Capitolo 1 riferimenti epistemologici
La psicoanalisi nasce nel 1899, anno di pubblicazione dell’Interpretazione dei sogni, in un contesto culturale fortemente positivista. Ma già in Freud si nota un orientamento verso una prospettiva che anticipa i vari concetti della complessità. Mentre il positivismo si interessa di regolarità, norma, legge, generalità, la complessità considera anche la singolarità e tutto ciò che si sottrae a leggi universali.
Mentre l’approccio psichiatrico pone l’accento sulla connessione oggettiva tra sintomo e causa organica, la psicoanalisi considera il soggetto nella sua totalità, andando al di là del sintomo e prestando attenzione a ciò che si cela dietro la superficie di parole e comportamenti, in relazione alla storia del paziente.
La psicoanalisi è una scienza? La risposta varia in base al paradigma di riferimento: se il concetto di scienza adottato è quello positivista la risposta è negativa, perché non è verificabile sperimentalmente; se è quello adottato dalla teoria della complessità la risposta è affermativa, poiché la psicoanalisi rispecchia i parametri di tale epistemologia.
Capitolo 2 l’inconscio prima di Freud
Il concetto di inconscio non è nato con Freud, ma è stato elaborato nell’ambito filosofico e in quello clinico da alcuni studiosi che hanno posto le premesse dalle quali si svilupperà il pensiero di Freud. Alcune personalità innovative che sono state emarginate e considerate come impostori:
- Mesmer: ha teorizzato il magnetismo, una teoria centrata sull’ipotesi dell’esistenza di un fluido secondo la quale le condizioni di salute dipenderebbero dalla distribuzione, omogenea o non omogenea, di questo fluido. Per guarire l’individuo, si applicavano dei magneti alle parti del corpo in cui si manifestavano i sintomi, in modo da riportare l’equilibrio nella distribuzione del fluido. Il magnetizzatore provocava artificialmente delle crisi, che, secondo Mesmer, erano manifestazioni di malattie latenti indotte durante la terapia per poterle far emergere, controllare e risolvere. Queste crisi richiamano la nevrosi di transfert che si attiva nel corso del trattamento psicoanalitico. Affinché l’intervento terapeutico abbia successo, tra il magnetizzatore e il paziente doveva stabilirsi un rapporto emotivo, questo richiama la dimensione affettiva che caratterizza la relazione tra paziente e analista.
- Puységur: ha scoperto che i pazienti, durante l’ipnosi, erano in grado di parlare della propria malattia, portandone alla luce le cause e definendone alcuni aspetti che, durante lo stato di coscienza, non avrebbero potuto definire. Così ha intuito di trovarsi di fronte a forze psichiche sconosciute, “inconsce”.
- Liébeault: la sua tecnica consisteva nel convincere il paziente, sotto ipnosi, che i suoi sintomi erano scomparsi. In effetti, al risveglio, i sintomi erano scomparsi ma a distanza di tempo ricomparivano. La frequenza delle sedute ipnotiche creava un legame di forte dipendenza, che poteva assumere sfumature di natura sessuale, componente che Freud osserverà in seguito nella pratica analitica.
- Bernheim: introdusse l’ipnosi nel proprio ospedale, per poi sostituirla con la suggestione allo stato vigile, alla quale diede il nome di “psicoterapia”.
- Janet: tra le sue innovazioni, alcune riguardano la conduzione della terapia: l’indagine approfondita sulla vita del paziente e sulla sua storia familiare; la scelta di annotare durante i colloqui ciò che il paziente diceva o faceva; il rapporto tra medico e paziente concepito come una relazione a due, per costruire un clima di fiducia. L’analisi psicologica, secondo Janet, ha il compito di penetrare negli strati più profondi della mente per cogliere le cause della patologia. Questo percorso veniva facilitato da ipnosi, osservazione di sogni e distrazioni.
Capitolo 3 dall’ipnosi alla psicoanalisi
Freud nasce nel 1856, a Freiberg, in Moravia. Si laurea in medicina e, inizialmente, effettua studi sull’istologia del sistema nervoso. Il 1895 rappresenta un anno chiave, si trasferisce alla clinica psichiatrica Salpetrière di Parigi dove conosce Charcot, e ha partecipato con grande interesse alle sedute di terapia ipnotica che questo medico ha effettuato sulle pazienti isteriche.
L’isteria era considerata una malattia esclusivamente femminile, si supponeva fosse collegata a disturbi dell’utero. Charcot considerava la malattia di queste donne legata ad una menzogna involontaria. La terapia consisteva nell’ipnotizzarle e comunicare che, al risveglio, i sintomi sarebbero scomparsi, e così accadeva. Tuttavia, a distanza di tempo, i sintomi si ripresentavano.
Dopo quest’esperienza, Freud inizia una collaborazione con Breuer, il quale credeva che la causa dell’isteria fosse un evento traumatico rimosso. Per fare emergere il ricordo di quei fatti ricorreva all’ipnosi, invitando la paziente a raccontare eventi del proprio passato, finché arrivava a rievocare l’avvenimento traumatico. Questa modalità terapeutica ha preso il nome di metodo catartico perché la riattivazione del ricordo portava alla purificazione.
Se nel momento del trauma vi era stata da parte del soggetto una reazione emotiva all’accaduto, l’esperienza traumatica non avrebbe prodotto alcuna manifestazione nevrotica; se le emozioni venivano represse, comparivano i sintomi. Il caso clinico più famoso riportato da Breuer è quello di Anna O., i cui sintomi isterici trovavano la loro spiegazione nella lunga malattia e morte del padre.
In questo caso clinico Breuer ha messo a fuoco due aspetti importanti della sua terapia catartica: la modalità di conduzione, che consiste nel partire da ogni sintomo, ripercorrendo a ritroso con la memoria gli eventi associati, fino a risalire a ciò che ha causato la prima comparsa del sintomo; il terrore del ricordo della paziente che impediva al trauma di riemergere alla memoria, in questo caso il medico doveva insistere. Un altro aspetto interessante è stata l’interruzione del trattamento da parte di Breuer a causa del suo intenso coinvolgimento emotivo. Questa componente affettiva si rivelò fondamentale nelle successive riflessioni freudiane intorno ai meccanismi di transfert e controtransfert.
Freud, nel corso della sua vita, ha sempre assunto un atteggiamento critico nei confronti delle proprie teorie, modificandole, rivedendole, tanto che la sua opera è un vero e proprio work in progress. Nel saggio Isteria (1888), Freud sottolinea la componente ereditaria del disturbo, affermando che la predisposizione isterica non può essere eliminata e la terapia può agire soltanto sui sintomi, non sulle cause. Qui emerge la sua adesione alle idee di Charcot. In Studi sull’isteria (1892-1895) Freud aderisce alla visione di Breuer, per poi staccarsene. Condivide il principio della scomparsa del sintomo in relazione all’abreazione delle cariche emotive bloccate e liberate tramite la rievocazione degli eventi traumatici.
Ma, se per Breuer alla base dell’isteria vi sono esperienze traumatiche generiche, per Freud tali esperienze riguardano la sfera sessuale. Ritiene che nelle pazienti si attivino delle difese che mantengono fuori dalla coscienza idee inaccettabili. Il distacco più significativo da Breuer è dovuto al fatto che Freud era un ipnotista mediocre. Lucy R. manifestava una forte resistenza all’ipnosi, così Freud la sottoponeva a una pressione sulla fronte a scopo suggestivo.
Il presupposto era che le pazienti sapessero tutto quello che poteva avere un significato nei confronti della patologia in atto, e che fosse solo questione di costringerle a dirlo. È con Elisabeth Von R., altra paziente difficile da ipnotizzare, che Freud ha fatto un ulteriore passo importante. L’ha fatta distendere con gli occhi chiusi per favorire la condizione di rilassamento e l’ha invitata a parlare di tutto ciò che le passava per la mente, lasciando che la causa emergesse in mezzo ai vari ricordi della paziente. La causa era riconoscibile perché riferita con notevoli resistenze o descritta come priva di importanza.
In Eziologia dell’isteria (1896), Freud sottolinea che i traumi che coincidono con le cause dell’isteria sono di natura sessuale, come violenze familiari. Si tratta di traumi reali, che acquisiscono una portata patogena soltanto durante la pubertà, quando si riaffacciano come ricordi inconsci. L’isteria quindi è da ricondurre a un conflitto psichico dovuto a un’idea incompatibile che l’Io elimina attraverso la rimozione, ovvero collocando nell’Inconscio il contenuto mentale doloroso.
Nel 1897 avviene un mutamento nella concezione freudiana delle cause dell’isteria: in una lettera inviata a Fliess, Freud scriveva che in diversi trattamenti di pazienti isteriche è emerso che l’esperienza traumatica di natura sessuale era in realtà una fantasia del soggetto. La convinzione era talmente forte da essere dotata di una potenzialità patologica identica a quella che sarebbe derivata da una seduzione vera.
Lo scritto Frammento di un’analisi d’isteria (1901) contiene il caso di Dora, diciottenne che presentava sintomi isterici dall’età di otto anni. Questi gli aspetti più importanti che emergono dal caso di Dora:
- A monte della psicopatologia si può individuare un intenso senso di colpa, un forte rimorso, collegabili a eventi reali oppure immaginari;
- Freud lascia libera la paziente di dire ciò che vuole, assume un ruolo passivo;
- Il percorso di quest’analisi si articola in tre momenti, ricostruzione (organizzazione dei ricordi del paziente), costruzione (ricerca del materiale rimosso che rivelino il senso latente della narrazione) e interpretazione (esplicitare il senso latente);
- Complesso di Edipo, transfert e l’identificazione, che nell’isteria è intensa.
Capitolo 4 la metapsicologia
Un concetto chiave in Freud è quello di metapsicologia, cioè l’insieme delle sue teorie relative alla struttura e al funzionamento della mente umana, in base alle quali ogni processo psichico può essere esaminato secondo tre punti di vista: dinamico, economico, topico.
Nel punto di vista dinamico, Freud postula l’esistenza all’interno della mente umana di un gioco di forze che si promuovono o inibiscono a vicenda. Nel punto di vista economico postula che il funzionamento mentale è reso possibile da determinati importi di energia, l’obiettivo è quello di mantenere basso il livello di eccitamento poiché, nella prospettiva freudiana, la scarica di eccitazione produce piacere, l’incremento di eccitazione produce dispiacere.
Nella metapsicologia freudiana la pulsione è un concetto fondamentale, definita come elementare e irriducibile, una spinta che ha origine all’interno dell’individuo e si manifesta a livello corporeo. L’effetto che produce sull’individuo è uno stato di eccitazione che viene percepito come sofferenza. Nella pulsione si distinguono quattro componenti:
- Fonte, la parte dell’organismo in cui compare l’eccitamento somatico;
- Meta, l’eliminazione dello stato di eccitazione che provoca dolore;
- Oggetto, un mezzo di cui si serva la pulsione per raggiungere la meta;
- Pressione, l’intensità della pulsione.
Inizialmente Freud divide le pulsioni in due categorie: pulsioni di autoconservazione, che corrispondono alle necessità fondamentali dell’individuo e fanno riferimento al principio di realtà; e pulsioni sessuali, che mirano alla conservazione della specie e fanno riferimento al principio di piacere. Successivamente, Freud nota che esistono anche delle tendenze distruttive e suddivide nuovamente le pulsioni in due categorie: pulsioni di vita, che comprendono sia le pulsioni sessuali sia le pulsioni di autoconservazione, e corrispondono agli sforzi dell’Eros per tenere coesa la sostanza vivente; e pulsioni di morte, la cui meta è la distruzione dell’oggetto (o esterno o interno), fanno riferimento a Thanatos che punta all’annullamento della tensione pulsionale, che conduce alla morte.
Secondo Freud, le pulsioni possono essere modificate attraverso alcuni processi: conversione nell’opposto, attraverso la conversione del contenuto della pulsione (trasformazione dell’amore in odio o viceversa); sostituzione dell’oggetto, in cui l’oggetto della pulsione viene sostituito con un altro; sublimazione, consiste nell’indirizzare una pulsione verso oggetti valorizzati socialmente (la pratica del chirurgo può essere la sublimazione di pulsioni omicide).
Il punto di vista topico si divide in prima topica (descritta nell’Interpretazione dei sogni) e seconda topica (descritta in L’Io e L’Es). La prima topica corrisponde a un modello topografico, prevede che l’apparato psichico sia distinto in Inconscio, Preconscio e Conscio. L’Inconscio è la parte più importante e più estesa della psiche umana, contiene i rappresentanti pulsionali (cioè la componente delle pulsioni che corrisponde alle rappresentazioni) e i contenuti rimossi. I processi psichici inconsci sono ricostruibili attraverso i sogni, i sintomi, i lapsus. Nell’Inconscio non esiste contraddizione, negazione, successione temporale. Il nucleo dell’Inconscio coincide con le prime esperienze infantili rimosse. Le tracce mnestiche dell’Inconscio sono prevalentemente visive e nell’analisi devono essere verbalizzate per poter essere condivise. L’Inconscio funziona secondo il processo primario, che opera secondo il principio di piacere: il soddisfacimento della pulsione deve avvenire immediatamente, dunque l’obiettivo del processo primario è quello di creare una riproduzione allucinatoria delle rappresentazioni privilegiate. Il seno materno, ad esempio, è un oggetto privilegiato, poiché procura soddisfacimento. Se in una successiva occasione l’oggetto non è presente quando il bambino ha fame, egli lo crea nella sua mente come se ci fosse. Il Preconscio è una zona intermedia tra l’Inconscio e il Conscio, in cui i contenuti inconsci si possono riversare nel momento in cui riescono a sfuggire alla censura posta tra Inconscio e Preconscio, ad esempio durante il sonno. Il Conscio contiene i contenuti mentali di cui il soggetto è consapevole. Anche tra Preconscio e Conscio si trova una censura, che però non è deformante, ma selettiva. Il Preconscio e il Conscio funzionano secondo il processo secondario, che opera secondo il principio di realtà: la soddisfazione del piacere viene rimandata e resa possibile dalle condizioni del mondo esterno. L’obiettivo rimane la scarica della tensione, ma questa ha luogo facendo i conti con la frustrazione, in quanto il soddisfacimento non è immediato.
La seconda topica corrisponde a un modello strutturale, prevede che l’apparato psichico sia formato da tre istanze: Es, Io, Super-Io. L’Es ha origine sin dalla nascita, è comune a tutti, indipendentemente dalle influenze del mondo esterno. È inconscio ed è la sede dei bisogni, dei desideri, delle pulsioni. L’Io si sviluppa gradualmente attraverso la relazione con l’oggetto e la realtà esterna. È costituito da una parte conscia, che si manifesta nell’attenzione, nel giudizio, e una parte inconscia, responsabile dell’attivazione delle resistenze e dei meccanismi di difesa. Questi processi vengono attivati per far fronte alle spinte pulsionali dell’Es. Infatti l’Io ricopre una funzione di mediatore tra mondo interno e realtà esterna e tra le pulsioni dell’Es e le richieste censorie del Super-Io. È agganciato al principio di realtà e non ha un’energia propria, utilizza quella dell’Es. Il Super-Io si costituisce in relazione al superamento del complesso edipico. Il Super-Io si forma a immagine del Super-Io del padre, per questo è considerato un’istanza psichica transgenerazionale. È una formazione in parte conscia e in parte inconscia, che si contrappone alle pulsioni dell’Es. Ha una funzione di giudice nei confronti dell’Io. Il conflitto tra Io e Super-Io determina il senso di colpa, che spesso precede l’atto immorale, poiché ne è la causa. Dunque l’atto immorale non solo fornisce una giustificazione al senso di colpa, lo allevia anche. Un soggetto sano è in grado di armonizzare Es e Super-Io.
Freud, in relazione al Super-Io, introduce i concetti di Ideale dell’Io e di Io ideale. L’Io ideale è l’incarnazione dell’ideale di perfezione che ha il suo modello nel narcisismo primario. Viene preso dall’individuo come riferimento per valutare la qualità delle sue azioni, conoscenze e conquiste; l’Ideale dell’Io è il modello di perfezione rappresentato dai genitori. Il Super-Io corrisponde al padre severo e punitivo, l’Ideale dell’Io rimanda invece alla madre amorevole che orienta e consiglia. All’Ideale dell’Io si fa risalire la vergogna.
Capitolo 5 il sogno
L’Interpretazione dei sogni è il testo con cui Freud compie la svolta verso la psicoanalisi. Nell’epoca in cui è vissuto si riteneva che il sogno fosse prodotto da cause concrete, dunque spiegabile in riferimento alle esperienze del soggetto. Nella prospettiva freudiana, il sogno è un atto psichico dotato di un significato non immediatamente percepibile. Nel sogno, infatti, sono presenti due livelli: manifesto e latente. Il contenuto onirico manifesto è ciò che il sognatore ricorda, mentre il livello latente del sogno riguarda il significato nascosto e soggettivo.
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