una nuova geniale tattica militare, ma è anche un nuovo modo di intendere la guerra e, quindi, la popolazione stessa che deve combatterla. Perché l’oplita è l’uomo della polis, né più e né meno.

Ma chi è e come è equipaggiato? In cosa è così differente dal vecchio “signore” della guerra aristocratico? Ci arriviamo, a piccoli passi.

In primo luogo, un oplita è caratterizzato da un elmo, un corsetto di bronzo, una lancia, spesso molto lunga per il combattimento a distanza, e una spada corta, qualora dovesse ingaggiare un corpo a corpo. A concludere l’armamentario vi era l’“hoplon” - di qui il nome - che consisteva in un grosso ed ingombrante scudo ligneo rotondo, rinforzato, però, con del bronzo. Ovviamente non bisogna essere particolarmente avveduti in fatto di materia bellica per rendersi conto che tale armamento è davvero poco indicato per gli scontri individuali, ma non era per questi che era stato “inventato” l’oplita.

Essi infatti venivano schierati in ranghi compatti e disposti in file serrate, muovendosi in maniera compatta e coesa, in modo da ottenere una grande forza d’urto che potesse aver vita facile sulle compagini avversarie. Nello schieramento ogni soldato difendeva anche il fianco sinistro del suo consecutivo grazie all’imponente hoplon e questo ci fa ben comprendere come l’idea di guerra sia adesso una suggestione “totale”, collettiva. Non c’è spazio per i personalismi, attestati in Omero in personaggi dall’indubbia caratura e rilievo, non c’è più posto per l’“aretè”, la gloria individuale, l’eccezionale eroico per l’eroe indomato; disciplina e autocontrollo, sono queste le uniche due grandissime qualità delle quali un oplita deve essere provvisto, nulla più.

Dunque, richiamandoci all’inizio, abbiamo detto che questa “rivoluzione” appare cosa fatta e assodata nel VII secolo, non prima. In effetti, forse l’ultimo grande conflitto combattuto alla maniera “antica” (omerica non sarebbe un errore) risulta essere, dalle fonti, “la guerra lelantina” verso la fine dell’VIII. Un caso bellico che coinvolse, per il possesso della piana di Lelanto - di qui il nome -, Calcidesi ed Eretriesi, i due più importanti popoli euboici, e che per motivi a noi non troppo chiari assunse il carattere di una “guerra mondiale” tra i greci, schieratisi con una o con l’altra polis. La tradizione ci informa che questa battaglia fu sostenuta tra cavallerie di aristocratici e quindi ancora alla stregua degli “eroi”.

Al di là di tutto, a partire dalla metà del VII secolo, nei santuari religiosi, cominciano ad incrementare pesantemente le offerte votive di scudi oplitici ed equipaggiamenti guerreschi, e questo non può che non essere un indizio schiacciante di quanto detto; ancora, si nota un aumento delle raffigurazioni di opliti e falangi (la falange è la formazione coesa e compatta in cui si schierano gli opliti) su vasi e ceramiche del periodo.

In più una testimonianza letteraria ci viene dal poeta spartano Tirteo che, attivo alla metà del VII secolo, ci lascia numerose elegie a tema militare in cui incita i suoi compatrioti, gli spartani impegnati nelle guerre messeniche (ne parleremo dopo), a non vacillare e a restare forti e compatti l’uno nel/per l’altro. E ciò, chiaramente, avrebbe poco senso al di fuori di un contesto oplitico.

Sarebbe quasi inutile sottolineare gli aspetti enormemente innovativi della riforma oplitica per la struttura sociale e la vita stessa del cittadino della neonata polis, ma è giusto dire due parole.

Subito appare chiaro che la potenza e la forza della falange dipendano non solo dalla compattezza dello schieramento ma anche, e soprattutto, dalla consistenza numerica: la falange per essere distruttiva deve essere numerosa e ciò apre le porte all’attività militare anche ai medi e piccoli cittadini, di fatto rendendo l’attività delle armi non più solo d’egemonia nobiliare ed aristocratica. E se un cittadino prende le armi, che spesso può ora permettersi (prima un cavallo e un carro per far parte della cavalleria in pochi potevano permettersi) gli equipaggiamenti, allora potrà possedere pieni diritti politici nel contesto cittadino. Si noterà dunque che l’oplitismo è strettamente a contatto con la nascita delle poleis e che fa registrare, in maniera neanche troppo poco velata, un ampliamento della popolazione nella città.

Nascono, infine, i ginnasi, strutture nelle quali i cittadini potevano esercitarsi nell’uso delle armi e fare gruppo, accrescendo la compattezza e l’unità tra loro.

Insomma, era un mondo che cambiava, una mentalità che si diversificava e distaccava dall’antico, ancora una volta.

2 - Le leggi in età arcaica tra il gusto per la leggenda e il bisogno di un controllo

L’evoluzione della polis comporta numerose novità anche sul piano giuridico-legislativo. È infatti a partire dall’VII secolo che, grazie soprattutto alla diffusione della scrittura, vengono codificati, secondo la tradizione che è non poco controversa, le prime leggi della grecità. Questi primi codici sarebbero stati redatti da personaggi alquanto oscuri, per non dire direttamente leggendari, e spesso mitizzati.

Altrettanto discusso sarebbe il sito di propagazione di tale nuova tendenza: che sia Creta oppure una qualche zona della grecità coloniale, proprio perché la maggiore mescolanza di indigeni e greci imponeva un qualche tipo di controllo normalizzato e scritto? Anche qui, non possiamo che avanzare ipotesi in attesa di futuri, quanto insperati, sviluppi.

Le fonti letterarie addirittura attesterebbero, intorno al 660, la natalità delle leggi greche in una polis magno-greca, Locri Epizefiri: ne sarebbe stato artefice un tale Zaleuco. Meno nebulosa, ma comunque avvolta nel mistero, è la figura del legislatore catenese Caronda, il quale tra la fine del VII e gli inizi del VI secolo, non solo avrebbe redatto un codice di leggi scritto per i suoi c

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ANT/02 Storia greca

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