Dante Alighieri
Dante ha saputo esprimere le incertezze, i conflitti e l'aspirazione della cultura medievale. Nelle sue opere è fondamentale il carattere di assoluta originalità: non si può individuare un modello univoco di interpretazione e nemmeno un genere letterario di appartenenza. La condizione di unicità è da leggersi come risultato di due fattori che sono lo sperimentalismo e l'autobiografismo. Un altro elemento cruciale nella letteratura di Dante è l'uso del volgare come lingua nazionale di cultura, La “Vita nuova” e nel “Convivio”, nel “De vulgari eloquentia” difesa del parlar materno, sostenuta nella e nelle “Egloghe”.
La vita e la formazione
La nascita è da collocare nel 1265, a Firenze, secondo quanto scritto nella “Vita nuova”, all’età di nove anni incontra per la prima volta Beatrice Portinari. Nel 1277 sposa Gemma di Manetto Donati, dalla quale avrà quattro figli che saranno i commentatori della “Commedia”. Apprende le arti del Trivio, ha un rapporto di discepolato con Brunetto Latini, citato nel canto XV dell’Inferno, legato allo studio dell’etica. Fa amicizia con Guido Cavalcanti, partecipa a conflitti militari dalla parte dei guelfi.
Si afferma come poeta d’amore in volgare che prende avvio con la “Vita nuova”. Nel “Convivio” Dante dà indizi circa i suoi studi filosofici intrapresi per cercare sollievo dopo la scomparsa di Beatrice nel 1290. Inizia a frequentare gli insegnamenti francescani e domenicani.
Il rapporto con Guido Cavalcanti
Cavalcanti diventa punto di riferimento per Dante prima del 1259, è fondamentale per la formazione intellettuale, gli offre un modello di poesia innovativa, vi è una nuova dimensione interiore, viene dato un nuovo significato al linguaggio tradizionale, con l’integrazione filosofica e dei principi aristotelici si permette di andare oltre alla dimensione cortese.
Nella “Vita nuova” Dante definisce Cavalcanti il primo dei suoi amici, gli dedica l’opera e in nome dell’amico rivendica l’uso della scelta della lingua volgare. La concezione d’amore dantesca alla base del rapporto tra i due letterati ci sono motivi di scontro, “Vita nuova” è totalmente diversa rispetto a quella espressa da Cavalcanti in particolare nella poesia “Donna me prega”. Altro elemento di divergenza è l’esilio forzato di Cavalcanti per mano dei priori di Firenze, tra i quali c’è anche Dante, non ci sono documenti che attestino una rottura politica.
Dante non intende presentarsi nella “Vita nuova” e “Commedia” non come un suo rivale ma come il suo legittimo successore (unus philosophus alter poeta).
Le rime e la produzione giovanile
Dante non ha mai riordinato le sue poesie in una raccolta, l’ordine conosciuto oggi delle “Rime” si deve a Michele Barbi. – La produzione giovanile (primi anni Ottanta primi anni Novanta) è la produzione destinata alla selezione per la “Vita nuova”, le rime che hanno risultati più elevati sono da identificare con le rime della poetica della lode, che nel Purgatorio consegna a Bonagiunta come le rime in memoria dei posteri, sono le poesie del dolce stil novo. Nelle poesie della lode si trova equilibrio tematico, sono l’evoluzione di un percorso che è ancora molto legato alla tradizione cortese ma che è contraddistinto dallo sperimentalismo, alcune rime sovversive rispetto allo stil novo sono poi state escluse dalla “Vita nuova”.
I primi esperimenti lirici sono legati alla tradizione cortese sia linguisticamente che per le tematiche di matrice feudale. Emerge però la leggerezza del sonetto “Guido, i’ vorrei che tu Lapo ed io”, che sarà il manifesto della nuova poesia fiorentina. Viene celebrata l’amicizia come condivisione di valori in nome di Amore. Più vicini alla tradizione cavalcantiana sono le poesie che hanno come tematica l’amore per Beatrice. Al genere comico-realistico si riconducono i sonetti scambiati con Forese Donati, il registro è basso e quotidiano. Altre opere riconducibili alla produzione dantesca giovanile sono il “Fiore”, un poema allegorico che narra la conquista della donna da parte dell’amante, è ispirato a “Roman de la rose”, così come “Detto d’amore”, altro poema allegorico sull’amor cortese.
La Vita nuova
La “Vita nuova” è un prosimetro dedicato a Cavalcanti, narra l’amore di Dante per Beatrice, prima e dopo la sua morte, il titolo si riferisce al rinnovamento interiore che l’autore matura sotto il segno d’Amore.
1
All’interno ci sono diversi generi (sonetti, canzoni, ballate e poesie), la separazione tra generi non viene rispettata (forma alta e forma bassa). La prosa collega le liriche, ha la funzione di spiegare il motivo per il quale le poesie sono state composte, vengono commentate e il contenuto viene spiegato secondo una tecnica medievale. Si può riconoscere una struttura tripartita: la prima parte si incentra sul proemio e sulla conclusione della crisi del gabbo, la seconda sulla materia nuova della lode, la terza che si apre con la morte di Beatrice e l’entrata di una novità e che termina con una visione. Dante per l’utilizzo del prosimetro si basa su Severino Boezio, i tratti rivoluzionari sono la lingua volgare, l’alternanza di rime e prosa, l’invenzione di una concezione d’amore che va oltre i vincoli del paradigma cortese e che al tempo stesso si oltrepassa il rinnovamento poetico di Cavalcanti.
La composizione della “Vita nuova” si può collocare tra il 1292 e 1293. Dante organizza l’opera in un momento diverso da quello degli eventi, specialmente perché aveva il presupposto di scrivere la sua biografia. Si pensa anche ad un reintervento dell’opera, neanche le liriche rispettano l’ordine di successione degli eventi.
Dante introduce il suo rinnovamento spirituale, tra cui il primo incontro con Beatrice e la certezza di stare ad assistere a qualcosa di straordinario, da quel momento Amore domina la mente di Dante anche se rimane sempre ancorato all’uso della ragione. La novità dell’autore sta proprio nell’amore governato dalla ragione quando per tradizione le due forze sono inconciliabili. Con il saluto negato, Amore vuole annunciare a Dante la necessità di un amore diverso, non più legato ad un gesto di benevolenza. Desiderando il saluto Dante ha riposto il fine dell’amore al di fuori di sé, dopo la crisi del gabbo di derisione dell’autore da parte di Beatrice e delle amiche, riesce a raggiungere un amore disinteressato e autosufficiente. L’equilibrio interiore viene ribaltato dalla morte della donna che espone l’autore alla forma di amore carnale e in particolare nei confronti di una donna mostratasi compassionevole. Dante non solo non vuole tradire il ricordo di Beatrice ma vuole anche sfuggire alla dimensione dell’amore terreno. Il conflitto tra desiderio e ragione viene risolto dall’apparizione in sogno di Beatrice che “scaccia” il desiderio terreno.
La storia del rinnovamento interiore ispirato dall'amore di Beatrice è anche la storia della poesia di Dante a partire da una poesia cortese ad una poesia portatrice di valori inediti ed elevati. La poesia della lode rappresenta l'acquisizione di un nuovo ideale linguistico e retorico ispirato al valore della dulcedo, conosciuta come poesia del dolce Stil novo, la poesia manifesto è "Donne ch'avete intelletto d'amore". L'innovazione delle nuove rime è principalmente ideologica, è frutto di una poesia d'ispirazione interiore: fin dalle origini il canto poetico è una preghiera amorosa rivolta alla donna, ed è finalizzata al suo ottenimento, il poeta è un guiderdone, compone la poesia in cambio di Qualcosa (donna e suo desiderio).
Nella prima parte Dante compone poesie per ottenere il saluto di Beatrice, quando il saluto gli viene negato, il suo amore perde il fine e la poesia non è più giustificata. L'autore non può fare altro che denunciare il suo stato di angoscia. In questo momento si presenta al poeta l'intuizione della lode. La poesia diventa autoreferenziale, è volta ad una lode disinteressata della donna che porta con sé l'amore incondizionato verso Dio.
La lode incondizionata è palese in "tanto gentile e tanto onesta pare", nell'ultimo sonetto "oltre la spera che più larga gira" si eleva all'adorazione dell'animo di Beatrice che risplende nell'Empireo. La "vita nuova" è riconducibile al poema sacro per via della referenza autobiografica, per l’amore di natura ultraterrena e per i poteri salvifici attribuiti alla donna. Negli ultimi paragrafi il poeta preannuncia la "Commedia".
L’impegno politico e l’esilio
Nel 1295 i magnati vengono esclusi dal potere politico, Firenze passa sotto controllo dei membri dell’arte principali, tra questi c'è anche Dante che fa parte dei medici e degli speziali perché i suoi studi filosofici comprendevano anche studi di medicina. Negli anni successivi Firenze è coinvolta nello scontro tra la famiglia Donati (nobili di sangue) che prendono il nome di Neri e la famiglia Cerchi (mercanti e ricchi) che prendono il nome di Bianchi, vicini al popolo e ostili a Bonifacio VIII.
2
Nel 1300 Dante viene eletto tra i sei priori che avevano il compito di guidare il governo fiorentino, decidono di mandare al confino tutti i capi delle due fazioni, tra i Bianchi c'è Cavalcanti.
Il conflitto tra le frazioni diventa sempre più di matrice politica, Carlo di Valois cerca un accordo tra le frazioni ma si schiera apertamente con i Neri che instaurano un nuovo priorato. Dante viene condannato al confino per peculato e corruzione nel 1302, sarebbe stato condannato al rogo e confisca dei beni.
Non rimetterà mai più piede a Firenze anche se dopo la morte del Papa si aprono i presupposti per il ritorno degli esuli, presupposti che falliscono per mano dei Neri.
I Bianchi tentano la via delle armi, vengono definitivamente sconfitti nella battaglia della Lastra del 1304.
A nome di Dante ci sono giunte 13 epistole databili dal 1304 al 1320 che documentano gli anni dell'esilio, erano state concepite come discorso pubblico.
Il Convivio e le rime dell’esilio
A partire dal 1304, rifugiato in Veneto, inizia a lavorare alla stesura del "Convivio" e "De vulgari eloquentia". Nel “Convivio” il poeta afferma che le rime composte per la donna da cui è attratto nella “Vita nuova” hanno significato allegorico ed esprimono il suo amore per la Filosofia. Dante nei primi anni dell’esilio si presenta come cantore della virtù e della giustizia, non si sente più un poeta d’amore, è cantore della rettitudine. Alcune poesie amorose non sono intendibili allegoricamente come le rime per la pargoletta che trattano la passione per una giovane, viene sublimata similmente alla lode di Beatrice.
Le rime petrose invece evidenziano la durezza del cuore della donna, si adegua il linguaggio e lo stile, usa la sestina e si ispira ad Arnaut Daniel che definirà nel Purgatorio come il padre del volgare. Nel testo l’amore per la donna Pietra è una passione ossessiva e sensuale, il desiderio inappagato tormenta l’uomo fino a fargli immaginare un rapporto violento con la stessa. L’ultima poesia risale al 1307 ed è “Amor, che da convien”, vede il ritorno della passione d’amore violenta e incontrollata, ritorna il modello cavalcantiano.
Il “Convivio” è un prosimetro di commento alle canzoni allegoriche e morali composte precedentemente, è un’opera della piena maturità, le tematiche sono di natura filosofica e la finalità è didascalica. La stesura si colloca negli anni prima dell’esilio (dal 1304-1308). La volontà di comporre un trattato filosofico in lingua volgare è dovuta alla necessità di porsi come guida culturale per una nuova aristocrazia. La reinterpretazione delle poesie dedicate alla donna pietosa (che rappresenta la filosofia) è necessaria per rimuovere l’immagine giovanile del poeta innamorato. Le motivazioni dell’opera sono il timore d’infamia e desiderio di dottrina dare. Dante parla di sé citando i modelli di Sant’Agostino e Boezio. Si riconduce a “De consolatione Philosophiae” di Boezio, modello per la struttura, erano previste la prosa, carmi filosofici e personificazione della filosofia che ha suggerito l’identificazione allegorica della donna gentile. Anche “Tresor” di Brunetto Latini che riguarda il trasmettere il sapere ma che al tempo stesso viene condannato per la lingua francese e non italiana. Dante dimostra grande conoscenza dell’opera aristotelica e delle opere enciclopediche medievali.
Dante non termina il “Convivio”, ci sono giunti 4 libri su 15, il primo riguarda l’introduzione dell’opera, il secondo commenta la canzone “Voi che ‘ntendendo il terzo ciel movete”, il terzo “Amor che nella mente mi ragiona” e il quarto “Le dolci rime d’amor ch’i’ solia”. È indirizzato al pubblico delle corti. Nel primo libro Dante espone le finalità didattiche dell’opera che patendo dalla “Metafisica” di Aristotele, sostiene che il desiderio del sapere degli uomini riflette il desiderio della perfezione dell’anima e felicità risiedono nella conoscenza. Agli uomini desiderosi di conoscenza Dante si propone di offrire quello che lui conosce attraverso le sue poesie e il relativo commento. Dante si propone come mediatore nei confronti di un pubblico più ampio possibile grazie all’uso della lingua volgare. L’autore ritiene il latino superiore per nobiltà, capacità di esprimere concetti, e armonia.
Il De vulgari eloquentia
Il “De vulgari eloquentia” è un trattato in latino dedicato all’eloquenza in lingua volgare iniziato nel 1304. Nel capitolo d’apertura l’autore sottolinea che mai nessuno aveva dedicato un trattato sull’eloquenza del volgare.
3
Dietro la stesura del testo c'è la volontà dell'autore di guadagnarsi un prestigio che gli garantisca l'accoglienza presso le corti settentrionali e magari il ritorno a Firenze. Il trattato si interrompe nel capitolo 14 del secondo libro. Il testo sarebbe dovuto essere composto da quattro libri, il primo introduttivo con il fine di ripercorrere le origini del linguaggio e l'evoluzione linguistica, vengono esaminati diversi volgari e viene definito il volgare illustre, il secondo trattava il volgare illustre in rapporto alla teoria medievale degli stili, il terzo si sarebbe dovuto occupare della prosa illustre è il quarto avrebbe dovuto trattare lo stile comico del volgare mediocre e umile, è riconducibile alla ballata e sonetto. Dante sostiene la superiorità del volgare rispetto al latino difatti il latino è una lingua artificiale elaborata dai dotti per avere un linguaggio adatto alla creazione letteraria mentre il volgare è una lingua naturale. La ricerca del volgare illustro avviene tramite il setacciamento di tutti i volgari della penisola, vengono considerati sia espressioni popolari che produzioni poetiche. Dal giudizio dantesco si salvano solo i poeti che si distaccano dalla parlata locale, come gli scrittori siciliani, Guinizzelli e gli stilnovisti.
Il volgare illustre nel primo libro non trova definizione in nessun dialetto regionale, Dante conia una definizione teorica, il volgare è illustre perché illumina e risplende su tutto, aulico, e curiale perché specchio dei valori cortesi.
Nel secondo libro Dante individua gli argomenti della poesia aulica che sono salvezza, amore e virtù, corrispondono i temi aulici delle armi, passione amorosa e volontà diretta del bene, in ambito italiano non ci sono poeti che hanno saputo trattare di armi, mentre hanno parlato di amore e rettitudine Dante e Cino da Pistoia.
Nel primo libro condanna i poeti fiorentini che sostenevano di parlare il volgare illustre, ma alla fine aggiunge la sequenza di autori che conobbero l’eccellenza del volgare (Guido, Lapo e un altro) e aggiunge come non fiorentino Cino da Pistoia definito come il miglior poeta d’amore. Rimarca pesantemente i limiti della poesia di Guittone d’Arezzo e dei suoi lettori. Con la salita al trono di Enrico VII di Lussemburgo i ghibellini ripropongono nelle armi la speranza di ripristino di ordine e giustizia, l’esule si schiera a favore dell’Imperatore. Firenze è ostile all’Imperatore (guelfi), viene assediata ma l’Imperatore muore. In quest’occasione Dante compone un’opera in latino, la “Monarchia”, dove legittima il potere imperiale, necessario per il mantenimento del buon ordine del mondo. I romani costituirono l’impero con il volere di Dio, di conseguenza l’autorità imperiale deriva da esso, rivendica il potere imperiale basandosi su Virgilio. Il trattato è utile per la comprensione della “Commedia”.
La Monarchia, Verona, Ravenna e la Commedia
Nel 1315 si stabilisce a Verona presso Cangrande della Scala la cui ospitalità è celebrata da Cacciaguida nel Paradiso (dedicatogli interamente, fonte è l’Epistola XIII). Si trasferisce poi a Ravenna presso i da Polenta, completa il Paradiso e torna a Verona per presentare “Questio de acqua et terra”, una questione filosofica sul rapporto tra sfera delle acque e terra. Viene rimproverato da del Virgilio (insegnante di retorica) per aver utilizzato la lingua volgare.
La Commedia viene composta dopo che l’autore decide di lasciare incompiuti il “Convivio” e “De vulgari eoquentia”. L’inizio della composizione si aggira attorno al 1307-1308, in concomitanza con il sogno imperiale. La prima edizione completa della “Commedia”, stando a Boccaccio, venne curata dal figlio Jacopo. Il titolo “Divina commedia”
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Riassunto esame Letteratura italiana, Prof. Ferraro Luca, libro consigliato Letteratura Italiana. Dalle origini a m…
-
Riassunto esame Letteratura italiana I, Prof. Canfora Davide, libro consigliato Letteratura italiana. Manuale per s…
-
Riassunto esame Letteratura italiana, Prof. Morando Simona, libro consigliato Letteratura italiana. Dalle origini a…
-
Riassunto esame Letteratura italiana, Prof. Piola Caselli Chiara, libro consigliato Letteratura Italiana, da Tasso …