Relazioni Internazionali — Jackson
RIASSUNTI DETTAGLIATI · CAPITOLI I–XII · SCHEMA DI STUDIO INTEGRATO
PARTE PRIMA · FONDAMENTI DELLA DISCIPLINA
Cap. I — Perché studiare le relazioni internazionali?
Cap. II — Le RI come disciplina accademica
PARTE SECONDA · LE TEORIE CLASSICHE
Cap. III — Il realismo
Cap. IV — Il liberalismo
Cap. V — La società internazionale
Cap. VI — EPI: le teorie classiche
PARTE TERZA · APPROCCI E DIBATTITI CONTEMPORANEI
Cap. VII — EPI: dibattiti contemporanei
Cap. VIII — Il costruttivismo sociale
Cap. IX — Il post-positivismo nelle RI
PARTE QUARTA · POLITICHE E QUESTIONI APERTE
Cap. X — La politica estera
Cap. XI — Questioni chiave nelle RI contemporanee
Cap. XII — Sfide alla sicurezza: guerre civili, migrazioni, cyberspazio
PARTE PRIMA · FONDAMENTI DELLA DISCIPLINA
Perché studiare le relazioni internazionali?
CAP. I
Il capitolo introduce l'oggetto delle RI: lo studio delle relazioni fra Stati sovrani e attori non statali
(OIG, ONG, multinazionali). Definisce lo Stato, il sistema internazionale, i valori fondamentali che gli
Stati promuovono (sicurezza, libertà, ordine/giustizia, ricchezza), e ripercorre la storia del sistema
degli Stati moderni fino alla globalizzazione.
Le RI nella vita di ogni giorno
§ 1
Relazioni Internazionali (RI)
Disciplina che studia le relazioni e le interazioni tra Stati, comprese le politiche e attività di
governi nazionali, organizzazioni intergovernative (OIG), organizzazioni non governative (ONG)
e compagnie multinazionali (MNC). È materia teorica ma orientata alla prassi; gli approcci
accademici possono essere empirici, normativi o entrambi.
Branca della scienza politica, ma di fatto interdisciplinare: oggetto di studio di storici, economisti,
giuristi, filosofi. Il tema guerra-pace è centrale nella teoria tradizionale delle RI; oggi alcuni
preferiscono le denominazioni Studi Internazionali o Politica Mondiale, data la varietà dei temi
trattati. Convenzionalmente, la disciplina inizia con la nascita degli Stati sovrani moderni.
Stato
Territorio delimitato da frontiere, su cui è stanziata una popolazione permanente dotata di
medesima cittadinanza, soggetta alla giurisdizione di un governo centrale indipendente dai
governi esteri (sovranità), che riconosce anche la sovranità degli altri.
Sistema internazionale degli Stati
Insieme di Stati-nazione indipendenti, oggetto primario di interesse delle RI. Si configura anche
attraverso i mercati internazionali, che rendono l'isolamento pressoché impossibile o comunque
svantaggioso. Le RI studiano natura e conseguenze di questo sistema di relazioni sociali,
basandosi sulla distinzione fra i nostri sé collettivi e altri sé collettivi.
I valori fondamentali promossi dagli Stati
§ 2
Gli Stati promuovono e tutelano valori sociali fondamentali per la qualità della vita umana:
Sicurezza
Protezione di cittadini e istituzioni da minacce interne/esterne. Dilemma della sicurezza: le misure
difensive di uno Stato minacciano al contempo la sicurezza altrui. Equilibrio di potenza: teoria realista
volta a impedire ruoli egemonici tramite intimidazione o forza.
Libertà personale e nazionale
Difesa dell'indipendenza nazionale, presupposto delle libertà individuali. Concetto promosso soprattutto
dalle teorie liberali (pace e progresso attraverso la cooperazione).
Ordine e giustizia
Rispetto del diritto internazionale, prassi diplomatica, sostegno alle organizzazioni internazionali, tutela
dei diritti umani. Tipico delle teorie della Società Internazionale (SI): gli Stati come attori socialmente
responsabili.
Ricchezza e benessere
Interdipendenza economica: positiva per alcuni (libertà, tenore di vita), negativa per altri
(disuguaglianze, squilibri di potere). Tipico delle teorie di Economia Politica Internazionale (EPI).
Momenti storici di consapevolezza di questi valori: le due guerre mondiali, la crisi dei missili di Cuba
(1962), la guerra del Golfo (1990-91), i conflitti balcanici, l'11 settembre 2001, le primavere arabe, i
conflitti israelo-palestinese e russo-ucraino.
L'idea che la vita organizzata in Stati sia preferibile all'anarchia risale a Hobbes (Leviatano).
Formula di Samuel Huntington: "gli uomini possono avere ordine senza libertà, ma non possono
avere libertà senza ordine". Le condizioni del Sud Globale, dove questi valori non sono salvaguardati,
alimentano le teorie radicali, che contestano il sistema degli Stati esistente ritenendolo fonte di
sofferenza umana.
Breve storia del sistema degli Stati moderni
§ 3
Sistema degli Stati
Complesso delle relazioni tra raggruppamenti umani separati, che occupano territori distinti,
non soggetti ad alcuna autorità superiore, dotati di reciproca indipendenza.
Evoluzione storica delle forme di organizzazione politica: bande, tribù, chiefdoms su piccola scala,
imperi su larga scala. Il sistema degli Stati è un'invenzione storica, non un dato immutabile —
soggetto a cambiamento (es. dibattito sulla crescente interdipendenza legata alla globalizzazione).
Origini antiche legate al processo di caging (ingabbiamento): l'agricoltura induce alla
sedentarizzazione e a nuove forme di organizzazione sociale. Esempi storici: l'antica Cina nel periodo
dei Regni Combattenti (480-221 a.C. — l'Impero cinese fu il più duraturo, oltre 2000 anni); l'Ellade,
primo sistema di Stati in Occidente (città-stato come Atene, senza vera diplomazia, basato su lingua
e religione condivise), assorbita poi dall'Impero romano (succeduto da Impero franco/Sacro Romano
Impero a Occidente, Impero bizantino a Oriente).
Medioevo: non esistevano ancora Stati sovrani nel senso moderno, ma Stati composti (più sub-
unità con proprie istituzioni). Epoca di disordine, senza distinzione fra guerra civile e internazionale,
diritti come privilegi anziché norme universali. La Rivoluzione papale del 1075 pose le basi per
l'affermarsi dello Stato sovrano: la Chiesa riconobbe che i re fossero "imperatori dei propri regni",
primo passo verso la moderna dottrina dell'eguaglianza degli Stati.
Pace di Vestfalia (1648) — tradizionalisti vs revisionisti
Il passaggio da Medioevo a età moderna avviene convenzionalmente con la guerra dei
Trent'anni (1618-1648) e la Pace di Vestfalia, che segna la nascita dello Stato sovrano
(monopolio statale sugli strumenti di guerra). I tradizionalisti individuano nel 1648 il momento
preciso di tale nascita; i revisionisti ritengono che i dati storici non sostengano tale
periodizzazione, giudicandola un mero costrutto.
Caratteristiche del moderno sistema degli Stati: riconoscimento reciproco di
legittimità/indipendenza; esclusione (storica) dei sistemi extra-europei; relazioni soggette a diritto
internazionale e prassi diplomatica; ricerca di equilibrio di potenza per impedire posizioni
egemoniche (tentativi falliti: Carlo V, Luigi XIV, Napoleone; sistema di Vienna 1815-1914; dibattito
sull'unipolarismo USA post-Guerra Fredda; ritorno a un mondo bipolare/multipolare con l'ascesa di
Cina e Russia).
Globalizzazione e sistema degli Stati
§ 4 Trapianto di Stati occidentali nelle Americhe.
1
1 Incorporazione di Stati non colonizzabili nelle regole del sistema occidentale.
2
2 Rivolte anticoloniali e decolonizzazione ("rivolta contro l'Occidente").
3
3 Dissoluzione di URSS, Jugoslavia, Cecoslovacchia.
4
4
Oggi le RI sono materia di studio universale.
Le due dimensioni dello Stato sovrano
§ 5
Stato come governo/paese: guarda ai rapporti Stato-società (politica interna) e ai rapporti
interstatuali (politica estera).
Statualità giuridica
Riconoscimento formale di sovranità e indipendenza, appartenenza a organizzazioni
internazionali, titolarità di diritti/responsabilità. Il riconoscimento è cruciale per l'appartenenza
alla società internazionale (es. Québec, Scozia, Catalogna).
Statualità empirica (di fatto)
Grado di sviluppo di istituzioni politiche efficienti, base economica solida, unità nazionale.
Distingue Stati forti (alta statualità empirica, non necessariamente militare — es. Danimarca)
da quasi-Stati (bassa statualità empirica pur con statualità giuridica — es. Federazione Russa).
Il problema dei quasi-Stati
§ 6
I realisti concentrano l'analisi sulle grandi potenze, considerando i paesi in via di sviluppo periferici
nel sistema di politica di potenza. Gli approcci liberali e SI considerano la condizione dei quasi-Stati
un problema cruciale. L'approccio EPI (perlopiù marxista) legge la disuguaglianza centro-periferia
come chiave del sistema mondiale: il sistema degli Stati non si limita a reagire al cambiamento, ne è
esso stesso fattore.
Domanda aperta: il sistema degli Stati muterà radicalmente, fino a non rientrare più nelle
caratteristiche odierne, oppure continuerà ad adattarsi come ha fatto negli ultimi 350 anni?
Le RI come disciplina accademica
CAP. II
Ricostruisce la storia della disciplina attraverso i suoi quattro grandi dibattiti: liberalismo utopico vs
realismo; approcci tradizionali vs behaviorismo; neorealismo/neoliberalismo vs neomarxismo (EPI);
tradizioni consolidate vs alternative post-positiviste. Introduce anche i criteri per valutare una teoria
e i livelli di analisi di Waltz.
I quattro grandi dibattiti delle RI
§ 1
1° dibattito
Liberalismo utopico vs realismo
2° dibattito
Approcci tradizionali vs behaviorismo
3° dibattito
Neorealismo/neoliberalismo vs neomarxismo (EPI)
4° dibattito
Tradizioni consolidate vs alternative post-positiviste
Il liberalismo utopico: i primi studi sulle RI
§ 2
Nasce dopo la Prima guerra mondiale, di fronte al problema della guerra totale industriale. Michael
Mann: "la civiltà pluristatale d'Europa... giunse quasi a commettere suicidio". I liberali attribuiscono
la responsabilità della guerra all'egoismo dei governanti autocratici (Germania, Austria) e al sistema
di alleanze, che spinse le potenze in guerra anziché attutire le tensioni.
Prima cattedra di politica internazionale: Wilson, Aberystwyth 1919. Disciplina sviluppata
inizialmente in USA e UK. Wilson: 14 punti (gennaio 1918), nuovo ordine internazionale liberale, fine
diplomazia segreta, libertà dei mari, libero commercio → Società delle Nazioni; apice con il Patto
Briand-Kellogg (1928) (abolizione della guerra offensiva). Idealismo wilsoniano: democrazia (pace
democratica) + autodeterminazione (organizzazione internazionale = cooperazione pacifica).
Norman Angell, The Great Illusion (1909): la guerra è controproducente perché le conquiste
territoriali danneggiano il commercio; modernizzazione e interdipendenza rendono obsoleta la
guerra.
Perché "utopico"? Ascesa delle dittature anni '30 (Germania, Italia, Spagna); gli Stati liberali erano essi
stessi imperi colonizzatori (Wilson favorevole alla segregazione razziale in USA); la SDN non divenne
mai forte (gli USA non ratificarono il Covenant); la crisi del 1929 portò a protezionismo e crollo del
commercio mondiale.
Il realismo e la crisi degli anni Venti-Quaranta
§ 3
E.H. Carr, The Twenty Years' Crisis: i teorici liberali fraintendono la natura delle RI, basate sul
conflitto di interessi fra paesi "abbienti" (che preservano lo status quo) e "non abbienti" (che
vogliono rovesciarlo).
Realismo classico — Hans Morgenthau
Politics among Nations (1948): fonda il realismo classico americano, partendo dal presupposto
della natura umana malvagia, egoista e desiderosa di potere. Giustificazioni psicologiche:
Freud (impulso aggressivo); Reinhold Niebuhr (peccato originale biblico). "La politica
internazionale... è una lotta per il potere. Quali che siano le finalità ultime della politica
internazionale, la finalità immediata è sempre il potere."
Lettura della Seconda guerra mondiale: i paesi non abbienti (Germania, Italia, Giappone) cercarono
di ribaltare l'equilibrio con la forza; la guerra è conseguenza dell'eccessiva fiducia di UK, USA,
Francia nella politica dell'appeasement. Visione ciclica della storia: le guerre sono normalità, non
anomalie. Il primo dibattito fu vinto dal realismo, che divenne dottrina predominante (pur senza
far scomparire il liberalismo).
Il secondo dibattito: il behaviorismo
§ 4
Dopo il 1945 nasce negli USA una nuova generazione di studiosi (scienze politiche, economia) che
applica il metodo scientifico: dati empirici, fatti osservabili, pattern ricorrenti, esclusione dei valori.
Approccio tradizionale (Carr)
Comprensione umanistica: storia, diritto internazionale, prassi diplomatica. Le RI non si
controllano scientificamente con l'osservazione empirica.
Approccio behaviorista
Nessuno spazio per l'etica, perché non studiabile scientificamente. Pretesa di formulare leggi
scientifiche generali sulle RI.
Gli antibehavioristi: lo studioso non può sottrarsi alla materia che studia. Morgenthau tentò una
sintesi (tradizionalista sui dilemmi morali, behaviorista nelle leggi generali di portata generale).
Esito: i behavioristi non vinsero del tutto ma si fecero ampia strada, aprendo la via a neorealismo e
neoliberalismo.
Neoliberalismo: istituzioni e interdipendenza
§ 5
Dopo il 1945: nuovo tentativo liberale di formulare teorie scientifiche senza l'idealismo utopico, sotto
l'influenza del behaviorismo.
Liberalismo sociologico
Karl Deutsch (anni '50): i legami transnazionali creano valori e identità comuni fra i popoli, aprendo a
relazioni pacifiche.
Liberalismo dell'interdipendenza
Keohane e Nye (anni '70): le relazioni tra Stati occidentali sono caratterizzate da completa
interdipendenza, con la sicurezza militare in secondo piano.
Liberalismo istituzionale
Oran Young, Keohane: alta interdipendenza → istituzioni transnazionali → cooperazione.
Liberalismo repubblicano
Michael Doyle — teoria della pace democratica: risoluzione pacifica dei conflitti, valori condivisi,
cooperazione economica.
Neorealismo: bipolarismo e contrapposizione
§ 6
Kenneth Waltz, Theory of International Politics (1979)
Ispirato alla microeconomia, si concentra sulla struttura del sistema internazionale, non
sull'etica del governare. Il sistema internazionale è in anarchia (assenza di autorità centrale); gli
Stati sovrani si differenziano per capacità relativa (potenza). Teoria consapevolmente
riduzionista: equilibrio di potenza fra grandi potenze; gli Stati piccoli si allineano alle grandi
potenze per preservare l'autonomia.
Anni '80: il neorealismo prevale sul neoliberalismo (lettura del bipolarismo mondiale). Neorealisti e
neoliberali convergono: Stati come attori in sistema anarchico, attenti ai propri interessi, favorevoli
al progetto scientifico behaviorista. Keohane tentò (incompiutamente) una sintesi delle due correnti.
Società Internazionale (SI): la Scuola inglese
§ 7
Estensione del primo dibattito, rifiuto del behaviorismo nel secondo. Principali teorici: Martin Wight
e Hedley Bull. Attinge sia al realismo che al liberalismo: riconosce l'importanza del potere ma
respinge lo stato di natura hobbesiano; concepisce lo Stato come Machtstaat (stato di forza) e
Rechtsstaat (stato di diritto).
L'ONU dimostra la coesistenza di forza (Consiglio di Sicurezza, veto alle 5 grandi potenze) e diritto
(Assemblea Generale, un voto per Stato). Rispetto al 1° dibattito: respinge sia il realismo rigido sia
l'estremo liberale — la differenza fra i due è artificiosa. Rispetto al 2° dibattito: respinge il
behaviorismo, poiché le RI sono materia normativa/storica/giuridica/filosofica.
Economia Politica Internazionale (EPI)
§ 8
Terzo grande dibattito (anni '70), sui problemi socioeconomici dei paesi in via di sviluppo. Tre filoni:
Neomarxismo
L'economia capitalista globale è controllata dai paesi ricchi; i paesi poveri sono resi tali dallo scambio
ineguale (Andre Frank) e dal sistema gerarchico del capitalismo (Wallerstein).
EPI liberale
Mercati liberi, proprietà privata, libertà individuale (Adam Smith) promuovono il progresso
indipendentemente dal livello di sviluppo.
EPI realista / mercantilismo
Friedrich List: la ricchezza è condizione della forza statale; senza potenza dominante (USA dopo il 1945)
non può esistere economia mondiale liberale.
Voci dissidenti: approcci alternativi (quarto dibattito)
§ 9
Dopo la Guerra Fredda: crisi del neorealismo (mancato bilanciamento dell'egemonia USA; l'11
settembre mette in dubbio la centralità stato-centrica). Approcci critici: il costruttivismo (critica il
materialismo di neorealismo e neoliberalismo) e gli approcci post-positivisti (post-strutturalismo,
post-colonialismo, femminismo — senza un'unica alternativa condivisa).
Criteri per valutare una teoria e livelli di analisi
§ 10
Criteri per una buona teoria: coerenza, chiarezza di enunciazione, imparzialità, ampiezza, profondità.
Pluralismo delle teorie: nessuna metodologia unica è applicabile a teorie con assunzioni
radicalmente diverse.
Waltz — le tre immagini (livelli di analisi)
Prima immagine — individui → realismo classico. Seconda immagine — livello nazionale →
teoria liberale della pace democratica. Terza immagine — sistema degli Stati → neorealismo.
Le immagini trasversali combinano più livelli (es. realismo neoclassico: parte dalla terza
immagine/anarchia, filtrata dalla prima immagine/leadership nazionale). Dialogo recente fra RI e
Politica comparata (le RI guardano a fattori interni che spiegano le relazioni internazionali; la Politica
comparata guarda a fattori internazionali che influenzano la pol
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