Tebe e l’egemonia sulla Grecia
1 - Tebe in rotta di collisione con Sparta
La pace del re del 389/388 era stata dunque il tentativo della Persia, con rinnovato accordo degli spartani, di preservare una certa politica dello status quo nel mondo greco: tutte le leghe tra le poleis dovevano essere sciolte e dovevano essere riconosciuti per ogni città i diritti di libertà e autonomia cittadina; ovviamente solo la lega peloponnesiaca non subì un tale provvedimento di discioglimento perché egemonizzata da Sparta e perché rispettosa, a detta dei membri partecipanti, dei principi di autonomia e libertà di ogni polis alleata.
Non sorprende dunque che il re lacedemone Agesilao avesse imposto il disfacimento della symmachia beotica capeggiata dalla potenza di Tebe, oltre che la separazione delle due poleis di Argo e Corinto; la stessa Mantinea, in Arcadia, patì la stessa misura comportamentale vedendosi ripartita nei venti villaggetti che anni prima l’avevano composta e un intervento simile fu condotto contro la lega calcidica.
Nel 382 però succede qualcosa di inaspettato che ben esemplifica la politica imperialista che Sparta ha in mente di portare avanti: un contingente spartano proveniente proprio dalla Calcidica, in particolare da Olinto che aveva intrapreso una guerra con la Macedonia e occupato Potidea (i laconici erano entrati in conflitto per riportare all’ordine le ambizioni della polis di Olinto stessa), al comando dello spartiata Febida, si ferma in Beozia e occupa a Tebe la rocca della Cadmea facendo in modo che la fazione oligarchica della città insorgesse e avesse la meglio su quella democratica.
Era un chiaro esempio di ingerenza politica che gli spartani si permettevano di instaurare nella vita cittadina di una polis che, stando alla pace del re, doveva essere del tutto autonoma e gestita liberamente.
Il fatto, come ovvio che fosse, provocò notevole scalpore in tutta la Grecia che punta il dito contro l’operato lacedemone. Sparta disconosce la mossa e multa Febida di un’ingente multa, eppure non mancano le ambiguità nel comportamento della polis egemone. Infatti seppur gli spartani avevano comminato Febida di una sanzione pecunaria, non rinunciarono al ritirare il presidio armato a Tebe e, anzi, costrinsero all’esilio i leader della fazione democratica tebana.
Tebe dunque era sotto il dominio spartano inaspettatamente e ci restò per alcuni anni. I tebani esuli furono accolti con successo e clamore nella democratica Atene che era poi preoccupata dall’attivismo spartano; proprio dall’Attica presero il via le tattiche dell’esule tebano Pelopida il quale, radunato un piccolo contingente di cittadini e messosi al loro comando, penetrò in patria di notte riuscendo ad uccidere alcuni capi spartani e ad allontanare dalla città la guarnigione militare che la dominava. Venne instaurato un nuovo governo ben visto dagli stessi ateniesi che conclusero una forte alleanza con Tebe.
Uno sviluppo dei fatti del genere, dunque, chiarisce come la politica imperialista spartana si stia fondando sull’appoggio privilegiato che la polis laconica può contare al cospetto del Gran Re, mentre le altre poleis greche, sempre accusate di violare la pace del re, non potevano condurre una propria politica estera indipendente con facilità.
Eppure c’è ancora spazio per un altro drammatico evento. Nel 375 a Tegira i tebani infliggono una pesante sconfitta sul campo agli eserciti spartani che, con Agesilao prima e Cleombroto poi, stavano continuativamente cercando di rioccupare Tebe. Molti erano gli spartiati che combatterono e furono sbaragliati, molti rimasero sul campo stesso: era il primo segno di una decadenza militare che poi, in tutta la sua gravità, si sarebbe manifestata negli anni successivi.
2 - Atene ci riprova: la seconda lega marittima
Sfruttando il momento decisamente negativo per Sparta e l’alleanza decisamente positiva con una Tebe in crescita, Atene ha buon gioco nel cercare di restaurare, almeno in parte, la propria symmachia o comunque nel proclamare ufficialmente nel 377 una nuova lega tra lei e altre svariate poleis del mondo greco. Ovviamente c’era sempre la questione, il problema della pace del re che impediva alleanze tra le poleis, pertanto Atene escogitò tutta una serie di escamotage per evitare di entrare in conflitto con la Persia e Sparta stessa.
In primo luogo, la nuova alleanza si presentava come fondata su una serie di accordi bilaterali tra Atene e altre città del mondo ellenico - che poi risalivano anche a tempi molto precedenti a partire già dagli anni 389-388 oppure tra il 384 e il 378, stipulati con Chio, Mitilene, Bisanzio o Rodi – regolamentati da una sorta di “carta di fondazione” che prevedeva alcune regolamentazioni: in prim
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