Istituzioni di letteratura
Le nozioni sui generi e sugli autori, presentate nel corso monografico, dovranno essere integrate con la periodizzazione e un inquadramento storico generale.
Agostino
Vita
Nacque a Tagaste, in Africa, nel 354. La madre, Monica, era una fervente cristiana. Studiò prima a Madaura e poi a Cartagine dove, giovanissimo, ebbe un figlio illegittimo. A 19 anni la lettura dell’Hortensius di Cicerone gli provocò una profonda crisi spirituale che lo portò ad accostarsi alla dottrina del manicheismo. Insegnò a Tagaste, poi a Cartagine e poi a Roma per poi raggiungere nel 384 Milano dove insegnò retorica. Qui strinse amicizia con il vescovo Ambrogio che, insieme alla madre Monica che lo aveva raggiunto, lo portò a convertirsi al cristianesimo. Nel 386 tornò in Africa e si dedicò alla vita monastica. Nel 391 fu consacrato prete ad Ippona (in Algeria) dove divenne vescovo nel 395. Qui combatté contro varie sette ed eresie. Morì nel 430, mentre Ippona era assediata dai vandali che, guidati da Genserìco, stavano procedendo alla conquista dell’Africa settentrionale.
Opere
Il suo amico Possidio afferma che Agostino fu autore di 1030 scritti, non tutti pervenutici oppure raccolti tra i Sermoni e le Lettere. Una divisione tradizionale le raggruppa in opere: autobiografiche, filosofiche, apologetiche, dogmatiche, polemiche, morali, esegetiche, poetiche. L’opera più nota è senza dubbio Le Confessioni, in tredici libri. Il titolo non deve confonderci: non si tratta della confessione dei nostri peccati, piuttosto della lode ed esaltazione di Dio. Le Confessioni vennero scritte durante i primi anni di episcopato, tra il 397 e il 400 e sono così divise:
- Libri I-IX: sono narrate le vicende di Agostino dalla nascita alla morte della madre;
- Libro X: la narrazione autobiografica lascia il posto a riflessioni filosofiche;
- Libri XI-XIII: contengono commenti al testo biblico della creazione.
Tra le opere filosofiche vanno ricordate i Dialoghi, dove sono riportati i dialoghi tra Agostino e un gruppo di intellettuali che si era ritirato con lui nella villa di Cassiciaco a Milano, e i Soliloquia, due libri contenenti i dialoghi tra Agostino e la Ragione sulla conoscenza di Dio e dell’anima. La più importante opera apologetica è invece il De Civitate Dei, in XXII libri. Dopo il sacco di Roma del 410, i pagani accusavano i cristiani di aver provocato lo sfaldamento e la caduta dell’Impero; Agostino risponde ribadendo gli errori del paganesimo e teorizzando quindi l’esistenza di due città, la città terrena (del diavolo) e la città celeste (di Dio).
Per le opere dogmatiche ricordiamo il De Trinitate, quindici libri che impegnano Agostino per 20 anni affrontando il tema della Trinità sulla base di citazioni bibliche e speculazioni filosofico-teologiche.
Pensiero e stile
Il complicato itinerario individuale di Agostino ha arricchito il suo pensiero di tematiche e spunti. Come maestro di scuola, si è formato sui testi della tradizione classica, apprendendo i migliori prodotti della tradizione greca e latina; come manicheo è venuto in contatto con una setta tra le più vivaci; come neoplatonico ha approfondito il pensiero di Platone; come cristiano, ha approfondito lo studio della Bibbia e dei maggiori dogmi della Chiesa. Il suo scopo era raggiungere ogni genere di pubblico e per questo lo stile della sua opera varia da opera ad opera. La sua scrittura si compone di frasi con brevi elementi, per una lettura veloce, anche se non sfugge l’eleganza della costruzione del verso che riesce ad inglobare le numerosissime citazioni bibliche in un discorso continuo senza far avvertire sgradevoli salti di tono.
Apuleio
Vita
Nacque intorno al 125 d.C. a Madaura, in Africa e, provenendo da famiglia agiata, gli fu permesso di studiare a Cartagine e poi ad Atene dove approfondì gli studi filosofici. Durante un suo viaggio in Africa, fece tappa a Oea (oggi Tripoli) dove incontrò Ponziano, suo compagno degli studi ateniesi e della quale sposò la madre vedova Pudentilla. Nel 158, a causa di questo matrimonio, subì un processo intentatogli dai parenti della moglie, sotto l’accusa di magia. Trascorse gli ultimi anni della sua vita a Cartagine come oratore celebre ed apprezzato. Le sue notizie non vanno oltre il 170 d.C.
Opere
Romanzo in 11 libri noto sin dall’antichità con il titolo di Asinus aureus (Metamorphoseon libri: L’asino d’oro), Apologia: opera tramandataci con il nome De Magia, Florida: raccolta di 23 brani oratori, trattati filosofici su Platone e Socrate. Di tante altre opere perdute ci sono rimasti solo frammenti.
Pensiero e stile
Una dedica rivenuta sul basamento di una statua eretta ad Apuleio recita: “Al filosofo platonico, i cittadini di Madaura”. Con molta probabilità, quella del filosofo platonico era la qualifica ufficiale e forse favorita da Apuleio che proprio sulla rivendicazione della dignità di filosofo aveva fondato la difesa dall’accusa di magia nel processo. In realtà ciò rappresenta per noi l’espressione culturale entro cui si situano gli studi e le opere di questo autore: la curiosità per il mondo della natura, l’inquietudine e la tensione verso l’occulto, l’iniziazione ai culti misterici, la pratica brillante di conferenziere, che evidenzia la preziosità verbale, associandola ad una consolidata pratica oratoria che lo rendono capace di esprimersi con registri diversi. Da qui la libertà assoluta nell’accostare arcaismi e neologismi, volgarismi e poetismi mescolandoli al lessico tecnico della scienza e dei mestieri. L’originalità della lingua di Apuleio sta nel fatto che richiama l’attenzione del lettore sulla forma espressiva prima che sul contenuto del messaggio. Il suo essere grande conoscitore di letteratura, gli permette di avere a disposizione una sorta di lessico letterario specializzato che può ben esporre in diverse situazioni-tipo (lutto, eroismo, passione).
Catullo
Vita
Nacque a Verona da famiglia agiata, anche se sulla data non abbiamo notizie certe (Svetonio la fissa nell’87 a.C., così come data la morte trent’anni dopo, nel 57, anche se si pensa il poeta fosse ancora vivo nel 55 in quanto parla di avvenimenti di quell’anno in alcune sue opere). Trasferitosi a Roma, conobbe personaggi di spicco dell’ambiente politico e letterario ed ebbe anche una relazione amorosa con Clodia (la Lesbia dei suoi versi) identificata con la sorella del tribuno Clodio e moglie del console Cecilio Metello. Probabilmente nel 57 seguì il governatore Gaio Memmio in Bitinia e durante questo viaggio visitò la tomba del fratello morto e sepolto nella Troade (come afferma lui stesso nel carme 101).
Opere
Di Catullo abbiamo 116 carmi, per un totale di 2300 versi, contenuti in un liber che si suole suddividere, su base metrica, in tre sezioni. Il primo gruppo (1-60) raccoglie componimenti brevi e di carattere leggero, di metro vario, soprattutto endecasillabi. Il secondo gruppo (61-68) raccoglie carmi di maggiore estensione ed impegno stilistico (carmina docta) composti in vari metri. Il terzo gruppo (69-116) comprende carmi generalmente brevi in distici elegiaci, i cosiddetti “epigrammi”. Su tale divisione della raccolta vi sono diverse idee. C’è chi afferma che detto ordinamento sia stato voluto dallo stesso autore, mentre i più, considerato che non trattasi di un ordine cronologico, affermano che la divisione è stata fatta successivamente dai filologi in quanto riguarda criteri metrici.
Pensiero e stile
Con la poesia di Catullo assistiamo ad una rivoluzione del gusto letterario che cerca di riconsiderare la dimensione intima dei sentimenti privati, ben evidenziata nei cosiddetti “carmi brevi” dove le occasioni e gli avvenimenti della vita quotidiana vengono espressi in una perfezione formale. Diciamo quindi che la poesia di Catullo dà una impressione di immediatezza, di spontaneità, tanto da portare la critica a ritenerla una poesia ingenua e spontanea di un poeta “fanciullo” che dà libero sfogo ai suoi sentimenti, senza i vincoli della morale e i filtri della cultura. Questo concetto stride però col fatto che il destinatario di ogni carme è per lo più rappresentante di una cerchia raffinata e colta che si aspetta quindi un prodotto letterario che abbia veste stilistica e fattura formale di livello adeguato. Quello di Catullo è uno stile complesso che si rifà alla letteratura alessandrina, ma anche alla lirica greca arcaica. La sua lingua è un prezioso intreccio tra linguaggio letterario e “sermo familiaris”. Praticamente il lessico e le movenze della lingua parlata vengono assorbite e filtrate da un gusto aristocratico che le raffina e le impreziosisce, senza per questo sminuirne la capacità espressiva. Siamo di fronte ad uno stile composito con un’ampia gamma di modalità espressive che vanno dallo sberleffo irridenti alle morbidezze del linguaggio amoroso.
Cesare
Vita
Caio Giulio Cesare nacque a Roma il 13 luglio del 100 a.C. da una nobile famiglia. Essendo imparentato con Mario e con Cinna, venne in gioventù perseguitato dai sillani e soltanto dopo la morte di Silla (78 a.C.) poté tornare a Roma dall’Asia ed incominciare la carriera politica che lo portò a ricoprire tutti i più alti gradi. Nel 60 stipulò con Crasso e Pompeo il cosiddetto primo triumvirato in vista della spartizione del potere. Nel 60 ricevette il proconsolato nella Illiria e nella Gallia dove intraprese una guerra di sottomissione dell’intero mondo celtico che portò in sette anni alla conquista della Gallia, operazione che gli procurò un vastissimo consenso personale. Tuttavia, osteggiato dai suoi avversari che volevano impedirgli il passaggio diretto da proconsole a secondo console, Cesare invase l’Italia dando così fine alla guerra civile il 10 gennaio del 49. Nel 48 sconfisse a Farsalo l’esercito di Pompeo, arrivando a ricoprire l’incarico di padrone assoluto di Roma con il ruolo di console a partire dal 49. Il 15 marzo del 44 veniva assassinato da un gruppo di aristocratici di salda fede repubblicana, preoccupati per le tendenze autocratiche e regali che Cesare andava dimostrando.
Opere
Tra le sue opere conservate ricordiamo il Commentarii de bello Gallico, in sette libri, più un libro ottavo composto probabilmente da Aulo Irzio, suo luogotenente; il Commentarii de Bello Civili, in tre libri. Andarono invece perdute diverse orazioni, come l’elogio funebre della zia Giulia e vari componimenti poetici giovanili.
Pensiero e stile
Per la prima volta troviamo nel titolo di un’opera il termine Commentarius che indicava un tipo di narrazione a mezzo fra la raccolta dei materiali grezzi (nel caso di Cesare gli appunti personali, i rapporti fatti al senato sull’andamento delle campagne galliche) e la loro elaborazione nella forma artistica, cioè arricchita da ornamenti stilistici e retorici. Cicerone riteneva i Commentarii di Cesare come opere composte per offrire ad altri storici il materiale sul quale impiantare la propria narrazione anche, se, continua sempre Cicerone, nessuno sarebbe riuscito mai a riscrivere quanto Cesare già aveva detto con ineguagliabile semplicità. Pensando a ciò, dobbiamo ritenere che la perdita delle orazioni di Cesare possano davvero rappresentare uno dei danni più gravi subiti dalla letteratura latina, stando anche a quello che ci raccontano coloro che hanno avuto la fortuna di leggerle. Cicerone stesso riconosce che Cesare agì da “purificatore” della lingua latina, “correggendo un uso difettoso e corrotto con un uso puro e irreprensibile”. In realtà lo stesso Cesare nella sua opera De analogia, andata perduta quasi per intero, afferma che alla base dell’eloquenza vi è l’accorta scelta delle parole per la quale il criterio fondamentale è l’“analogia”, la selezione razionale e sistematica contrapposta alla “anomalia”. Per Cesare la selezione deve limitarsi ai “verba usitata”, alle parole già in uso. Lui stesso consigliava di fuggire, come il nocchiero fa con uno scoglio, le parole straniere e inusitate.
Cicerone
Vita
Marco Tullio Cicerone nacque nel 106 a.C. ad Arpino da agiata famiglia equestre. Compì i suoi studi di filosofia e retorica a Roma, dove stringe un’amicizia che durerà tutta la vita con Tito Pomponio Attico. Nell’81, dopo un’esperienza militare, debutta come avvocato e, negli anni appena successivi, compie un viaggio in Grecia ed Asia per perfezionare gli studi filosofici e la retorica. Al rientro a Roma sposa Terenzia dalla quale avrà due figli, Tullia e Marco. Nel 75 è questore in Sicilia dove difende l’ex governatore Verre dall’accusa dei siciliani, guadagnandoci la fama di oratore principe. Nel 63, in veste di console, reprime la congiura di Catilina. La sua fama inizia a declinare dopo la formazione del primo triumvirato. Nel 58 viene mandato in esilio con l’accusa di aver messo a morte senza processo i complici di Catilina. Torna poi a Roma cercando collaborazione con i triumviri e continua a svolgere attività forense. Di questo periodo sono le opere De oratione e De re publica. Allo scoppio della guerra civile, aderisce alla causa di Pompeo, nonostante la sconfitta di quest’ultimo, viene perdonato da Cesare. Divorzia dalla moglie e si unisce in matrimonio con la sua giovane pupilla Publilia dalla quale però divorzierà qualche mese dopo. Nel 45 muore la figlia Tullia ed inizia a dedicarsi alla composizione di una serie di opere filosofiche. Dopo l’uccisione di Cesare torna alla vita politica. Inizia la lotta contro Antonio (Filippiche), i cui sicari lo uccideranno il 7 dicembre del 43.
Opere
Tante sono le opere di Cicerone che possiamo dividere in Orazioni, Opere retoriche, politiche, filosofiche, poetiche, oltre che un nutrito Epistolario ed altre opere che sono andate perdute. Ricordiamone solo le più importanti. De oratore: composto nel 55, in forma di dialogo, è ambientata nel 91 a.C. al tempo dell’adolescenza di Cicerone e vi prendono parte alcuni dei più insigni oratori dell’epoca tra cui Marco Antonio e Lucio Licinio Crasso. Nel primo libro Crasso sostiene che all’oratore occorre una vasta formazione culturale, mentre Antonio li contrappone un oratore istintivo ed autodidatta, la cui arte si fondi sulla fiducia nelle proprie doti naturali e sull’esempio degli oratori precedenti. Nel secondo libro si passa all’esposizione di argomenti più analitici: Antonio espone i problemi concernenti la inventio, la dispositio e la memoria.
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