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Percorsi in comune

Cittadini e partecipazione nella società digitale

Fare esperienza

La comunicazione risponde a una sempre più pressante domanda sociale, dovuta ai processi di trasformazione che hanno investito la società. La socializzazione diventa “un punto d'incontro o di compromesso tra i bisogni e i desideri dell'individuo e i valori dei diversi gruppi con i quali entra in relazione”. L'esperienza della modernità produce una conoscenza più vasta, più ampia, ma più superficiale. L'immaginazione consiste nella possibilità di mescolare nella propria mente le tante informazioni che ci arrivano dalla varietà di mondi sociali frequentati, così come dalla capacità di usare tali informazioni per rappresentarci il contesto in cui siamo chiamati ad agire. L'ampliamento dell'immaginazione individuale favorisce la possibilità di un uso più originale delle informazioni ricevute. Il motivo per cui la decisione di Rosa Parks di non cedere il posto in autobus a un bianco suscitò scalpore risiede proprio nel fatto che Parks eseguì qualcosa fino ad allora inimmaginabile. La sua decisione di contraddire il senso comune sviluppa poi una riflessività collettiva, che avvia un processo verso una nuova rappresentazione sociale, che modificherà il senso comune.

La cittadinanza dell'io plurale

Nel suo studio sulla cittadinanza, Marshall distingue tre elementi caratterizzanti la cittadinanza delle società democratiche: a) i diritti civili, necessari alla libertà individuale: libertà di parola, di fede, di pensiero, di proprietà e di ottenere giustizia; b) i diritti politici, possibilità di avere accesso attivo o passivo all'esercizio del potere politico; c) i diritti sociali, in grado d'assicurare sicurezza economica e benessere. A questi si sommano anche elementi di natura culturale e tecnologica. È quell'attribuzione di cittadinanza espressa spesso attraverso il sentire: sentirsi italiano, francese, europeo, oppure più recentemente cittadino del mondo. La cittadinanza si declina in modo plurale e, soprattutto, assume connotati valoriali (esempio dei migranti di seconda o terza generazione). La cittadinanza diventa sempre più qualcosa che si costruisce giorno per giorno, piuttosto che diritti acquisiti formalmente e in maniera definitiva. Ma se la cittadinanza è una risorsa che si costruisce dinamicamente e incessantemente attraverso le interazioni di cui ciascuno di noi dispone, allora diventa interessante partire dalle risorse che ciascuno può mettere in campo, cioè dal capitale sociale che si possiede.

Il capitale sociale

Per Bourdieu il capitale sociale è costituito dalla somma delle risorse, materiali o meno, che ciascun individuo o gruppo sociale ottiene grazie alla partecipazione a una rete di relazioni interpersonali basate su principi di reciprocità e mutuo riconoscimento. È una risorsa individuale frutto dell'insieme di relazioni che ciascuno gestisce nella sua vita quotidiana. Si ha un’involuzione della solidità del capitale sociale, attribuita da Putnam allo sviluppo di alcune caratteristiche delle società tardo-moderne, che attenuano le forme di solidarietà per il ritrarsi degli individui in una solitudine. Si attenua la propensione a perseguire l'interesse generale e si favorisce la chiusura nella propria dimensione privata e consumistica.

La crisi di militanti e iscritti sembra confermare un disallineamento dei cittadini. Significativo è il caso italiano, dove il ruolo dei cosiddetti partiti-pigliatutto (DC e PCI) aveva costituito una centralità. L’adesione politica era collegabile a una più complessiva adesione valoriale. È in questo contesto che i politologi teorizzano il voto d'appartenenza, in cui il senso di lealtà dell’elettore diventa una componente identitaria significativa, che guida atteggiamenti e comportamenti. Pur essendo ovviamente garantita la libertà d'opinione, il vincolo di fedeltà è vissuto come particolarmente solido e caratterizzante l'intero ciclo di vita. Se ci si sofferma sul caso italiano, sono ovvi i riferimenti alla centralità di luoghi della socializzazione comunitaria quali le case del popolo, le associazioni ricreative cattoliche e laiche. Tuttavia, negli anni, al voto d'appartenenza si affianca il voto d'opinione, in cui s'attenua il carattere di fedeltà ed emerge l'esigenza per la classe politica di vedersi rinnovare la fiducia di volta in volta.

Il cittadino ritiene di dover e poter scegliere il proprio comportamento elettorale, grazie anche alla frequentazione di un maggior numero di ambienti sociali, e all'affermazione delle rappresentazioni mediali della realtà, a cui ha sempre più facilmente accesso per l'affermazione dei media elettronici e soprattutto della televisione. Tali evoluzioni si riflettono anche nei rapporti con le istituzioni e gli enti pubblici, verso i quali i cittadini sviluppano un maggior numero di richieste e, mostrano di diventare sempre più esigenti quanto più appaiono consapevoli del proprio ruolo nello spazio pubblico.

Nuove forme di partecipazione

La minore partecipazione dei cittadini si spiegherebbe con due motivazioni: da un lato, la certezza sulla tenuta dei sistemi democratici, che rende meno urgente l'impegno per la difesa di libertà fondamentali; dall'altro lato si allargano le possibili forme di partecipazione e si allontana la concezione della partecipazione legata ai partiti politici. I media assumono un ruolo sempre maggiore nel modellare forme e caratteri di tale mobilitazione cognitiva. Si amplia il numero di quanti sono esposti alle informazioni riguardanti la vita politica e la cosa pubblica, anche per la maggiore semplificazione del linguaggio e l'immediatezza che questi mezzi consentono.

Due famiglie teoriche: da una parte, chi ritiene che le distrazioni prodotte dall'articolazione delle esperienze individuali favorisca la caduta dell'uomo pubblico, rinchiudendo l'individuo all'interno di un privatismo, che attenua la fiducia nelle istituzioni e l'interesse per le stesse; dall’altro lato, diversi autori sostengono come le peculiari esigenze dei cittadini si sostanzino in nuove forme d'impegno e partecipazione, meno tradizionali, ma positive per l'arricchimento della vita pubblica. Forme di partecipazione efficacemente sintetizzate da Macello e Quaranta nelle espressioni di partecipazione invisibile e individuale: dal rispetto dell'ambiente; all'interesse per decisioni amministrative riguardanti il proprio quartiere. All'incremento dell'interesse per la vita democratica, corrisponde, una crescente insoddisfazione e disillusione sull'efficacia delle risposte politiche formulate, che induce alla sfiducia.

Rosanvallon definisce la democrazia dell'espressione, cioè la possibilità da parte di tanti di prendere la parola, che può condurre alla democrazia del coinvolgimento, intesa come l'attiva individuazione di nuove pratiche d’intervento. Il punto centrale è passare dall'osservazione all'azione. Nell'analisi di Rosanvallon c'è il riconoscimento di un ruolo attivo del cittadino nel sorvegliare e giudicare il potere. La sfiducia, dunque, assume una dimensione ambivalente: può essere costruttiva se funziona come azione di stimolo, ma anche degenerare in diffidenza e allontanamento dai luoghi e dalle forme della decisione. Per Rosanvallon questa declinazione in negativo della sfiducia in un controllo paralizzante conduce al populismo, inteso come insoddisfazione per ogni forma di rappresentanza. Il ragionamento sviluppato da Rosanvallon è collegabile alle riflessioni di Norris sulla cittadinanza critica oppure a quelle di Schudson sul cittadino monitorante. Le prospettive di questi due autori appaiono condizionate da una maggiore centralità attribuita alle logiche dei media e della comunicazione. C'è la crescente consapevolezza di come la comunicazione debba sempre più rispondere a esigenze di accountability, piuttosto che a quelle di convincere attraverso efficaci politiche seduttive.

Schudson ritiene che alla fine del XX secolo si possa osservare un cittadino americano molto più attento ai diritti di quanto non sia mai avvenuto nel passato e quindi in grado di esprimere una cittadinanza che definisce più consapevole e raffinata. Si amplia la possibilità di richiedere giustizia, così come di far valere i propri diritti civili, rivendicati attraverso movimenti sociali e organizzazioni politiche che politicizzano nuove arene dove esprimere il confronto pubblico. Fra queste Schudson fa rientrare anche le scuole, i luoghi di lavoro, le associazioni professionali. In questo modo si politicizzano e si democraticizzano relazioni della vita non appartenenti alla politica. Schudson è ben consapevole di come queste evoluzioni conducano a una progressiva diminuzione del ruolo dei partiti e a una crescita di quello dei media, con la loro tendenza a personalizzare la politica e a enfatizzare il conflitto; tuttavia, ritiene che tali trasformazioni favoriscano una democrazia di massa in cui i singoli si familiarizzano con i diritti individuali, quelli per i quali nascono e combattono i nuovi soggetti sociali degli anni '60.

Attraverso questa tesi si sottolinea come la sensibilità per i propri diritti in tante sfere della vita associativa abbia di fatto accresciuto l'attività politica dei singoli, svolta in tanti differenti luoghi: le coppie gay e lesbo sono politiche quando cercano di sposarsi legalmente. Altri fanno politica quando indossano una spilla con su scritto "Non fumare, grazie", quando insegnano ai loro figli a leggere le etichette nutrizionali al supermercato. Questa citazione fa ben comprendere come la politica sia fuoriuscita dai luoghi classici della sua definizione e discussione, e preveda una partecipazione continua ogni volta che ci si trova a ragionare, decidere e agire su temi e fenomeni che hanno ricadute pubbliche, anche se si formano e sviluppano nella dimensione usualmente definita privata.

Per la moltiplicazione, specializzazione e complessità di azione dei temi dibattuti nella sfera pubblica, si richiederebbe al cittadino una competenza che dovrebbe passare attraverso una conoscenza onnicomprensiva. Pertanto, al cittadino ben informato si sostituisce il cittadino monitorante, sono forse meglio informati dei cittadini del passato, ma non possiamo dire con certezza che sappiano cosa fare con il loro bagaglio di conoscenze.

Cittadini e istituzioni nella società digitale

La comunicazione digitale ha ampliato gli ambienti sociali frequentati dai singoli individui. McNair parla di caos culturale dovuto al fatto che ognuno di noi riceve informazioni:

  • Provenienti direttamente dalle fonti (politici che postano sui social);
  • Mediate dal sistema giornalistico;
  • Che arrivano da amici e followers, in grado di rimediare i messaggi.

Questo può portare a una democratizzazione della sfera pubblica, grazie alla possibilità di arricchire il discorso pubblico, ma diventa più difficile stabilire la rilevanza degli eventi di cui si discute e soprattutto si riduce la condivisione dei principi attraverso cui si seleziona ciò di cui si vuole parlare. La comunicazione digitale accentua questo processo attraverso la moltiplicazione del numero di emittenti e di destinatari e attraverso la disintermediazione, che trasforma gli utenti in prosumers: consumatori e produttori. Se prima le testate rappresentavano le piazze dove i giornalisti esponevano temi e soggetti, adesso, nello spazio digitale, ogni attore si mette in piazza.

Singer utilizza cinque "i" per descrivere le evoluzioni apportate al giornalismo dalla comunicazione digitale:

  • Immersive (coinvolgente): siamo immersi nell’informazione e nei media (overload informativo);
  • Interconnesso: ciascuno di noi è un puntino in potenziale contatto con ogni altro nodo della rete;
  • Individualizzato: la ricchezza informativa in circolazione determina diete mediali molto più personalizzate e ciascuno di noi assembla queste informazioni in modo individualizzato;
  • Iterativo (ripetitivo): sistema costantemente aggiornato, l’informazione digitale è cumulabile, aggrega informazioni facilmente ripescabili, non viene eliminato;
  • Istantaneo: tutto diventa immediato.

Le notizie vanno sempre meno intese come un prodotto e sempre più come un processo, definito da relazioni fra enti pubblici, aziende, associazioni, sistema della comunicazione e cittadini. Fino all'avvento della comunicazione digitale il giornalismo ha svolto la funzione di mediazione: istituzione preposta alla selezione, verifica e pubblicazione di quanto si riteneva fosse d'interesse pubblico. Con la rivoluzione del digitale il giornalismo perde il monopolio nella produzione e diffusione delle notizie. Si attenua la distinzione fra informazione e comunicazione. L'informazione giornalista ha come caratteristiche: l’indubitabilità del fatto, la rilevanza e il grado di pubblico interesse. La comunicazione invece viene vista come la pubblicizzazione da parte di qualsiasi attore sociale di un fatto per proprio interesse, spesso legato alla volontà di persuadere. Il fruitore non è davanti a un testo definito, quello che c'è scritto sul giornale o si vede in tv, di cui deve dare una sua interpretazione: bensì davanti a un testo che evolve di continuo grazie a commenti, precisazioni, contestazioni prodotte tanto dalle fonti delle notizie quanto da altri fruitori.

La Legge 150/2000 colloca la comunicazione con i cittadini tra le funzioni obbligatorie della PA, per migliorare il rapporto. La legge individua tre strutture: uffici stampa, uffici relazioni con il pubblico e ufficio del portavoce; con l’obiettivo della trasparenza, dell’ascolto e della relazionalità.

Con l'avvento delle tecnologie, i cittadini moltiplicano le loro possibilità di connessione. Il ruolo del comunicatore pubblico, fra amministrazione e media e fra amministrazione e cittadini, è quindi messo in crisi dalla possibilità di un rapporto diretto e immediato. La presenza dei social permetterebbe un confronto più aperto con i cittadini, chiamandoli a forme partecipative e di collaborazione, in realtà permangono modalità tese a un approccio promozionale oppure informativo, ma poco orientato a dare effettivamente voce e a far partecipare i cittadini.

Comunicazione ubiqua si riferisce al fatto che può trovarsi contemporaneamente in più luoghi. Da un lato ci sono cittadini sempre più esigenti (uso dei media digitali come strumento di dialogo, di organizzazione delle proteste e delle richieste); dall'altro, c’è l'importanza di rendersi visibili, relazionarsi ed entrare in contatto con i cittadini per gli amministratori, al fine d'assicurare trasparenza e immediatezza, per attenuare la crisi di fiducia nella politica e nelle istituzioni.

Traiettorie del cambiamento: obiettivo della comunicazione pubblica è favorire e creare relazioni tra le istituzioni, cittadini e dipendenti, basate su credibilità, fiducia, riconoscimento. L'ampliamento dei compiti e delle funzioni comunicative è conseguenza dei processi di trasformazione sociale, culturale e tecnologica che hanno accompagnato il percorso di riforma delle PA, delineando una pratica professionale molto più articolata e complessa, rispetto a quella che la legge 150/200 ha voluto disciplinare. L'ampliamento delle funzioni comunicative impone ai professionisti di praticare "territori" sempre più ampi: gestione dell'ascolto e del front line; relazioni con i media; presidio del web; attività di web e social media listening; campagne di comunicazione; comunicazione di crisi e di emergenza; comunicazione per l'identità e l’immagine; visualizzazione e analisi dei dati; comunicazione interna. Nati come facilitatori dei processi di apertura all'informazione e alla comunicazione, i professionisti della comunicazione si ritrovano oggi a fronteggiare situazioni che richiedono un ruolo più di selezionatori (di informazioni, dati, contenuti) nonché di connettori tra le parti dell'organizzazione, tra gli obiettivi e la loro realizzazione.

Analisi della comunicazione pubblica nei comuni toscani

Prima fase: censire, monitorare

Scelta mixed methods, impiegando una pluralità di approcci (interviste non direttive di tipo biografico, interviste semi-strutturate, questionario telefonico, survey online, focus groups con esercizi proiettivi). Nella prima fase si è cercato di capire in che modo gli enti locali hanno risposto alle sfide imposte dalle trasformazioni in atto. È stata realizzata una prima indagine quantitativa, tesa a mappare e scorgere gli assetti organizzativi e le modalità di gestione della comunicazione nei Comuni toscani. I macro-obiettivi sono tre: a) conoscere il funzionamento interno dei Comuni nella gestione quotidiana delle attività comunicative; b) individuare competenze e saperi specifici; c) analizzare prassi e routine professionali alla luce delle trasformazioni tecnologiche. Si è deciso di utilizzare come strumento metodologico l'intervista telefonica con un responsabile alla comunicazione del Comune, basata su 20 domande, sia a risposta multipla, sia a risposta aperta.

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Scienze politiche e sociali SPS/08 Sociologia dei processi culturali e comunicativi

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher elisalizza di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia della comunicazione pubblica e istituzionale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Firenze o del prof Solito Laura.
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