La polis
1 – Omero di chi parla?
È con l’avvento dell’VIII secolo che abbiamo le prime testimonianze scritte sul mondo greco. Non si tratta però di opere storiografiche e quindi dalla, almeno apparente, indubbia fedeltà e veridicità storica, bensì siamo in presenza di qualcosa di molto più grande: l’inizio della letteratura occidentale.
Quest’onere è affidato a due opere poetiche facenti parte di un grandissimo e ricco ciclo immaginifico di storie ed eroi, il “ciclo troiano”: l’Iliade, il racconto della furiosa ira del Pelide Achille ai tempi della guerra tra Achei e Troiani, e l’Odissea, il più celebre dei “nostoi”, la più fantastica delle avventure di ritorno da Ilio patita dal re itacese Odysseo.
Siamo dunque al cospetto di opere poetiche che spesso rinunciano alla trattazione del vero per sconfinare in narrazioni in cui il contorno del mito non è così difficile da intuire: non possiamo fidarci totalmente di Omero, ma nemmeno possiamo ignorare del tutto ciò che, accoratamente e sublimemente, poeta.
Ergo, a quando limitare le vicende omeriche? A quale quadro e contesto cronologico di riferimento chiudere i suoi eroi?
A lungo si è creduto che potesse parlare dell’età micenea, oggi questa tesi è svalutata per una serie di motivi tra cui l’enorme differenza che intercorre tra l’apparato gerarchico-sociale in uso presso gli abitatori dei palazzi e quello in voga presso gli assediatori di Ilio.
In altri termini, la società altamente gerarchizzata e complessa micenea non trova nessun riscontro di continuità nella struttura sociale fornitaci da Omero. Essa appare delineata con cura dal poeta in un’organizzazione simile: al capo della piramide sociale vi era il “basileus”, potente sovrano (l’Agamennone di turno, per intenderci) al quale spettava il supremo comando militare che, però, era affiancato da una vasta schiera di nobili e dignitari (“gherontes”) che prontamente convocava in assemblea (“boulé”) per prendere le decisioni più difficili.
Si potrebbe considerare il basileus un “primus inter pares” a tutti gli effetti. Inoltre sembra essere dotato anche di precise responsabilità nell’ambito della giustizia e della sfera cultuale.
Dunque scartato l’accostamento miceneo, nonostante nell’Iliade vi siano alcuni particolari che richiamano a quel glorioso passato (l’uso del carro da guerra, per esempio, ma forse denuncia solo un gusto “arcaicizzante” del poeta), è lecito supporre una contestualizzazione più “recente”.
Certo è che nel poema di Ilio l’importanza attribuita alla pastorizia e all’uso dell’incinerazione per la sepoltura degli eroi caduti farebbero pensare ad una società del medioevo ellenico, ma già nell’Odissea (che comunque, pare, sia stata composta almeno un cinquantennio dopo l’Iliade) ci sono particolari espliciti che richiamano la stagione della colonizzazione (metà del VIII secolo) e quindi non solo le cose si complicano, ma anche i conti non tornano.
Non siamo in grado, oggi, di datare con certezza la società che il cieco cantore ci pone sotto gli occhi, ma forse è più doveroso concludere che non si interfacciasse con un tempo troppo remoto, e sarebbe dunque possibile ricondurre il modello di civiltà cantato tra la fine del IX e gli inizi dell’VIII secolo.
Nasce la polis, nasce la grecità tradizionalmente intesa
Al di là delle complesse nozioni filologiche e dei parallelismi ravvisabili in Omero per ricostruire una civiltà, una società e una storia della grecità d’età arcaica, non si può comunque non notare che l’VIII secolo è per l’Ellade il momento, grandissimo, della ripartenza.
Siamo nel periodo comunemente noto come “rinascimento greco”. E, quindi, quali sono questi epocali cambiamenti che si registrano in quest’età? Vediamoli nel dettaglio.
L’agricoltura riprende il suo ruolo egemone di attività regina per l’economia delle società. Ciò favorisce dunque un cospicuo incremento demografico della popolazione (riscontro archeologico: sensibile aumento delle sepolture, almeno in Attica e nell’Argolide) e il numero degli insediamenti si moltiplica in varie regioni della Grecia.
Cominciano ad essere costruiti i primi templi. Precedentemente destinate a luoghi votivi e cultuali erano grosse e semplici aree all’aperto dove i fedeli depositavano le proprie offerte agli dei; adesso comincia a diffondersi il bisogno di “dare una casa” al dio, e così i primi templi sono già di dimensioni imponenti e monumentali, a forma per lo più rettangolare.
Santuari come quello di Apollo a Eretria (Eubea), di Hera a Samo, di Zeus a Olimpia (nell’Elide), di Artemide Orthia a Sparta, sono solo alcuni dei maggiori esempi. La successiva, e sterminata, fortuna che avrà poi il santuario olimpico è fatto assai noto, con i celebri giochi panellenici, le Olimpiadi, disputati con cadenza quadriennale a partire dal 776 a.C.
E giusto per chi avesse ancora da dubitare del fulgore e della luce di questo “rinascimento”, l’VIII secolo vede anche la reintroduzione in Gr
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