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Linguistica e comunicazione

Il linguaggio verbale

Linguistica, lingue, linguaggio, comunicazione

Proprietà della lingua

  • Le lingue sono strumenti di comunicazione in costante cambiamento, non sono immutabili; devono stare al passo con i tempi, venire incontro alle nuove necessità comunicative.
  • Quante sono le lingue nel mondo? Quante parole usate oggi erano del tutto sconosciute 5 anni fa? Secondo Ethnologue, le lingue vive e parlate nel mondo sono 7.139, in Italia 60.
  • Linguistica generale (anche definita linguistica sincronica o descrittiva o teorica) -> studia le strutture di cui sono composte le lingue; da un punto di vista scientifico è definita anche linguistica sincronica -> studio di una lingua dal punto di vista della contemporaneità (non “di adesso”, studia uno “stato”, cioè un periodo, linguistico); descrittiva o teorica -> studia le strutture della lingua.
  • Linguistica storica o glottologia (linguistica storico-comparativa; linguistica diacronica; glottologia) -> disciplina storica che studia le lingue dal punto di vista diacronico (che si affianca a quello sincronico), cioè legato al tempo; studia i mutamenti delle lingue nel corso del tempo.
  • Linguistica e glottologia, dal punto di vista ministeriale, sono considerate sinonimi, due discipline sullo stesso piano, ma in realtà studiano le lingue da due punti di vista diversi. Linguistica:
    • Generale (cosa sono, come sono fatte e come funzionano le lingue).
    • Storica (l'evoluzione delle lingue nel tempo).
  • L’oggetto della linguistica:
    • Lingue storico-naturali: sono l’oggetto principale della linguistica e sono cioè quelle lingue nate spontaneamente lungo il corso della storia e usate dagli esseri umani ora o nel passato (es: italiano, francese, russo, cinese, latino, sanscrito).
    • Linguaggio verbale umano: le lingue storico-naturali sono espressione del linguaggio verbale umano, ovvero quella facoltà innata all’uomo di associare un contenuto (forma interna) ad un’espressione (forma esterna) quindi è un sistema di comunicazione. Esistono tuttavia numerosi tipi di linguaggio (matematico, informatico, dei fiori, delle api) che hanno la stessa funzione di quello verbale umano ma diversa struttura. Di fatto il linguaggio verbale umano è il più raffinato, complesso e duttile.
    • Lingua: forma specifica che un sistema di comunicazione assume all’interno di una comunità linguistica.
  • Linguaggi e lingue -> in linguistica sono due termini con significati ben precisi; alla loro base c’è la stessa funzione (quella di comunicare) ma cambia la struttura:
    • Linguaggio:
      • Termine sovraordinato rispetto a “lingua” perché si definisce come un sistema di segni che serve per comunicare, per trasmettere informazioni di segni (unità che servono per comunicare);
      • È un sistema che abbina contenuti ed espressioni;
      • Utilizza unità che hanno un contenuto (forma interna) e una espressione (forma esterna);
      • Ne esistono tantissimi (sistemi) e hanno tutti l’obiettivo di veicolare contenuti tramite delle espressioni (funzione comunicativa) ma sono diversi nella struttura;
      • Ad esempio il linguaggio dei fiori, quello della matematica, quello degli animali e il linguaggio verbale umano.
      • Linguaggio verbale umano -> termine tecnico con cui si indica il sistema di comunicazione usato dagli uomini; è un sistema di comunicazione molto complesso (ha la struttura più complessa tra tutti i linguaggi); ha sempre la funzione di veicolare contenuti tramite espressioni; il linguaggio è una proprietà innata dell’essere umano e si concretizza nelle diverse comunità di parlanti come lingue diverse.
      • Il linguaggio verbale è composto da segni linguistici, prodotti intenzionalmente dall'emittente e interpretati dal referente perché riconducibili a un codice.

Le categorie della comunicazione

  • Comunicazione in senso stretto -> emittente intenzionale \ ricevente intenzionale.
  • Passaggio di informazione -> emittente non intenzionale \ ricevente intenzionale.
  • Lingua:
    • La lingua si può definire come un codice che organizza un sistema di segni dal significante primariamente fonico-acustico, che permette di produrre infinite frasi a partire da un numero finito di elementi. I segni sono fondamentalmente arbitrari ad ogni loro livello, doppiamente articolati, capaci di esprimere ogni esperienza esprimibile e posseduti come conoscenza interiorizzata.
    • Per lingua/codice si intende l'insieme di corrispondenze, fissate per convenzione, fra qualcosa e qualcos'altro;
    • Un codice (un sistema di comunicazione) che ha una struttura molto complessa e usa segni linguistici (*) (fondamentalmente arbitrari e capaci di esprimere ogni esperienza a partire da un numero finito di elementi); il codice è un sistema astratto.
    • Per messaggio si intende l’atto linguistico individuale in cui si concretizzano le possibilità linguistiche previste dal codice; il messaggio è un atto linguistico concreto.
  • (*) Segno linguistico -> una unità/entità costituita da “due facce”, cioè la forma interna (contenuto) e la forma esterna (espressione -> è la successione fonica, la successione dei suoni); da un punto di vista linguistico la forma interna prende tecnicamente il nome di significato e quella esterna di significante.

Linguistica -> ramo delle scienze umane che studia la lingua. Si occupa di cosa sono le lingue, come sono fatte e come funzionano mediante due prospettive:

  1. Linguistica sincronica: studia uno stato di lingua (es: italiano 2014) e le sue caratteristiche, facendo quindi un “taglio” sull’asse del tempo e analizzando quel determinato momento.
  2. Linguistica diacronica: studia la lingua lungo il suo sviluppo temporale, nella sua evoluzione storica. Per esempio, cercare l’etimologia di una parola è un’operazione tipicamente diacronica che ci spiega che in italiano “capo” viene dal latino “caput”, o “duomo” da “domus”.

Lingue storico-naturali: sono l’oggetto principale della linguistica e sono cioè quelle lingue nate spontaneamente lungo il corso della civiltà umana e usate dagli esseri umani ora o nel passato (es: italiano, francese, russo, cinese, latino, sanscrito).

Linguaggio verbale umano: le lingue storico-naturali sono espressione del linguaggio verbale umano, ovvero quella facoltà innata all’uomo di associare un contenuto (forma interna) ad un’espressione (forma esterna) quindi è un sistema di comunicazione.

Esistono tuttavia numerosi tipi di linguaggio (matematico, informatico, dei fiori, delle api) che hanno la stessa funzione di quello verbale umano ma diversa struttura. Di fatto il linguaggio verbale umano è il più raffinato, complesso e duttile.

Lingua: forma specifica che un sistema di comunicazione assume all’interno di una comunità linguistica.

Segni, codice

Semiologia/semiotica: scienza generale che studia i segni (non linguistici).

Segno: è l’entità che associa un’espressione ad un contenuto, è l’unità fondamentale della comunicazione. Esistono diversi tipi di segni, alcuni sono non linguistici (segni) e altri sono linguistici (segni linguistici).

“Motivato” in linguistica indica il legame tra significante e significato.

  1. Indici: sono segni non intenzionali e motivati naturalmente, cioè il legame tra espressione e contenuto è di tipo naturale. Es: starnuto = “avere il raffreddore”; nuvole scure = “sta per piovere”; una traccia sulla neve = “è passato qualcuno”; sbadiglio = “stanchezza”.
  2. Segnali: sono segni motivati naturalmente ma usati intenzionalmente. Es: sbadiglio volontario = “noia”; luce accesa di notte su una montagna = “segnalo la mia presenza”.
  3. Icone: sono segni intenzionali e motivati analogicamente, cioè il legame tra espressione e contenuto è di tipo analogico e perciò riproducono le proprietà dell’oggetto designato. Es: carte geografiche, mappe, fotografie, disegni (stelle di un hotel), diagrammi.
  4. Simboli: sono segni intenzionali e motivati culturalmente, cioè il legame tra espressione e contenuto è di tipo culturale. Es: colore nero = “lutto” per la società occidentale; colore bianco = “lutto” per la società orientale; rosso del semaforo = “fermarsi”; colomba con ramoscello d’ulivo = “pace”.
  5. Segni: sono segni intenzionali e immotivati o arbitrari, cioè il legame tra espressione e contenuto è meramente convenzionale. Es: messaggi linguistici; segnali stradali; comunicazione gestuale come la “lingua dei segni”.

Segni linguistici: sono entità prodotte intenzionalmente per comunicare e sono essenzialmente arbitrarie.

Codice: insieme di corrispondenze tra significati e significanti, cioè insieme di conoscenze che permette di attribuire un’espressione ad un contenuto, quindi fornisce le regole di interpretazione dei segni. Tutti i sistemi di comunicazione sono dei codici.

  • Il linguaggio verbale è composto da segni linguistici, prodotti intenzionalmente dall'emittente e interpretati dal ricevente perché riconducibili a un codice.
  • Emittente e ricevente.
  • Per lingua/codice si intende l'insieme di corrispondenze, fissate per convenzione, fra qualcosa e qualcos'altro; è un sistema di segni capaci di esprimere ogni esperienza a partire da un numero finito di elementi. Codice è un sistema astratto.
  • Per messaggio si intende l’atto linguistico individuale in cui si concretizzano le possibilità linguistiche previste dal codice. Messaggio è un atto linguistico concreto.

Le proprietà della lingua

  1. Biplanarità.
  2. Arbitrarietà.
  3. Doppia articolazione.
  4. Trasponibilità del mezzo.
  5. Linearità.
  6. Discretezza.
  7. Plurifunzionalità.
  8. Produttività.
  9. Creatività regolare.
  10. Ricorsività.
  11. Distanziamento.
  12. Libertà da stimoli.
  13. Trasmissibilità culturale.
  14. Complessità sintattica.
  15. Equivocità.

1. Biplanarità

Biplanarità: il segno linguistico è un’entità a due facce compresenti, che sono:

  • Il significante -> è l’espressione, quindi quella sequenza lineare di foni che rappresenta il piano fisicamente percepibile del segno; è la parte fisicamente percepibile del segno, il “qualcosa che sta per qualcos'altro”.
    • Esempio: la parola “gatto” pronunciata o scritta.
  • Il significato -> è il contenuto, quindi tutto ciò che viene automaticamente evocato dal significante, è il piano non materialmente percepibile; è l'informazione veicolata dalla parte percepibile, il qualcos’altro.
    • Esempio: il concetto o l’idea di “gatto”.

Esempi: la parola “cane” è formata da un significante -> “c-a-n-e” e da un significato -> animale a quattro zampe che abbaia; la parola “scala” è composta da un significante -> “s-c-a-l-a” e da un significato -> scala di una casa; scala graduata; scala a pioli.

2. Arbitrarietà/immotivazione

Arbitrarietà/immotivazione: la proprietà più importante della lingua. Essa consiste nel fatto che non c’è alcun legame naturalmente motivato tra significante e significato di un segno. Il rapporto tra di essi è convenzionale, quindi arbitrario.

Non c’è alcun motivo logico nel rapporto tra significante e significato. La lingua italiana ha arbitrariamente scelto di dare al significante “cane” il contenuto di “animale”.

Se i segni linguistici non fossero arbitrari allora esisterebbe un’unica lingua nel mondo, o comunque parole simili nelle diverse lingue dovrebbero designare concetti simili ma questo è falso, infatti “bello” in italiano è un aggettivo qualitativo mentre in inglese “bell” significa “campana” e “belly” pancia, “bellum” in latino vuol dire “guerra”. Vi sono tuttavia alcuni segni che sembrerebbero mettere in crisi questa proprietà, in quanto parrebbero essere caratterizzati dalla motivazione tra significante e significato:

  1. Onomatopee: riproducono nel loro significante caratteri fisici di ciò che viene designato. Esempio: tintinnio delle campane; sussurrare; rimbombare; chicchirichì del gallo. La quantità di queste parole in una lingua è però ridotta e perciò non viene messo in crisi il principio dell’arbitrarietà.
  2. Fonosimbolismo: certi suoni possono richiamare simbolicamente il contenuto. Esempio: il suono “i”, vocale chiusa e fonicamente “piccola” (cioè prodotta con l’apertura minima della bocca), sarebbe connesso a cose piccole: infatti in italiano esistono le parole “piccino”, “minimo”, in inglese “little”.

Si possono però trovare numerosi controesempi: parole come “massiccio” o “big” contengono la “i” ma indicano grandezza; parole come “poco” e “small” indicano piccolezza ma non contengono la “i”. Anche qui la quantità di parole fonosimboliche è minima.

  1. Ideofoni: espressioni imitative frequentemente usate nei fumetti che designano fenomeni naturali o azioni. Esempio: “boom” = grande fragore; “zac” = taglio netto; “gluglu” = trangugiare acqua. Sono comunque molto ridotti nel linguaggio verbale umano.

Esistono inoltre quattro livelli di arbitrarietà, tutti correlati da un punto di vista concettuale:

  1. È arbitrario il rapporto tra segno e referente (o realtà extralinguistica): il mondo oggettivo è identico per tutti gli individui ma ogni lingua fornisce una propria visione della realtà extralinguistica, crea delle categorie per ognuna delle quali fornisce un segno linguistico. Esempio: A) “neve” è qualcosa di reale che tutti gli individui conoscono. La lingua italiana utilizza un unico segno “neve” per indicare la neve che cade, la neve ghiacciata, la neve farinosa. Nella lingua eschimese invece vi sono diversi segni linguistici (più di quindici) utilizzati per designare la neve. B) “nipote” nella realtà indica quella persona legata allo zio o al nonno. La lingua italiana ha deciso di avere un unico segno linguistico mentre quella inglese ha optato per quattro segni, infatti nipote di zio si dice “nephew o niece” e nipote di nonno “grandson o grandaughter”. Le lingue dunque non sono sovrapponibili e sono uno strumento identitario, tant’è che se muore una lingua si perde contemporaneamente un modo particolare di vedere la realtà.
  2. È arbitrario il rapporto tra significante e significato: non c’è dunque alcun rapporto razionale tra forma esterna e forma interna. Se così fosse esisterebbe un’unica lingua nel mondo (livello di arbitrarietà verticale).
  3. È arbitrario il rapporto tra forma e sostanza del significante: ogni uomo alla nascita è potenzialmente in grado di produrre un numero infinito di suoni ma ogni lingua compie una scelta arbitraria e utilizza un numero limitato di foni, dunque ogni lingua dà una propria forma alla sostanza dei suoni. Un esempio di identica sostanza fonica organizzata in maniera diversa nelle differenti lingue può essere dato dalla quantità o durata delle vocali. Infatti laddove l’italiano ha una sola “i” senza distinzione di lunghezza, l’inglese presenta la forma della “i breve” e quella della “i lunga”.
  4. È arbitrario il rapporto tra forma e sostanza del significato: infatti la sostanza concreta dei concetti è uguale per tutti gli individui ma ogni lingua conferisce a questa sostanza una forma diversa. Es: in italiano vi sono i tre segni “bosco/legno/legna” a cui corrisponde in francese un unico segno “bois”. In italiano esiste un unico segno per designare l’azione di andare a piedi o con un mezzo mentre in tedesco ne esistono due, oppure ancora in italiano vi è un unico segno “scala” mentre l’inglese presenta i segni “scale”, “stairs”, “ladder”. In conclusione la lingua è la forma che noi diamo alla sostanza, perciò è in grado di adattarsi facilmente alla realtà.

Attraverso il triangolo semiotico vengono rappresentate le tre entità in gioco nel funzionamento dei segni linguistici (e quindi del processo comunicativo) cioè il significato, il significante e la referenza/realtà esterna.

Queste tre entità vengono convenzionalmente rappresentate nel triangolo semiotico della comunicazione e disposte ai tre vertici: un significante, attraverso la mediazione di un significato con cui è associato e che esso veicola (e assieme al quale forma il segno), si riferisce a un elemento della realtà esterna, extralinguistica, un referente.

Esempio: la parola sedia, formata dalle due facce del significante, s-e-d-i-a, e del significato, “sedia”, si riferisce all’oggetto reale sedia, e lo identifica. La linea di base del triangolo è tratteggiata, al contrario dei due lati, perché il rapporto fra significante e referente non è diretto, ma è mediato dal significato.

  • Il rapporto tra significante e referenza non è diretto ma mediato dal significato.
  • Il significante si riferisce alla realtà extralinguistica (il referente) attraverso la mediazione del significato.
  • Il significante evoca una categoria della realtà attraverso il significato.

3. Doppia articolazione: il significante d

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/12 Linguistica italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher giadadadasalvador di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Linguistica generale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Udine o del prof Bombi Raffaella.
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