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Sociologia del consumo e della cultura materiale

I beni da merci a mediatori simbolici

Il testo parte da un assunto: è stato lungo il percorso che ha portato la sociologia a riconoscere la funzione di mediazione simbolica delle relazioni che i beni, in realtà, assolvevano quotidianamente.

Marx: per Marx la funzione mediatrice è più strutturale che simbolica, in quanto è legata al fatto che il legame tra produttori avviene unicamente in relazione alle merci prodotte.

Weber: per Weber la funzione comunicativa del consumo può essere ritrovata come area di comportamenti che contribuiscono a comunicare i meccanismi di differenziazione sociale (onore sociale).

Alberoni: propone il consumo come “agire sociale dotato di senso”. Si inizia a concepire l’idea che ogni oggetto abbia un valore simbolico, quindi i beni sono soprattutto simboli, che mettono in relazione le persone, e questi oggetti rendono reali le relazioni tra persone e gruppi.

Mary Douglas: si è interessata al tema dei comportamenti del consumo e al ruolo comunicativo giocato dagli oggetti; il consumo e la cultura materiale sono il campo in cui la cultura prende forma, la parte visibile della cultura. L’autrice giunge a definire i beni come un sistema di informazione aperto, un mezzo di comunicazione non verbale. L’universo di significati materiali rende il mondo più comprensibile.

Beni e differenziazione sociale

La moda viene intesa come comportamento collettivo socialmente istituzionalizzato a livello sociale che si muove tra conformità e differenziazione. Le due tendenze sono in rapporto con il sistema sociale che ne privilegia la funzione ordinatrice e normativa dei comportamenti individuali.

Spencer: ha analizzato i processi di imitazione nel rapporto di consumi e società:

  • Imitazione reverenziale: che si accompagna ad una forma di gerarchia dei singoli all’autorità, quindi la funzione della moda è quella di garantire superiorità.
  • Imitazione emulativa: moda come istituzione sociale il cui scopo è identificare e regolamentare i comportamenti individuali.

Simmel: ritroviamo il tema della moda come imitazione e tendenza alla conformità ma anche alla distinzione come differenziazione e affermazione della propria singolarità. Si innesta un percorso ciclico.

Veblen: tratta il tema della relazione tra moda e stratificazione sociale, che diviene centrale, e al concetto di moda inteso come comportamento con finalità maggiormente comunicative e simboliche. Status symbol: esibizione ostentata di ricchezza. Veblen critica espressivamente la visione dei beni essenzialmente come valori d’uso. Quindi lo "sciupo vistoso” ha utilità nel simboleggiare prestigio sociale.

Beni e identificazione di ceto

Logica orientata agli oggetti visti come “sistemi di segni”. Approccio semiotico: disciplina che studia i segni e il modo in cui questi abbiano un significato.

Baudrillard: visione per cui ogni oggetto ha significato, il quale proviene dalle reti di relazioni reciproche, i beni divengono dei mediatori della comunicazione sociale. Il significato si sposta dal rapporto tra oggetti e cultura, al rapporto tra strutture di organizzazione degli oggetti e cultura. Concetto di spazio sociale: relazione tra gruppi e persone che rendono significativo lo spazio stesso. Habitus: sistema di disposizioni interiorizzate che ha il compito di mediare tra le strutture sociali oggettive e le pratiche dei soggetti.

Beni e reti relazionali

Concetto di dono: rappresentazione simbolica e rituale della relazione sociale che intercorre tra due o più individui. “Dono come simbolo della presenza del donatore in sua assenza”. La forma sociale di scambio si collega con precisi rituali di scambio socialmente definiti, all’interno dei quali il bene scambiato concretizza, i termini di relazione simboleggiata. Le relazioni che si esplicitano attraverso la circolazione di beni e oggetti divengono visibili attraverso i rituali di consumo. In ciascuno degli ambiti di relazioni “comunitarie” (famiglia, vicinato, amicizia), oggetti e rituali di consumo demarcano il dentro e il fuori ed evidenziano la trama dei rapporti rendendo evidenti e visibili le reti di relazione.

La cultura materiale

La cultura materiale abbraccia un universo molto ampio (l’architettura, i processi di produzione, l’immondizia, l’arte, ecc…), tutto ciò che l’uomo produce di materiale nell’impronta che dà al mondo che abita.

Che cos’è la cultura? La cultura è quell’insieme di costumi, di valori, di credenze, di ideali, di visioni del mondo e abitudini che caratterizzano e conformano un determinato gruppo sociale. È possibile collocare la nascita e la diffusione del concetto di cultura materiale circa nella metà del XIX secolo (periodo della rivoluzione industriale). Il mondo delle cose si è animato di senso e di significati, e ha visto riconosciuto il suo fondamentale ruolo nella costruzione della realtà sociale e delle relazioni che la compongono, come area di mediazione simbolica.

La mediazione simbolica rappresenta una delle funzioni essenziali per il mantenimento dell’ordine sociale, che garantisce il funzionamento della società. La caratteristica principale della mediazione simbolica risiede nel fatto di fare uso di forme culturali codificate, stabilite, e di produrre significati socialmente condivisi e consolidati (oggetti come “cristalli di significati”). La mole di oggetti e di merci prodotti e consumati nella società contemporanea fa affermare l’autore che il “mondo delle cose” rappresenta uno dei mondi più importanti e rappresentativi della nostra cultura e società. Gli oggetti, hanno la capacità di “cristallizzare” la relazione, proprio grazie alla permanenza e alla loro natura materiale oggettiva (Es. Un anello).

La profonda connessione tra oggetti e relazioni opera a due livelli:

  • La relazione necessita di uno strumento per essere messa in moto e svolgere la sua funzione sociale.
  • Gli oggetti vengono costruiti ed utilizzati all’interno di relazioni sociali storicamente determinate, che imprimono su ciascun oggetto la loro essenza e la loro natura.

Gli approcci della cultura materiale

Approccio che rimanda all’antropologia di Lévi-Strauss:

  • La ricerca si è concentrata sull’individuazione di principi generativi in grado di dare senso e posizionare in maniera contestuale i manufatti che venivano osservati, e sull’analisi della trama di sottostanti relazioni, e il modello di relazioni di rimando da esse generato. Questo modello si prefigge di comprendere le strutture di significato più generali della cultura e del gruppo sociale ad esso legate. Le cose scambiate assumono un valore simbolico: divengono strumenti per stabilire tra gli uomini relazioni di reciprocità. Le attività di scambio consentono agli uomini di sollevarsi al di sopra dell'organizzazione biologica per raggiungere quella sociale, perciò è sullo scambio che è possibile la comunicazione e l’integrazione sociale.

Approccio ermeneutico:

  • Ricoeur (filosofo): per la cultura materiale viene chiamato in causa il processo di oggettificazione. La cultura materiale è considerata un testo perché è il prodotto dell’iscrizione di significati negli oggetti del mondo materiale. Azioni come la costruzione di oggetti, ma anche la costruzione di architetture urbane, sono tutti modi per incorporare significati nella realtà materiale. Per capire questi “testi” bisogna distanziarsi dall’oggetto per poterlo interpretare, capire il significato.
  • Geertz (antropologo): la sua proposta è quella di impiegare la metafora testuale per interpretare la cultura. È possibile comprendere per via metaforica alcuni aspetti della cultura e dell’azione sociale come fossero testi letterari. I simboli fissati collettivamente corrispondono a significati esterni ai vari interlocutori ed esistono al di là del contesto del discorso. La realtà si presenta come un libro: si possono leggere le attività sociali e il significato delle azioni sociali attraverso gli occhi dell’osservatore proprio come fossero materiali scritti e/o parlati.

Approccio di Miller:

  • Attraverso la costruzione della cultura comune, il gruppo sociale esternalizza e oggettiva i propri significati, per poi riassorbirli attraverso l’interazione con gli oggetti creati. Le relazioni con gli oggetti e i loro significati non sono separati dalla trama di relazioni che costituiscono ogni società. Miller sostiene che la riappropriazione dei beni è un processo attraverso cui la cultura di massa è rielaborata ed è quindi possibile ridare un valore personale agli oggetti.

La cultura materiale è quella parte visibile della cultura concretizzata in beni e oggetti, che si pone all’interno del più ampio processo di oggettificazione essenziale alla natura e alle società umane, che attraverso la costruzione della propria cultura, plasma il mondo a propria immagine, costruendo uno specchio di se stesse con le quali rapportarsi, criticando o riassorbendo in maniera dialettica quei significati che rappresentano quella medesima società.

Il ciclo della cultura materiale

Gli oggetti possono essere inseriti in una prospettiva temporale, nel corso della quale attraversano fasi simboliche e di uso sociale diverse, suggerisce all’analisi della cultura materiale una nuova ed interessante dimensione: quella diacronica (dimensione evolutiva e trasformativa). Nella cultura materiale, è possibile individuare un’evoluzione temporale, che all’evoluzione e trasformazione dell’individuo, combacia un equivalente evoluzione e trasformazione della specie.

Questo modello di interpretazione della realtà sociale applicata al consumo ci permette di riflettere sulla massa di oggetti che ogni società produce incessantemente ed immette sul mercato e sul continuo processo di costruzione-ricostruzione culturale che la collettività vive e sperimenta in questo fluire costante. È possibile individuare una serie di tappe evolutive che segnano alcuni dei principali momenti di trasformazione dell’oggetto e della merce nella sua vita sociale. Queste tappe sono interconnesse e chiuse in un ciclo ricorsivo di trasformazioni successive.

Troviamo tre cicli:

  • Ciclo vitale: la nascita e la morte delle merci.
  • Ciclo simbolico: segue le varie trasformazioni di senso e significato degli oggetti.
  • Ciclo sociale: precorso degli oggetti attraverso i diversi mondi subculturali che compongono la società.

Le quattro tappe evolutive:

  • La produzione dell’oggetto.
  • La distribuzione nel mercato.
  • Il consumo.
  • L’uscita di scena del prodotto, che diventa rifiuto.

Gli oggetti e le merci fluiscono in un unico senso obbligato, dalla produzione verso i rifiuti, passando per la distribuzione e il consumo, mentre il denaro fluisce nel senso opposto, dal consumo verso la produzione. I rifiuti, vengono conferiti gratuitamente alla fase del riciclo, “donati” da parte dei consumatori. Nella parte compresa tra i consumi e i rifiuti è stata inserita la “bolla” del mercato dell’usato, che può accogliere quegli oggetti che uscendo dal consumo vengono considerati ancora di qualche utilità.

La circolazione merce/denaro ha un punto critico: il punto in cui la merce, acquistata dal consumatore finale, cessa di essere nuova e diventa usata. Un punto di non ritorno che segna definitivamente la trasformazione dell’oggetto da merce (nuova) a oggetto (usato) con il passaggio da valore di scambio (merce/distribuzione) a valore d’uso (utilizzo/consumo).

Il mercato dell'usato

Il mondo dell’usato è una versione sociale più complessa in cui convivono strutture di relazione simili a quelle della merce e del valore di scambio, accanto a strutture di relazione e di scambio che hanno nel dono il punto di riferimento. Lo scenario è ulteriormente complicato dall’esistenza di una molteplicità di luoghi e canali di scambio e distribuzione, differenti dall’organizzazione massificata delle merci.

Il denaro

Con l’anello di circolazione del denaro permane una difficoltà a riconoscere uno statuto economico ai rifiuti prodotti dal consumatore anche quando divengono materie prime per una ulteriore produzione di merci.

Il nuovo

Il nuovo: è tutto ciò che è puro, una novità, è giovane. L’usato: è qualcosa che è vecchio, che ha perso la sua forma, che è brutto. È questo il valore culturale che governa nei comportamenti quotidiani il ciclo della merce e la sua direzione “a senso unico”.

Merce: è soltanto ciò che è nuovo, ciò che non è ancora entrato in contatto con il consumatore finale. La merce esiste soltanto fino a quando è unicamente valore di scambio (il prezzo che ha da nuovo, quando lo compro), nel momento in cui entra nel circuito del consumo, cioè diventa valore d’uso (l'utilità che ha l’oggetto comprato).

Si può affermare che esiste una contaminazione simbolica tra l’esistenza, delle merci, finché restano “dietro la vetrina”, e l’esistenza carnale degli oggetti quando abbandonano la vetrina e entrano in contatto con il consumatore. È sufficiente uscire dal negozio, lacerare la confezione e magicamente, prima ancora che inizi l’uso reale, la merce non è più merce. Il nuovo, è ontologicamente meglio del vecchio, sicuramente più avanzato sulla via del progresso, quindi maggiormente rappresentativo dell’inevitabile processo della società umana. Il vecchio ne è lo specchio in negativo, accanto all’idea di vecchio si colloca quella dell’usato, destinato a quella fine. Una volta che l’oggetto ha perso l’aura di nuovo, la trasformazione è definitiva. L’oggetto può tornare ad essere scambiato, ma nei circuiti particolari: antiquariato, usato oppure quello del dono.

Il fascino dell'antiquariato

Non tutti gli oggetti possono diventare antiquariato, dipende dalla loro caratterizzazione storica e da come questa caratterizzazione produce capitale culturale e possibilità di distinzione sociale per chi li acquista. Le tappe rintracciabili in questo flusso di merci e di denaro:

  • Il momento della costruzione e produzione degli oggetti che diventeranno merci.
  • Il momento della distribuzione di questi oggetti nei mercati e sul mercato, la merce viene a contatto col consumatore.
  • Il momento del consumo, in cui il consumatore utilizza la merce acquistata, sia per il suo valore, che per i propri scopi relazionali e sociali.
  • Il momento in cui l’oggetto usato si trasforma in scarto, rifiuto, ultima tappa della sua vita, tornando materia prima riciclata alla tappa iniziale della produzione.

Si tratta quindi di un modello applicabile al mondo agricolo quanto a quello industriale, seppur esista una diversa concezione e uso dei rifiuti, tra ciclicità e allontanamento. Si distinguono due momenti:

  • La merce è esclusivamente valore di scambio (sotto una “campana di vetro”).
  • La merce diventa oggetto utilizzato secondo il proprio valore d’uso.

Nella prima parte l’oggetto è soltanto merce e si sposta accuratamente separato dal suo uso; nella seconda parte l’oggetto prende vita come utilità e si fonde con i bisogni del consumatore per essere fruito, “consumato”.

Il mondo del nuovo: produzione e distribuzione

La produzione

La prima tappa, nella società industriale come in ogni società umana, è senz’altro quella della produzione. Non esiste gruppo sociale che non abbia l’assoluta necessità di modificare la natura in elementi utili alla propria sopravvivenza ed espansione. In questa costante trasformazione della natura in valori d’uso, in oggetti utili calibrati sui bisogni di chi opera la trasformazione, si impongono i concetti di utensili e tecnologia.

Gli utensili: non soltanto sono necessari alla sopravvivenza ma secondo alcuni rappresentano una delle leve determinanti del processo evolutivo umano.

È proprio in questa tappa della cultura materiale che nascono gli utensili, la cultura, la mentalità e la competenza tecnologica, l’abilità della mano e della mente: l’Homo Faber (l’uomo che costruisce oggetti). Quindi lo sviluppo tecnologico avviene inizialmente nella società contadina e successivamente nella società industriale. In questa prima fase operano quelle merci che servono per produrre altre merci e altri oggetti. Questo è il regno dell’utensile, uno degli oggetti più affascinanti di ogni società umana, fascino determinato dal fatto che queste macchine sono e rappresentano una parte della capacità trasformatrice e produttiva dell’uomo. All’interno dei processi e delle relazioni sociali esiste quindi anche una cultura materiale specifica dei processi produttivi.

La distribuzione

Una volta che il processo produttivo ha trasformato il dato naturale in qualcosa di socialmente utile, trasformando in un oggetto quella specifica necessità, questi oggetti, devono raggiungere chi li utilizzerà, devono raggiungere il consumatore finale. La circolazione degli oggetti diviene quindi essenziale affinché la divisione del lavoro avvenga in modo efficace.

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Scienze politiche e sociali SPS/08 Sociologia dei processi culturali e comunicativi

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher giulia.amorati di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia della cultura e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Ferrara o del prof Bonazzi Michele.
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