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Sparta è padrona della Grecia

1 - Il nuovo imperialismo di Sparta

È chiaro che la vittoria spartana nella trentennale guerra con Atene scuoteva per forza i giochi politici nell’intera Grecia continentale e non solo.

All’imperialismo ateniese ora infatti seguiva un vuoto di potere indicibile e probabilmente incolmabile al quale qualcuno doveva pur cercare di porre rimedio.

Sparta cercherà questo ruolo di nuova potenza egemone del mondo greco, forte anche dell’aiuto ricevuto dalla Persia, oramai sua alleata, che già nella fase conclusiva della Guerra del Peloponneso si era rivelata fondamentale per la causa lacedemone.

Lisandro, l’uomo politico più influente nella Sparta del momento e grande protagonista della guerra, aveva già compreso tutto ciò e sperava anche che nella proposizione di un “impero spartano” si potesse anche vincere alcuni dei tradizionalismi rigidi della società laconica, come, ad esempio, l’impossibilità dell’affermazione personale.

Lisandro puntava dunque ad un potere esclusivistico nell’orbita della potenza nascente spartana.

Gli anni che vanno quindi dal 404 - anno di conclusione della guerra con Atene - al 395 sono caratterizzati da un forte attivismo spartano su più fronti: in primo luogo l’Asia Minore e l’Egeo, dove furono innestati governi oligarchici retti da consigli di dieci persone (decarchie) spesso legate direttamente al leader spartano, oppure semplici presidi militari lacedemoni che controllavano indirettamente la città.

Non si può non considerare che queste aree erano di “possedimento” persiano e dunque l’ingerenza spartana così forte in un territorio che il Gran Re Artaserse II considerava come proprio non fu certo ben vista; si aggiunga poi il coinvolgimento di Lisandro nella cosiddetta “spedizione dei Diecimila” del 401, attraverso la concessione di milizie spartane, che aveva come fine la sovversione del potere di Artaserse II in favore del fratello Ciro il Giovane, ecco spiegato perché i rapporti tra la polis laconica e l’impero persiano si raffreddarono non poco e nel giro di così poco tempo.

Ma Lisandro e Sparta furono molto attive anche sul versante della Grecia centrale e dell’Egeo settentrionale ingaggiando conflitti nella Calcidica e intromettendosi nei conflitti che allora animavano la città tessala di Larissa contro la monarchia macedone; stabilirono buoni rapporti con Dionisio I quando in Sicilia erano state riaperte le ostilità fra siracusani e cartaginesi, ed infine è giusto ricordare l’attivismo lisandriano in Egitto quando, nel 404, un ennesimo faraone ribelle tentò, infruttuosamente, una rivolta contro l’oppressore persiano.

Lisandro voleva quindi una Sparta al centro del mondo greco che sapesse poi anche interfacciarsi con realtà occidentali e orientali.

Però, come logico che sia, una strategia del genere può essere mal vista o comunque creare preoccupazioni in generale, in primis agli alleati stessi degli spartani che non volevano assolutamente una “nuova Atene”, e in secundis la stessa potenza amica della Persia aveva ben pochi interessi nel rendere la vita semplice e accomodata ad una nuova città egemone nell’area greca.

Queste situazioni sottocutanee ben spiegano lo scoppio della nota Guerra di Corinto.

Si è già ricordato delle incursioni spartane in territorio micrasiatico in difesa dell’autonomia e della libertà delle poleis greche della Ionia che costantemente erano in conflitto con i satrapi della zona: Tissaferne pretendeva la loro sottomissione e Sparta aveva prima inviato Tibrone, poi Dercillida e dunque Agesilao nel 396.

Quest’ultimo sconfisse Tissaferne presso Sardi e sembrava che l’esito finale della partita potesse propendere dalla parte degli spartani e dei greci in genere.

Dunque in questo contesto Agesilao si ritrovò nella posizione di poter rifiutare le richieste di pace persiane e di poter preparare nella Troade un attacco alla Cappadocia per interrompere i collegamenti che univano le satrapie dell’Asia Minore al Gran Re.

Agesilao aveva il potere di piegare la mano persiana che, dai risultati da lui stesso ottenuti, sembrava ora più che mai parecchio poco stretta.

2 - La guerra corinzia

Artaserse II aveva ben compreso che se Agesilao avesse potuto continuare con il suo piano indisturbato sarebbe riuscito a provocargli parecchi danni, dunque decise di cambiare strategia ed intraprendere un’azione diversiva: Agesilao doveva essere costretto nel rientrare in patria quando lì lui stesso avrebbe provveduto a far scoppiare problematiche e sovvertimenti.

Il Gran Re avrebbe avuto buon gioco facendo leva sull’ormai diffuso risentimento che le altre poleis greche nutrivano per la gestione imperiale ed egemonica che Sparta aveva imposto alla sua politica.

Anche in questo caso fu davvero decisivo l’oro persiano. Il satrapo Titrauste, subentrato a Tissaferne, si oc

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ANT/02 Storia greca

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