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Corso monografico

L'elenco preciso dei passi, la cui traduzione dal latino all'italiano sarà richiesta durante l'esame finale, sarà inserito nei materiali didattici.

Prosa filosofica

A Roma l'interesse per la filosofia si sviluppa tardi, ovvero verso il III sec. a.C., a partire dalle dottrine ellenistiche. Ciò ci viene confermato da Cicerone che nella sua opera "Tusculanae" afferma che, nonostante lo studio della filosofia sia antico, non si possono nominare opere antecedenti a Lelio e Scipione.

La vera svolta si ha quando nel 155 a.C. vengono inviati dagli Ateniesi a Roma tre filosofi: Carneade (accademico), Diogene (stoico) e Critolao (peripatetico), con il compito di perorare il condono di una multa. Ciò mise i romani di fronte a tre importanti scuole filosofiche ateniesi (la quarta è l'epicureismo). Questo incontro portò inevitabilmente la cultura romana a lasciarsi influenzare dal pensiero greco.

Cicerone, Lucrezio e Seneca

Cicerone, oltre ad essersi occupato di oratoria e retorica, fu uno dei più importanti pensatori romani. Egli, in particolare, trasmise a Roma i concetti principali della filosofia stoica rendendoli, però, più concreti e pragmatici. La forma di scrittura scelta da Cicerone fu quasi sempre il dialogo di ispirazione platonica. Tra le opere filosofiche di Cicerone ricordiamo: Laelius de amicitia, Tusculanae disputationes, De fato.

Per quanto riguarda il lavoro filosofico di Lucrezio, egli si occupò principalmente di portare a Roma i principi dell'epicureismo. Tuttavia, la filosofia di Epicuro non fu particolarmente accettata e ben vista dai romani, in quanto negava l'idea di religione tradizionale, sosteneva la convenzionalità delle leggi dello stato e sostituiva all'importanza dell'impegno politico del cittadino la coltivazione dell'ideale dell'amicizia. Tra le opere filosofiche di Lucrezio ricordiamo il De rerum natura.

Infine, colui che è considerato il maggiore esponente della filosofia latina è senza dubbio Seneca.

Seneca

Lucio Annèo Seneca nacque in Spagna, a Cordova, da una ricca famiglia equestre e si trasferì presto a Roma dove venne educato nelle scuole retoriche in vista della carriera politica e filosofica che si sviluppò ben presto a Roma, dopo un periodo vissuto in Egitto al seguito di uno zio prefetto. Nel 31 d.C. la sua fama era così grande che l'imperatore Caligola ne decreta la condanna a morte. Salvato da un'amante dell'imperatore, venne comunque esiliato in Corsica dove restò fino al 49 quando Agrippina implorò l'imperatore Claudio a farlo tornare a Roma per fare da tutore al figlio Nerone, del quale sarà guida nel primo periodo del suo impero (celebre periodo del buon governo di Nerone).

Quando Nerone, influenzato da Poppea, si avvia alla fase conclusiva del suo regno, Seneca, visto venir meno la sua influenza di consigliere politico, si ritira a vita privata dedicandosi ai suoi studi. Intanto Nerone e Tigellino, nuovo prefetto del pretorio, lo ritengono tra i responsabili della "congiura di Pisone" e, condannato a morte da Nerone, si suicidò nel 65 d.C. Il racconto della morte di Seneca è riportato negli Annales di Tacito.

Seneca dedicò tutta la sua vita agli studi filosofici e trascrisse le sue riflessioni in dialoghi, lettere e trattati. I temi principali, riconducibili alla filosofia ellenistica, sono: il concetto di felicità, la brevità della vita, l'importanza del tempo libero. La prosa filosofica di Seneca è caratterizzata da un senso di irregolarità nella scrittura, un lessico astratto e un uso abbondante di antitesi. Tra le opere principali di Seneca vanno citate sicuramente: Epistulae ad Lucilium, De otio, De brevitate vitae, i Dialoghi.

Epistulae ad Lucilium

È la sua opera più celebre e si tratta di una raccolta di lettere indirizzate all'amico Lucilio, un personaggio di origini modeste, anch'egli poeta e scrittore. Si tratta di un'opera giuntaci incompleta ma che rappresenta un unicum nel panorama letterario e filosofico antico. L'idea di comporre una lettera di carattere filosofico indirizzate ad amici sarà venuta a Seneca da Platone e soprattutto da Epicuro. Seneca si distingue dalla comune pratica epistolare, come quella di Cicerone, introducendo nella cultura letteraria latina un genere nuovo, proponendo nelle sue lettere un rapporto di formazione e di educazione spirituale. Attraverso le lettere, Seneca istituisce con lui un'intimità quotidiana. La lettera, più di ogni altro genere, si presta perfettamente alla pratica quotidiana della filosofia: proponendo in ogni lettera un tema nuovo, ne accompagna le tappe verso il perfezionamento interiore, terminando, almeno nei primi tre libri, ogni lettera con una "sententia", un aforisma che offre un frammento di saggezza su cui meditare.

Lettera 63

Si consiglia la lettura integrale, in traduzione, della Lettera 63 a Lucilio per consolarlo della morte dell'amico Flacco. In questa Lettera Seneca scrive Consolazioni maggiori, inserite nel corpus dei dialoghi: Ad Marchiam, Ad Elviam matrem, Ad Polibium. Anche nelle Epistulae troviamo tre lettere consolatorie: la 63, 93 e 99.

Questa Lettera può dividersi in tre parti:

  • La parte argomentativa: de dolore moderando (vv. 1-13) partecipazione al lutto di Lucilio ed all'enunciazione del tema principale vv.1-2: (Mo-leste fero decessisse Flaccum, amicum tuum, plus tamen quam aequo dolere te nolo); invito alla gestione moderata del lutto (nec sicci sint oculi amisso amico nec fluant; lacrimandum est, non plorandum). Il tempo del lutto con l'esempio mitologico di Niobe. v. 3: la ostentatio doloris. vv.4-6: la iucunda recordatio dei defunti (critica alla tesi di Attalo: la recordatio acerba).l'invito a non lamentarsi della sorte perché ci ha tolto gli amici ma a ringraziarla per averceli dati. vv. 7-9. vv. 10-11: la consolatio superstitum. dell'uomo comune diverso dal lutto del saggio; lutto femminile vv. 12-13: il tempo del lutto (II): lutto diverso dal lutto maschile.
  • La parte esemplificativa: Seneca come exemplum negativo (vv.14-15) v. 14: il lutto smodato per la morte di Sereno e la mancata praemeditatio mortis. v. 15: confutazione del concetto di morte prematura
  • La parte escatologica (v. 16) v.16: si modo vera sapientium fama est recipitque nos locus aliquis, quem putamus perisse praemissus est (se per caso è vera la parola dei filosofi e esiste un luogo che ci accoglie, lui, che pensiamo sia perduto, è stato mandato innanzi a noi)

Seneca e il genere della consolatio

Poche opere di Seneca sono datate con sicurezza. Fra queste vi è la Consolatio ad Marciam, scritta sotto il principato di Caligola attorno al 40. È indirizzata alla figlia dello storico Cremuzio Cordo per consolarla della perdita di un figlio. Il genere della consolazione, già coltivato nella tradizione filosofica greca, si costituisce attorno a un repertorio di temi morali (la fugacità del tempo, la precarietà della vita, la morte come destino ineluttabile dell'uomo) attorno ai quali ruoterà gran parte della riflessione filosofica di Seneca.

Poesia didascalica

Con l'espressione "poesia didascalica" si indica quella poesia che ha contenuti o fini educativi, ovvero che contiene informazioni indirizzate all'ammaestramento del lettore. In Grecia la poesia didascalica si andò definendo in stretta relazione alla poesia epica romana, la cui funzione era quella di conoscere e trasmettere la memoria e il patrimonio culturale dei singoli popoli. In Grecia la poesia didascalica nacque con Esiodo e la sua opera Teogonia dove espone i miti delle origini del cosmo. In questo genere rientrano anche gli scritti di Parmenide ed Empedocle.

Nella letteratura latina arcaica la poesia didascalica fu praticata da Ennio che scrisse una raccolta di insegnamenti morali intitolata Potrepticus. Ma il maggior rappresentante fu senza dubbio Lucrezio con la sua opera De rerum natura.

Lucrezio

Le notizie riguardanti la vita di Lucrezio sono a dir poco scarse: tutto quello che conosciamo di lui è conservato dal Chronicon di Girolamo che registra: "Nasce il poeta Tito Lucrezio che, condotto alla pazzia per un filtro d'amore, dopo aver scritto nei periodi di lucidità della pazzia alcuni libri, che poi rivide Cicerone, si suicidò a 43 anni".

Lucrezio quindi è nato probabilmente nel 94 e morto intorno al 50 a.C.; è leggendario il filtro d'amore, notizia che forse descrive gli effetti devastanti della passione d'amore secondo quanto indica la filosofia epicurea che ha seguito. Senza fondamento paiono anche le notizie legate alla pazzia e al suicidio, nate quindi in un ambiente avverso al materialismo lucreziano e costruite in parte su dati interni al poema.

Il De rerum natura è un poema in esametri, diviso in sei libri e dedicato all'aristocratico Memmio da identificare forse con il Gaio Memmio, politico conosciuto anche da Catullo. L'opera appartiene al genere didascalico e Lucrezio prende ispirazione dai poemi di Parmenide e di Empedocle. Il titolo ricalca quello dell'opera più importante di Epicuro cioè Sulla natura. Materia del De rerum natura è la dottrina di Epicuro, che Lucrezio dice di voler esporre in forma chiara e rendere più agevolmente accettabile con i dolci allettamenti della poesia, al fine di spiegare le leggi della natura e liberare gli uomini dalle angosce e dai terrori provocati dall'ignoranza e dall'errore.

Il poema è articolato in tre diadi (La dottrina degli atomi, Il mondo) ed ogni diade è composto da due Libri. La forma poetica del De rerum natura è apparsa a molti in contrasto con la condanna che Epicuro fa contro la poesia, considerata come un pericoloso veicolo di falsità e superstizioni. L'epicureismo lucreziano non si limita ad accettare la forma poetica in quanto strumento efficace di comunicazione, ma rivaluta l'essenza stessa della poesia. Non tutte le forme di poesia potevano essere considerate positive, infatti Lucrezio condanna i detti dei vati, cioè dei sacerdoti, ma anche dei poeti mistificatori, che inducono false credenze e così generano superstizioni e paure.

III libro De rerum natura

Si consiglia vivamente la lettura integrale, in traduzione, dell'intero III libro del De rerum natura. Il libro che forse più di altri testimonia la perizia argomentativa di Lucrezio è il III dedicato alla confutazione del timore della morte. Esso è così composto:

  • Introduzione (vv. 1-93), che si apre con un inno a Epicuro
  • Parte Centrale (vv. 94-829), suddivisa in due sezioni: nella prima (vv. 94-416) si dimostra che l'anima è materiale, cioè composta, come ogni altro corpo, di atomi (estremamente sottili quindi mobilissimi) e vuoto; nella seconda sezione (vv. 417-829) si affronta il problema-chiave: se materiale, l'anima deve essere anche mortale, soggetta al ciclo di nascita e morte proprio di tutti i corpi. In questa parte Lucrezio propone ben 29 diverse prove per sostenere il suo pensiero.
  • Parte Finale (vv. 830-1094): pur avendo dimostrato scientificamente la mortalità dell'anima, si rende conto che questo non è sufficiente a distogliere l'uomo dal dolore di dovere Lucrezio
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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/04 Lingua e letteratura latina

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