Atene in età arcaica
1 - Focus sul VII secolo
Come altre poleis d’inizio età arcaica, Atene non risulta essere dotata di un solido apparato statale e piuttosto è controllata da poche famiglie aristocratiche. Inoltre la vastità della regione in cui sorge, l’Attica, consente l’esistenza su larga scala di svariati potentati locali di famiglie nobili.
Al ceto dominante sono destinate le magistrature principali, in primis il consiglio dei nove arconti, con attenzione rivolta all’arconte eponimo che dà il nome all’anno, e uno specifico organismo ristretto al numero di 300 unità, l’Areopago, il quale delibera in merito a reati di sangue, sulle leggi e la loro disciplina e controlla l’operato dei magistrati: è il centro del potere aristocratico nonché cittadino.
Nel 636, o forse nel 632, la datazione è molto incerta, Atene è per la prima volta sconvolta da un tentativo di instaurazione di tirannide ad opera di un giovane e ambizioso aristocratico, Cilone. Questi, con l’appoggio del tiranno di Megara Teagene, con un manipolo di seguaci, si impadronisce dell’Acropoli e cerca di stabilire il suo dominio.
Ma questo tentativo non avrà vita lunga perché ad intervenire per la salvezza della polis ci pensa la nobile casata degli Alcmeonidi - famiglia destinata ad avere un illustre futuro nella storia politica ateniese -, i quali aizzano contro l’aspirante dinasta una folla in armi che asserraglia l’Acropoli mettendo in fuga Cilone e facendo brutalmente scempio delle vite dei suoi sottoposti, anche dopo che questi si costituirono e cercarono rifugio presso gli altari degli dei.
È proprio per questo sacrilegio e per questa eccessiva efferatezza dimostrata dagli Alcmeonidi nell’estinguere il tentativo eversivo di Cilone che le rivali famiglie aristocratiche ebbero buon gioco nello screditare in effetti quelli che dovevano essere considerati come i salvatori della polis, oltre che della libertà. Tant’è che molti degli esponenti di questa famiglia furono costretti ad andare in esilio.
Forse in risposta al caldissimo clima creatosi in conseguenza della disavventura ciloniana, nell’ultimo quarto del VII secolo nella città si registra l’azione di un legislatore del quale abbiamo pochissime informazioni e che quindi spesso sconfina nel mito e nella leggenda, anche se non abbiamo nessuna motivazione valida per rinnegare la sua veridicità storica, Dracone.
Responsabile di un codice legislativo probabilmente intorno agli anni 624-620 e nonostante le fonti non perdano l’occasione per sottolinearne l’eccezionale severità, Dracone e la sua attività legislativa ci appare molto interessato nel voler mitigare gli usi vigenti e affermare l’autorità della polis ai danni dei personalismi aristocratici.
Interviene nel campo dei reati di sangue e degli omicidi cercando di sottrarre terreno fertile alle vendette private dei nobili per ribadire con forza la crescente sfera d’intervento statale anche nelle questioni private.
In più, secondo una tradizione che ci viene direttamente fornita dallo stesso Aristotele, Dracone sarebbe anche il responsabile di un nuovo ordinamento costituzionale che però, per l’introduzione di alcuni elementi chiaramente più tardi, appare piuttosto improbabile attribuirgli.
E per chiudere, si ribadirà che l’Atene di questo periodo è scossa da notevoli tensioni sociali in virtù dell’accentramento delle ricchezze in mano di pochi proprietari terrieri d’estrazione sociale aristocratica e che quindi molti cittadini, piccoli possidenti, sono spesso costretti a contrarre debiti allucinanti con questi ultimi fino alla stessa perdita della libertà personale.
Più grave è forse la condizione dei cosiddetti “hektemoroi”, una specie di dipendenti rurali spesso ereditati in relazione alla trasmissione della terra tra varie generazioni di nobili, che vengono trattati in maniera brutale e inumana.
A cercare di evitare una possibile tirannide sarà dunque l’intervento di un altro e ben importante legislatore: Solone.
2 - Atene guidata da Solone, l’uomo dalle mille qualità
Solone è un personaggio di cruciale importanza per la storia politico-culturale-sociale dell’Atene del tempo, fine del VII e inizi del VI secolo, nonché preziosissimo testimone degli eventi che caratterizzano la polis, di cui spesso non solo è protagonista, ma anche il leader degli sviluppi che essi prendono.
Moltissimi inoltre sono i componimenti da lui composti che si sono conservati anche per noi e significativi sono i successi militari che riporta, almeno in due occasioni, prima di dedicarsi all’opera legislativa riformatrice di cui è famoso.
Spetta a lui, infatti, il merito del successo rimediato da Atene contro la rivale Megara per il possesso della vicina isola di Salamina; come ancora a lui si deve la formazione di un esercito confederato di Ateniesi e Tessali, alleati con Clistene tiranno di Sicione, per sbaragliare le forze militari degli abitanti della polis di Cirra, focidese, nell’ambito della prima guerra sacra per il controllo dell’anfizionia delfica.
La motivazione era assolutamente politica e correlata agli interessi della polis di Atene. Infatti la città di Cirra sorgeva sull’istmo di Corinto ed impediva spesso i collegamenti con l’Occidente, o comunque rendeva le cose difficili alla stessa Atene che in quelle zone aveva grossi interessi commerciali.
Ad ogni modo, Cirra fu rasa al suolo ed Atene guadagnò anche grossi contatti con la nuova casta sacerdotale che si insediava a Delfi, la copertura del conflitto fu proprio che i Cirri furono accusati di commettere soprusi all’antico santuario.
È probabile che anche in relazione al prestigio derivatogli da queste favorevoli campagne militari Solone venne eletto nel 594/593 arconte con l’arduo compito di emanare nuove leggi che potessero sanare la situazione interna nella polis attica.
A ben vedere, in ultima analisi, le riforme adottate da Solone, che comunque apparteneva al ceto aristocratico, sono ben lungi da potersi considerare democratiche e dunque favorevoli ad un’equa suddivisione dei diritti politici tra i cittadini, ma piuttosto il risultato al quale cercò di protendersi il legislatore fu quello di realizzare un buon governo (eunomia) in cui ogni cittadino, diversificato dall’altro in base al ceto, potesse concorrere, in modo antiegualitario, al benessere della polis.
E dunque Solone mise in atto quel processo da lui stesso definito “seisachtheia”, cioè “scuotimento dei pesi” ovvero la cancellazione di ogni debito a tutti gli ateniesi dellec
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