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La civiltà dell’Egeo e l’età buia

1 - Minosse dà il via alla vita ellenica

Per quanto buffo possa sembrare, la storia del mondo greco non ha inizio in Grecia, almeno quella continentale, s’intende. Bensì la storia greca comincia in un particolare arcipelago destinato poi a lunghissima fortuna nei secoli a venire: le Cicladi, nell’Egeo centrale.

Segni di frequentazione in tale zona risalgono addirittura alla prima età del Bronzo (siamo intorno al 3500-2000 a.C.) con rinvenimenti di figurine stilizzate in marmo.

Ma è a Creta, grande isola dell’Egeo, che fiorisce la più incredibile civiltà di questa prima fase della grecità intorno alla fine del terzo millennio, se si vuole escludere una fase molto antica risalente già alla prima età del Bronzo (Prepalaziale). È in questo periodo che in siti quali Cnosso, Festo e Mallia, sorgono i primi “palazzi”, strutture che diventeranno famose nell’immaginario collettivo quando ci si approccia allo studio e alla comprensione della civiltà “minoica” (dal re Minosse della tradizione del mito del labirinto), attorno ai quali si sviluppano le prime importanti forme di insediamento.

Questa prima età di progresso è comunemente denominata “Protopalaziale” (1900-1700), ma sarà soltanto nella fase “Neopalaziale” (1700-1425) che tale civiltà conoscerà il suo apogeo: in seguito ad una serie di distruzioni dovute a cataclismi naturali, i palazzi vennero riedificati e notevolmente ampliati; in più si osserva l’edificazione di complessi monumentali in giro per un po’ tutta l’isola, simbolo di uniformità ed omogeneità culturale. Cnosso è sicuramente il centro più fiorente e ragguardevole.

Funzioni dei palazzi

Ma, dunque, a che cosa servivano questi palazzi? Quale funzione svolgevano? La risposta oggi non può essere decisiva per lo stato attuale delle nostre conoscenze, però sicuramente può essere molteplice. Questi edifici oltre ad essere stati la residenza del sovrano, devono aver avuto un ruolo di spicco per quel che concerne il campo economico e cultuale-sacrale.

È la testimonianza che ci proviene dalle scritture adoperate all’epoca che ci fornisce la prova del ruolo di controllo sull’attività economica della città svolto dal complesso palaziale. L’uso di questa scrittura era a fini amministrativi e di contabilità. Sappiamo che gli stessi cretesi, già all’epoca del protopalaziale, elaborarono alcuni modelli di scrittura: il primo riguarda un sistema grafico costituito da ideogrammi e di solito definito “geroglifico cretese”, l’altro non dissimile convenzionalmente detto “Lineare A”. Assolutamente non si tratta di scritture riconducibili ad una qualche forma arcaica del greco e restano, probabilmente di origine anatolica, tutt’ora non decifrate.

Società e religione cretese

Ovviamente, in assenza di fonti letterarie, è l’archeologia con la sua evidenza a dirci di più su questa società cretese. I reperti artistici rinvenuti testimoniano una notevole prosperità caratterizzante la civiltà minoica: raffinate ceramiche, sigilli in pietra e avorio finissimi, attenti prodotti di oreficeria e di metallurgia attestano l’esistenza di un artigianato comunque specializzato.

In più possiamo notare la scarsa attenzione che i minoici riservarono all’aspetto militare. I palazzi sono sprovvisti di mura e fortificazioni difensive, le rappresentazioni guerresche sono assai rare nei documenti figurativi e non sono state rinvenute armi nei corredi funerari scavati.

Non sappiamo dire nulla sulla regalità cretese. Qualcuno ipotizza una teocrazia con a capo un re-sacerdote, ma è una teoria non comprovabile. Come poco possiamo dire sulla religiosità dell’isola. Certo dalle rappresentazioni figurative abbiamo numerosissime e preziosissime testimonianze ed indicazioni su cerimonie, sacrifici e altre pratiche rituali (la più famosa è senza dubbio la “tauromachia” spesso affrescata), ma non ci informano abbastanza sul pantheon minoico.

Sembra essere diffusa sull’isola una particolare adorazione per una divinità femminile più volte raffigurata in statuette molto variegate fra loro (la più celebre è la “dea dei serpenti”). Ma era una singola dea? Era la religione cretese monoteista? Oppure si deve supporre che le varie rappresentazioni della divinità stiano a significare magari un pantheon religioso maggiormente complesso e popolato? Per ora, non possiamo rispondere.

La diffusione nell’Egeo

Un immenso carattere distintivo della società cretese fu sicuramente la sua diffusione nell’Egeo, certo facilitata dalla nevralgica posizione geografica dell’isola. Materiale minoico non è stato rinvenuto solo nell’arcipelago del Dodecaneso, ma anche sulla costa anatolica e non sono certo un mistero i fruttuosi rapporti che Creta intrattenne con l’Egitto. Appare comunque difficile crede

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ANT/02 Storia greca

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