Scandali politici e opinione pubblica: impatto e strategie di ripristino della reputazione
Da alcuni decenni nella cronaca politica italiana, così come in quella internazionale, molto spazio è dedicato agli scandali, comportamenti trasgressivi e inattesi di un personaggio pubblico che viene scoperto all’audience. I principali elementi che fanno di un evento uno scandalo politico sono 5: a) la trasgressione di una norma; b) l’emergere di una pubblica accusa; c) la salienza del comportamento trasgressivo che attira l’attenzione del pubblico e stimola la ricerca di spiegazioni; d) l’offesa nei confronti dell’audience; e) il danno reputazionale che si riflette sul trasgressore.
Il primo elemento caratterizzante uno scandalo è la trasgressione, si tratta infatti sempre di eventi che implicano una violazione di norme o comportamenti considerati socialmente legittimi. Questo non significa che si tratti sempre di condotte devianti rispetto alla legge, spesso si tratta infatti di una trasgressione di norme implicite o fondamenti morali (scandali sessuali). La seconda caratteristica riguarda la pubblicità dei comportamenti trasgressivi, il fatto cioè che il protagonista sia pubblicamente accusato di averli messi in atto. Nell’odierna politica mediatizzata uno scandalo è spesso una co-produzione dei media e delle opposizioni politiche che hanno tutto l’interesse di discreditare i propri avversari. Queste rivelazioni stimolano nell’opinione pubblica un bisogno di informazioni e spiegazioni. Il terzo elemento rilevante è che lo scandalo riguarda lo svelamento di un comportamento inatteso dall’opinione pubblica e per questa ragione in grado di focalizzare l’attenzione. Parliamo di una sorpresa negativa, infatti la quarta caratteristica riguarda il fatto che lo scandalo si costruisce intorno a comportamenti che l’audience percepisce come offensivi. Infine, si parla di scandalo quando è in gioco un danno reputazionale, ossia una revisione da parte dell’opinione pubblica della rappresentazione condivisa di quell’attore politico.
Alla luce degli elementi che caratterizzano gli scandali politici, ci siamo chiesti quale sia l’impatto di tali eventi sull’opinione pubblica e, in particolare, sul piano cognitivo (il giudizio sul protagonista e la valutazione del suo operato), affettivo (la fiducia e il gradimento generale per quel personaggio), e comportamentale, nei termini di sostegno per il politico coinvolto e per il suo partito, nel breve così come nel lungo periodo. Inoltre, la recente storia politica ci mostra che essere travolti da uno scandalo non comporta necessariamente la rinuncia alla carriera politica.
L'impatto degli scandali politici
L’evento che ha riguardato l’ex presidente degli Stati Uniti Bill Clinton e la stagista Monica Lewinsky testimonia che lo scoppio di uno scandalo non definisce necessariamente la fine di una carriera politica. Sono state proposte diverse spiegazioni: le condizioni economiche favorevoli del paese in quel momento e il suo inquadramento come un fatto inerente la vita privata del Presidente, dunque poco importante per le sorti del paese. Sul piano cognitivo, un evento scandaloso, come qualsiasi avvenimento inaspettato o potenzialmente dannoso, genera nelle persone un bisogno di interpretazione. Le attribuzioni delle persone riguardano la responsabilità per l’evento scandaloso che può essere attribuita a fattori interni o esterni all’individuo protagonista dello scandalo. L’attribuzione a fattori interni (il protagonista ha intenzionalmente trasgredito) porta al danno reputazionale subito da quell’attore sociale, mentre l’attribuzione a fattori esterni (es. circostanze particolari o collaboratori infedeli) portano ad una maggiore indulgenza.
I cittadini sovrastimano l’intenzionalità nella trasgressione del politico, l’impatto dello scandalo potrebbe quindi risultare durevole. Inoltre, negli atteggiamenti nei confronti di un politico è possibile distinguere una componente cognitiva che esprime le caratteristiche che vengono associate a quel personaggio, in particolare quanto egli sia considerato competente ed esperto sul piano professionale, ed una affettiva, che è stata indicata con diversi termini, per esempio favorability e trustworthiness, tutti riconducibili al gradimento e alla fiducia che il politico è in grado di suscitare.
Ricerche sperimentali che hanno manipolato scenari fittizi di scandali politici hanno mostrato che la condizione di scandalo peggiorava la fiducia nei confronti del protagonista, suscitava meno emozioni positive (rispetto e ammirazione) e rafforzava le emozioni negative (rabbia e disgusto) espresse dai partecipanti, rispetto ad una condizione di controllo in cui si descriveva il politico in una situazione neutra senza accuse di scandalo. La percezione di competenza, a differenza dell’affidabilità, risulta scarsamente influenzata da scandali di matrice sessuale (infedeltà coniugale), mentre uno scandalo finanziario (evasione di tasse) influenzerebbe entrambe le componenti, cognitiva e affettiva, del giudizio.
Vi è poi un terzo piano sul quale si possono cogliere le conseguenze di uno scandalo: quello comportamentale, che riguarda l’intenzione delle persone di ritirare il proprio consenso dal politico scandaloso o, al contrario, la loro disponibilità a continuare a mantenere il proprio consenso. Dagli anni ‘60 al 2010, circa il 40% dei parlamentari statunitensi coinvolti in uno scandalo non sono stati rieletti. Ai candidati che, al contrario, hanno deciso di non ritirare la candidatura, il coinvolgimento in uno scandalo è «costato» dal 5 al 10% dei voti che avrebbero conquistato «da puliti». Tale sanzione in termini di voti era maggiore in caso di elezioni primarie rispetto alle general election. La spiegazione ipotizzata per tale risultato è che in un contesto di primarie, i criteri su cui basare la propria scelta di voto sono più deboli (essendo i candidati appartenenti allo stesso schieramento) rispetto nelle elezioni vere e proprie, per questo l’impatto delle informazioni relative ad uno scandalo pesa di più nel determinare la scelta di voto.
Uno scandalo politico potrebbe poi esercitare influenze sui consensi a lungo termine, cioè sui voti raccolti oltre la prima tornata elettorale post scandalo. Due studi – un esperimento longitudinale e una survey – hanno valutato la persistenza dell’effetto degli scandali politici sul supporto elettorale nel tempo. È stato costruito un esperimento longitudinale in 6 step, simulando online una campagna elettorale per la carica di sindaco. Ogni due giorni veniva richiesto ai partecipanti di andare alla pagina online per completare una fase dell’esperimento che consisteva nella lettura di presunti articoli sul candidato e nella sua successiva valutazione. Le condizioni sperimentali a cui sono stati assegnati casualmente i partecipanti erano 4 e differivano per la presenza o meno di uno scandalo e l’affiliazione partitica del finto candidato (liberale vs. conservatore).
Nel quarto step era inclusa la manipolazione sperimentale relativa allo scandalo: una parte dei partecipanti (condizione con scandalo) riceveva un finto articolo di giornale nel quale il candidato sindaco confessava di aver avuto una relazione extraconiugale con una sua collaboratrice, mentre i rimanenti partecipanti (condizione senza scandalo) leggevano un articolo di giornale in cui il candidato esprimeva la sua posizione su un tema della campagna elettorale. Nella quinta fase era inclusa invece la manipolazione dell’affiliazione partitica del candidato sindaco. Al sesto step (cioè 4 giorni dalla manipolazione dello scandalo) i partecipanti dovevano valutare nuovamente il politico per misurare la durata dell’impatto dello scandalo.
Fra i partecipanti che prima della manipolazione dello scandalo giudicavano il politico in modo negativo, lo scandalo non induceva differenze significative rispetto alla condizione di controllo, mentre i partecipanti che si erano fatti una opinione positiva reagivano più negativamente allo scandalo. Anche a distanza di tempo, l’impatto dello scandalo era moderato dalla valutazione precedente. Infatti, nella condizione di scandalo, dopo l’immediata reazione negativa, i partecipanti miglioravano complessivamente la loro valutazione del candidato rispetto ai partecipanti nella condizione senza scandalo. Tuttavia, questo miglioramento era particolarmente evidente fra i partecipanti che precedentemente avevano una valutazione positiva. Il limite di questo studio è rappresentato dal breve intervallo temporale (4 giorni) intercorso tra la rilevazione immediata post scandalo e quella allo step 6. Tuttavia, questo risultato suggerisce che godere di una reputazione positiva è un fattore che può limitare i danni arrecati dall’essere travolti dallo scandalo nel lungo periodo.
La ricerca correlazionale condotta da alcuni studiosi conferma questo pattern al di fuori del laboratorio. Gli autori hanno infatti utilizzato i dati del Comitato etico del Congresso americano e i risultati elettorali delle tornate tra il 1972 e il 2006 per verificare se l’emergere di uno scandalo avesse inciso sul margine di vittoria dei candidati, non solo nella prima elezione post scandalo, ma anche in quelle successive. I risultati confermano che il verificarsi di uno scandalo ha un immediato effetto negativo sul margine di vittoria dei candidati nella prima tornata elettorale post scandalo, mentre dopo due cicli elettorali (4 anni) il margine di vittoria dei candidati ritorna ai livelli pre-scandalo. Ciò non esclude che, nel lungo periodo, uno scandalo possa causare un vero e proprio danno reputazionale al politico coinvolto. L’esito dipende anche dalle strategie comunicative che l’attore politico adotta per affrontare la situazione.
Una recente vicenda della cronaca politica italiana testimonia la preoccupazione che gli attori politici hanno per il potenziale riverbero degli scandali sulla categoria. A seguito di diverse vicende giudiziarie in cui sono stati coinvolti alcuni amministratori comunali, una decina di sindaci hanno ritenuto di dover tutelare la loro figura istituzionale da attacchi che spesso in passato si sono conclusi con un nulla di fatto ma il cui danno reputazionale è stato altissimo. Lo hanno fatto scrivendo una lettera al Presidente della Repubblica e ad altre istituzioni dello stato in cui fanno esplicito appello alla reputazione per arginare un possibile «effetto alone».
Alcuni studiosi si sono dunque chiesti quanto la continua erosione della fiducia dei cittadini nei confronti delle istituzioni politiche che caratterizza molte democrazie occidentali sia dovuta anche alla diffusione degli scandali politici. Uno studio longitudinale condotto sul caso di scandalo che ha coinvolto un ministro della Baviera nel 2004 e un paio di survey hanno valutato queste ipotesi attraverso l’analisi dei dati del British Election Study relativi al 1998, anno in cui molti membri del partito conservatore inglese furono coinvolti in numerosi scandali, e dei dati degli American National Election Studies relativi al 1992, anno in cui decine di membri del Congresso americano furono coinvolti nello scandalo finanziario dell’House Bank. Complessivamente, da questi lavori emergono indizi a sostegno del fatto che l’implicazione in scandali politici abbia avuto un impatto significativo sulla fiducia dell’elettorato.
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