Il montaggio nella storia del cinema. Tecniche,
forme, funzioni
Capitolo 1: Il montaggio delle origini (il cinema
primitivo)
Il montaggio primitivo
Lo statuto e il "non-luogo" del montaggio
Nello studio del cinema delle origini (1895-1910
circa), il primo e più importante nodo teorico da
comprendere è che il montaggio non esiste
ancora come fase autonoma della produzione.
Oggi siamo abituati a pensare al montaggio
come a un momento specifico del processo
cinematografico, dotato di professionisti
qualificati (i montatori) e di strumenti tecnici
dedicati (storicamente la moviola, oggi i
software digitali). Nel cinema delle origini tutto
questo manca radicalmente.
La stessa parola "montaggio" non apparteneva
al lessico cinematografico dell'epoca: i fratelli
Lumière o Georges Méliès la mutuarono dal
gergo teatrale, dove indicava semplicemente
l'allestimento materiale delle scenografie sul
palcoscenico. Nei primi anni di vita del nuovo
medium, il film si identificava quasi interamente
con la singola "veduta": un'unica inquadratura
fissa, la cui durata (circa un minuto) era
rigidamente determinata dalla lunghezza della
pellicola inserita nella macchina da presa. Lo
spazio cinematografico coincideva
rigorosamente con lo spazio profilmico (ciò che
sta davanti all'obiettivo), senza che vi fosse
alcun intervento di selezione o frammentazione
posteriore.
Il montaggio fuori dal set: la manipolazione degli
esercenti
Poiché le case di produzione concepivano e
vendevano i film come singole vedute
autoconclusive, la prima, rudimentale forma di
montaggio della storia non nacque dietro la
macchina da presa, ma all'interno delle sale
cinematografiche o dei baracconi ambulanti. I
veri "creatori" delle prime sequenze furono gli
esercenti.
Erano i proprietari delle sale ad acquistare le
singole pellicole dai cataloghi dei produttori e a
decidere, in totale autonomia, di incollarle l'una
di seguito all'altra. L'obiettivo era puramente
commerciale e spettacolare: legare insieme
vedute dal vero, brevi comiche e trucchi visivi per
offrire al pubblico uno spettacolo più lungo e
attraente. Questo significa che il montaggio
delle origini nacque all'insegna della
discontinuità e dell'eterogeneità, configurandosi
come una pratica di assemblaggio esterno,
slegata da qualsiasi logica di coerenza narrativa.
Georges Méliès e la magia del "taglio invisibile"
Il passaggio dal montaggio come semplice
unione di pellicole diverse al montaggio come
alterazione della realtà all'interno dello stesso
film si deve a Georges Méliès. Il celebre
illusionista parigino intuì che il taglio e la giunta
potevano diventare straordinari strumenti di
prestigio visivo, dando vita al cosiddetto
montaggio-trucco.
Il meccanismo cardine inventato da Méliès era il
trucco dell'arresto e della sostituzione: la
cinepresa interrompeva la ripresa, sul set veniva
modificato un elemento (ad esempio, si faceva
sedere uno scheletro al posto di una donna) e la
ripresa ripartiva esattamente dallo stesso punto.
In questo caso ci troviamo di fronte a un
montaggio vero e proprio, che richiede di tagliare
fisicamente i fotogrammi neri o sovraesposti
della pellicola e di ricongiungere i due spezzoni.
Tuttavia, la logica di Méliès era opposta a quella
che sarà la logica futura: l'obiettivo non era
mostrare il passaggio del tempo o dello spazio,
bensì nascondere il taglio per preservare
l'illusione ottica della continuità magica,
mantenendo lo spettatore ancorato a una
visione rigidamente teatrale e frontale.
La scomposizione dello spazio e i pionieri inglesi
La transizione cruciale verso il film multi-
inquadratura avvenne tra la fine dell'Ottocento e i
primi anni del Novecento, grazie alle
sperimentazioni dei registi della Scuola di
Brighton in Inghilterra (come George Albert
Smith e James Williamson). I pionieri inglesi
compresero che l'inquadratura poteva smettere
di essere un blocco unico e iniziare a dialogare
con altre inquadrature, muovendosi lungo due
direttrici principali:
Il collegamento tra spazi contigui: In film
The Kiss in the Tunnel
come (1899),
assistiamo a quello che può essere definito
il "grado zero" del montaggio narrativo. Il film
unisce tre inquadrature diverse: l'esterno di
una galleria vista da un treno in corsa,
l'interno dello scompartimento in cui due
passeggeri si baciano, e l'uscita del treno
dalla galleria. La giunta serve qui a
linearizzare il tempo e a unire luoghi
logicamente vicini, creando una prima
cellula di racconto.
La scomposizione del medesimo spazio: La
vera rivoluzione linguistica si compì con film
Grandma’s Reading Glass
come (1900). Per
la prima volta, lo spazio non venne solo
collegato, ma frammentato dall'interno. Il
regista alternò l'inquadratura principale (un
bambino che osserva gli oggetti circostanti
con la lente d'ingrandimento della nonna) a
una serie di dettagli ravvicinati e soggettivi
(l'occhio della nonna, un canarino nella
gabbia, il meccanismo di un orologio). Con
questa tecnica, il montaggio smise di essere
un semplice collante e divenne uno
strumento espressivo capace di guidare
l'attenzione dello spettatore, anticipando le
découpage
regole fondamentali del futuro
classico.
Capitolo 2: Il montaggio artistico (le avanguardie
europee degli anni Venti)
Il montaggio artistico
La rivoluzione delle avanguardie degli anni Venti
Negli anni Venti, il cinema vive una stagione di
straordinaria fermentazione teorica e pratica
grazie alle avanguardie storiche europee. In
questo contesto, il montaggio subisce una
metamorfosi radicale: non è più una tecnica
invisibile o un espediente per unire spezzoni di
pellicola, ma diventa lo specifico filmico, ovvero
l'elemento che distingue il cinema da tutte le
altre arti (come il teatro o la pittura) e lo eleva a
forma d'arte autonoma.
A differenza del cinema classico che si
svilupperà negli Stati Uniti, mirato a rendere il
montaggio impercettibile per favorire
l'immedesimazione nella storia, i registi delle
avanguardie europee fanno l'esatto contrario.
Essi usano il montaggio in modo visibile, esibito
e destabilizzante, per scuotere lo spettatore,
stimolare il suo intelletto o trascinarlo in
un'esperienza puramente sensoriale e ritmica.
Questa rivoluzione si svi
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