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Il filosofo in camicia nera: Giovanni Gentile e gli intellettuali di Mussolini

Prefazione

Giovanni Gentile, filosofo, autore della riforma scolastica, direttore dell’Enciclopedia Italiana. Dal 1922 è ministro della Pubblica Istruzione, senatore del Regno d’Italia, membro del Gran Consiglio del fascismo, estensore del Manifesto degli intellettuali fascisti, ideatore del giuramento di fedeltà dei professori universitari, direttore della Scuola Normale Superiore di Pisa, presidente dell’Istituto Nazionale Fascista di Cultura, presidente dell’Accademia d’Italia durante la Repubblica Sociale. Fonda la rivista nel 1923 “la Nuova Politica Liberale” con il nome definitivo del 1934 “Civiltà Fascista”.

Ghostwriter del duce e suo consigliere. Legittima la dittatura, teorizza lo Stato etico che risucchia le libertà individuali, alimentando il culto del dittatore. Reinterpreta Mussolini come realizzatore delle idealità mazziniane. Nel regime il suo ruolo non fu quello di filosofo, bensì di politico e organizzatore culturale.

Fitto epistolario con Mussolini – reciproco gioco di convenienze. È l’ideologo di guerre a cui non prende parte. Rappresenta il lato seducente della propaganda fascista, mentre il segretario del PNF Achille Starace impersona il lato istrionico. Fascistizza la cultura del paese con il giuramento di fedeltà del 1931, imbroglia una parte significativa degli intellettuali dissidenti.

Polemiche sulla sua uccisione il 15 aprile 1944 riemergono periodicamente, in una deriva della memoria che defascistizza Gentile, presentato come martire della patria. Il filosofo Gennaro Sasso (presidente della Fondazione Gentile) mostra in concreto in che modo, sotto la legittimazione filosofica dell’attualismo e del neohegelismo, egli si sia sentito autorizzato ad assecondare e sostenere l’impiego politico e discrezionale della violenza.

Dalla marcia su Roma alla dittatura

16 novembre 1922, dopo tre mesi di chiusura, riapre la Camera, disfatta degli antifascisti, Mussolini al governo supportato dai liberali e cattolici del Partito Popolare. Quello stesso giorno cessa a Torino la pubblicazione del periodico “l’Ordine Nuovo” – sede occupata dalla polizia, e i redattori feristi dagli squadristi. Il quotidiano del PSI “Avanti!” riporta lunghi elenchi di sezioni e sedi sindacali incendiate.

Giovanni Giolitti dichiara il pieno sostegno a Mussolini. Benedetto Croce (senatore) valuta positivamente il quadro politico votando la fiducia al nuovo esecutivo. Tra i ministri spicca dando autorevolezza al governo il nome di Giovanni Gentile. I pochi oratori d’opposizione vengono insultati e minacciati (es. Filippo Turati). 17 novembre Mussolini ottiene i pieni poteri.

Gentile ottiene dopo il 1º novembre la designazione a senatore del Regno e l’onorificenza dell’Ordine della Corona d’Italia. Gentile nel primo ventennio del secolo ha pubblicato un corpus di studi filosofici, letterari e storiografici – più acuto pensatore di area liberale. Marzo 1910 nomina a professore ordinario di storia della filosofia all’Università di Palermo. Agosto 1914 nomina a professore ordinario di filosofia teoretica all’Università di Pisa.

Caposcuola dell’attualismo, corrente di pensiero imperniata sull’autocoscienza soggettiva, considerata superiore alla differenziazione tra bene e male, libertà e autorità. Autunno 1914 conferenze in cui esalta la guerra. Intellettuale interventista. Non può andare in guerra in quanto ha un esonero concessogli nel 1901 dal distretto militare di Trapani. Aderisce al fronte antigiolittiano con Benito Mussolini – primo legame tra i due. Gentile poi si distacca dal liberalismo e Mussolini dal socialismo.

Inverno 1915-1916 si propone come collaboratore al “Corriere della Sera” ma proposta bocciata. 1917 entra nella giunta del Consiglio superiore della Pubblica Istruzione. 11 novembre 1917 ottiene la cattedra di storia della filosofia all’Università di Roma. Vuole mettere a frutto il suo impegno propagandistico a sostegno della guerra vittoriosa. Febbraio 1919 raccoglie in volume i suoi discorsi di propaganda bellica. Nello stesso anno aderisce al comitato elettorale romano confluito nell’Alleanza Nazionale per le elezioni politiche di metà novembre. 1920 diviene consigliere comunale di Roma in una lista dell’Unione Liberal-Radicale. Assessore dell’Antichità e Belle Arti.

Critica le disfunzioni del sistema educativo propone una razionalizzazione imperniata su una scuola d’élite con l’abolizione del monopolio statale. Benedetto Croce diventa ministro della Pubblica Istruzione il 16 giugno 1920 e nomina Gentile presidente della commissione per lo studio dell’autonomia universitaria e membro della commissione per la riforma dei programmi, ma sostituito l’esecutivo nel 1921 per la sua debolezza. Fine 1922 assiduo impegno civile sotto il sostegno del fascismo. Sul piano personale si sposò nel 1901 con Erminia Nudi con cui ebbe 6 figli – concezione patriarcale della famiglia.

Legato alla sua regione d’origine (Sicilia, Castelvetrano, vicino Palermo).

Il ministro di Mussolini

Inizialmente i vertici del Partito Fascista designano alla Pubblica Istruzione l’avvocato Dario Lupi 1921 – candidatura interna e poco autorevole. Allora Lupi diventa sottosegretario e la carica passa a Giovanni Gentile. Il filosofo all’epoca non si era ancora fatto un parere sul duce, e anche Mussolini lo ignorava. Il filosofo pone due condizioni:

  • L’inserimento nel programma di governo dell’esame di Stato.
  • Ristabilimento delle pubbliche libertà.

Non intende fare parte di governo dittatoriale. Figura come indipendente in una coalizione di centrodestra. Però si “fascistizza” rapidamente aderendo poi al partito fascista. La sua nomina è apprezzata dai principali quotidiani, anche quelli ostili a Mussolini. Si è aggregato dietro al neoministro un ampio fronte di intellettuali. Gentile coniuga libertà con autorità e subordina la morale all’esigenza politica. Autunno 1922 diviene mediatore e alfiere di valori organici alla costruzione della nuova Italia fascista.

La credibilità del Gentile politico sta nel suo progetto di riforma scolastica a cui lavora da anni – il Partito Popolare lo apprezza soprattutto per l’introduzione della dottrina cattolica nella scuola pubblica.

  • Accentramento gerarchico sia nell’organizzazione interna al ministero sia nel mondo scolastico.
  • Capogabinetto Leonardo Severi.
  • Esige dai docenti piena consapevolezza della loro missione educativa.

Il 25 novembre 1922, “La disciplina nelle scuole” (circolare). 3 dicembre ottiene i pieni poteri in materia di legislazione scolastica. Liberalismo illiberale – il cui naturale orizzonte è costituito dal mussolinismo – guerra quale valorizzazione dello stato nazionalista.

1923 introduzione nelle scuole elementari dell’obbligo di chiudere la settimana scolastica salutando il tricolore con il braccio teso al canto di inni patriottici. 1926 esteso il saluto fascista alla scuola pubblica. Più che fascista Gentile è mussoliniano. Nobilita il fascismo. Traccia una linea di continuità tra Mazzini e Mussolini nel segno dello stato etico.

Il 6 maggio 1923 viene varata la riforma scolastica svolta decisiva nella storia italiana. Ottiene ampi consensi, compreso quello di Benedetto Croce. Contribuisce al culto della personalità del dittatore. Nel giugno 1923 ribadisce la propria fede al direttore di “Critica Fascista” – il deputato Giuseppe Bottai. Si scontrano due interpretazioni del fascismo:

  • Nel biennio rosso le camicie nere quale antidoto alle insidie bolsceviche.
  • Dopo bisognava ristabilire la democrazia. Per Gentile era la corrente politico-ideale più autenticamente risorgimentale – la sola in grado di realizzare compiutamente i presupposti patriottici.

Nei momenti decisivi della lotta politica, diviene intransigente e assume posizioni durissime contro gli oppositori. Quando la situazione è tranquilla è magnanimo e ha premura verso gli intellettuali caduti in disgrazia. La devozione del filosofo-ministro scivola nella piaggeria – nell’ottobre 1923 con Dino Grandi convince il rettore dell’Università di Bologna a conferire a Mussolini la laurea ad honorem in giurisprudenza il 29 ottobre 1923. Il re acconsente alla cosa ma rinvia la cerimonia fino al suo annullamento, dal momento che non era ben vista dagli intellettuali dell’epoca.

Grazie a Mussolini, Gentile può attuare la riforma scolastica rimediando così alle carenze del primo sessantennio unitario. Nell’autunno 1923 però si diffondono le voci di un ricambio al ministero dell’Istruzione proprio per questa riforma, ma Mussolini fa difendere Gentile da “Il Popolo d’Italia”. Agitazione studentesca contro la riforma scolastica è imponente – partecipano anche le sezioni universitarie fasciste. Scontro di natura politica – e gli antifascisti vedono nello sciopero l’occasione di attaccare il governo. Acume dell’agitazione tra il 6 e il 7 dicembre – occupazione degli atenei da Genova a Padova, da Torino a Milano, da Napoli a Palermo.

Il duce mobilita i gruppi universitari fascisti, ammonendo i loro dirigenti che la riforma Gentile è la più significativa realizzazione del primo anno di governo.

  • Riorganizzazione dei gruppi universitari di partito in un’offensiva su tre linee per impedire ulteriori scioperi:
  • Assalti squadristi agli scioperanti.
  • Infiltrazioni nei sodalizi universitari.
  • Iniziative ideologiche quali la laurea ad honorem agli studenti caduti nella rivoluzione fascista.

La missione dell’intellettuale: Gentile e Gobetti

Giovanni Gentile (coinvolto nella costruzione del regime) e Piero Gobetti (progetto di democrazia radicale) due diversi approcci di militanza intellettuale. Ma nel 1922 diversi punti di contatto tra i due. Piero all’inizio vedeva il fondatore dell’attualismo come un padre spirituale ma Gobetti diviene il primo allievo a emanciparsi dal filosofo.

Piero Gobetti (1901-1926) avvicinatosi a Gentile durante gli studi liceali e vedeva lui e Benedetto Croce come due ispirazioni. Visita Gentile ogni volta che scende nella capitale. Ammira lui però odia chi lo circonda. L’incontro del 9 luglio 1922 segna la presa di distanza da Gentile – contesta una serie di condotte di potere, come l’assegnazione di cattedre in modo non chiaro a discepoli non meritevoli. Gobetti è molto deluso e inizia a riflettere criticamente sul pensiero di Gentile e decide di declassarlo a favore di Bertrando Spaventa. Si avvicina anche a Gaetano Salvemini.

Il distacco da Gentile coincide con un travaglio critico dal quale esce un nuovo intellettuale, determinato a incidere nella società italiana, inserendosi nei processi di trasformazione democratica. Alla vigilia della Marcia su Roma attribuisce a Gentile una volontà di affermazione.

L’ingresso di Gentile al governo lo convince alla mancanza morale del filosofo. Vede personificarsi in Gentile tutti i vizi della scuola. Le sue critiche verso Gentile sono aspre – tipico dell’allievo che si sente tradito e deve “uccidere” il padre spirituale.

Viene rimproverato a Gentile l’asservimento al potere. Viene incarcerato e presentato da Mussolini come un comunista – così da giustificare la persecuzione contro di lui. Gentile pone a Mussolini il caso Gobetti suggerendo di lasciarlo. Scarcerato l’11 febbraio dopo 5 giorni. Le pressioni di vari intellettuali fascisti hanno convinto il duce a non insistere sulla carcerazione di Piero e significativo fu l’intervento di Gentile. Però la sua rivista (La Rivoluzione Liberale) fatica a trovare una tipografia, hanno tutte paura, gli si era creato il vuoto attorno.

Lo scontro tra il duce e Piero riprende presto, esorta l’opposizione liberale ad allearsi col movimento operaio, senza accomodamenti e compromessi con Mussolini. Gobetti fermato dagli agenti di Pubblica Sicurezza e viene sottoposto ad una attenta perquisizione domiciliare il 29 maggio – senza esiti però. Ma Mussolini così può usare nuovamente il suo materiale per combattere i dissensi. Viene scarcerato il giorno stesso. Il 1º giugno il duce rinvia al prefetto di Torino un telegramma per esortarlo a rendere difficile la vita a Piero.

Giacomo Matteotti fa un discorso parlando di Piero e si rivolge al Governo “dal quale dipende il sistema”, mentre prima Giuseppe Canepa colpiva i funzionari del governo con i suoi discorsi, Giacomo invece indica il capo del Governo come colpevole. Gobetti sorvegliato speciale. 26 febbraio 1924 Gobetti sostiene che per affinità e meriti politici, il ruolo di ministro dell’Istruzione spetterebbe non a Gentile, ma al fondatore del futurismo – Filippo Tommaso Marinetti.

L’assassinio Matteotti – ciò smuove perfino Gentile. Gobetti petizione per cacciare il duce. 5 settembre 1924 violenta aggressione a Piero che lo debilita fisicamente ed è impossibilitato a continuare la sua attività editoriale in quanto l’11 novembre ci fu un’ordinanza per attività nettamente antifascista. Confronto del 1925, ultima occasione di confronto tra i due. Per Gobetti il risorgimento di Gentile è sbagliato, si deve pensare ad un risorgimento senza eroi. Il fascismo per lui è una commistione tra l’invadenza liberticida del cattolicesimo e le correnti più reazionarie del liberalismo.

3 febbraio 1926 parte per la Francia e morirà nella notte tra il 15 e 16 febbraio appena venticinquenne.

La pedagogia del manganello

Le elezioni politiche del 6 aprile 1924 sono decisive per l’avvenire del paese. Gentile è convinto che solo con la “rivoluzione fascista” si possa unificare un popolo diviso in fazioni e abituato alla sottomissione, teorizza così le valenze pedagogiche del manganello contro i nemici di Mussolini.

31 marzo 1924 discorso palermitano al Teatro Massimo corona la campagna elettorale costellata dalle violenze delle camicie nere e s’ispira a una rude filosofia della prassi – elogio del manganello e apprezzamento degli squadristi. Inneggia Mussolini dicendo che ha evitato al paese la degenerazione democratica. Questo suo discorso rimarrà attaccato alla sua immagine del filosofo.

Manganello simbolo caro agli squadristi a cui dedicarono anche inni, c’era perfino una statua della Vergine Maria con in pugno il manganello. Con Mussolini al potere, le camicie nere si erano inquadrate nella Milizia volontaria. All’apertura dell’anno accademico 1924-1925 tenutasi il 15 gennaio all’Ateneo di Firenze, in presenza di Gentile le camicie nere percuotono i contestatori, violando la tradizionale autonomia dell’università.

Il “caso Spinazzola” e la rottura con Croce

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/04 Storia contemporanea

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