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Riassunto - La spia intoccabile

Premessa

Federico Umberto d’Amato afferma di non aver avuto nulla a che fare con le attività della loggia P2 e che era entrato a farne parte solo per svolgere compiti di tipo informativo. Sottolineava che ben prima dello scoppio della vicenda della loggia P2, lui aveva tempestivamente informato i servizi segreti alleati sulle attività di Gelli (il capo) e aveva passato la sezione italiana della CIA ogni notizia possibile. In concreto quindi, non fu presa nessuna misura punitiva contro d’Amato per la sua iscrizione alla loggia P2 e la sua figura non fu mai pubblicamente intaccata dallo scandalo tanto da continuare a lavorare fino agli anni ‘80.

Per quanto riguarda l’Uar, per decenni ha fatto capo a una sorta di polizia parallela che ha agito in modo del tutto autonomo dall’economiche forza di pubblica sicurezza in grado di gestire e ritenere a libro paga centinaia di informatori sparsi in gran parte del territorio italiano. Operava come un vero e proprio servizio segreto pur non essendo riconosciuto ufficialmente come tale (è ufficialmente nato sulla fine 1977).

Federico Umberto d’Amato fu il direttore dell’Uar, che organizzò come una vera e propria struttura piramidale, capace di filtrare i risultati di un’indagine e di girare alla magistratura solo ciò che voleva.

La strage di Bologna

Dalla richiesta di rinvio a giudizio, è possibile trarre la tesi della procura generale di Bologna che vorrebbe un d’Amato che fin dal febbraio 1979 si sarebbe incaricato di dare il via all’operazione attraverso la distribuzione di consistenti somme di denaro.

Capitolo 1 – L’ombra dell’Ovra

L’Ufficio affari riservati nell’Italia repubblicana nacque nel 1984, ma originariamente fu creato nel 1919 da Nitti, in seguito allo scioglimento dell’Ufficio riservato, rinominato Divisione affari generali e riservati.

Mussolini ritenne opportuno evitare riforme troppo radicali della pubblica sicurezza e decise quindi di creare una vera e propria polizia parallela (Ceka del Viminale responsabile ad esempio dell’omicidio Matteotti). Una volta consolidato il regime, dal 1925 le riforme erano mirate a rafforzare la repressione delle attività comuniste; poi, per tutti gli anni ‘30 (vertice della polizia Bocchini) vi è un incremento di fondi a disposizione della polizia politica per il perfezionamento delle tecniche di spionaggio.

In questo periodo vennero messi a punto i cosiddetti Ispettorati speciali di polizia, che avrebbero preso dopo poco il nome di Ovra, il cui compito essenziale era reprimere ogni tipo di attività antifascista. Agivano in modo del tutto autonomo dalle questure e godevano di una vasta rete di confidenti infiltrati.

Tra Ovra e Uar vi fu una continuità di impiego pressoché totale fra il personale, nell’ambito di una colossale opera di restaurazione: tornarono a essere chiamati Ispettorati speciali, ma quasi la totalità degli uomini che avevano fatto parte delle strutture poliziesche fasciste venne reclutata tra i futuri componenti dell’Uar. Gli stessi Alleati sostenevano che il principale obiettivo era quello di salvare la crema degli agenti segreti con i quali ricostruire un regime poliziesco in Italia. Tra questi uomini c’era anche Federico Umberto d’Amato, già allora in stretto contatto con i servizi americani.

Figura importante di questo periodo fu Barletta, che nel 1946 fu posto al vertice di una struttura chiamata Divisione Sis, che si occupava di investigazione politica. Con la direzione di Barletta la vera importanza fu l’Ufficio vigilanza stranieri, che in realtà si fece compito di ricostruire un efficace apparato di informatori all’interno dei partiti politici, dei sindacati e dei giornali con vocazione anticomunista. Sull’attività dell’Uar nel primo quindicennio c’è poca documentazione.

Capitolo 2 – L’ascesa di d’Amato

Dal 1959 viene eletto nuovo capo dell’Uar Caputo, che si era distinto per aver ideato un piano finalizzato a mettere fuori legge il PCI, interpellando direttamente la CIA. L’unico evento eclatante del suo periodo fu l’ufficiale scioglimento del G.O.

Omicidio Mattei

I militanti francesi dell’Oas stavano progettando un attentato contro l’allora presidente dell’Eni Enrico Mattei, nemico giurato visto l’appoggio alle rivolte algerine. Effettivamente, perse la vita in un incidente aereo (1962); non si può escludere organizzato dalla rete italiana dell’Oas.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/04 Storia contemporanea

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