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Capitolo 1: Dal mondo pulsionale al mondo soggettuale

Secondo la teoria psicoanalitica classica, le pulsioni hanno un ruolo primario nello sviluppo dell’individuo, e pone sullo sfondo le relazioni, intese da Freud unicamente come una diretta conseguenza dell’azione delle pulsioni. Da tale prospettiva deriva la visione di un uomo caratterizzato dalla lotta intrapsichica tra le proprie pulsioni inconsce e la difficoltà a scaricarle a livello conscio. Il ruolo degli oggetti si limita alla possibilità di inibire, facilitare o servire da bersaglio per tali pulsioni. Però, se l’oggetto delle pulsioni è allo stesso tempo fonte e meta delle stesse, com’è possibile spiegarne la preesistenza senza l’oggetto? Senza un oggetto la domanda pulsionale non esiste. Scaturì allora una teoria che dava maggiore importanza alle relazioni: la teoria delle relazioni oggettuali.

Secondo questa teoria, le pulsioni emergono nel contesto delle relazioni con il mondo esterno, e queste relazioni sono importanti perché la loro elaborazione struttura la personalità dell’individuo. Le prime rappresentazioni influiscono sullo svolgersi delle relazioni seguenti. Gli individui interagiscono, dunque, non soltanto con un altro soggetto reale, ma anche con un altro interno, facendo riferimento a delle relazioni prototipiche. Il concetto di “relazione oggettuale” si riferisce alle interazioni degli individui con altre persone, esterne e interne, e alle relazioni tra i loro mondi oggettuali esterni e interni.

Teoria delle relazioni soggettuali

La gruppoanalisi ha compiuto un ulteriore passo in avanti, attraverso la teoria delle relazioni soggettuali. In tale prospettiva si compie uno scostamento dal processo di interiorizzazione oggettuale, postulato dalla psicoanalisi, e si sottolinea come l’interiorizzazione delle relazioni non si fermi esclusivamente al contesto strettamente familiare, ma coinvolga l’intero ambito sociale e culturale. Quindi, per la gruppoanalisi, il meccanismo che sta alla base è l’introiezione: ogni bambino è il frutto di tutto ciò che ha introiettato. Dentro di lui ci sono madre, padre, ambiente, cultura. La soggettività è dunque il prodotto di un processo che inizia nel rapporto con il campo mentale transgenerazionale.

Primi utilizzi terapeutici del gruppo

Pratt fu il primo ad utilizzare il gruppo per fini terapeutici. Dal 1904 integrò il trattamento di pazienti tubercolotici con periodiche riunioni durante le quali venivano discussi aspetti medici e psicologici della malattia. Tali incontri avevano effetti positivi sia sul morale dei pazienti sia sul decorso della malattia. Dagli anni ’30 in poi, altri psicoterapeuti iniziarono a utilizzare il gruppo come terapia.

Principali orientamenti gruppali

  • Analisi in gruppo (Slavson): l’obiettivo era quello di curare l’individuo, quindi potremmo definirla come una psicoterapia individuale all’interno di un gruppo. Una delle figure più rappresentative dell’orientamento in gruppo è Slavson. Iniziò con definire le differenze tra il gruppo terapeutico e quello non terapeutico: nel primo caso, il fine che l’individuo si pone è personale; nel secondo caso è perseguito uno scopo che interessa il gruppo come totalità. Ma Slavson non giunge mai ad attribuire valore terapeutico al gruppo in quanto tale.
  • Analisi di gruppo (Ezriel, Bion): la teoria bioniana dei gruppi nacque dall’esperienza con i numerosi pazienti allontanati dall’esercito con la diagnosi di nevrosi di guerra. I soldati, considerati inutili o dannosi per la patria, venivano riuniti in piccoli gruppi senza leader, dove individuavano il loro oggetto di lavoro con l’assistenza di un terapeuta che aveva il compito di sostenere ciascuno dei membri.

Vi è una distinzione tra gruppo e aggregato di individui: quest’ultimo è l’insieme delle persone che costituiscono quanto nel senso comune è definito gruppo, all’interno del quale ciascun membro mantiene la sua individualità; nel gruppo, invece, la caratteristica peculiare è la perdita di individualità dei singoli. Il gruppo viene osservato da Bion proprio come gruppo, per questo si parla di analisi di gruppo. Nel gruppo bioniano (o gruppo esperenziale) l’analista considera il gruppo nella sua totalità e presta scarsa attenzione alle caratteristiche dei singoli. Si caratterizza per essere un gruppo di apprendimento per esperienza. Tale è l’importanza delle esperienze nei gruppi che si è potuto parlare di teoria bioniana di una mente gruppale.

  • Componente cosciente del gruppo di lavoro: caratterizzata dagli aspetti coscienti che motivano i partecipanti a unirsi collettivamente.
  • Componente inconscia del gruppo di base: caratterizzata dalle motivazioni inconsce che hanno spinto il gruppo a costituirsi.

Secondo Bion tali motivazioni sono il tentativo di esorcizzare la propria ansia rifugiandosi nel calore del gruppo. Bion chiama le componenti inconsce del gruppo base "assunti di base", e sono tre:

  • Assunto di base per dipendenza: i membri dipendono affettivamente dal leader del gruppo (l’esempio di Bion è la Chiesa, in cui il leader è il Papa).
  • Assunto di base per accoppiamento: i membri credono che tutti insieme faranno grandi cose. Ciò che è fondamentale perché questo assunto di base permanga è che l’obiettivo non venga mai raggiunto completamente (esempio, l’aristocrazia).
  • Assunto di base per attacco-fuga: i membri credono che qualcosa fuori o all’interno del gruppo minacci la loro incolumità. A fronte di ciò proiettano e investono della propria aggressività l’oggetto persecutorio (esempio, l’esercito).

Secondo Bion, gli assunti di base sono sempre presenti in ogni momento di vita del gruppo e possono essere più o meno influenti, disturbando più o meno intensamente il compito di lavoro (cosciente) del gruppo. Inoltre, egli rileva che in un dato istante un solo assunto di base può essere presente in un gruppo.

Ezriel e la Tavistock

Ezriel lavorò alla Tavistock, una clinica nata dall’incontro tra il modello lewiniano e il modello bioniano. Secondo Ezriel, tra il paziente e il terapeuta il rapporto può declinarsi secondo tre tipi di transfert: necessario, evitato, calamitoso. Il primo si riferisce al tipo di rapporto che il paziente ricerca con l’analista e rappresenta una difesa nei confronti del secondo, cioè del rapporto che il paziente teme di instaurare con il terapeuta perché ha paura, a livello profondo, che ne scaturirebbe qualcosa di disastroso.

In gruppo, ciascun paziente ricerca l’equilibrio tra i tre rapporti più vantaggiosi per lui, cercando di far agire gli altri in accordo con i suoi oggetti fantasmatici transferali proiettati. La tensione inconscia comune si stabilisce nel momento in cui un numero sufficiente di partecipanti trova un numero sufficiente di risposte a livello fantasmatico. Dalla tensione inconscia comune deriva l’atteggiamento transferale di gruppo, che rappresenta una sorta di denominatore comune dei transfer individuali e ci permette di considerare il gruppo come se si trattasse di un singolo paziente.

Per Ezriel, la comunicazione di un paziente è in realtà una comunicazione del gruppo nella sua interezza, più a un livello difensivo che come reale dinamica evolutiva del gruppo stesso.

Analisi attraverso il gruppo

Analisi attraverso il gruppo -o gruppoanalisi- (Burrow, Foulkes): l’attenzione è rivolta sia all’individuo che al gruppo, attenzionando le singole dinamiche relazionali inconsce che vengono mobilitate. Tutto il gruppo, terapeuta compreso, è parte attiva e destinatario del processo terapeutico. Burrow fonda una concezione del gruppo come strumento terapeutico, ma inizia anche una teorizzazione più ampia, secondo la quale il gruppo è alla base dello sviluppo normale e patologico. Secondo Burrow non si può considerare l’individuo isolato senza ritenerlo parte della specie, e quindi dotato di un istinto sociale naturale. La nevrosi si origina così in virtù di un conflitto, che non è intrapsichico come Freud pensava, ma sociale, dovuto cioè al rapporto conflittuale tra l’istinto naturale al legame e le relazioni sociali. Il gruppo allora si configura come possibilità terapeutica in quanto consente la messa in discussione delle false immagini di sé dettate dai ruoli e dalla morale sociale.

Vantaggi dell'approccio gruppale

Schilder fu il primo ad evidenziare i vantaggi dell’approccio gruppale, tra cui l’universalizzazione: la scoperta da parte di ogni paziente delle basi comuni della personalità attraverso il confronto con gli altri.

Anzieu crede, come Bion, che il gruppo sia dominato da componenti consce e inconsce e suppone che siano quelle inconsce le più importanti. Ognuno di noi tende a investire il mondo reale di propri significati inconsci che sono stati molto importanti precedentemente. Le proiezioni del proprio mondo interno sugli oggetti reali esterni sono chiamate da Anzieu fantasmi. Nei gruppi si forma una vera e propria risonanza fantasmatica tra i membri: per questo ogni persona si pone in relazione con le altre condividendo i propri fantasmi. Questi fantasmi si amalgamano formando quello che è il fantasma del gruppo. Secondo Anzieu, l’unico modo per operare un cambiamento è quello di analizzare in gruppo le fantasie riguardanti il fantasma gruppale, così come i fantasmi dei singoli membri.

Apparato psichico gruppale

Kaës ipotizza l’esistenza di un apparato psichico gruppale, che è la costruzione comune dei membri di un gruppo necessaria per costruire un gruppo. A opera di Whitaker e Liebermann è stato elaborato un modello di gruppoterapeutico denominato dagli autori "conflitto focale di gruppo": è un conflitto inconscio e condiviso dai componenti che si determina lentamente nel gruppo dalla contrapposizione tra un motivo disturbante -un desiderio- e un motivo reattivo -la paura- che pervadono il gruppo e ne orientano le energie.

Contributi di altre discipline

Non solo la psicoanalisi ma anche l’antropologia, la biologia, la sociologia hanno contribuito alla nascita e allo sviluppo del pensiero gruppoanalitico. Gehlen, filosofo, antropologo e sociologo, nella sua opera più importante affronta la tematica della differenza tra l’essere umano e l’animale. L’essere umano difetta della capacità di adattamento alle condizioni dell’ambiente esterno. Ciascun essere umano, al fine della sua sopravvivenza, da un lato necessita di essere protetto e accudito per un periodo piuttosto lungo, dall’altro deve anche essere in grado di apprendere quelle competenze necessarie per riuscire a stare al mondo.

Differentemente dagli animali, il neonato non è in grado di sopravvivere senza la presenza di un adulto. Grazie alla sua capacità di azione, l’uomo può conservarsi in qualsiasi luogo della terra e modificare tutte le condizioni naturali sfavorevoli al suo insediamento. Le sue azioni possono quindi essere considerate come atti di trasformazione della natura in cultura.

Morin sostiene che l’attuale bisogno dell’uomo è quello di trovare un metodo in grado di rilevare le connessioni tra le cose e le complessità, in modo tale da liberarsi dalle false chiarezze e prendere coscienza dell’incertezza e della limitatezza della conoscenza posseduta.

Elias, uno dei maggiori sociologi del secolo scorso, opera un’importante distinzione tra il concetto di evoluzione e quello di sviluppo. Con il termine “evoluzione” si riferisce al processo di trasformazione biologica, mentre l’acquisizione del linguaggio è una caratteristica specifica dell’essere umano che non dipende tanto dalla sua evoluzione quanto dal suo sviluppo.

Lewin è uno dei maestri della psicologia sociale, formulò la teoria del campo. Con “campo” s’intende tutto ciò che è presente al soggetto in un dato momento e che ne determina l’azione, il sentire, il conoscere. Inoltre, con il “principio di contemporaneità”, Lewin ribadisce che qualsiasi comportamento entro un campo psicologico dipende soltanto dalla particolare configurazione del campo psicologico a quel dato momento. Sulla base di ciò, Lewin elabora la teoria della personalità, definita dinamica in quanto concepita in continuo cambiamento rispetto al campo. Concetto essenziale è quello di “spazio vita”, cioè l’insieme dei fatti che determinano il comportamento di una persona, indipendentemente dal gruppo di cui fa parte.

I gruppi operativi (Pichon-Rivière)

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/07 Psicologia dinamica

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