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Manuale di Politica Estera Italiana — Diodato · Marchetti

RIASSUNTI DETTAGLIATI · CAPITOLI I–XII · SCHEMA DI STUDIO INTEGRATO

PARTE PRIMA · FONDAMENTI DELL'ANALISI

Cap. I — L'Analisi della Politica Estera (FPA): teorie e determinanti

Cap. II — Modelli decisionali e attori della politica estera

PARTE SECONDA · LO STRUMENTO DIPLOMATICO

Cap. III — La diplomazia e le relazioni internazionali

PARTE TERZA · IL SISTEMA ITALIANO: ATTORI E PROCESSI

Cap. IV — Il circuito istituzionale

Cap. V — Attori non governativi, media e opinione pubblica

PARTE QUARTA · STORIA DELLA POLITICA ESTERA ITALIANA

Cap. VI — Le culture e gli orientamenti

Cap. VII — Giunture critiche I: unificazione ed epoca liberale

Cap. VIII — Giunture critiche II: fascismo, guerra fredda, seconda repubblica

PARTE QUINTA · TEORIA E STRATEGIA

Cap. IX — Interpretazioni teoriche: ruolo, identità e le tre teorie

Cap. X — Scelte e risorse strategiche della politica estera italiana

PARTE SESTA · SCHEDE PAESE

Cap. XI — I rapporti multilaterali: Unione Europea e NATO

Cap. XII — I rapporti bilaterali: le sette relazioni chiave

PARTE PRIMA · FONDAMENTI DELL'ANALISI

L'Analisi della Politica Estera (FPA): teorie e determinanti

CAP. I

Il capitolo introduce la Foreign Policy Analysis (FPA) come sotto-disciplina delle RI che adatta

realismo, liberalismo e costruttivismo al caso nazionale. Definisce il linkage fra politica interna ed

estera, i tre pilastri della politica internazionale (FPA/IPE/ISS) e le determinanti — esterne, interne,

individuali — che orientano le scelte di uno Stato.

Che cos'è l'Analisi della Politica Estera

§ 1

Politica estera

Insieme di comportamenti (strategie, approcci, azioni) adottati da attori — principalmente

governativi — per interagire con soggetti esterni ai propri confini, in un ambiente non

totalmente sotto controllo. È lo strumento con cui lo Stato modella il contesto internazionale per

perseguire i propri obiettivi nazionali.

Foreign Policy Analysis (FPA)

Sotto-disciplina delle RI che adatta le grandi tradizioni teoriche (realismo, liberalismo,

costruttivismo) al contesto nazionale, con maggiore credibilità rispetto all'analisi giornalistica

poiché fa uso consapevole del patrimonio teorico delle RI.

La crescente complessità del sistema globale ha ampliato i temi trattati dalla FPA (inclusa la low

politics) e coinvolto attori non statuali, oggi capaci di politiche estere autonome o sinergiche con gli

Stati. La FPA seleziona vari elementi per interpretare le decisioni: processi cognitivi, personalità dei

leader, dinamiche dei piccoli gruppi, processi organizzativi, politica burocratica, cultura di politica

estera, contestazione politica interna, caratteristiche nazionali, fattori sistemici.

Sebbene il realismo enfatizzi l'autonomia della politica estera, in pratica essa è strettamente legata

alla politica interna, come evidenziato dai liberali. Il linkage è reciproco: la politica estera può

condizionare la politica interna (il fallimento di Carter nella crisi degli ostaggi di Teheran ne

compromise la rielezione nel 1980; la sconfitta argentina nelle Falkland accelerò la caduta della

giunta militare) e viceversa (gruppi di pressione, partiti, elettorato condizionano le scelte estere —

es. il peso della lobby ebraica sulla politica mediorientale USA).

Bonapartismo

Strumentalizzazione della politica estera per fini di consolidamento del potere interno tramite il

prestigio internazionale. Durante la Guerra Fredda il non-allineamento fu sfruttato come

legittimazione da leader come Nasser, Tito e Hailé Selassié.

I tre pilastri della politica internazionale

§ 2

La FPA è una delle tre principali dimensioni di policy nelle RI, accanto all'Economia Politica

Internazionale (IPE) e agli Studi di Sicurezza Internazionale (ISS). Corrispondono a tre figure

tradizionali della politica internazionale: il diplomatico, il mercante, il soldato. La FPA nasce nel solco

della tradizione realista, ma amplia l'analisi a livelli differenti.

Realismo

Anarchia internazionale, autotutela statale. Politiche estere definite da potere, interesse nazionale,

competizione. Potere prevalentemente militare; fattori esogeni, ignora quelli interni.

Liberalismo

Fattori endogeni: strutture istituzionali/burocratiche, gruppi di pressione, opinione pubblica. Pace

democratica, interdipendenza economica, istituzioni internazionali. "Imprudenza liberale": promuovere

la democrazia può generare instabilità.

Costruttivismo

Il contesto internazionale è socialmente costruito: le idee, più delle risorse materiali, determinano

identità, interessi e azioni. Gli "imprenditori delle idee" (politici, attivisti, intellettuali) guidano il

cambiamento; gli interessi nazionali evolvono tramite interazione sociale.

Le determinanti della politica estera

§ 3

Prima di analizzare i mezzi della politica estera occorre considerare due elementi centrali: le

determinanti (i fattori che influenzano le scelte) e i processi decisionali (il modo in cui le

politiche vengono elaborate).

Determinanti esterne

Struttura del sistema internazionale (mutamenti nella gerarchia del potere); azioni degli altri

attori; tendenze globali (guerre civili, conflitti etnici, interdipendenza economica,

globalizzazione — che riduce la capacità dei governi di controllare le dinamiche finanziarie).

Determinanti interne

Geopolitica (posizione, territorio, clima, risorse); capacità materiali (potere militare, sviluppo

economico/tecnologico); sistema politico (democratico/autoritario); soft power (capacità

attrattiva culturale, ideologica, diplomatica).

Secondo Carlsnaes, l'analisi del processo decisionale si articola in tre dimensioni: intenzionale

(obiettivi dei decisori), disposizionale (posture psicologiche generate dalle decisioni), strutturale

(fattori macroeconomici, sociali, culturali predeterminanti). Esistono inoltre tre livelli di analisi:

internazionale/esterno (anarchia, politiche globali), statale/interno (strutture politiche, opinione

pubblica, complessi militari-industriali), individuale (credenze, valori, personalità dei leader). I

realisti enfatizzano i fattori esterni; i liberali i fattori interni e individuali — non esiste un modello

univoco che ne gerarchizzi rigidamente il peso.

Modelli decisionali e attori della politica estera

CAP. II

Presenta i modelli teorici del processo decisionale — razionale, organizzativo, burocratico, pluralista,

costruttivista — e la Prospect Theory. Ricostruisce poi il passaggio da un approccio stato-centrico a

una prospettiva orientata agli agenti, individui e attori non statali inclusi.

Il modello razionale (realisti)

§ 1

Basato sul paradigma dell'attore razionale: lo Stato è un'unità coerente che prende decisioni

razionali seguendo cinque fasi.

Identificazione del problema.

1

1 Chiarimento e gerarchizzazione degli obiettivi.

2

2 Elencazione delle alternative percorribili.

3

3 Analisi costi-benefici di ciascuna opzione.

4

4 Scelta dell'opzione con il miglior rapporto costo/beneficio.

5

5

Critiche: razionalità limitata (informazioni incomplete, comportamento umano imprevedibile), non

linearità (decisioni incrementali e caotiche), processo collettivo (pressioni di gruppi diversi). Resta

però utile in crisi improvvise o in assenza di informazioni dettagliate sull'avversario (es. Guerra

Fredda).

I modelli liberali e costruttivisti

§ 2

2.1 Organizzativo

Decisioni su procedure operative standard (SOP), ricalcate su precedenti. Adatto a decisioni quotidiane;

critica: favorisce inerzia e reattività.

2.2 Burocratico

Decisioni da contrattazione fra strutture burocratiche con interessi divergenti (es. dibattito

interministeriale in Corea del Sud anni '80). Adatto a democrazie e organizzazioni complesse come l'UE.

2.3 Pluralista

Riflette gli interessi di una pluralità di attori non statali (gruppi d'interesse, MNC, opinione pubblica,

movimenti — es. campagna anni '90 contro le mine antiuomo).

Modello costruttivista

Il processo decisionale è influenzato dallo sviluppo e diffusione di idee (think tank, esperti,

media, istituzioni). Alcune idee diventano dominanti e orientano le scelte di governo —

esempio: le riforme di Gorbaciov (Glasnost e Perestrojka).

Prospect Theory (approccio psicologico)

Integra elementi non-razionali: i leader tendono a evitare scelte percepite come rischiose,

eliminando prima le opzioni con esiti inaccettabili (analisi polieuristica). L'impatto dei leader è

massimo in tre situazioni: istituzioni deboli o nuove (Washington, Lenin, Gandhi); scarsi vincoli

istituzionali (regimi dittatoriali); problemi secondari o crisi insolite.

I vari modelli non sono verità assolute ma strumenti euristici complementari: il modello razionale è

un punto di partenza, mentre elementi organizzativi, sociali e psicologici completano l'analisi.

Dallo Stato agli attori non statali

§ 3

Secondo Valerie Hudson, la FPA dovrebbe concentrarsi sugli individui, i veri agenti dotati di agency

— gli Stati non hanno un'identità autonoma ma agiscono come rappresentazioni di scelte individuali.

Esempio: la definizione di Erdoğan come "dittatore" da parte di Mario Draghi influenzò

significativamente i rapporti Italia-Turchia. Lo Stato mantiene però centralità grazie alla sua duplice

dimensione interna (cittadini/istituzioni) ed esterna (relazioni con altri Stati).

Attori non statali crescenti per peso: think tank (essenziali dal secondo dopoguerra in USA/Europa;

esempio non occidentale: il CICIR cinese, affiliato al Ministero della Sicurezza e al Partito Comunista),

imprese, organizzazioni della società civile, media, gruppi religiosi, criminalità organizzata.

PARTE SECONDA · LO STRUMENTO DIPLOMATICO

La diplomazia e le relazioni internazionali

CAP. III

Ricostruisce l'evoluzione della diplomazia, dalle prime tracce a Ebla (2500 a.C.) alla diplomazia

multiattoriale odierna. Presenta le cinque funzioni classiche, le missioni diplomatiche e consolari, gli

strumenti misti (economici, militari, sovversione) e le forme contemporanee — diplomazia pubblica e

diplomazia ibrida.

Origini e momenti chiave

§ 1

Prime testimonianze a Ebla (2500 a.C. ca.); diplomazia bilaterale nella Grecia classica; Cina pre-

imperiale (VII-III sec. a.C., L'arte della guerra di Sun Tzu); ruolo marginale ma archiviazione dei

trattati nell'Impero Romano; ambascerie occasionali nel Medioevo (l'apocrisario bizantino come

eccezione). Con l'Italia settentrionale pioniera si sviluppano le missioni permanenti:

professionalizzazione, ambasciate residenti, agenda inizialmente limitata agli interessi personali dei

sovrani.

Pace di Vestfalia (1648)

Norme sull'equilibrio fra Stati e consolidamento della diplomazia permanente.

Concerto europeo (XIX sec.)

Cooperazione fra grandi potenze; il "secolo della pace" 1815-1914.

Dopo la Prima guerra mondiale emerge la "nuova diplomazia": nuovi attori (organizzazioni

internazionali, ONG), passaggio dallo Stato garante della sicurezza allo

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Scienze politiche e sociali SPS/06 Storia delle relazioni internazionali

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher vianisamuele di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Relazioni internazionali e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Pisa o del prof Calossi Enrico.
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