La teoria del carisma
Il concetto
Il concetto di carisma è stato introdotto nelle scienze sociali da Max Weber, che lo ha ripreso dalla tradizione cristiana e dagli studi sul cristianesimo di Sohm e di Holl. Carisma deriva dal greco grazia, ed è stato usato dall'apostolo Paolo per indicare i doni della grazia divina concessi ai singoli fedeli. Sohm aveva ripreso il concetto in polemica con la Chiesa cattolica, rilevando che l'originaria comunità cristiana aveva un'organizzazione non giuridica, ma carismatica: ossia, l'autorità era considerata un dono della grazia, e come tale era esercitata dai capi e ubbidita volontariamente dal resto della comunità. Holl invece era l'autore di uno studio in cui da una parte veniva approfondito il concetto dell'autorità come carisma, mentre dall’altra si sviluppava il concetto del portatore di carisma come uomo della crisi e guida degli uomini comuni.
Il carisma indica il (presunto) possesso, da parte di una personalità, di poteri straordinari, cioè non concessi agli uomini comuni. A questo concetto si collega quello di dominazione carismatica, fondata cioè sull'attribuzione al leader di poteri straordinari. Il concetto di carisma è avalutativo.
Il processo
Il paradigma del processo carismatico consta di questi elementi:
- Una "situazione straordinaria" di qualsiasi genere si sviluppa per una pluralità di individui (che hanno un codice culturale comune);
- Qualcuno che crede di avere la soluzione della situazione straordinaria e la "missione" di realizzarla, articola un messaggio chiedendo ubbidienza come se gli fosse dovuta;
- Una parte almeno degli altri gli concede una sorta di pre-riconoscimento come leader, ma si attende una "conferma" della sua "qualità straordinaria" (che comprovi la missione);
- Il leader offre la conferma del possesso della qualità straordinaria (secondo le attese culturali: dal miracolo alla prestazione eccezionale);
- Gli altri lo "riconoscono" definitivamente come leader, identificandolo come la soluzione della situazione straordinaria e si affidano a lui con totale dedizione, permeata di riverenza;
- Il leader impartisce principi e norme di vita al seguito, che su tale base costituisce una "comunità" chiusa in se stessa, o un "movimento" per cambiare il mondo (quale delle due cose dipende dalla natura della situazione straordinaria e dalla missione del leader);
- I membri della nuova entità sociale si riconoscono fratelli nel capo e nella causa, e rompono ogni vincolo sociale (di famiglia, casta, classe, ecc.) che contrasti con i doveri della nuova appartenenza;
- Il leader "chiama" alcuni dei suoi più devoti seguaci a servirlo come "emissari" nel governo della comunità o movimento, costituendo così un'élite carismatica che si dedica a organizzare e controllare il rispetto di principi e norme e lo sforzo collettivo per realizzare la causa;
- Sotto l'influsso del leader e nell'impegno comunitario i seguaci sperimentano un profondo mutamento interiore, che consiste sia nell'interiorizzazione di principi e norme dati dal leader e praticati in un gruppo esclusivo, sia nella gratificazione che deriva dalla certezza di vivere secondo verità, confortata dalla comune credenza di gruppo e, soprattutto, dall'approvazione del leader, criterio ultimo di verifica;
- I seguaci, così rinnovati e fortificati nell'intimo, offrono di sé prove fuori del comune, dimostrando coraggio, tenacia e resistenza e quindi realizzando, singolarmente e collettivamente, imprese straordinarie al servizio del leader e della causa.
La successione
Il carisma ha bisogno di continue conferme, cioè di sempre nuovi successi. Ove il successo manchi, il capo perde il suo carisma e viene "ripudiato"; a volte viene anche sacrificato come capro espiatorio. A meno che egli, con l'aiuto dell'élite che l'affianca, non abbia tempestivamente potuto trasformare la dominazione carismatica in una delle due altre dominazioni previste da Weber, quella tradizionale e quella razionale-legale. Se il leader carismatico muore, il carisma può essere trasmesso ad altri individui o a un'entità sociale. Weber elenca 6 modi di "successione" del carisma che ancor oggi sono esaurienti:
- La ricerca di segni caratteristici di evidenza empirica che marchino il successore naturale;
- La rivelazione del successore da parte di un oracolo, o per mezzo di un sorteggio, di un giudizio di Dio e di analoghe procedure formali di scelta;
- La designazione del successore da parte del leader carismatico in persona, con successivo riconoscimento della comunità;
- L’indicazione da parte dell'élite carismatica convalidata poi dal riconoscimento comunitario;
- L’eredità della carica che fu del leader carismatico in base all'idea che il carisma sia una qualità del sangue;
- L’ultimo modo di successione è fondato sul concetto che il carisma sia una qualità che il portatore può trasmettere o produrre in altri con mezzi rituali. Perciò si può parlare di "istituzionalizzazione del carisma" e, anche, di "carisma d'ufficio".
Speciale importanza per i moderni studi politici ha poi quella che Weber chiama la trasformazione in senso extrautoritario del carisma. Con la progressiva razionalizzazione delle relazioni sociali, dice Weber, il riconoscimento del leader da parte del seguito di massa viene considerato il fondamento invece che la conseguenza della sua legittimità; il riconoscimento stesso prende la forma di una elezione. Questo processo ha dato luogo alla democrazia rappresentativa, nella quale il rapporto originario tra capo e massa si rovescia nel suo contrario, almeno teoricamente, poiché i rappresentanti (parlamentari) sono considerati non i 'signori', ma i 'servitori' del popolo elettore. Qui non vi è più spazio per il carisma. Tuttavia vi è la democrazia plebiscitaria, nella quale la dominazione carismatica sussiste sotto forma di una legittimità derivata dal popolo per mezzo di regolari elezioni; in realtà, il leader detiene il potere in forza della fiducia che ha conquistato con le sue straordinarie qualità demagogiche.
Il ruolo storico
Weber definiva il carisma come la potenza rivoluzionaria creatrice della storia. In realtà l'efficacia del carisma era, anche per lui, subordinata al clima culturale dominante; quindi egli sembrava pensare a un'evoluzione storica in 3 fasi: l'era della magia, l'era delle religioni di redenzione e, infine, l'era della "razionalizzazione", in cui viviamo. Il mago è stato la tipica figura carismatica della prima. Situazioni straordinarie hanno reso possibili le manifestazioni del carisma, e dal carisma è sorta ogni autorità. Il prolungarsi di stati straordinari ha dato luogo a strutture permanenti di autorità, come la monarchia, ma anche le arti erano in origine associate al possesso di carisma. L'era delle grandi religioni di redenzione è, secondo Weber, la più propizia alle manifestazioni del carisma in senso forte. La civiltà occidentale ha dato concretezza alla terza era evolutiva, quella della razionalizzazione, che comporta l'illuminazione carismatica della ragione: ossia la presunzione che il carisma sia soltanto ragione e costituisca lo straordinario privilegio comune a tutti gli uomini. Secondo Weber le condizioni storiche si fanno con ciò sempre meno favorevoli al manifestarsi del carisma come potenza rivoluzionaria, e come libera creatività individuale.
Problemi analitici
La situazione straordinaria
Una delle difficoltà è rappresentata dalla definizione della "situazione straordinaria" come punto di partenza del processo carismatico. Weber dice che può trattarsi di situazioni esterne insolite, soprattutto politiche ed economiche, o di situazioni interiori, in particolare religiose, o, infine, di situazioni che presentino entrambi questi aspetti. Quelle situazioni costituiscono per chi le vive uno stato di "necessità" che può dare l'impulso dinamico a un processo carismatico. La situazione straordinaria deve essere di carattere sociale, cioè deve coinvolgere una pluralità di individui (con un codice culturale comune), altrimenti gli ulteriori sviluppi del processo carismatico sarebbero impossibili. Inoltre lo stesso Weber suggerisce che una situazione straordinaria possa insorgere soltanto in seguito a un mutamento, con l'intervento di un elemento di novità. In termini generali la situazione straordinaria di Weber pone un problema, se si vuole una 'sfida', che non si può affrontare con successo usando i mezzi elaborati o accettati nell'ambito socioculturale comune agli individui coinvolti. Da chiarire appare poi la netta distinzione di Weber tra situazioni "esterne" e “interiori”.
Una situazione straordinaria di tipo economico, come la 'grande depressione' del 1929, ha avuto ovvi effetti disgregativi anche sulla personalità degli individui coinvolti e, d'altra parte, una situazione straordinaria di natura interiore, anzi religiosa, come quella creatasi in Europa con la Riforma, ha investito in modo rivoluzionario le relazioni sociali e le istituzioni, anche a opera di coloro che intendevano viverla nei termini più intimi e individuali. In realtà le situazioni straordinarie cui si riferisce Weber sono tali da incidere a un tempo sull'integrazione sia dell'ordine socioculturale sia della personalità individuale, anzi rimettono in discussione il senso della società e della vita stessa, e proprio per ciò fanno nascere la "necessità" di una risposta efficace alla sfida rappresentata dalla situazione straordinaria. Quindi un uomo che si presenta con una proposta d'ordine, e con la certezza intima di poterla, anzi doverla, realizzare, può essere creduto, dagli individui coinvolti nella sfida, predestinato o inviato per quel compito, e quindi venga da loro accolto come capo. Leaders come Hitler o Gandhi, per esempio, hanno fortemente contribuito a creare o esasperare le crisi politiche dalle quali sono sorte, la Germania nazista e l’India libera.
La “missione” del leader
Quanto al leader, il problema principale è di spiegare come sorga la sua certezza di avere una missione. Weber sembra ritenere che il leader carismatico politico-religioso sia stato un uomo segnato dalla natura, ipersensibile e capace di esperienze abnormi, spesso considerate patologiche, come l'estasi. Può così accadere che visioni estatiche e sogni diano loro la convinzione di avere una missione da compiere. La psicologia e la psicanalisi hanno peraltro mostrato come certe esperienze dell'infanzia e dell'adolescenza possano avere una parte notevole nello sviluppo di questo tipo di psicologia.
Contesto storico-sociale e fenomeni carismatici
Le ricerche finora compiute suggeriscono ulteriori distinzioni utili per lo studio dei fenomeni carismatici a partire dalla situazione straordinaria. Alcune riguardano la natura del contesto storico e sociale, o le modalità della risposta alla sfida posta dalla situazione. La situazione straordinaria può riguardare un gruppo formalmente organizzato - con un capo, un apparato amministrativo e un ordinamento definito - sviluppandosi all'interno del gruppo stesso, o tra questo e un altro gruppo sociale. In entrambi i casi parleremo di crisi. Degne di particolare attenzione sono le crisi che colpiscono quei gruppi sociali che Weber chiama "istituzioni", come lo Stato e la Chiesa.
Per uno Stato la depressione economica può essere un esempio di situazione straordinaria interna, la guerra di una situazione straordinaria nei rapporti con altri Stati. La risposta alla sfida della crisi può essere, in entrambi i casi, incentrata su un capo che ottenga il potere per le vie istituzionali previste, come Roosevelt negli Stati Uniti colpiti dalla 'grande depressione', o Churchill nella Gran Bretagna sotto la minaccia dell'invasione nazista. Analogamente, grandi papi hanno raggiunto il soglio pontificio nel mezzo di gravi crisi della Chiesa. È qui da rilevare che capi giunti così al potere non hanno né il bisogno né l'opportunità di dar luogo allo sviluppo di un movimento e di un processo carismatico, anche se di quest'ultimo possiamo trovare qualche traccia, per esempio nella ferma fiducia in lui di grandi masse di popolo.
Ma la crisi dell'istituzione può anche portare alla nascita di un movimento che cresce secondo il paradigma del processo carismatico. Può trattarsi di un movimento che opera all'interno dello Stato o della Chiesa per contribuire al superamento della crisi: valga l'esempio di San Francesco e del suo ordine. Qualche volta il leader di un tale movimento diventa poi anche il capo dell'istituzione, come per esempio Hitler, capo del movimento nazista. Altre volte il movimento può uscire dal contesto originario, cioè dal gruppo formalmente organizzato, ed eventualmente promuoverne un altro in alternativa. Così, non di rado, da una Chiesa è nata un'altra Chiesa.
In altri casi, infine, la situazione straordinaria può esistere per una pluralità di individui non appartenenti a gruppi organizzati, ma che si strutturano in un gruppo vero e proprio soltanto grazie all'intervento d'un leader con qualità carismatiche. È così che sono nati certi movimenti e certe sette nell'Occidente. I leaders di queste formazioni, sono da distinguere, per la loro qualità di fondatori e, eventualmente, di rivoluzionari, da quei leaders che, ottenendo e gestendo il potere secondo modelli istituzionalizzati, possono essere solo leaders della crisi o, al più, riformatori.
Psicosociologia del processo carismatico
L’eccitazione sorge tra i soggetti che si trovano a vivere una situazione straordinaria. Si tratta di uno stato d'animo collettivo che sorge dalla consapevolezza di una crisi e dalla tensione continua verso la ricerca di una soluzione. La speranza, invece, si accende alla comparsa del leader. Quanto all'entusiasmo, sembra doversi manifestare in un momento ancora successivo, rappresentando la sublimazione dell'eccitazione e della speranza che deriva dalla conferma del leader. La fede nel leader e l'entusiasmo che ne discende consentono di spiegare in larga parte sia il mutamento interiore dei seguaci. Weber riteneva che certi individui capaci di esperienze abnormi potessero esercitare sulle masse una suggestione così potente da determinare l'assunzione di nuovi modi di comportamento accompagnati dal sentimento del dovere. Come supporto al nuovo comportamento determinato dal leader agisce, secondo Weber, il gruppo, con le sue aspettative e le relative sanzioni per i trasgressori. Il riferimento alternativo principale è stato forse quello offerto da Freud, che mettendo da parte il concetto di suggestione, spiega il comportamento delle masse di fronte al capo con la teoria di una regressione collettiva allo stato psichico dell'orda primordiale soggiogata dal padre autoritario.
Il contesto culturale
È infine da ricordare il problema del rapporto tra il leader carismatico, il suo messaggio e il contesto culturale. La teoria di Weber fa pensare che il capo carismatico goda della più ampia libertà rispetto al contesto culturale. Tuttavia le sue ricerche dimostrano il contrario. Vari studi hanno messo in luce come la storia religiosa condizioni il leader e il messaggio, anche nei nostri tempi. La tradizione religiosa ebraico-cristiana ha preparato l'attesa e l'accettazione di un leader come carismatico, un essere superiore inviato da Dio, anche quando questo leader era nemico della religione tradizionale, come Hitler. Analoghi risultati dà lo studio di Gandhi in relazione alle credenze e ai miti indù, e quello di personaggi minori, ma con alcuni tratti carismatici, come Castro e Sukarno. Inoltre, per esempio, molti segni fanno pensare che il ruolo avuto da grandi figure come Federico II e Bismarck nella storia della Germania abbiano determinato atteggiamenti di attesa, e quindi anche di accettazione, nei confronti di Hitler. Comunque alcuni autori contemporanei sembrano ritenere davvero che, almeno in teoria, il leader carismatico e il suo messaggio possano imporsi al contesto culturale, senza esserne condizionati se non marginalmente.
La ricerca contemporanea
L'attenzione dello scienziato sociale si è però rivolta alla sfera della politica e la teoria del carisma è stata utilizzata per studiare 3 fenomeni: le dittature totalitarie, fiorite nell'Europa tra le due guerre, le nuove nazioni sorte dal crollo degli imperi e dalla decolonizzazione, e gli sviluppi della democrazia rapportabili, come nella Francia di de Gaulle, a un modello di "democrazia con un leader" o di "democrazia plebiscitaria". Lo sviluppo dei regimi totalitari in alcuni paesi europei tra le due guerre contraddice le previsioni di Weber, convinto che il carisma non possa più manifestarsi in forma forte nell'era della razionalizzazione. Questi regimi, infatti, furono caratterizzati dalla centralità assoluta di figure carismatiche, come Hitler e Stalin, e da nuove 'religioni secolari' che riprendevano, in una prospettiva mondana, le promesse tipiche delle tradizionali religioni di redenzione. Il sorgere di nuovi Stati nazionali sembra essere di norma collegato a un uomo di grande ascendente, che spesso può essere definito un leader carismatico. In questo contesto merita di essere ricordato Gandhi, fondatore dell'India libera, perché egli è tra i leaders moderni che si avvicinano di più all'immagine del capo carismatico disegnata da Weber e anche perché la concezione pacifica e umana dell'impegno politico che egli incarnava e faceva valere ci dimostra l'avalutatività del concetto di carisma - nel contrasto tra
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