Alfieri
Alfieri è un modello forte e rivoluzionario di scrittura. Alfieri nelle tragedie tenta un metodo di scrittura differente. Importanti sono l’energia e la brevità. La tragedia deve fondarsi più sull’effetto che fa sullo spettatore, che basarsi sulle regole.
Alfieri è l’autore più rappresentativo degli ultimi 30 anni del 1700 italiano, il periodo delle Metamorfosi dei Lumi, una categoria critica che definisce un periodo storico che va dal 1770 al 1820, storicamente negli anni 70 del 1700 l’Illuminismo entra in crisi perché l’idea utopistica di riformare la società che è alla base del pensiero illuminista, a causa degli eventi storici entra in crisi. Gli intellettuali cominciano a pensare di non avere più un reale potere di cambiare e migliorare la società, e anche con gli eventi della Rivoluzione Francese, vedono le idee della rivoluzione come inaspettate. Gli intellettuali illuministi iniziano a riflettere sull’Illuminismo e sulle loro utopie e a tirare le fila di questo discorso.
Alfieri è importante perché è il primo autore che si pone dentro a questa idea di combattere le regole, soprattutto quelle della tragedia. Per lui una tragedia è riuscita quando fa un effetto sullo spettatore, introduce un criterio di gusto che non è insito nella tradizione, ma appartiene a chi ascolta, è il lettore il giudice dell’opera. Alfieri rompe anche con il concetto dell’armonia e della tradizione, le sue tragedie sono in 5 atti, feroci quanto lo spettatore le può sopportare, non vige il principio dell’armonia e della distrazione, ma tutte le emozioni si devono accumulare e devono diventare insopportabili a chi le ascolta. Deve accelerare verso un principio di rovina, distruzione o autodistruzione.
Questo modello alfieriano, lo troviamo anche nelle Ultime lettere di Jacopo Ortis, è dipinta come tragedia che viene romanzata. Foscolo ha lasciato un autocommento.
Ugo Foscolo
Il primo passo da fare per un testo è situarlo storicamente, cioè come nasce, come si sviluppa e come viene ricevuto dal pubblico, e bisogna prendere anche in considerazione i commenti dell’autore, e Foscolo ne ha lasciata una molto ampia, dove spiega cos’ha voluto fare. Foscolo spiega come Ortis sia diverso dal Werther di Goethe, Ortis entra in scena già malato, è un romanzo epistolare che ha una fortissima connessione con la tragedia. Foscolo sta rinnovando il genere epistolare, non lo sta solamente adottando. Vuole fare un romanzo epistolare che da una parte vuole riprendere Goethe e dall’altra anche Alfieri. Quando esce l’opera nel 1802, Foscolo prende un genere che per la tradizione italiana era relativamente nuovo, ma dal punto di vista europeo, è un genere vecchio. Foscolo riprende una forma vecchia e sente la necessità di rinnovarla. Il romanzo epistolare parla della realtà interna dei protagonisti.
La storia del testo
La storia del testo: quando Foscolo inizia a pensare ad un romanzo epistolare, alla fine del 1700, e all’inizio per lui si doveva chiamare “Laura Lettere” dove c’è uno scambio epistolare con un personaggio femminile, e questo rinvia alla tradizione epistolare inglese e francese. Nell’opera epistolare di Rousseau si scava nella psicologia dei personaggi al contrario di quello inglese.
Il romanzo epistolare è un romanzo costruito su uno scambio di lettere, non c’è un narratore, la storia viene narrata attraverso lo scambio delle lettere. Può essere a due voci, cioè di solito una coppia di innamorati che si scambiano lettere. Oppure a una voce. Quello più diffuso è quello di Rousseau, quello a due voci, dove anche l’elemento amoroso gioca una parte fondamentale. Il romanzo non ha un narratore, ma può avere un editore, cioè qualcuno che prende queste lettere e le pubblica, come nel caso di Foscolo. Foscolo poi spiega il perché il suo romanzo sia monologico (=monologo).
Manca anche una descrizione degli ambienti, in senso storico e sociale, quello che risalta è l’interiorità dei personaggi e il loro travaglio interiore. Le passioni sono al centro.
Questo primo progetto di Foscolo viene lasciato da parte, non è rimasto nulla di questa prima stesura, però siccome all’interno della storia, c’è anche la storia di Lauretta, si pensa che una parte di questa materia sia confluita dentro il romanzo.
Foscolo decide di inserire dei cambiamenti all’interno del romanzo e in particolare inserisce il particolare della storia. La Storia è presente come antefatto del romanzo, scatena i fatti e come un fantasma che aleggia intorno. Dentro al romanzo non si vede mai la storia, al contrario dei Promessi Sposi dove vediamo la storia in azione, è protagonista.
L’antefatto dell’Ortis è il Trattato di Campoformio, trattato che sigla la cessione del Veneto all’Austria da parte di Napoleone. Quindi Napoleone accolto come liberatore, si comporta poi come traditore. Questo antefatto non si vede.
Foscolo decide di contaminare lo spazio del romanzo epistolare, che è di solito privato, inserendo l’elemento della storia, all’origine della storia di Jacopo c’è il Trattato di Campoformio, e il suo esilio sui Colli Euganei.
La prima edizione esce nel 1798, chiamato “Ortis Bolognese”, la sua particolarità è che non è tutto dell’autore, ad un certo punto Foscolo che combatteva con l’esercito di Napoleone, deve lasciare Bologna e la scrittura, lasciando il romanzo incompiuto. Ma dato che l’editore aveva fretta di pubblicarlo, affidò ad un letterato bolognese, Angelo Sassoli, il compito di finire il romanzo. Sassoli era uno scrittore mediocre, e quando Foscolo ritorna e se ne accorge, si arrabbia, perché era un’operazione indebita e perché era stata fatta anche male. Sassoli finisce il romanzo nell’ottica del romanzo epistolare normale, spingendo sul lato sentimentale. Foscolo non sopportava i sentimenti espressi in modo forzato. Nel romanzo si trova l’elemento amoroso al massimo grado, ma non gli effetti sentimentali che erano tipici del romanzo epistolare.
Quindi Foscolo riscrive il romanzo e la prima edizione d’autore esce nel 1802, “Ortis Milanese”. Foscolo continua a fare modifiche al romanzo, nel 1816 esce l’“Ortis Zurighese” dove viene aggiunta anche la notizia bibliografica, in cui parla soprattutto del rapporto tra il suo romanzo con i suoi antecedenti più importanti “La novella Eloise” di Rousseau e “I dolori del giovane Werther” di Goethe.
Notizia bibliografica
Notizia bibliografica: viene apporta all’edizione di Londra, successiva alle altre. Foscolo scrive che il suo romanzo aveva al centro un contrasto tra la disperazione delle passioni e l’amore per la vita. La dinamica con cui sono costruite le tragedie di Alfieri:
La disperazione delle passioni, un eroe disperato che ha una passione interiore spinta al massimo grado e allo stesso tempo ha anche un grande amore per l’esistenza.
Nella prima parte del romanzo, c’è una passione politica esacerbata che viene controbilanciata dall’amore per la vita, tentativo di rinascere dalla delusione politica sotto la forza dell’amore. Questo amore è impossibile quindi ritorna la disperazione, la passione diventa una specie di veleno. La passione sia fa vivere che uccide. Alla fine la passione amorosa e quella politica, si convertono in veleno, diventano portatrici di morte.
Foscolo esamina anche il termine “passione”. Quando si parla di 1700 lo si pensa sempre come secolo della ragione, ma la parola che codifica la società del 1700 è “passione”. La ragione dell’Illuminismo, è una ragione critica, che continuamente esamina i propri limiti. La ragione è uno strumento limitato e non riesce a fare i conti con la passione.
Nel romanzo di Rousseau viene introdotto il ricatto affettivo, cosa che troviamo poi anche in Foscolo e Manzoni.
Passione
Passione= all’origine di ogni passione c’è un desiderio. Ci sono individui che sentono la passione più di altri, perché hanno una sensibilità estrema. La sensibilità è molto importante perché rende l’uomo uomo.
Mentre Werther ad un certo punto si innamora e subisce le conseguenze di questa passione non corrisposta e quindi si uccide, ma è un essere normale, Ortis invece è un personaggio molto più sensibile, dotato di una sensibilità esasperata e in più si aggiungono questi eventi nefasti politici e amorosi e questo non può che essere un risultato tragico. La prima differenza che Foscolo indica. Per via di questa sensibilità estrema di Ortis, Foscolo dice che tutte le volte che qualcosa di doloroso lo colpisce non fanno altro che alimentare il suo carattere malinconico, incline al dolore e alla disperazione.
Per Foscolo, l'obiettivo del libro è quello di far penetrare i lettori nell’anima di un suicida.
Il titolo è significativo, perché fin dall’inizio dice con una prolessi eloquente e intensa, che il protagonista morirà. Riconversione tragica del romanzo epistolare.
Orizzonte d’attesa
Orizzonte d’attesa= concetto formulato da Hans Robert Jauss, critico fondatore della Scuola di Costanza, che mette l’accento non più solo sull’opera letteraria ma anche sul lettore e la sua ricezione. L’orizzonte d’attesa è quello che i lettori si aspettano quando stanno davanti ad un libro, dato dalle loro aspettative, partendo dalla loro sensibilità, dalla loro cultura e la loro idea del libro.
Un testo letterario diventa importante, cioè cambia la storia della letteratura, diventando quindi un classico, quando non asseconda l’orizzonte di lettura, ma lo distrugge.
La grande letteratura è rivoluzionaria e di rottura, e se asseconda i gusti, può avere molta popolarità ma la sua durata è limitata. Per esempio “Madame Bovary” di Flaubert, quando uscì suscitò molto scandalo, per il modo rivoluzionario in cui descrive il personaggio femminile.
La grande letteratura deve fare scandalo, deve provocare il lettore, deve distruggere le sue convinzioni e lo deve far pensare.
Le “Ultime Lettere di Jacopo Ortis” è quindi un romanzo di rottura, far entrare il lettore nei pensieri di un suicida nel 1800 è un’operazione rivoluzionaria.
Il confronto con Werther
Il confronto con Werther Foscolo dice che apparentemente i due protagonisti siano identici, che vivano le stesse situazioni, ma le analogie sono di superficie. Werther all’inizio è un personaggio normale, e solo le vicende dolorose che vive a renderlo misantropo. Mentre il personaggio di Ortis ha una patologia interiore che deriva dalla sua sensibilità esasperata, è una specie di vizio interiore che lo rende diverso dagli altri. Foscolo fa un cambiamento anche nel sistema dei personaggi, perché il terzo personaggio, il promesso sposo di Carlotta e di Teresa, è trattato diversamente nei due libri. Nel Werther, Alberto è amico del protagonista, e si cerca di fondare un menage a trois fondato sull’amicizia.
Mentre nell’Ortis, Odoardo, è un personaggio descritto negativamente fin dall’inizio, senza empatia, che equivaleva all’essere morti internamente al tempo. Foscolo sottolinea l’antagonismo tra Ortis e Odoardo fin dall’inizio.
Mentre Werther si uccide con una pistola, Ortis si conficca un pugnale nel cuore, anche qui vediamo l’esasperazione che richiama l'elemento della tragedia alfieriana, essendo anche un gesto più violento.
Entrambi si uccidono avendo davanti un libro aperto, ma era diverso.
Il testo si apre con un’introduzione dell’editore, l’amico di Foscolo, Lorenzo Alderani, che pubblica le lettere dopo la morte di Jacopo. Soglia del testo. Chiamata al coinvolgimento emotivo del lettore. Il coinvolgimento emotivo è un’altra novità perché nel romanzo epistolare tradizionale, il lettore non è chiamato a provare delle emozioni per i personaggi.
Compassione, altra parola chiave.
Il lettore deve capire queste passioni e accettare di prendere su di sé queste passioni mentre legge. 11 ottobre 1797 Secondo ingresso al testo, la prima lettera dai Colli Euganei del, quando i patrioti giacobini vanno in esilio, dopo la firma del Trattato di Campoformio. E si apre con una citazione di Dante del Purgatorio, dove parla Catone, è un richiamo allusivo al suicidio, in quanto anche Catone si suicidò per non perdere la libertà interiore e politica. In questa lettera si fa riferimento al tradimento di Napoleone. Foscolo è come se creasse questo personaggio fittizio per estraniare da sé questo tradimento di Napoleone.
Jacopo va in esilio sui Colli Euganei. Siamo in un luogo idillico.
Natura e Storia
Opposizione tra Natura e Storia= la storia è il luogo delle passioni, anche devastanti, mentre la natura è il luogo in cui ci si può rigenerare, luogo idillico dove forse si può ritrovare la pace e ci si può risanare.
Si è in un’illusione, si illude che stando a contatto con la natura, potrà ritrovare la felicità.
16 ottobre
La campagna per Ortis ha questa funzione rigenerativa. Ortis legge Plutarco, legge i testi da cui Alfieri aveva tratto parte delle sue tragedie. Il testo di Plutarco rappresentava gli esempi di eroismo dell’antichità. E dato che Napoleone è un eroe che si è rivelato meschino e traditore, Jacopo recupera questi esempi dell’antichità.
18 ottobre
Si vuole consolare della miseria presente leggendo le gesta degli eroi antichi.
Il libro di Foscolo è molto mosso, si trovano affermazioni e poi delle rettifiche che mettono il dubbio su quello che si è appena detto.
Quindi Jacopo dice di leggere le gesta degli eroi dell’antichità per consolarsi, ma crede che queste gesta siano state abbellite dalla letteratura, e che quindi il genere umano sia sempre lo stesso, che questi eroi non siano altro che delle proiezioni illusorie.
23 ottobre
Lo spazio tempo dell’Idillio si regge sull’idea di un rifugio nella Natura dove la Storia non si sente, dove le generazioni vivono in pace e insieme, quasi sottratti all’usura del tempo.
La Natura quando ha l’immagine del Rifugio è sempre un tentativo per fuggire dalla Storia, e ripararsi dalla Storia. Qua si vede un paesaggio letterario che è associato retoricamente alla forma dell’idillio.
Jacopo che legge ai contadini e pastori Licurgo e Timoleone è una costruzione letteraria, non è una cosa che alla fine del 1700 capitava, si è fuori dal codice realistico.
Jacopo legge ai contadini le storie di Plutarco, e i contadini a loro volta raccontano a lui le storie del paese. Quando in un romanzo, un personaggio legge un libro, si deve capire che libro stia leggendo, perché attraverso quel libro passa un messaggio. Non è mai indifferente quello che qualcuno legge. “Licurgo” e “Timoleone”, sono i titoli di due Vite di Plutarco, Licurgo fu un legislatore spartano, mentre Timoleone fu un eroe che combatte per la libertà, quindi una controfigura di Jacopo.
“Timoleone” è anche una tragedia di libertà di Alfieri, che scrive tirando i suoi soggetti dalla letteratura antica. Alfieri prende Timoleone ma introduce delle varianti significative.
Timoleone fu tiranno di Corinto, aveva un fratello, Timofane, e quando sale al potere viene accecato dal potere, ma lui pensava di star facendo il bene del popolo. Diventa un despota e quindi viene organizzata una congiura, a cui prende parte anche il fratello, e uccidono il tiranno. Timoleone viene ucciso e l’ordine viene ristabilito, questo è il racconto di Plutarco.
Alfieri complica il rapporto tra i due fratelli, lo rende più profondo, e fa sì che alla fine, quando Timoleone muore, Timofane si penta e che muoia esprimendo parole di riconciliazione verso il fratello. Timofane cercò di dissuadere il fratello per evitare che lui diventasse tiranno, non ci riesce e quando Timoleone viene assassinato, si pente, e i due fratelli si riconciliano nella morte.
Jacopo legge questa tragedia perché il tiranno nella sua vita è Napoleone, che si è presentato come portatore degli ideali di libertà e poi è diventato tiranno. Jacopo quindi con la lettera sta alludendo ad eventi contemporanei. Jacopo è come se stesse cercando nella letteratura una chiave di interpretazione del presente.
Signor T, simpatizzante politico della stessa parte e sta sui Colli Euganei perché ha avuto dei rovesci di fortuna e si è ridotto in rovina, ma Jacopo si sente vicino a lui perché parla col cuore, quindi c’è un rapporto empatico. Il Signor T ha una figlia, Teresa. Entra in scena anche Odoardo, non suggerisce nessuna empatia, è freddo, anonimo.
Topos dell’idillio
Topos dell’idillio= ecocritica, problema dell’ambiente. In letteratura questo problema viene declinato recuperando la categoria dell’idillio e dell’antidillio. Quindi questi vecchi topoi retorici, vengono riempiti di stanze e ragioni diverse. A volte si trova il topos dell’idillio declinato, respinto o infranto. Ma un luogo benefico, dove si trova la pace.
Caratteristiche dell’idillio: “Il paesaggio ideale” di Curtius, il paesaggio ideale è costituito da elementi fissi che dall’antichità continuano ad agire nella letteratura fino al 1700, si interrompe questa continuità nella rappresentazione del paesaggio, perché la realtà intesa come mondo esteriore e reale, rientra nella letteratura, quindi rompe queste convenzioni.
Il progressivo sviluppo del Realismo in letteratura, fa sì che non sia più possibile parlare del paesaggio nei termini retorici-letterari di prima. Lo spazio letterario è uno spazio dinamico in cui la novità arriva e inserisce un elemento nuovo
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Riassunto esame Letteratura italiana 1 , Prof. Alfano Roberta Antonietta, libro consigliato Mandragola, Niccolò Mac…
-
Riassunto esame Letteratura italiana, Prof. Ferraro Luca, libro consigliato Letteratura Italiana. Dalle origini a m…
-
Riassunto esame Letteratura italiana, Prof. Veglia Marco, libro consigliato Profilo di letteratura italiana, Alfano…
-
Riassunto esame Letteratura italiana 1 , Prof. Perrone Capano Carla, libro consigliato Letteratura italiana. Manual…