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Sociologia

I sociologi → svolgono una ricerca empirica (ovvero basata sull’osservazione dei fenomeni della realtà); ma non tutti i sociologi hanno dato contributi allo sviluppo della sociologia come dottrina.

La teoria in generale è definita tale se riesce ad esplicitare l’unità elementare, ovvero l'elemento che sta alla base (necessario per comprendere le differenze e le diversità → più utili dell’osservazione degli aspetti comuni) di ciò che osserva.

Qual è unità elementare alla base dei fenomeni sociali?

La sociologia ha risposto a questa domanda tramite due risposte differenti:

  • Azione sociale: osservando la società come collettività di esseri umani. Viene innanzitutto fatta una prima distinzione, tra azione e comportamento (non tutte le azioni diventano sociali e non tutte le azioni collettive sono sociali). Lo studioso Weber ha per primo svolto questo lavoro di distinzione sui concetti fondamentali della sociologia (lavoro svolto alla fine della sua carriera scientifica e della sua vita). A fine carriera infatti si dedicherà all’opera “economia e società” pubblicata poi postuma dalla moglie nel 1921.
  • Le parti fondamentali dell’opera sono la prefazione e la parte finale, in cui vengono inseriti i concetti fondamentali che i sociologi dovrebbero prendere in considerazione per parlare di ”società”. Questo è stato il primo modo per andare ad identificare quella che è l'unità elementare della sociologia.
  • Un altro sociologo, Parsons, traduce Weber dal tedesco all'americano e nel 1937 pubblica “la struttura dell'azione sociale”. Parsons rispetto a Weber risulta molto più astratto anche se l’unità elementare viene considerata la stessa, ovvero l'azione sociale (non cambia l’unità ma come noi la comprendiamo):

Weber: azione sociale per lui è l’emanazione del soggetto.

Parsons: azione sociale è un sistema.

  • Comunicazione: nella seconda metà del ‘900 la scienza comincia ad occuparsi della comunicazione → ovvero fenomeno che costruisce eventi sotto forma di azione. Il focus si sposta da quella che era l'azione sociale alla comunicazione.

Svolgono un lavoro importante su questo fronte due sociologi:

  • Habermas: grazie alle “teorie dell’agire comunicativo” del 1981, riesce ad unire i due estremi → azione e comunicazione. L’agire diventa un agire comunicativo (diverso da quello che invece è un agire strumentale).
  • Luhmann: opposto in un certo senso a Parsons. L’opera “sistemi sociali” getta i fondamenti per la comprensione corretta della società (ed al suo interno troviamo un capitolo che riguarda l'azione e la comunicazione).

Max Weber

Svolge un grande lavoro scientifico, non nasce infatti come sociologo (lui studiò anche le religioni e la burocrazia). Ad un certo punto della sua vita viene sopraffatto da una crisi, da cui si riprenderà solo alla fine della sua vita, in cui si dedicherà poi all’opera “economia e società” che uscirà postuma, pubblicata dalla moglie.

Weber è il primo sociologo a svolgere un lavoro di sistematizzazione della sociologia (non è il primo sociologo ma è il primo che compie un lavoro di sistematizzazione in modo esplicito).

→ Primo concetto fondamentale introdotto da Weber è: l’azione sociale (o agire sociale).

La sociologia deve designare una scienza la quale si propone di intendere in virtù di un procedimento interpretativo: l’agire sociale (quindi spiegarlo nel suo corso e nei suoi effetti).

Inoltre:

  • Per “agire” si deve intendere un atteggiamento umano se e in quanto l’individuo che agisce o gli individui congiungono ad esso un senso soggettivo.
  • Per “agire sociale” si deve intendere un agire che sia riferito all’atteggiamento di altri individui e orientato nel suo corso in base a questo.
  • Per “senso” si deve intendere: 1. il senso di fatto intenzionato soggettivamente. 2. il senso intenzionato soggettivamente, in un tipo puro costruito concettualmente.

Distinzione tra azione e comportamento

Noi sostanzialmente partiamo da un comportamento → e le domande che sorgono sono:

  • Cosa fa di un comportamento un’azione.
  • Cosa fa di un’azione, un’azione sociale.

Da comportamento a azione

Un comportamento può avere un fare o un tralasciare → che a sua volta si può dividere in fare/tralasciare interno o esterno.

  • Interno: se immagino di fare o tralasciare.
  • Esterno: se compio l’azione concreta di fare o tralasciare.

N.B: è esterno, un evento che accade però all'interno della società!

La trasformazione di un fare o un tralasciare in azione sociale avviene quando l’agente congiunge a questo fare/tralasciare un senso soggettivo.

L’agente è spinto da un senso intenzionale che nasce da una sua intenzione/motivazione.

Il senso soggettivo dal soggetto ad agente è ciò che fa la differenza tra comportamento e azione.

Esempio: Mi alzo tardi e non spengo le luci → tralasciare.

Ma se scelgo volontariamente di lasciare le luci accese → non è solo un tralasciare ma anche un’agire.

Ci sono due dimensioni del comportamento:

  • Dimensione temporale.
  • Dimensione sociale.

Ma oltre a queste due dimensioni si può aggiungere la connotazione riflessiva del comportamento.

Da azione ad azione sociale

  • Non tutto l’agire è sociale, diventa tale se si riferisce al comportamento di altri individui e si orienta a questo comportamento nel caso dell’agire. Per Weber, l’azione di un soggetto, diventa sociale quando questo soggetto che agisce si orienta al comportamento degli altri. È un co-orientamento al comportamento degli altri.

Tre elementi da evidenziare:

  • Il riferimento: coincide con una forma di considerazione (tengo in considerazione e mi riferisco al comportamento degli altri).
  • L’orientamento (esso agisce infatti in due modi: o può riferirsi ad un comportamento di individui noti o un gruppo di individui ignoti):

Gli altri possono essere individui singoli e noti, oppure una molteplicità indeterminata di persone ignote:

  • Famiglia (sistema sociale) o piccole tribù → comportamenti di gruppi noti.
  • A livello finanziario → comportamento di individui ignoti (il denaro infatti designa un bene di scambio che nello scambio l’agente orienta il suo agire in base all’aspettativa di individui ignoti e indeterminati).
  • L'orientamento mentre agisco (nel corso dell’agire non c’è un prima o un dopo → orientamento non accade né prima né dopo ma è contemporaneo).

Esempio: lascio volontariamente le luci, per dissuadere i ladri (questo è il senso congiunto soggettivamente al modo di tralasciare). Essa è un’azione sociale poiché si riferisce ad un comportamento di altri e mi oriento a questo comportamento (ciò che potrebbero fare i ladri se lasciassi le luci spente).

→ Non tutti i tipi di agire, anche quando è esterno, come già detto in precedenza rappresentano un agire sociale.

Non lo è l’agire esterno quando si orienta al comportamento delle cose ma lo è solo quando si orienta in vista dell’atteggiamento di altri individui.

Es. non è tale un atteggiamento religioso se rimane solo contemplazione o preghiera solitaria.

Es. l’agire economico diventa sociale solo quando prende in considerazione l'atteggiamento di terzi.

Es. dal punto di vista materiale diventa tale per esempio nel caso del consumo, se prendere in considerazione il desiderio futuro di altre persone, orientando pure in vista di questo la specie del proprio risparmio.

  • L’agire sociale può essere orientato in vista di un atteggiamento passato, presente o futuro di altri individui (come la vendetta per attacchi precedenti, la difesa da un attacco presente o misure protettive in vista di un possibile attacco futuro). Si può infatti aggiungere l’elemento temporale → infatti pur avvenendo nel corso dell’azione, può tener conto del tempo (presente passato e futuro).
  • L’agire sociale non si identifica né con un agire uniforme di più individui né con un agire qualsiasi influenzato dall’atteggiamento di altri.

Azioni collettive e azioni determinate dalla massa

a. Azioni collettive: molte persone si comportano nello stesso modo ma non si tratta comunque di azione sociale. Es. quando in una strada comincia a piovere, un numero di persone apre contemporaneamente l’ombrello, l'azione di ognuno di noi non è normalmente orientata in base al comportamento degli altri ma l’agire risulta omogeneo per il bisogno di protezione contro il pericolo di bagnarsi.

b. Azioni determinate dalla massa: è noto che l’agire dell’individuo è in forte misura influenzato dal semplice fatto che egli si trova a far parte di una massa concentrata in un certo luogo, ma questo agire condizionato in modo passivo dalla massa non può essere definito un agire sociale.

Es. devo correre fuori dall’edificio poiché c’è un incendio, tutti si spingono → azione condizionata dalla massa non è un agire sociale.

Classificazione dell’agire sociale

  • Agire razionale rispetto allo scopo: dà aspettative dell'atteggiamento di oggetti del mondo esterno e di altri uomini. Il soggetto agente si orienta a scopi tramite l’uso di mezzi. Azione quindi di tipo strumentale (esempio la burocrazia, l’amministrazione ma anche l’economia di tipo capitalistica).
  • Agire razionale rispetto al valore (prevale nelle società premoderne): il soggetto cerca di raggiungere un risultato sulla base dei valori per lui fondamentali (etici o religiosi). L’agire razionale rispetto al valore è sempre un agire secondo “imperativi” o in conformità alle esigenze che l'agente crede gli siano poste.

N.B: l’orientamento rispetto al valore e allo scopo hanno differenze ma anche punti in comune:

  • In comune: razionalità.
  • Differenza: una il valore ed una lo scopo.
  • Agire affettivo/emozionale: es. la vendetta (provocata da uno stato emotivo).
  • Agire di tipo tradizionale: sulla base delle abitudini (in cui non c’è ragionamento e riflessività).

Relazione sociale

Si deve intendere un comportamento di più individui instaurato reciprocamente secondo il suo contenuto di senso, e orientato in conformità. Noi infatti non siamo soli nella società e dunque è fondamentale l’interazione nei sistemi sociali.

Noi partecipiamo ad un sistema sociale, non siamo un sistema sociale.

Es. classe → non c’è solo azione sociale (in questo caso di tipo educativo) ma anche relazione sociale.

Azione sociale ≠ relazione sociale.

Relazione sociale:

  • Richiede come caratteristica necessaria una relazione reciproca dell’agire di entrambe le parti (il contenuto può essere diverso: es. amore, amicizia, lotta ecc.).
  • Sempre presenza di un contenuto di senso intenzionato dei partecipanti.
  • Il contenuto di senso in una relazione può mutare.
  • Una relazione può essere di carattere durevole o di carattere transitorio.
  • Il contenuto di senso può essere stipulato mediante impegni reciproci (ciò vuol dire che i partecipanti a tale relazione formulano delle promesse relative al loro atteggiamento futuro).

Max Weber dice che il soggetto agente deve avere delle aspettative nei confronti degli oggetti e degli altri soggetti agenti. Devo io, in quanto agente, tener conto del comportamento degli altri, attraverso delle aspettative (che hanno un ruolo essenziale nella società) rivolte al mondo fisico ed al mondo sociale.

L’aspettativa: rimanda all’auto-referenza del soggetto.

Non bisogna però, come già detto in precedenza, riferirsi alle cose bensì agli altri.

Relazione sociale → due criteri che definiscono la relazione sociale:

  • Comportamento (deve esserci un contenuto di senso).
  • Orientamento al comportamento (e da qui l’agire ottiene un contenuto di senso).

Sociologia come scienza

Weber ha come obiettivo quello di fondare la sociologia come scienza. Prima di lui ci si era focalizzati sugli eventi della società ma non si erano mai definiti i vari concetti fondamentali (nemmeno il fondatore della sociologia → il positivista Comte).

Cerca dunque di affermare questa disciplina come una scienza moderna: scienze della natura (es. fisica) ≠ scienze dello spirito (es. sociologia, psicologia sociale).

Elemento discriminante tra le due: il senso.

→ es. se vedo una stella cadente, posso studiare l'oggetto fisico, ma non posso constatare che accade per un motivo/intenzione. La natura non vuole produrre qualcosa di intenzionale e motivato.

L’uomo invece produce un senso quando agisce → infatti il fare e il tralasciare diventa azione quando si aggiunge la sfumatura intenzionale.

La sociologia è la scienza che studia l’agire sociale, che può essere studiato attraverso un metodo che ha il compito di comprendere tramite l’interpretazione e lo deve spiegare in modo causale (in base alle sue cause).

Il sociologo concentra il lavoro sulla comprensione → tramite l’interpretazione.

L'agire sociale è un agire motivato da qualche intenzione.

Motivazione = connessione di senso → è ciò che diventa la causa del proprio agire.

La sociologia di Weber viene infatti definita “comprendente”: ovvero si comprende l’agire sociale grazie all'interpretazione.

Chi è colui che comprende?

Il sociologo.

Ma anche lui agisce, si trova nella società (non è esterno) e quindi lui stesso non farebbe altro che confermare ciò che a noi è già noto (ridondanza di schemi e connessioni di senso).

Per questo il metodo comprendente non risulta scientifico poiché non aggiunge nulla di nuovo.

Parsons

Sociologo americano → negli anni 29 era un giovane studente neolaureato che decide di recarsi in Europa, poiché in quegli anni in questo continente avvengono nuovi contributi e sviluppi della sociologia (in particolare in Germania in cui si dedica anche allo studio del tedesco). Dopo il ritorno negli Stati Uniti decide di tradurre dalla lingua originale un’opera del sociologo Weber, opera in cui quest'ultimo spiegava la nascita del capitalismo.

→ Parsons non si limita alla traduzione di Weber, ma nel 1937 pubblica una sua opera (sua tesi di dottorato) che contiene biografie e vari riferimenti ad altri autori e sociologi.

Opera: “La struttura dell’azione sociale” → in cui l’autore cerca di definire i concetti fondamentali della sociologia (non in modo esplicito).

Il passaggio da Weber a Parsons segna anche il passaggio ad un livello di astrazione maggiore. Cambia radicalmente il linguaggio usato anche se l’oggetto focale (ovvero l’azione sociale) resta immutato, cambia solo la sua interpretazione.

Parsons fa delle considerazioni di tipo:

Epistemologico: quali sono i requisiti per considerare la sociologia una scienza e di essere una teoria della realtà sociale (come tutte le scienze). Disciplina scientifica che si occupa di capire come si costruiscono le teorie scientifiche.

Metodologico: riflessioni sul metodo che dovrebbe orientare il lavoro del sociologo.

→ Parsons fa una distinzione tra: teoria e fatto empirico ←

Teoria: corpo/sistema di concetti generi che si riferiscono a fatti empirici che sono in relazione logica tra di loro. La teoria non soltanto enuncia ciò che noi sappiamo, ma ci anche cosa vogliamo sapere, ovvero le domande a cui noi vogliamo dare risposta.

In una teoria non ci sono concetti isolati, ed infatti i concetti che troviamo sono tutti "generali".

Per elaborare una teoria però come già detto in precedenza bisogna fare riferimento a fatti empirici particolari → importanza dei concetti:

Concetti: astrazioni di ordine superiore.

Ci sono varie tipologie di concetti (necessari) per definire l’azione sociale:

(Percorso: un determinato oggetto viene descritto secondo schemi di riferimento → poi però la spiegazione teorica richiede che venga suddiviso in elementi più semplici chiamati unità elementari → poi infine l’utilizzo di elementi analitici.

  • Schema descrittivo di riferimento: necessario per descrivere la realtà empirica. Per esempio la struttura spazio-temporale della meccanica classica è uno di questi schemi (perciò un fatto per essere descritto deve essere descritto in riferimento ad un corpo/i che possono essere individuati nello spazio e nel tempo. Es: se vedo un elemento che si sposta con una certa velocità posso descrivere l’accaduto come un uomo in fuga. In questo caso noi costruiamo i fatti empirici come osservazioni. I fatti sono appunto delle finzioni poiché sono costruite dall’osservatore tramite lo schema descrittivo di riferimento. Lo schema descrittivo di riferimento non riproduce i fatti che accadono ma è una costruzione altamente selettiva degli eventi che accadono. Funzione altamente selettiva, perché io vado a selezionare gli elementi per me rilevanti.
  • Unità elementare: l'unità elementare per Parsons è l’atto unitario (ovvero l'azione sociale). Le unità elementari sono chiamate tali, poiché non possono essere ulteriormente scomposte in elementi più piccoli. Partendo dalle generalizzazioni empiriche, che si presentano come fenomeni complessi, essi devono essere scomposti in unità elementari. Partendo quindi da queste unità elementari si vanno ad individuare le differenze che intercorrono tra esse. L’unità elementare è necessaria per cogli.
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Scienze politiche e sociali SPS/07 Sociologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher valentinabenassi_ di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia generale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia o del prof Cevolini Alberto.
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