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La storia del fascismo

Il fascismo è un fenomeno che nasce dopo la Prima Guerra Mondiale, ma vi sono degli elementi che contribuirono alla sua formazione, databili a ben tempo prima, come la politicizzazione delle masse, il sindacalismo rivoluzionario e il futurismo.

Definizione

Il fascismo è stato il primo movimento nazionalista del Novecento che si è servito del potere di uno Stato moderno per istituzionalizzare una religione politica e allevare milioni di uomini e donne nel culto della nazione e dello Stato come valori supremi e assoluti.

Cosa avevano in comune?

Queste ideologie, per quanto diverse tra di loro, avevano in comune l’attesa di un'incombente rivoluzione che avrebbe spazzato via la borghesia e permesso ad una nuova era di emergere. In senso propriamente politico, però, condividevano: l’avversione per il parlamentarismo, il culto della giovinezza, l’azione diretta e la guerra come mezzo per avviare la rivoluzione. Nell’ambito di questi movimenti, nacquero nel 1919 per iniziativa di Benito Mussolini, i Fasci di Combattimento.

Le condizioni per la nascita del fascismo

Potremmo vedere nelle condizioni per la nascita del fascismo tutta una serie di sconvolgimenti morali e sociali, che accelerarono le trasformazioni della società, come la brutalizzazione della lotta politica. Un’altra condizione che favorì la nascita del fascismo, fu sicuramente la successione di governi deboli tra il 1919 e il 1922, che portarono anche il ceto borghese a perdere la fiducia nello Stato liberale: furono proprio le elezioni del 1919, proprio con l’adozione del metodo proporzionale, a sancire la fine del successo del Partito socialista e del Partito popolare, estranei alla tradizione risorgimentale del ceto borghese.

Benito Mussolini

Alla nascita dei Fasci di Combattimento, Mussolini aveva 36 anni. Era stato un maestro e si era dedicato alla lotta politica come militante socialista: egli, si era formato un’idea propria del socialismo rivoluzionario, particolarmente violenta, antiriformista e antiborghese. Venne nominato direttore della rivista socialista “Avanti!”, fu la guida del partito, che diede una forte spinta al proletariato per la lotta violenta e intransigente contro lo Stato borghese. Quando scoppiò la Grande guerra, egli si definì immediatamente un neutralista, ma cambiò idea pochi mesi dopo, ritenendo la guerra come una possibilità per abbattere gli Imperi Centrali e avviare una rivoluzione sociale. Per queste sue idee interventiste, venne espulso dall’“Avanti!” e fondò un giornale tutto suo, ovvero “Popolo d’Italia”.

Origine del termine “fascismo”

Il termine “fascismo” ha origine dal simbolo romano del fascio littorio, mentre nella sinistra italiana era utilizzato per definire un’associazione senza struttura di partito. Il vero e proprio termine “fascismo” venne utilizzato per la prima volta nell’Ottocento, per riferirsi ai moti contadini dei Fasci siciliani. Invece, si iniziò a riferirsi a “movimento fascista” nel 1915, quando venne utilizzato nel giornale “Popolo d’Italia” riferendosi a un partito nuovo, fatto di spiriti liberi che rifiutava i vincoli organizzativi del partito.

Sansepolcrista

L'appellativo di fascismo “sansepolcrista” ha origine dalla prima riunione dei Fasci di combattimento, che si tenne a Milano il 23 marzo 1919, in un palazzo in piazza San Sepolcro. Vi parteciparono un centinaio di persone, quasi tutti militanti dell’ex sinistra interventista.

Il fascismo “diciannovista”

Si tratta di un fascismo che si proclamava pragmatico e antidogmatico, anticlericale e antirepubblicano, che proponeva riforme istituzionali molto radicali e sosteneva l’attivismo delle piazze, disprezzava il Parlamento e la mentalità liberale.

L’insuccesso del movimento

L’insuccesso del movimento fascista si ha con la sconfitta alle elezioni del 1919, quando in tutto all’epoca si contavano 37 Fasci con 800 iscritti, sparsi nell’Italia settentrionale, con rarissime presenze nell’Italia centrale e nel Sud.

La nascita del Partito fascista

Le fortune del Partito iniziarono soltanto nel 1920, quando vennero occupate le fabbriche e le elezioni dell’autunno videro l’indebolimento del Partito socialista e il partito fascista riuscì a convincere il ceto borghese dell’inefficienza del governo, diventando così il protettore della borghesia produttiva e del ceto medio. Dal 1920 in poi, la crescita del movimento fascista fu molto rapida e nel maggio del 1921 si arrivò a superare i 200 mila iscritti al Partito, concentrati soprattutto nella zona rurale della Toscana e della Valle Padana, con scarsa presenza al sud. La classe operaia però rimase riluttante al Partito, che attirò invece contadini e piccoli proprietari. Quelli che erano invece i dirigenti del partito, provenivano per lo più dai ceti medi, ed erano giornalisti, funzionari, impiegati, studenti ed intellettuali. La nascita ufficiale del Partito fascista si ebbe al congresso di Roma (7-10 novembre 1921) quando si accettò la trasformazione da movimento a Partito.

Le elezioni del 1921

Le elezioni del maggio 1921 videro il Partito fascista conquistare ben 35 seggi, dopo una campagna elettorale basata sulla violenza, portando Giolitti ad abbandonare definitivamente il potere.

Patto di pacificazione

Si tratta di un patto richiesto sotto il governo Bonomi, che aveva incontrato l’opposizione delle fazioni più violente del movimento: il patto infatti, richiedeva agli esponenti del fascismo di far terminare l’uso della violenza, e Mussolini lo accettò. Ma dalla trasformazione da movimento a partito, i capi provinciali abbandonarono il patto di pacificazione, e le squadre d’azione divennero parte fondamentale del Partito.

Ideologia

Pur condannando l’ideologia borghese, i fascisti esaltavano la proprietà privata, il capitalismo, la necessità di collaborazione tra classe (corporativismo) e l'intensificazione della produzione (produttivismo). Inoltre, il fascismo non nascondeva la sua avversione per la democrazia e, come affermato da Mussolini stesso nel 1922, “la democrazia aveva finito il suo compito”.

Politica estera

Il Partito fascista non aveva un’idea precisa di politica estera, ma era certo che volesse reclamare il trattato di Versailles e quella “vittoria mutilata”.

La marcia su Roma

La marcia su Roma può essere vista come un’arma di pressione e di ricatto sul governo, in modo che arrivasse a cedere al potere fascista. Durante un congresso tenutosi a Napoli, alla vigilia della Marcia su Roma, Mussolini proclamò che il fascismo rispettava la monarchia e l’esercito e che aveva come obiettivo di attuare una monarchia capitalista e di instaurare l’ordine e la disciplina nel paese. Fu così che la marcia ebbe luogo tra il 26 e il 28 ottobre 1922, guidata da Mussolini, mentre si spargeva la confusione nel governo e l’ipotesi di un governo Salandra o Giolitti decadeva, e la soluzione di un governo Mussolini diventava sempre più probabile.

Il nuovo governo fascista

Il nuovo governo fascista venne formato da Mussolini il 31 ottobre 1922, composto da esponenti del partito, ma anche da nazionalisti, liberali e democratici. Ottiene la fiducia dalla Camera e dal Senato, che concedevano anche pieni poteri al presidente del Consiglio. Si tratta però di un evento di fondamentale importanza, dato che per la prima volta nella storia delle democrazie europee, un governo affidava pieni poteri al rappresentante di un partito armato, dunque la marcia su Roma può essere considerata il primo passo verso la distruzione dello Stato liberale e l’instaurazione dello Stato totalitario: il Partito fascista, infatti, risultava incompatibile con il regime parlamentare.

Le fasi per la conquista del potere

  • Politica di coalizione: Fu attuata da Mussolini con i partiti disposti a collaborare, ma al contempo riusciva ad agire per disgregarli. Per i partiti antifascisti, invece, Mussolini si servì delle squadre d’azione e della violenza per ostacolare la loro attività.
  • La marcia su Roma: Subito dopo la Marcia su Roma, Mussolini iniziò a rendere importante la presenza del fascismo nell’Italia meridionale, dove era quasi assente, anche grazie alla presenza dei prefetti.
  • Gran Consiglio del fascismo: Si tratta di un organo supremo che venne instaurato da Mussolini nel 1922 di cui egli stesso era presidente e di cui facevano parte i dirigenti del partito. Questo Consiglio non divenne soltanto un organo del governo, ma anche una sorta di “governo ombra” in cui venivano preparate le leggi che avrebbero distrutto la democrazia: prima di queste leggi è stata l’istituzione della Milizia volontaria per la sicurezza nazionale. Il Consiglio finì col diventare un organo supremo costituzionale.
  • Riforma elettorale: La riforma elettorale consistette nel far varare la cosiddetta legge Acerbo (anche detta legge suicida) per far in modo che Mussolini potesse avere la maggioranza in Parlamento: si tratta di una legge che garantiva un premio di maggioranza alla potenza vincente. Le elezioni si tennero il 6 aprile 1924 in un clima di violenze e intimidazioni, ma l’uccisione di Giacomo Matteotti e la secessione dell’Aventino furono degli eventi che scossero l’opinione pubblica e fecero traballare la maggioranza ottenuta da Mussolini.
  • Dal 1925 al 1930: Vi è la riorganizzazione del partito, con l’eliminazione degli elementi più corrotti e ribelli.

Il regime fascista

La trasformazione dell’Italia da sistema politico a regime a partito unico, avvenne anche attraverso un complesso sistema di leggi autoritarie. Questo avvenne anche grazie al giurista Alfredo Rocco, detto “l’architetto” del fascismo. Ma quali sono nello specifico queste leggi?

  • 1922: Confederazione dei sindacati fascisti, che faceva in modo che tutti i sindacati riconosciuti, fossero di fatto quelli fascisti.
  • 1926: Viene affermata la supremazia del potere esecutivo e la subordinarietà dei ministri del governo rispetto al capo del governo.
  • 1926: Viene introdotta la figura del podestà, rigidamente subordinato al prefetto e nominato con decreto reale.
  • Alla fine del 1926 tutti i partiti al di fuori del PNF divennero fuori legge e chi faceva parte dei partiti antifascisti fu costretto ad andare all’estero, di solito in Francia.
  • 1926: Viene introdotta la pena di morte per i reati contro la sicurezza dello Stato.
  • 1928: Con la riforma della rappresentanza politica venne istituito un collegio unico nazionale e il Gran Consiglio ebbe il compito di scegliere i candidati alla Camera.

È necessario notare che nella distruzione dello Stato Liberale, il fascismo non trovò alcuna seria opposizione da parte delle istituzioni tradizionali: borghesi, intellettuali, e le maggiori forze economiche accettarono le nuove leggi e l’instaurazione del regime.

Processo di fascistizzazione

Il fascismo creò un’efficiente macchina propagandistica, basandosi sull’uso della stampa, della radio, del cinema: il controllo di queste macchine fu affidato al Ministero della Cultura popolare (detto Minculpop) con l’obiettivo di diffondere la propria ideologia attraverso diverse interpretazioni del passato e del presente (idealizzazione dell’Impero romano). Per l'avvio del processo di fascistizzazione, l’approvazione di diversi intellettuali, quali Giovanni Gentile o Gioacchino Volpe, che vedono nel fascismo un “nuovo Risorgimento” o anche Giuseppe Bottai, che considera il fascismo una “nuova civiltà”.

Il mito del duce

Il mito di Benito Mussolini fu uno degli elementi su cui si basava l’intera propaganda fascista, attraverso miti, simboli e riti. Gli incontri frequenti che il duce aveva con le masse, infatti, avevano un effetto impattante nella creazione di una funzione simbolica che fosse anello di congiunzione tra Stato e popolo.

L’uomo nuovo

La propaganda fascista non aveva solo come obiettivo la costruzione di un regime totalitario, ma anche la creazione di un “italiano nuovo” che seguisse il dogma di “credere, obbedire, combattere”, per fare ciò Mussolini non si avvalse solo del Partito, ma anche dell’educazione. Fece approvare, infatti, la riforma scolastica approvata da Giovanni Gentile, che vide prevalere le materie umanistiche su quelle di carattere tecnico-scientifico e vi fu anche l’adozione di un testo unico. Il controllo del Partito però fu molto rigido anche nella scuola, dove gli insegnanti erano obbligati ad iscriversi al PNF e prestare giuramento, e gli studenti erano sottoposti ad una severa militarizzazione. L’educazione dei giovani dai 6 ai 18 anni fu affidata “all’Opera nazionale balilla” e successivamente alla “Gioventù italiana del Littorio”: si tratta di organizzazioni che avevano come obiettivo la fusione di tutte le organizzazioni giovanili fasciste e soprattutto la creazione di una nuova classe dirigente.

Il ruolo della religione

Il cattolicesimo venne molto valorizzato per la sua importanza nell’organizzazione del consenso, anche se il Partito si definiva “una religione laica della nazione e dello Stato”. Non tardarono le accuse da parte della Chiesa cattolica, che rivendicava il monopolio dell'educazione della gioventù.

Il ruolo della donna

Il fascismo esaltava la virilità maschile e riservò l’attività politica dirigenziale soltanto agli uomini, mentre alla donna rimaneva il ruolo di massaia e sposa, con il compito di generare figli destinati a servire il regime. Eppure la donna aveva lo stesso un ruolo rilevante nell’educazione: era lei, infatti, che si occupava dei primi anni di educazione “dell’uomo nuovo” assumendo un ruolo non secondario rispetto a quello del regime. Vi è però una donna che conterà molto nella vita di Mussolini, ovvero Margherita Sarfatti, importante critico d’arte e collezionista, che sarà un importante mentore culturale per Mussolini, e sarà anche colei che fino agli anni 30 gli scriverà i discorsi più importanti.

L'accelerazione totalitarista

L’accelerazione del processo totalitarista si rafforza tra il 1936 e il 1939, con la creazione del ministero della Cultura, la Gioventù italiana del Littorio e infine l’abolizione della Camera dei deputati e l’instaurazione della Camera dei fasci e delle corporazioni.

Leggi antiebraiche

Risalgono al 1938 le prime leggi antisemite, che erano parte della cultura razzista del regime: si diffondeva infatti un'attenzione speciale per “la sanità della stirpe” al fine di avviare una rivoluzione antropologica per la realizzazione dell’uomo nuovo, razzista e conquistatore. L’antisemitismo non era invece una prerogativa fascista, ma entrò a farne parte dal 1938, fu certamente significativa da questo punto di vista l’alleanza con la Germania e fu così che, a partire dal 1938, i più di 50 mila ebrei italiani vennero messi al bando dall’istruzione e dalla vita pubblica.

Politica estera

Dagli anni 30 si rivela la spinta espansionistica dell’Italia fascista, in particolare con l'espansionismo verso i Balcani e la colonizzazione di alcune zone dell’Africa, con l’obiettivo di affermare la potenza italiana nel Mediterraneo. Mussolini decise infatti di iniziare nell’ottobre 1935, una guerra di aggressione contro l’Etiopia, attacco che fu però sanzionato dalla Società delle Nazioni: si tratta di una guerra che avvenne attraverso mezzi moderni come i gas e repressione contro gli Etiopi.

La diffusione dell’ideologia

La nascita di Partiti simili a quello fascista in tutta Europa portò Mussolini a pensare che nel XX si sarebbe avuta la fascistizzazione di tutta Europa, lo stesso Hitler vedeva in Mussolini una sorta di maestro.

L’ingresso in guerra

Nonostante l'iniziale non-belligeranza di Mussolini, l’ingresso in guerra si ebbe il 10 giugno 1940, concludendosi però con una vittoria dell’Asse. la strategia della “guerra parallela” risultò infatti un fallimento per l’Italia, che si vide trascinare dall’alleato nazista. Nel maggio del 1941 l’Italia perdeva anche l’impero in Etiopia, ma la fine del regime fascista si ebbe con...

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/04 Storia contemporanea

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher nephthysp di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Di Giovanni Marco.
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