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L’età dei Diadochi: lotta sanguinosa per il potere di Alessandro

1 - La prima fase di conflitti

La morte di Alessandro, del giugno 323 a.C., a Babilonia scombussolò tutto nel suo impero appena nato. La difficoltà principale stava nella ricerca, complessa, dell’erede a cui designare il trono.

Infatti l’unico figlio legittimo del Macedone era quello non ancora nato che la moglie Rossane portava in grembo, ed è pur vero che l’aristocrazia macedone mal vedeva i futuri sviluppi: essere governati da un sovrano per metà asiatico, dato che Rossane era originaria della Battriana, nell’odierno Iran.

A questa situazione già non facilissima si aggiungeva anche la consapevolezza, che era propria di ognuno dei dignitari di corte, della difficoltà di reggere un impero così ampio.

Comunque sia, si doveva arrivare ad una situazione di compromesso che fu, tra l’altro, fortemente mediata da Eumene di Cardia: il regno fu assicurato a Filippo III Arrideo, un fratello demente di Alessandro, e al futuro erede, se maschio, del re defunto. Erano chiaramente dei “fantocci” utili alla preservazione momentanea dell’impero.

Chi comandava sul serio era il “triumvirato” istituito per coadiuvare al governo l’azione dei re, formato da Cratero – in qualità di reggente dei sovrani –, Perdicca – il quale fu nominato chiliarca dei territori asiatici – e Antipatro, che divenne stratego d’Europa.

Per di più, in questo generale contesto di riassestamento dei poteri e delle aree territoriali, venne deciso, affidandone gli incarichi a più generali di vecchia data e fiducia, di ampliare il dominio imperiale conquistando quei territori interni all’impero non ancora sedati del tutto:

  • Lisimaco ebbe da dover annettere la Tracia.
  • Antigono la Licia, la Panfilia e la Frigia Maggiore.
  • Eumene la Cappadocia e la Paflagonia.
  • Infine, Leonnato la Frigia Ellespontica.

Da principio la situazione appariva drammaticamente compromessa. Troppi gli uomini e troppe erano anche le aspirazioni di potere maggiore covate da ciascuno più o meno in segreto.

Il primo ad uscire allo scoperto fu Perdicca, il quale aveva progettato di sposare Cleopatra, la sorella di Alessandro, e ciò fortemente denunciava le sue volontà egemoniche a discapito degli altri due maggiorenti, Cratero e Antipatro, che infatti si unirono in una coalizione avversa al chiliarca d’Asia.

Ad ogni modo Perdicca attaccò per primo il Monoftalmo costringendolo a lasciare la Frigia, ove era satrapo, per rifugiarsi in Europa. E tuttavia la sua decisione di attaccare ancora la coalizione avversaria gli valse la morte nel 321 a Pelusio, dove fu pugnalato nella sua stessa tenda; contemporaneamente Eumene di Cardia, il comandante delle forze militari in Asia di Perdicca, aveva sconfitto sul campo l’alleanza binaria di Antipatro e Cratero, causando anche la morte di quest’ultimo.

Così, morti due dei triumviri, si dovettero ridiscutere le condizioni di potere all’interno dell’impero. Ciò avvenne negli accordi di Triparadiso, in Siria, nello stesso 321: a Tolomeo andò l’Egitto, a Seleuco le satrapie superiori (dalla Mesopotamia all’Indo), ad Antigono l’Asia Minore, a Lisimaco la Tracia e al vecchio Antipatro la Macedonia.

Tra quest’ultimo, ora reggente dei re e non più del regno, e il Monoftalmo si strinse un legame sempre più stretto e vantaggioso per entrambe le parti. Infatti Antigono aveva ottenuto, oltre che la sua satrapia, anche il comando supremo dell’esercito in Asia, incarico nel quale era spalleggiato da Cassandro, il figlio di Antipatro, e proprio ad Antigono fu affidato il compito di giustiziare Eumene di Cardia.

Antigono appariva ormai sempre più come l’unico uomo in grado di sottomettere l’intera Asia e Antipatro, dando in moglie al Poliorcete, il figlio del Monoftalmo, la propria stessa figlia Fila, volle chiaramente rinforzare i suoi rapporti con l’uomo più influente d’Asia.

La situazione rimase parecchio tranquilla per poco, pochissimo tempo; solo nel 319 morì Antipatro e la sua scelta di designare come legittimo erede il vecchio generale Poliperconte piuttosto che il figlio Cassandro scatenò inevitabilmente un nuovo lancinante scontro tra i Diadochi: quest’ultimo, in un certo senso la parte lesa, si alleò con Antigono e Tolomeo ed attaccò il nuovo reggente che, quanto meno, aveva trovato in Eumene un solido aiuto.

Il conflitto si articolò per due teatri di guerra principali: uno asiatico e un altro greco. Sul primo versante, colui che ricoprì il ruolo di protagonista fu sicuramente Antigono che, dopo aver nel 318 riportato una vittoria navale a Bisanzio sulla flotta del Poliperconte, combatté Eumene in Perside, ad Ecbatana, nel contesto di una battaglia che portò alla cattura del rivale che poi venne anche giustiziato.

Morto nel 316 Eumene, con lui moriva anche forse l’ultimo fra i Diadochi che ancora concepiva come unitario lo sconfinato impero di Alessandro.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ANT/02 Storia greca

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