L’Ottocento pre-coloniale
Capitolo 1: il risorgimento (nahda) del deserto
Il più grande deserto del mondo
Sino al Cinquecento, l'Africa del nord era stata una delle principali aree di transito, essa ricopriva un ruolo strategico di mediazione commerciale e culturale nel sistema delle connessioni euro-afro-asiatiche.
Qui si governava la comunicazione fra il Mediterraneo e l'Africa nera, attraverso il bacino mercantile del deserto del Sahara. Gli abitanti dell'area muovevano flussi di persone, merci e saperi attraverso il più grande deserto del pianeta su vie carovaniere. Per questo ruolo il Nord Africa era stato definito la vera forza trainante del Mediterraneo.
Nell'Ottocento l’antico ruolo di connessione svolto per secoli era in via di esaurimento. La circumnavigazione europea dell'Africa aveva già compromesso il vantaggio di posizione dei mercanti nordafricani. L’oro, gli schiavi e tutti i prodotti della fascia saheliana e forestale sudanese che in passato erano scambiati ai margini del deserto prendevano ora altre vie: gli africani di tali zone si rivolgevano ai vantaggiosi mercati a sud, nel vicino Golfo di Guinea, dove compagnie mercantili europee avevano fissato qualche base e dove nuovi regni africani prosperavano in ricchezza grazie a queste nuove opportunità commerciali.
Le relazioni commerciali fra nazioni europee e stati d'Africa del nord avevano già mostrato un radicale cambio di segno quando alla fine del Settecento fu avviata la conquista britannica dell’India: anche se alcuni mercanti arabi avevano mantenuto il controllo di qualche rotta a est, nell’Oceano Indiano, i traffici mondiali erano passati in gran parte sotto il controllo europeo, lungo le vie marittime.
L'impoverimento dei traffici transahariani, inoltre, fu dovuto anche al processo di industrializzazione a cui avevano assistito i mercanti dell'Europa a partire dall’Ottocento, i quali con la spinta del vapore a muovere le navi, potevano fare a meno della millenaria mediazione degli africani del Sahara per accedere ai mercati orientali.
Era questa l'interminabile e incurabile malattia contratta dall'Impero Ottomano (“Grande malato d’Oriente”): senza i commerci, le aree di rete afro-asiatiche, perdevano la loro risorsa vitale e, con essa, le popolazioni andavano perdendo la loro autonomia. Questo perché, una volta definitivamente indebolite, quelle aree sarebbero divenute facile conquista per i nuovi padroni dei mercati mondiali.
Nelle aree saheliane e desertiche la pressione mercantile europea produceva effetti senza che vi fossero rapporti diretti fra europei e africani, diversamente da quanto avveniva sulle coste mediterranee e atlantiche, dove la trasformazione dei centri mercantili si realizzava invece nel quadro di rapporti sempre più stretti e intensi. Non sorprende quindi, che di fronte alle sfide di questa modernizzazione i nordafricani abbiano elaborato risposte diverse nelle città della costa mediterranea rispetto alle aree sahariane e saheliane, sempre più marginalizzate.
Per effetto del nuovo ruolo dei mercanti europei nell'area, molte produzioni locali commerciate dagli arabi subirono una nuova concorrenza ed è questo il caso del caffè, dei tessuti e varie altre produzioni artigianali, che subirono un vero e proprio collasso.
Fra Settecento e Ottocento, il progressivo esaurimento degli scambi transahariani sconvolgeva gli equilibri economici e sociali del Nord Africa. Intere città dell'entroterra nordafricano perdevano il loro strategico ruolo mercantile e si spopolavano. Una vasta porzione dell’Africa sahariana vedeva compiersi un drammatico e irreversibile collasso economico, politico, sociale, dal quale non si sarebbe più veramente ripresa. Questo mutamento epocale generava migrazioni e destabilizzazione politica all'interno del Nord Africa. In queste aree le popolazioni nomadi si mobilitarono alla ricerca di nuove soluzioni e di nuove guide, per rispondere ai grossi problemi che si andavano manifestando.
I mondi sahariani in declino e la modernizzazione
L’islam fu una delle ideologie che divennero, nel corso dell’800, un elemento di modernizzazione dell’area nordafricana e saheliana. All’interno dell’ampio risorgimento (nahda) ottocentesco, si elaborarono infatti le ideologie per legittimare il superamento di alcune forme di ancien régime nordafricano che risultavano incapaci di riformarsi da sé.
Nelle comunità nordafricane più colpite dalla crisi si affermava progressivamente il punto di vista di coloro che sostenevano fosse necessario abbandonare le vecchie istituzioni per affrontare i nuovi tempi. In molti casi, l’ondata rivoluzionaria trovava legittimazione nella reinterpretazione del messaggio religioso dell’Islam. Per questa galassia di riformismi islamici, tutto ciò che si era definito e imposto in epoche successive alla rivelazione del profeta Muhammad poteva, o addirittura doveva, essere messo in discussione in nome di una futura rinascita.
I primi attori politici di questo riformismo islamico furono le comunità nomadi che erano componente maggioritaria, all'epoca, della demografia nordafricana.
Nelle aree nomadi, la riorganizzazione politica avvenne, in prevalenza, attraverso lo strumento delle confraternite (o tariqua). Questi ordini laici, con forte condivisione orizzontale del legame fiduciario, favorivano la partecipazione diffusa della popolazione e giocarono un ruolo politico-istituzionale di primo piano nella transizione sahariana ottocentesca.
Le tariqua erano già da secoli forme di autorganizzazione locale, espressioni del comunitarismo nomade che si era ridefinito con codici islamici. Esse sono da intendersi come associazioni spontanee di persone sotto la guida di un individuo, che si uniscono la cui leadership emerge per motivi carismatici, spirituali, politici o sociali. Non si tratta di comunità di religiosi, ma di laici governati da laici che costruiscono una comune appartenenza ispirata ai valori di un condiviso sentimento religioso.
Tre sistemi regionali in mutamento
Nelle aree desertiche e pre desertiche dell'Africa del nord è possibile distinguere, nell'Ottocento, tre diversi sistemi regionali in mutamento:
- Sahariano-occidentale. Uno era quello che guardava a sud per tentare di riconnettersi agli incrementati scambi del Golfo di Guinea, o guardava a ovest (alle coste marocchine meridionali) per intercettare gli scambi atlantici.
- Tuareg. Un altro assetto era dominato dai tuareg che gravitavano intorno ai massicci montuosi del deserto, con un importante centro mercantile ad Agadez, nell’attuale Niger.
- Sahariano-orientale. Un terzo assetto, quello aveva un fulcro nel deserto libico e un altro fulcro nel deserto sudanese e verso la valle del Nilo.
Le jihad islamiche e i nuovi attori del Sahara occidentale
Le jihad islamiche dei primi anni dell’Ottocento nell’area saheliana dell’Africa occidentale si definirono come guerre per l'espansione della fede e per il recupero di un Islam autentico. Permisero la costruzione di nuovi Stati e di nuovi sistemi di potere legittimati proprio dalla predicazione dell'esigenza di purificazione. Questo portò anche un mutamento dell’ordine morale e un rinnovamento economico, politico e sociale di tutte le società della regione.
Queste guerre, per quanto in parte andarono a unirsi a trasformazioni legate alla conquista coloniale, erano ancora indipendenti dalla presenza europea sulle coste e dagli interessi economici degli europei.
Le tre principali jihad che si svilupparono nella regione furono:
- Quella di Sekou Ahmadu, che si sviluppò nella regione del Masina (attuale area del delta interno del fiume Niger) e che pose fine ai regni delle popolazioni Bambara, favorì processi di modernizzazione delle economie e dell’amministrazione, accompagnò nuove spinte alla sedentarizzazione territorializzando le istituzioni, e mise in pratica anche una nuova politica fiscale e di controllo dei confini. Lo Stato del Masina fu espressione della rinascita islamica ma anche di adattamento locale alla crisi dei traffici transahariani e alla fine della tratta atlantica, regno che poi finì per essere inglobato nel regno tukulor.
- Quella di Usman dan Fodio nel nord dell'attuale Nigeria che si sviluppa all'inizio dell'800 fino al lago Ciad fra le popolazioni Hausa e che determinerà la nascita di un califfato molto importante: Sokoto. La città di Sokoto divenne il cuore politico e intellettuale del regno che durò per circa un secolo, creando uno stato forte in cui il ruolo unificante dell’islam permetteva di garantire il controllo della regione e delle attività economiche (la rapida diffusione dell'Islam produsse una rete di coesione fra le popolazioni della regione). Anche se la spinta spirituale di Dan Fodio si andò con il tempo indebolendo (in favore di un crescente ruolo delle élite militari) il nuovo assetto islamico si poté istituzionalizzare in modo coerente su di un'area straordinariamente vasta e consentì alle popolazioni di conservare autonomia e di prosperare dei commerci regionali. Fu solo a inizio Novecento che i territori del vasto impero di Sokoto furono infine occupati ed entrarono a fare parte, per alcuni decenni, degli imperi coloniali britannico e francese.
- Quella di Umar Tal che darà vita al regno Tukulor, fra gli attuali Senegal e Mali. Si tratta di un regno importante che assorbirà anche il regno del Masina e che incontrerà due difficoltà: la prima furono le tensioni intestine al regno stesso; la seconda fu l’avanzata dei francesi che procedevano lungo il corso del fiume Senegal e verso il bacino del fiume Niger. Nel 1880 venne firmato un accordo con i francesi (trattato di Mango) che garantì maggiore stabilità al regno e pose temporaneamente fine alle mire espansionistiche della Francia. Tuttavia la ripresa delle ostilità portò nel 1892 alla definitiva sconfitta da parte dei francesi che penetrarono definitivamente nelle aree fra i fiumi Senegal e Niger.
- Nell’attuale stato della Guinea, si sviluppa fra le popolazioni mandinka dell’alto percorso del fiume Niger uno stato forte che si rafforza nella seconda metà dell’800: l'impero di Samori Touré. Samori Touré, noto in Europa come "il Napoleone del Sudan" per le sue doti di stratega e diplomatico, fu uno dei più grandi condottieri della resistenza africana. Questo ultimo movimento, legato alle jihad, si scontrerà con i francesi che stavano penetrando dalle coste. Messo in crisi già nel 1881 sarà definitivamente sconfitto nel 1898, proprio mentre già era iniziato lo “scramble” per l’Africa.
Nell'Occidente Sahariano alcuni stati africani si erano quindi riorganizzati autonomamente in età pre coloniale, per divenire potenze regionali in grado di difendere ampi territori, ridefinire le comunità locali, stabilire confini presidiati e negoziare con gli stranieri nell'ambito delle nuove reti mercantili globali. Ideologicamente le nuove interpretazioni dell'Islam ebbero un ruolo cruciale nell'offrire categorie politiche per interpretare la modernizzazione e la creazione di una nuova statualità sudanese e Sahariana. Così, nonostante l'Islam fosse penetrato da molti secoli fra gruppi dell'élite sudanesi politiche e mercantili, è solo attraverso i moti di questo Ottocento che si compie una effettiva e diffusa islamizzazione delle popolazioni dell'Africa occidentale.
Tuttavia, l'enorme sforzo di riorganizzazione politica autoctona finì frustrato. Uno strategico vantaggio militare-tecnologico favoriva ora gli europei, e gli africani di queste aree desertiche, privati di quote di commerci, non erano nelle condizioni di finanziare a sufficienza l'acquisto di armamenti dall'esterno e garantirsi la difesa da aggressioni. Come avvenne per i centri costieri, anche questi Stati furono poi fagocitati i nuovi assetti di dominio coloniale, prevalentemente francese. A inizio Novecento, il colonialismo francese poté tracciare, sulle sue mappe coloniali, nuovi confini a linee rette in tutta questa fascia sahariana e sudanese occidentale: così, anche nell'immaginario cartografico, le frustrate rivendicazioni africane, con i loro modelli di riorganizzazione istituzionale e le loro realizzazioni imperiali, finirono azzerate da quelle linee geometriche che suggerivano l'idea di un "vuoto" africano.
Il Sahara centrale e il ruolo dei Tuareg
Nel Sahara centrale, intorno ai grandi massicci montuosi del Tibesti, ci sono distese di territorio desertico che nell'Ottocento erano sotto il controllo di un'aristocrazia guerriera di antichi lignaggi tuareg, che aveva una base urbana e mercantile ad Agadez, nell’attuale Niger.
Il potere Tuareg risiedeva nel controllo di attività commerciali (schiavi, oro, sale, animali, pellami) lungo le vie carovaniere dentro il Sahara. Tale controllo era mantenuto grazie a guerrieri addestrati, cavalieri di dromedari, che garantivano la sicurezza dei transiti.
Inoltre, anche comunità di sedentari della regione sahariana delle oasi potevano essere sottomessi, in alcune aree, al controllo dei gruppi Tuareg. Il sistema locale integrava dunque dominazione militare, rapporti tributari e rapporti di clientela.
Con la storia della nobiltà Tuareg si offre un esempio classico delle distorsioni che un certo orientalismo coloniale europeo ha tramandato nei confronti di istituzioni sociali e politiche espresse in alcuni contesti africani e, in particolare, nelle aree nomadi. Nella storiografia europea prevalse a lungo una certa ignoranza o banalizzazione dei sistemi politici africani dell'area, come avvenuto nella retorica fiabesca ed esotizzata degli "uomini blu" (così erano definiti i guerrieri Tuareg, per il colore del tradizionale velo maschile, a coprire il capo e il volto).
Il colonialismo tendeva a qualificare le strutture di queste società africane, alle quali non si voleva riconoscere la qualità di società complesse, come claniche o “tribali”. Il sistema Tuareg dell'area esprimeva invece un ordine politico molto articolato, di una complessità non esclusivamente verticale. L'assetto politico aveva grande flessibilità istituzionale, e ciò avveniva non solo in diretta conseguenza della mobilità della popolazione, ma per poter integrare il governo di sistemi (economici e sociali) anche molto diversi fra loro.
Nel quadrante sahariano centro-orientale, gli assi della connessione Tuareg sulle lunghe distanze erano soprattutto tre:
- Uno verso nord e le coste del Nord Africa (Libia).
- Uno verso est (aree degli attuali Niger e Ciad).
- E uno verso sud (le aree Hausa del Sahel occidentale).
Tuttavia la crisi dei commerci mise in difficoltà queste società già a partire dall’inizio dell’800 per essere poi assorbite dai sistemi coloniali.
L’Africa sahelo-sahariana dei deserti, che era stata per secoli un vitale polmone mercantile per i traffici verso il Mediterraneo, fu definitivamente con il colonialismo espulsa dalle nuove reti del capitalismo globale. Le vecchie vie carovaniere finirono per andare in crisi e per essere abbandonate o fortemente ridimensionate.
Una vasta porzione dell’Africa sahariana vedeva subire un drammatico e irreversibile collasso economico e sociale.
Il concetto di tribù
La definizione di "tribù" è stato oggetto di critiche e precisazioni. In molti casi, è stata contestata sia perché ritenuta inadeguata a dare conto delle profonde trasformazioni sperimentate in età contemporanea dalle società che provenivano dal nomadismo, sia per il peso semantico che il colonialismo ha lasciato in eredità ai concetti di "tribù" e "tribalismo" (utilizzati per imporre l'idea di un immutabile primitivismo africano e avvalorare il mito razzista di un continente senza storia e senza istituzioni). La categoria di "tribù", che si pensava ormai abbandonata con riferimento all'Africa, è tornata a circolare a fine Novecento, soprattutto nel settore delle relazioni internazionali e del discorso giornalistico, in particolare a partire dalla crisi della Somalia degli anni ’90 e nel dibattito sulle cosiddette "statualità fragili".
Capitolo 2: il risorgimento (nahda) delle città del Nord Africa
Nel corso dell’Ottocento, le signorie militari ottomane della costa mediterranea (Algeri, Tripoli) avrebbero finito per cedere, in tutto in parte, la propria sovranità.
Ma vi furono altri governatori ottomani in Africa che reagirono alle crisi, avviando molto presto, a inizio secolo, iniziative di riforma: in Egitto e in Tunisia si aprì una fase di notevole importanza per l'evoluzione della statualità in Nord Africa.
L’accaparramento di materie prime per la produzione industriale andava già assumendo dimensioni globali e si ampliava il divario fra paesi con o senza accesso alle nuove tecnologie.
Principali obiettivi della nuova fase di imperialismo europeo divennero:
- Sia i paesi in grado di fornire risorse.
- Sia i territori che rappresentavano snodi strategici per le vie commerciali.
Fra Sette-Ottocento i territori nordafricani non erano obiettivi diretti di conquista, ma si doveva presidiare la costa atlantica del Marocco e si dovevano "pacificare" le vie marittime del Mediterraneo e dell'Oceano Indiano, contrastando l'attività corsara degli stati africani e asiat
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