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La città: un organismo vivente

"La città è un organismo vivente di vita propria" - Marcel Poète (1866-1950), storico e urbanista francese.

Perenne trasformazione ed evoluzione

La città nasce, si trasforma, evolve, ha un suo ciclo biologico, ed è in continua trasformazione. Le origini della città si fanno risalire al momento in cui l'uomo sente il bisogno di vivere in comunità e capisce che l'aggregazione in famiglie diventa una forza e sicurezza, una comunità che si auto sostiene. Si ha la necessità di dividere il territorio in base alle sue funzioni (lì mettiamo gli animali, lì le piantagioni ecc.), così si avvia il processo di formazione della città.

Definizione sociologica della città

"Un insediamento relativamente vasto, denso e duraturo di persone socialmente eterogenee" - Louis Wirth (1897-1952), sociologo tedesco, scuola di Chicago. La città è uno stanziarsi in un certo posto di persone, dove ognuna svolgerà una determinata funzione. Ciò che caratterizza le città e le differenzia una dall'altra è relazionata e data da quattro fattori. Tre di questi sono fattori indipendenti:

  • Dimensione dell’insediamento (grandezza del paese)
  • Densità (quanto queste persone sono tra di loro ammassate)
  • Eterogeneità (è il teorico dell’idea del “getto” e dell’isolamento di gruppi sociali, la capacità di riuscire a conciliare persone culturalmente, etnicamente diverse tra di loro, quella che poi determina la suddivisione in zone della città)

Una variabile dipendente è la personalità dell’abitante. La città è caratterizzata dal non avere soluzione di continuità con la parte della campagna (continuum urbano/rurale). Parla della reciproca solidarietà nel piccolo centro, la solidarietà in questo caso è abbreviante, mentre nelle grandi città diventa un sistema di differenziazione tra gli individui. Nel grande centro, il sistema di solidarietà si basa su un sistema concorrenziale, puramente economico.

La funzione principale della città

"La funzione principale di una città è di trasformare il potere in strutture, le energie in cultura, elementi morti in simboli viventi di arte, e la riproduzione biologica in creatività sociale. La città, quale si rivela nella storia, è il punto di massima concentrazione dell’energia e della cultura di una comunità. In essa i raggi irradiatisi da parecchie sorgenti di vita sono messi a fuoco guadagnando in significato ed efficacia sociale. Perché il tracciato o la forma della città esprimono in modo visibile gli sviluppi della vita associata e perpetuano in una forma stabile gli sviluppi transeunti della storia" - Lewis Mumford (1895-1990), urbanista e sociologo statunitense.

La città è quel luogo in cui identifichiamo un concetto in un luogo fisico. Il castello rappresenta il potere temporale, si concentrano tutte le energie culturali, politiche, intellettuali, che fanno parte dell’aggregazione di individui.

Definizione di città nel dizionario

"Centro abitato esteso, con sviluppo edilizio organizzato, in cui si concentrano le funzioni economiche, politico-amministrative, culturali proprie di ogni organizzazione sociale evoluta." - Dizionario Melzi 1994. Un'architettura suddivisa per funzioni che rispecchia la cultura di quel momento.

L'urbanistica

"L’urbanistica è il controllo preventivo delle future costruzioni e dell’uso del suolo in una data zona" - N. Pevsner, J. Fleming, H. Honour, Urbanistica, 1966. Disciplina che ci serve a pianificare un territorio, dove abbiamo la necessità di suddividere per zone, che saranno poi anche di espansione, future e perenni trasformazioni. Disciplina che aiuta la città a crescere secondo uno sviluppo organico e coerente.

La città nel medioevo

"Per alcuni tipi compiuti di tessuti urbani, l’osservatore può vedere nella città, nella sua pianta complessiva o nella disposizione delle grandi piazze pubbliche, e più ancora nelle sistemazione o nella conservazione di certe belle prospettive, il frutto di una volontà creatrice. Insomma, una sorta di opera d’arte" - Jacques Heers, storico francese, "La città nel medioevo in occidente, paesaggi, poteri e conflitti".

"Nessuna produzione artistica e, più in particolare, nessuna realizzazione urbanistica, cosciente o meno, spontanea o ragionata che sia, può tuttavia essere analizzata e compresa fuori dalle costrizioni e dalle sollecitazioni che, inevitabilmente, hanno pesato sulla committenza e, a volte, sulla esecuzione" - Jacques Heers, "La città nel medioevo in occidente".

Non esiste una città che possa essere studiata a prescindere dalla committenza, dietro ad ogni opera d'arte commissionata c'è una volontà, di dire qualcosa, obiettivo. La città viene realizzata come se fosse un manufatto ma al tempo stesso come se fosse un’opera d’arte. Nella quale confluiscono fattori economici, sociali, tecnologici-scientifici e culturali, politici. Questi fattori determinano la spinta per un cambiamento o per la fondazione, con i protagonisti, ovvero, gli artefici che sarebbero l’architetto e la committenza.

Funzioni della città

"Prendere infine come criterio assoluto le “funzioni” della città sembra altrettanto artificiale e da applicarsi con cautela. Città mercantili, vescovili o abaziali e di pellegrinaggio, centri amministrativi, città di corte e capitali di stati principeschi: tutte funzioni difficili da definirsi. In generale, non appaiono né esclusive né ben definite; l’uno o l’altro nucleo urbano può assumere un ruolo complesso che naturalmente si evolve col passare del tempo. Comunque sia, pretendere di fissare una tipologia - anche approssimativa - di questi paesaggi in base alle attività fondamentali, reali o supposte che siano, rientra chiaramente nel campo della pura fantasia e di costruzioni molto sistematiche."

Studiare le città significa studiare le trasformazioni del concetto di città, ma anche le trasformazioni della città, significa studiare la storia che al tempo stesso è la storia delle trasformazioni della società, e viceversa, le trasformazioni di una città contribuiscono a creare la storia di quella città. Studiare le trasformazioni significa capirne quali sono stati i suoi sviluppi tecnologici, scientifici, economici e culturali, che diventano un'unica cosa durante la rivoluzione industriale.

La nascita della città

Fino all’età del bronzo (IV millennio a.C.) abbiamo l'assenza di città. La storia della città si può dividere in 4/5 grosse categorie. Quella che appartiene alle prime aggregazioni di nuclei sociali; la città pre-industriale che va dal IV millennio a.C. fino alla rivoluzione industriale; la città industriale dalla rivoluzione industriale al secondo dopoguerra; città post-industriale dal secondo dopoguerra agli anni novanta circa; città della globalizzazione. Una consapevolezza di analisi della città nasce in Germania, lì nasce la mentalità dei tecnici urbanistici, Stiuben, che iniziano a regolamentare la qualità di una città in termini di standard, ma anche di riorganizzazione dell’apparato burocratico-amministrativo che regolamenta la città, si inizia a creare una consapevolezza che la città deve avere una regolamentazione, che sfociano negli uffici tecnici comunali di oggi, tale mentalità nasce dal 1880 in Germania. Tempo in cui si iniziano a redigere i piani regolatori dell’800, di città come Parigi, Vienna, Napoli, Barcellona, Torino. Nel secondo dopoguerra si comincia da capo, le città sono state rase al suolo, da un lato la ricostruzione ma anche pianificare delle aree d’insediamento. La città della globalizzazione è la nostra, dove siamo cittadini del mondo. Lavorare dall’altra parte del mondo restando a casa nostra. L'opposto di ciò che era avvenuto nella rivoluzione industriale, dove le persone riescono a muoversi più velocemente.

Dall’assenza di città alla città pre-industriale

L’età del bronzo comprende il paleolitico, il mesolitico, e il neolitico, quest’ultimo molto importante, poiché si hanno due momenti fondamentali: la rivoluzione agricola nel 7000 a.C. e la rivoluzione tecnologica nel 4000 a.C., che vanno entrambi ad influire sull’organizzazione della vita dell’uomo. Si inizia a parlare di insediamenti basati su vita comunitaria organizzata, il grano, la coltivazione, con la ruota, l'aratro, consentono la produzione oltre il fabbisogno quotidiano, quindi la possibilità di accantonare, che va in giacenza, che diventa strumento di scambio. La necessità di creare un gruppo sociale che mi gestisce. La tribù che diventa villaggio. Necessità di creare un vicinato. Nel villaggio: dal recinto ad adeguati sistemi di difesa; organizzazione di aree produttive (campi, bestiame); spazi per i beni di sostentamento e di scambio; vicinanza a itinerari di grande importanza (vie d’acqua e terra), altra cosa è l’ubicazione ovvero se io devo andare a mettere un insediamento nella mia tribù cerco di metterlo lì dove mi è più conveniente, in zone il più produttive possibile o zone di confluenza commerciale o fiumi percorribili in modo da andare da un villaggio a un altro; spazi e luoghi sociali e comuni (per riunioni, celebrazioni). Lentamente si ha dunque un’organizzazione spaziale del villaggio.

La città nel mondo antico

"La città è un recinto o un insieme di recinti, dove matura l’arte di maneggiare le medie e piccole distanze" - L. Benevolo, "La città nella storia d’Europa", Economica Laterza, Roma 1996, pag. 10.

Città pre-industriale

Dal IV millennio a.C. fino alla rivoluzione industriale. I primi villaggi che si possono considerare nuclei abitati organizzati: Mesopotamia, Cina, Nilo, vallata dell’Indo. Il recinto dei villaggi li trasforma in una città muraria (dopo il 280 a.C.). Scambi di generi alimentari e di produzione (vie e mezzi di comunicazione). Organizzazione del territorio (mercati, culto, governo). Nasce il concetto di sito e di posizione: scelta del sito (alture e difese naturali; centralità rispetto alle aree di mercato; vicinanza e relazioni a ragioni basate su economie diversificate; vicinanza a itinerari di grande importanza (vie d’acqua e terra). Si passa da un’organizzazione spaziale semplice a una basata sulla complessità sociale. Si sviluppa un’organizzazione di una forma di governo: monarchia o oligarchia (nel villaggio c’era il capo tribù).

La città greca

Città aperta sul territorio, che si presenta in una sua omogeneità di sviluppo sul territorio, non ha una cesura verso ciò che è fuori. Già pensando al teatro greco che è aperto verso il paesaggio circostante. La città greca si arricchisce di nuove attrezzature urbane e tipologie architettoniche. Adeguamento alla conformazione del sito e poi controllo geometrico del territorio dopo il IV sec a.C.

Ricchezza di organizzazione dello spazio pubblico, era organizzata in tre livelli differenti: Acropoli o città alta; Asty o città bassa (dove risiedeva la popolazione); Chora o contado (la zona rurale). Si arricchisce di templi, il pritaneo (edificio per magistrati più alti); l’agorà o piazza (mercato, scambi, riunioni, incontri); il teatro; stadio dove si andava ad assistere a manifestazioni agonistiche; ginnasio. Tipologia di teatro greco scavato nella roccia che ha come fondale scenico la natura stessa.

Ippodamo da Mileto (V sec a.C.)

L’organizzazione del territorio attraverso il famoso schema ortogonale, schema Ippodameo, da Ippodamo di Mileto V sec a.C., studia un ampliamento di Mileto, con un sistema modulare, n volte, dove Acropoli, Agorà e porto, li collega attraverso una maglia a scacchiera regolare, quadrangolare, ampliabile n volte, che si può calare su qualsiasi scena, che sia pianeggiante o a dislivelli. Diventa uno schema di pianificazione urbana diremmo oggi.

I romani lo applicheranno con un sistema che si chiama dei cardi e decumani, che sarà un sistema basato su una maglia rettangolare, con tre assi portanti ovvero decumano inferiore, superiore e centrale. E i cardi che sono ortogonali, orientati un po' diversamente rispetto allo schema di Ippodamo. Questa base si suddividerà anche il territorio da Aversa a Capua, tutti quelli che erano stati territori di Capua. I romani suddivisero successivamente Capua con un sistema a maglia a scacchiera, a centuriazione. Si chiamano centuriazioni, perché venivano espropriati e dati ai centuri ovvero i veterani al ritorno della guerra, veniva calcolato in base a quanto un contadino con dei buoi ed un aratro riuscivano ad arare in un giorno.

Caratteri: pianta razionale funzionale a città democratica; ortogonalità; vie di scorrimento gerarchizzate con connessione esterna ad ampio raggio; aree urbane diversificate in base a funzioni (zonizzazione), al centro area civile da cui si irradiano le altre; possibilità di ampliamento urbano e di modifiche interne (previsionalità). Innovazioni: modulo basato sull’isolato tipo calibrato su due diverse dimensioni nei diversi settori; flessibilità del piano adattabile ad eventuali nuove esigenze pur mantenendo l’ordine razionale; ottima "zonizzazione" con equilibrata distribuzione e gerarchia degli spazi e delle funzioni interne; integrazione con il territorio circostante (la centuriazione: una centuria 50 ettari circa), cioè integrazione tra città e campagna.

La città romana

Caratteri: incontro ortogonale delle strade: cardi (da nord a sud) e decumani (da est a ovest); tre tipi di impianti urbanistici: 1. La città è definita da una cinta muraria ed è suddivisa in isolati di forma rettangolare, priva di un centro cittadino ben definito. 2. La città è circondata da una cerchia di mura che segue un percorso generalmente rettangolare ed è suddivisa in solati di forma quadrata delimitati da strade parallele a cardo e decumano massimi, ovvero le vie principali, che si incontrano nel centro della città dove sorge il foro, fulcro della città romana. 3. L’incrocio di cardo e decumano non è posto al centro ma spostato verso uno dei lati, come accadeva negli accampamenti militari, anche in questo modello il foro è il fulcro della città.

Nella città romana, introduzione di nuove tipologie edilizie, nuove tecnologie costruttive come l'arco che ci consente strutture complesse come gli acquedotti, cosa importante e quindi l’approvvigionamento idrico in tutta la città, le grandi coperture come il Colosseo, il Pantheon, il Circo Massimo. Innovazioni: foro (generalmente all’incrocio tra cardo e decumano); l’anfiteatro; terme; basilica (per contrattazioni di affari e per amministrare); templi non più sull’agorà ma scendono in città (generalmente nel foro o in prossimità); acquedotto (acquedotto di Segovia nella penisola iberica); pavimentazione, nuove arterie stradali, agilità dei collegamenti rispetto ad un terreno sterrato.

La città medievale (1000 d.C. - 1300 d.C.)

- Mura difensive e case addossate, spesso con perimetro circolare contori (Monteriggioni, Siena); - Disegno dell’impianto secondo uno schema reticolare ortogonale (città di antica fondazione o “fondate” per es. Castelfranco) oppure radiale (città nuova e spontanea, borgo di Lucignano, Arezzo). Talvolta dallo schema ortogonale si passa a quello radiale (Milano, Bologna); - Schema radiale in città arroccate, per questioni difensive ma anche organizzative del territorio storico: - Cattedrale e palazzo comunale o del principe; - Piazza/piazze. Es. Atrani, Cittadella.

La città del Rinascimento (XV sec d.C. - XVII sec d.C.)

Il Rinascimento, in architettura, è un periodo lungo che va dal 1401 al 1580. Nel 1401 succede... Nel 1580, muore Andrea Palladio. Si divide il Rinascimento in tre parti: - L’Umanesimo; primo Rinascimento o Rinascimento; Rinascimento maturo o secondo Rinascimento. Nell’ambito del Rinascimento perché ci interessa porre attenzione sull’Umanesimo? Perché è il momento in cui si ha il confronto su delle tematiche, che pervarranno su tutto il Rinascimento, ovvero la centralità dell’uomo, il rapporto con l’antico, il classicismo, il microcosmo e macrocosmo. L’uomo vuole ribadire la sua centralità, ma deve conquistarla, dimostrarla. Il luogo in cui avviene tutto ciò (il dibattito) è nelle corti. Nelle corti si ha il massimo delle acquisizioni scientifiche, culturali, artistiche. La grande corte degli Este, Isabella d'Este, grande mecenate. Dai Montefeltro passano Alberti, Bramante, Paciotti. Il massimo che si confronta con lo stesso principe. Essi sono grati ai mecenati perché hanno consentito loro di studiare, confrontarsi, lavorare. Successivamente cambia la visione, c’è un ribaltamento delle figure. L’uomo è talmente concentrato su se stesso, è consapevole delle sue capacità e delle sue capacità che del mecenato non sa che farsene. Episodio di Raffaello che deve fare un quadro ad Isabella d’Este, ma che morirà prima di riceverlo. L’artista ora dà i tempi. Verso la fine del basso medioevo, in tutta Italia c'è un forte proliferare di nuovi centri urbani, ampliamento di altri e un grande incremento demografico.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-GGR/01 Geografia

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher couple21.af di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di STORIA DELLA CITTA' E DEL TERRITORIO e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi della Campania "Luigi Vanvitelli" o del prof Manzo Elena.
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