Comunico ergo sum: comunicazione pubblica e sociale
Comunicazione pubblica e sociale ha per oggetto e finalità l'interesse generale. Ci si può sottrarre alla comunicazione? No, perché la comunicazione emerge come dovere e risposta a una più pressante domanda sociale di conoscenza e informazione; inoltre, la centralità della dimensione comunicativa risponde alle esigenze di tutti i soggetti sociali di ottenere visibilità, riconoscimento, affermazione e legittimazione.
Costruire e valorizzare la propria identità, affermare e legittimare il proprio ruolo, individuare aspetti e caratteristiche che rendano il soggetto riconoscibile e identificabile; attivare e governare relazioni interne ed esterne, generare risorse di fiducia, credibilità e reputazione; infine, raccontare se stessi, ovvero costruire la propria immagine. Pubblico o privato che sia, non c'è soggetto che non si ponga oggi la questione di "come" comunicare e "cosa comunicare".
La visione di Bauman
Bauman: l'umanità contemporanea parla con molte voci e la questione centrale nella nostra epoca è come trasformare questa polifonia in armonia e impedirle di degenerare in cacofonia.
Comunico, ergo sum
Comunico, ergo sum: comunico, dunque esisto. La prima lettura di questo titolo rinvierebbe all'affermazione di una tendenza a rendersi visibile in una società dove se non si comunica, o se non si appare e non si ha accesso ai media, non si esiste. La scelta del titolo allude alla necessità di considerare ogni entità sociale come "sistema" comunicativo e, dunque, fa riferimento alla centralità della dimensione relazionale e comunicativa nelle società contemporanee.
Vi è una relazione stretta tra trasformazioni sociali, aumento della complessità, "affollamento" dello spazio pubblico e la nuova centralità della dimensione comunicativa, intesa come condivisione di forme della discussione pubblica, il cui fine ultimo è quello di far fronte alle nuove esigenze e richieste di informazione, di conoscenza e di coinvolgimento dei cittadini (trasparenza; diritto di accesso; partecipazione), e di rispondere alle nuove esigenze di tutti i soggetti sociali di ottenere riconoscimento, affermazione e visibilità.
Modelli di comunicazione
Passaggio da un modello di comunicazione autoreferenziale - attento alle esigenze interne dell'emittente e caratterizzato da una scarsa attenzione al ricevente - al modello della trasparenza intesa non come capacità di rendere tutto chiaro e percepibile, bensì "rendere visibile", far vedere e far conoscere all'esterno e dall’esterno.
La comunicazione è diventata esigenza, necessità, ovvero interesse dei soggetti che comunicano. L'accresciuto livello della complessità sociale, i processi di specializzazione delle funzioni, la moltiplicazione dei soggetti e l'ampliamento dei temi della discussione pubblica hanno fatto emergere la necessità per ogni soggetto di costruirsi un ruolo pubblico; infine, l'opportunità di rafforzare un processo di identificazione simbolica, costruendo, promuovendo e rendendo visibile la propria identità e la propria immagine.
La sfera pubblica e il ruolo del digitale
Esigenza fa riferimento ai cambiamenti della sfera pubblica (spazio sociale dove si svolge la discussione pubblica e si costruisce opinione pubblica): oggi profondamente ridefinita dai media: allargata, densa (perché composta da una trama fitta di relazioni e flussi informativi da parte di un numero sempre maggiore di attori sociali, che necessitano di una riconoscibilità pubblica), frammentata, diversificata, caotica e plurale (interattività; velocizzazione; relazionalità). Il ruolo attivo anche del pubblico è dovuto alle caratteristiche del digitale, che permette la produzione di contenuti (condivisione, post).
Nella trasformata sfera pubblica risulta, così, sempre più chiaro che accanto al fare - ciò che un soggetto fa, produce e per cui si caratterizza - e all'essere - la sua identità e la sua funzione - acquista importanza il dire, per affermare la propria presenza; farsi conoscere, ottenere riconoscimento e consenso.
Il ruolo della comunicazione
La comunicazione può, dunque, svolgere un ruolo fondamentale per far capire la propria missione e azione sociale, le caratteristiche che la distinguono, le motivazioni che la animano e la supportano. Un'identità non più limitata e circoscritta al "chi si è", ma negoziata e praticata nel rapporto con il contesto sociale e i propri interlocutori. Proprio la nuova centralità acquisita da questi ultimi porta in primo piano la necessità di lavorare sulla propria immagine, sulla propria reputazione, grazie a strategie tese a ottenere credibilità, affidabilità (mantenere le promesse) e fiducia, che si fondano sui comportamenti dell'organizzazione; nondimeno, assume una crescente rilevanza anche la comunicazione. La notorietà di un qualsiasi soggetto è data dal fatto che gli interlocutori lo conoscano e avvertano un elevato grado di familiarità.
Quando parliamo di strategie comunicative tese alla costruzione della visibilità pubblica, occorre fare riferimento a due significati profondi. Il primo fa riferimento alle caratteristiche del processo comunicativo, alla natura dialogica, bidirezionale e relazionale. Nel comunicare è fondamentale il rapporto tra due o più soggetti perché la comunicazione incide sui soggetti interagenti. Il cambiamento, infatti, è lo scopo principale dell'agire comunicativo. Il secondo si riferisce, più direttamente, al significato della comunicazione e al suo scopo principale, alla sua funzione di collante sociale, proprio per le sue potenzialità di produrre e mantenere relazioni. Comunicare significa mettere in comune, agire insieme ad altri in un contesto, partecipare.
In questo senso, lo scopo della comunicazione pubblica e sociale è crescere il capitale sociale, ovvero: l'insieme di quegli elementi dell'organizzazione - come la fiducia, le norme condivise, le reti sociali - che possono migliorare l'efficienza della società, nella misura in cui facilitano l'azione coordinata degli individui. L’atto comunicativo è sempre un atto che esprime intenzionalità (atto consapevole), soprattutto quando a comunicare è un soggetto pubblico.
Storia e trasformazione della comunicazione pubblica
Per lungo tempo, propaganda e immagine sono stati gli obiettivi che hanno caratterizzato la comunicazione del soggetto pubblico nel nostro paese. Obiettivi sorretti d'altra parte da tre idee sulla comunicazione:
- L’idea che la comunicazione sia un’operazione di facciata per dare la migliore immagine di sé.
- L'idea che la sua funzione è quella di trasmettere il maggior numero di informazioni e incidere sulla percezione e definizione della realtà.
- La convinzione che la comunicazione attenga prevalentemente alla possibilità/capacità di trasmettere un messaggio e produrre l'effetto desiderato (di convincimento e persuasione).
È soltanto dagli inizi degli anni ‘90, grazie anche a una serie di interventi legislativi, che si cominciano a intravedere alcuni importanti processi trasformativi:
- Il riconoscimento esplicito della necessità che le istituzioni comunichino con i cittadini.
- L'individuazione di strutture e professionalità capaci di agire in un contesto più complesso.
- La distinzione tra attività di informazione e attività di comunicazione.
Richiamando il significato della parola "responsabilità", che vuol dire rispondere a qualcosa o qualcuno, si possono individuare quattro dimensioni nel campo comunicativo. La prima dimensione rinvia alla responsabilità relativa all’emittente, ovvero rispondere della propria identità (che va costruita, gestita e fatta conoscere) e dei propri scopi, dei compiti e delle funzioni. La seconda dimensione riguarda il contenuto della comunicazione, il cosa si comunica e, dunque, rimanda alla cruciale questione dell'indispensabile coerenza tra ciò che si trasmette e ciò che realmente si è e si fa, ma anche ai linguaggi e alle modalità attraverso cui si comunica (modo in cui si dice).
La terza dimensione si riferisce alla relazione. Responsabilità come rispondere a qualcuno da cui si è ricevuto un mandato, chi comunica rende conto a se stesso, o all’istituzione per conto della quale parla. Ciò accade quando l’individuo che comunica è portatore di un ruolo istituzionale o fa parte di una categoria professionale (docente universitario, è responsabile anche dell’istituzione per la quale lavora). Infine, la quarta dimensione concerne la responsabilità relativa agli effetti e alle conseguenze dell'agire comunicativo, che vuol dire rispondere di quanto le proprie azioni possono produrre sull’emittente: credibilità-reputazione, immagine; sul destinatario.
Strategie opportunistiche
- Immagine dell’emittente idealizzata che non corrisponde alla sua vera identità.
- Dichiarare uno scopo comunicativo che non è quello reale.
- Confusione e/o manipolazione delle cornici entro cui si inquadrano azioni, progetti, comunicazioni e che orientano le attribuzioni di significato.
- Autore e mandante restano celati: colui che comunica non è il vero comunicatore (fughe di notizie, uso delle intercettazioni telefoniche).
Perché comunicare?
Processi organizzativi finalizzati a:
- Costruire e consolidare la propria identità.
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