L'ordine imperfetto
Introduzione
Il libro tenta "un mezzo passo indietro" per quanto riguarda le tesi estrapolate. La pretesa nell'Alternativa, la modernità offre almeno due modi di essere, ovvero: separazione tra poteri politici e poteri religiosi, il regime di laicità e il regime di libertà religiosa. Questi sono espressione della modernità. Lo Stato rappresenta il compimento o almeno uno dei pilastri della modernità. Osservando il suo rapporto con la religione, si comprende che la modernità si sviluppa come secolarizzazione e che quest'ultima giunge al suo compimento come laicità.
Il libro tenta, tuttavia, di assumere una prospettiva più ampia e di immaginare più varianti di modernità, ponendo però alla base Stato, laicità e secolarizzazione come fenomeni del tutto moderni. Si presuppone, inoltre, che lo Stato e la religione non siano tra loro indipendenti, ma che non si darebbe religione se non per l'impatto che lo Stato ha avuto sul cristianesimo. Inoltre è impossibile per lo Stato fare a meno della religione.
Illuminismo sociologico
Il libro impiega l'attrezzatura messa a disposizione dall'illuminismo sociologico di Niklas Luhmann, che tenta di scoprire il senso e i significati del sociale, ma anche la sua complessità e contingenza.
Modernizzazione
Una forte domanda di teoria
La sociologia è un prodotto della modernità, e proprio per questo non deve essere dislocata la religione nella sua ricerca. Dal dibattito sulla modernità, questione della sociologia, analizzata già nel confronto tra dialettica e positivismo in sociologia, o tra Habermas e Luhmann, o ancora nei confronti sulla globalizzazione, emerge una grande domanda di teoria.
Innanzitutto non si deve considerare lo Stato come unico costrutto di modernità, ma come uno tra i tanti, cioè non si deve cadere nell'equazione Stato = modernità. Tuttavia, le domande che emergono sono: quale ruolo giocano le istituzioni politiche nel contesto sociale in cui si produce il sapere sociologico? Quale forma hanno le istituzioni politiche che stiamo studiando: la forma statuale o altre?
Lo Stato, per alcuni secoli, è stata una delle poche istituzioni sociali dominanti, o istituzione sociale dominante. Con lo Stato sociale, questo ruolo dominante ha raggiunto il suo livello apicale, cioè esso è stato maggiormente influente sull'ordine sociale. Il problema tuttavia si presenta quando dell'istituzione o delle istituzioni statuali si compie il processo di reificazione o legittimazione, attraverso cui Stato diventa la sola e unica istituzione, attraverso cui il concetto di Stato finisce per coincidere con quello di modernità.
Declino di una equazione
L'intenzione è quella di mostrare le ragioni della denuncia dell'equazione tra Stato e modernità, e allo stesso tempo far intuire che non sarebbe utile neanche un suo totale ribaltamento. L'equazione Stato/modernità non ha utilità analitica nelle ricerche sulla secolarizzazione, nelle quali il paradigma tradizionale secondo cui al centro vi è un processo di progressiva egemonia sociale di un potere politico emancipatosi dalla religione, dovrebbe essere sostituito da uno nuovo. Non è più accettata l'equazione neanche negli studi dedicati ai fenomeni politici, come nelle analisi della globalizzazione, o nel tema della governance e della global governance.
Per Rosenau, l'ordine della fragmentation e di una uneven fragmentation ha preso il posto di un ordine al cui centro vi era esclusivamente la sovranità dello Stato. Quindi quella che sembrava un'equazione risolta in realtà non lo era per nulla o per lo meno non lo è più. Tuttavia, i frammenti dello Stato sono destinati a rimanere attori importanti del sistema politico globale post-statuale, come possiamo dedurre anche nello studio sull'Unione Europea: è uno Stato, o almeno una realtà interstatuale o soprastatuale? O è qualcos'altro?
Un altro esempio dell'insoddisfazione dell'equazione Stato/modernità deriva dagli studi sul diritto, in quanto si assiste a un ritorno del diritto a spese della legge dello Stato e della pretesa dello Stato, attraverso la legge, di controllare il diritto. Inoltre, dalla vulgata sociologica sulla crisi dello Stato sorge un altro problema: può darsi una costituzione in una società senza Stato? La crisi configurazionale dello Stato, infine, sta portando a compimento la fine della web che aveva cominciato a manifestarsi con la Prima guerra mondiale.
Per quale motivo l’equazione tra Stato e modernità crea problemi alla sociologia?
Uno dei grandi vettori di diffusione dell'importanza della sociologia nelle società occidentali sono stati i rapporti sulla situazione sociale del paese, che negli anni '50/'60 si sono diffusi praticamente in tutto l'Occidente. Partendo dal principio che l'obiettivo della sociologia fosse studiare il sociale inteso come poco serio, non economica, non politica, ma tutto il resto, che tuttavia non viene snobbato da chi ha potere. Una sociologia che si concentra solo su questo oggetto è cieca rispetto a due tipi di dinamiche sociali, quella economica e quella religiosa, che non sono le più importanti, ma certamente non sono prive di importanza. Quindi si sviluppa la sociologia interessata al sociale, della quale una cultura del servizio sociale è espressione e che si basa sul riprodurre equilibrio sociale. Adottare una comprensione statalista della società per la sociologia è un autoemarginarsi, un escludere dalla propria attenzione la vicenda politica, la vicenda economica che sono sociali anch'esse.
Alcune esigenze del mezzo passo indietro
La teoria generale del libro non deve presentarsi come paradigma. Essa considera lo Stato e il regime delle state societies rispettivamente una variante della modernità tra tante altre, e un ordine sociale certamente moderno: non come gli unici o i più coerenti. La teoria deve essere in grado di trattare quattro problematiche:
- La disposizione di una nozione generale di ordine sociale, in modo da poter distinguere l'ordine sociale moderno da un altro qualsiasi ordine sociale; e la disposizione di una teoria della società moderna;
- Trattare in modo analitico il rapporto tra politica e tradizione ebraico-cristiana. La teoria deve discutere sul preesistere l'uno all'altro di Stato e religione e su come questi alterino la politica e la tradizione ebraico-cristiana; e non deve assegnare a priori né alla politica né alla religione alcun particolare privilegio rispetto ad altre istituzioni o ambiti sociali;
- Comprendere come tra varianti di ordine sociale e varianti di assetti organizzativi non si possa stabilire alcun rapporto di semplice deduzione o derivazione;
- I tempi dei fenomeni che compongono lo stesso processo sociale non sempre sono sincronizzati l'uno con l'altro: questo avviene, ma non lo si deve considerare come regola.
Un'altra strada per comprendere la modernità deriva dallo studio della città (analizzata anche da Weber e Simmel), realtà sociale che possiede caratteri tipici dell'esperienza della modernità: la divisione del lavoro, e soprattutto la differenziazione funzionale, come anche il potere della moneta.
Le implicazioni di una risposta
Nella teoria sociologia che si vuole adottare vanno considerate una serie di implicazioni:
Le implicazioni epistemologiche
La teoria deve essere in grado di considerare oltre allo Stato anche altre possibilità equipossibili ma non compossibili. Il reale deve essere trattato come contingente, perciò la teoria si deve concentrare sulla complessità, il cui concetto centrale è quello di senso. La teoria deve essere funzionalista in una forma di costruttivismo radicale: si deve considerare la funzione come uno schema analitico che consente di comparare la capacità di diverse strutture sociali di risolvere uno stesso problema in un modo più o meno diverso. La teoria, prendendo in considerazione la contingenza del reale, deve analizzare anche le strutture sociali che non si verificano. La teoria deve condurre, inoltre, a un tipo di sociologia che si presenta come espressione della radicalizzazione della riflessività della modernità avanzata. Non si prendono quindi in considerazione sociologi come U. Beck e A. Giddens, la cui sociologia vuole essere espressione di un illuminismo avanzato, ma che vengono criticati da Slavoj Zizek per il fatto che il loro secondo illuminismo non offre un sapere appropriato, ma anzi lo preclude. Questi autori, infatti, sostengono che nella modernizzazione avanzata molte decisioni devono essere prese in una condizione di cecità. Si considera, invece, Niklas Luhmann e il suo "illuminismo sociologico", secondo cui ogni processo riflessivo è sempre ulteriormente e riflessivamente osservabile. Secondo la cui visione l'osservazione osservata può essere osservata da tante osservazioni diverse ma non può osservare sé stessa. Tale meccanismo è tenuto insieme, e tenuto in contatto con il suo ambiente fatto di persone, da un insieme di accoppiamenti strutturali. Bisogna in questo caso, inoltre, trattare ogni legittimazione dell'ordine sociale come reificazione di secondo livello.
L'"illuminismo sociologico", quindi, è preso in considerazione in quanto è consapevolezza e comunicazione della contingenza del sociale in ogni suo elemento, in ogni sua struttura, in ogni suo sistema.
Cosa si intende per reificazione di secondo livello che garantisce la legittimazione di ogni ordine sociale?
L'alienazione di primo livello: interpreto un ruolo nella condizione specifica e non posso non comportarmi in quel modo (è inevitabile). Quando cancello il limite di validità del ruolo e lo interpreto sempre e comunque in quel modo ho reificato il secondo livello e ho reificato me stesso sempre e comunque con quel ruolo.
Le implicazioni spirituali
La sociologia nasce per fare i conti con la paura generata dall'aver visto spazzato via un mondo che crollando ha lasciato spazio ad un altro mondo, diverso da quello promesso. Per la sociologia critica adottata la paura è quella di esporsi al limite, allentando o sciogliendo i meccanismi della reificazione di secondo livello, che garantiscono la legittimazione di ogni ordine sociale. Tale paura deriva quindi dalla perdita di un mondo di cui si accettava la legittimità, per lasciare spazio ad un altro mondo e a un'altra legittimità che non comprendiamo. È in questo modo che la sociologia si collega a paura e coraggio.
Le implicazioni eversive
Lo scopo della teoria è relativizzare lo Stato come pretesa di assolutezza della politica e di assolutezza del suo dominio sull'intera società, l'intero sociale e la vita umana stessa; di relativizzare la sua sovranità. Questo significa quindi presentare lo Stato e la sovranità come momenti di modernità, ma non come l'unica modernità possibile né come l'unica che sia stata reale, né ovviamente come quella tipica o perfetta. Tale scopo non prende in considerazione la forza fisica, in quanto si presenta come una riforma. L'implicazione deriva già dalla politica della sottrazione ideata da Zizek, secondo cui si ha bisogno di nuove forme politiche sottratte al potere statuale. Sottrazione però non vuol dire distruzione, in quanto, anche se la sovranità dello Stato scompare, qualche caratteristica dello stesso si conserva. La sottrazione è un'operazione eversiva politica, perché fa saltare un ordine sociale fondato sul primato assoluto della politica. Questa eversione consiste nel passaggio da un ordine sociale monarchico a un ordine sociale poliarchico, nel quale non vi è più né Stato né sovranità, ma vi sono organizzazioni politiche e istituzioni politiche specializzate, interpenetrazione tra politica e non politica e accoppiamenti strutturali tra organizzazioni politiche e organizzazioni non politiche. La differenziazione funzionale è un aspetto o una manifestazione della sottrazione. La sottrazione è l'imporsi sul movimento della secolarizzazione operato dallo Stato e culminato nella sua sovranità, di un movimento completamente diverso: essa è la fine della secolarizzazione.
La teoria adottata non descrive sottrazioni, ma è essa stessa sottrazione: sottrazione della verità e della sovranità statuale. Questa teoria considera una delle più radicali pretese di sottrazione, ossia quella di rendere irriducibile la Chiesa allo Stato e questo a quella; e la modernità come primato della differenziazione per funzioni della società. Tuttavia non indica il punto limite del processo, cioè non pretende di scoprire come finirà il processo di sostituzione.
Modernità come primato della differenziazione funzionale
Il libro, come già accennato, si avvale della teoria di Niklas Luhmann e di alcuni suoi concetti fondamentali; il primo dei quali è l'interpretazione della modernità come il primato della differenziazione funzionale della società sulle altre forme di differenziazione sociale.
Due processi
Per la "teoria dei sistemi" la società è uno dei tre sistemi sociali (società, interazione e organizzazione) e non la totalità del sociale. Perciò, secondo Luhmann, si può dire che l'ordine sociale moderno dipende dalla società moderna. La funzione della società è porre le condizioni basilari del senso, di cui si servono gli altri sistemi sociali. L'ambiente della società è costituito da altri sistemi sociali e la sua struttura è mutevole e contingente, soprattutto nella modernità avanzata. La struttura della società moderna consiste nel primato della differenziazione per funzioni della società sulle altre forme di differenziazione sociale, che tuttavia non scompaiono. Il libro pone l'attenzione sulle relazioni tra questo primato e lo Stato e tra questo stesso primato e la secolarizzazione. Sulla struttura della società incidono due processi: l'autopoiesi della società e l'autoreferenza della società. L'autopoiesi è tipica di tutti i sistemi capaci di senso. L'autoreferenza è esclusiva di sistemi dotati di senso che abbiano superato una certa soglia evolutiva. Entrambi i processi hanno a che vedere con il susseguirsi concatenato di eventi di comunicazione, in quanto la singola comunicazione non è osservabile. Che gli eventi di comunicazione si susseguano collegandosi l'uno all'altro dipende dall'autopoiesi; come possano e come non possano collegarsi, dall'autoreferenza. L'autopoiesi garantisce la chiusura del sistema in quanto il sistema è costituito da un rigido schematismo binario che procede a una sequenza esclusiva, ma casuale o alla "cieca" e, per questo il sistema autopoietico non può dialogare con il proprio ambiente. L'autoreferenza garantisce l'apertura del sistema, trattandosi di comunicazioni in grado di osservare, ossia osservazioni, che impiegano lo schematismo binario codificato.
Un sistema sociale evoluto è quello in cui l'autoreferenza diviene capace di riflessione (Reflexion). In questo caso interviene un programma costituito da forme regolate, ossia strutture, sistemi di aspettative che costituiscono e regolano la condizione di doppia contingenza. Tale sistema non collega le comunicazioni alla "cieca" e si manifesta tramite la possibilità di comunicazioni che sono osservazioni e anche auto osservazioni. Un sistema così regolato è in grado di conoscere la differenza tra sé e il suo ambiente e di realizzare accoppiamenti strutturali, ovvero operazioni di cooperazione con gli altri sistemi capaci di senso. Un altro elemento costitutivo della struttura sociale sono, inoltre, le aspettative di aspettative. Quello che si deve tentare di fare è di tenere sotto osservazione l'evoluzione dello schematismo binario e dei programmi più importanti del sistema società, come anche la trasformazione degli accoppiamenti strutturali. In questo modo si possono prendere in considerazione anche i sistemi sociali più recenti, ossia le organizzazioni, che sono la condizione e i protagonisti del processo di codificazione e della elaborazione di programmi sempre più specializzati e di accoppiamenti strutturali sempre più sofisticati e improbabili.
Un nuovo primato
Il primato della differenziazione per funzioni della società viene assunto a partire dal XVII secolo nell'area centro-occidentale. E tale primato diventa una caratteristica fondamentale dell'esperienza quotidiana moderna. La funzione di un qualsiasi sottosistema societale, che sia diritto, politica, religione e via dicendo, è quella di rispondere a un problema, che a sua volta corrisponde a un passaggio della più complessa funzione della società. Si formano di fatto solo quei sottosistemi societali che riescono a imporsi come equivalenti funzionali rispetto ad altre possibilità di rispondere allo stesso problema. Ed essi devono poi resistere alla continua sfida portata loro da altri equivalenti funzionali. Tale primato aumenta la complessità e la contingenza di cui la società è capace, ma non implica la scomparsa delle altre differenziazioni sociali (centro/periferia, segmentario, per strati).
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