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L’Africa contemporanea

La modernizzazione dell’Africa

Il risorgimento del deserto, fra islam e comunitarismo

Declino del mondo sahariano

Fino al Cinquecento, il Nordafrica è area di transito centrale per le connessioni euro-afroasiatiche, con un ruolo di mediazione commerciale e culturale; strategico di questo ruolo si esaurisce nell’Ottocento a causa della circumnavigazione europea dell’Africa, che fa sì che gli africani delle zone forestali subsahariane si rivolgano ai mercati del Golfo di Guinea, dove sono instaurate compagnie mercantili europee. Inoltre, con la conquista britannica dell’India anche i traffici dell’Oceano Indiano passano in gran parte sotto il controllo europeo. — Da un assetto commerciale centripeto a un assetto centrifugo.

L’esaurimento degli scambi transahariani sconvolge gli equilibri economici e sociali del Nordafrica, sia all’interno del mondo nomadico sia per gli Stati sovrani delle coste mediterranee e sahariane. Ecco che, senza i commerci, le aride aree di rete afro-asiatiche perdono risorse e autonomia, diventando facile conquista per i padroni dei mercati mondiali e le produzioni locali (caffè, settore tessile e produzioni artigianali) commerciate dagli arabi subiscono concorrenza ed entrano in crisi. — In fase di globalizzazione, l’Africa vive una condizione di dipendenza economica che condizionerà le indipendenze nazionali. L’Africa vive, in seguito all’abbandono delle rotte carovaniere e allo spopolamento delle città nell’entroterra, un irreversibile collasso economico, politico e sociale. Ciò causa migrazioni e destabilizzazione politica. ≠ Le aree saheliane e desertiche, in cui non ci sono rapporti diretti tra europei e africani e che non sono integrate nel sistema mercantile europeo, rispondono in modo diverso.

Risorgimento

Il risorgimento (nahda) e la modernizzazione che il Nordafrica vive nell’Ottocento è spinto dalle ideologie islamiche che legittimano il superamento di forme di ancien regime nordafricano a favore di nuovi poteri locali articolati in leghe e solidarietà locali. Gli attori politici del riformismo sono le comunità nomadi, che costruiscono nuove solidarietà, amplificano i confini mobili delle comunità e ridefiniscono il controllo delle risorse. Le correnti ideologiche accentuano l’attesa di un salvatore e mobilitano le popolazioni tramite appelli ai moti collettivi ispirati alla jihad, adesione a un nuovo Islam contro i nemici esterni e i vecchi poteri autoctoni locali, a cui viene addebitata la crisi economica.

Nelle aree nomadi la riorganizzazione politica avviene attraverso lo strumento delle confraternite (turuq), associazioni spontanee di laici che si uniscono sotto la guida di un individuo carismatico. Questa istituzione sociale diventa importante custode degli interessi collettivi minacciati dalle aggressioni esterne al Maghreb e dall’insicurezza istituzionale.

Sahara occidentale

Nell’area sahelo-sahariana occidentale gli africani tentano la costruzione di nuove statualità, grazie alle categorie politiche offerte dalle nuove interpretazioni dell’Islam:

  • Confraternita Tijaniyya, fondata nel 1781 in Algeria e diffusa poi nel Maghreb e, tramite i Fulani, in Africa occidentale, in Senegal, Mauritania e Mali attuali, fino ai margini della foresta subsahariana.
  • A Sud del Sahara comunità nomadi cercano di fondare Stati attraverso violenza e guerre civili, per controllare gli scambi nella zona.

I nomadi sotto la guida di Ibrahim Sori Maudo Sheku Ahmadu si unificano nello Stato del Masina nei territori da Timbuctu alle terre dei Bambara; si tratta di uno stato dalle istituzioni moderne, con un’identità nazionale e frontiere reali, di forte matrice islamica e complice della realizzazione di nuovi circuiti mercantili per contrastare il declino dei commerci transahariani; Nel 1862 lo Stato viene conquistato dall’Impero Tukulor.

Il califfato di Sokoto, costituito da emirati locali (Katsina, Kano, Zaria, Adamawa), nasce da jihad innovatori ispirati da Dan Fodio Usman localizzati nella Nigeria settentrionale; è uno dei più importanti centri dottrinali dell’Africa Islamica. Grazie alla forte élite militare conserva la propria autonomia e prospera nei commerci regionali.

L’impero di Samori Touré, stratega e diplomatico, sorge tra il fiume Niger e l’Atlantico.

La confraternita Muridiyya, ordine originario del Senegal e istituito da Shaykh Ahmadu Bamba.

Il vantaggio militare e tecnologico degli europei permette l’inglobamento di queste statualità in domini coloniali. Inoltre lo scontro militare aperto tra le due realtà causa lo smantellamento delle istituzioni create, che non vengono custodite da nessun accordo di protettorato.

Sahara centrale

Il deserto è sotto il controllo dell’aristocrazia guerriera tuareg, di antichi lignaggi che ha come base Agadez, nell’attuale Niger. La ricchezza dei tuareg deriva dal controllo dell’allevamento di dromedari e dalla riscossione dei diritti di passaggio sulle vie carovaniere nel Sahara. Nonostante la storiografia europea banalizzi l’assetto politico tuareg (“uomini blu”), esso è molto flessibile, per poter governare sistemi diversi, tra cui gli scambi sahariani, la transumanza delle camelidi, le risorse pastorali, l’assetto urbano mercantile di Agadez. Il sistema mercantile sahariano entra in crisi a metà Ottocento a causa del dilagare della povertà e del brigantaggio che allontana i mercanti del Nord Africa da queste zone. La Francia sfrutta, a fine secolo, tale instabilità, controllando i territori dal Senegal al Ciad odierni.

Sahara orientale

Nel Sahara orientale durante l’Ottocento convivono l’iniziale penetrazione francese e inglese e lo sviluppo autonomo di poteri africani:

  • Monarchia Wadai nella regione del lago Ciad. La monarchia sorge sull’unica via carovaniera che fugge al controllo degli europei, la via Wadai-Kufra.
  • Confraternita Sanussiyya, fondata da Muhammad bin Al al-Sanusi e ottenuta dall’unificazione regionale di diverse comunità nomadi nel deserto libico durante il declino del controllo ottomano. Questo autogoverno mira alla sedentarizzazione e all’urbanizzazione, con nuove istituzioni adatte alla complessità ambientale delle aree e centri di devozione e di assistenza, mirate all’emancipazione dal potere imperiale turco. Nella regione nascono antimperialisti ispirati alla dottrina di al-Sanusi. L’organizzazione ha un carattere ideologico e propone la condivisione islamica come adeguamento alla disgregazione sociale e a ripiego solidale contro le influenze esterne. La confraternita è sostenuta economicamente dagli scambi commerciali sahariani e dal governo comunitario delle risorse delle oasi.
  • Stato d’Egitto nell’area sudanese, sotto il controllo di Muhammad Ali vive una modernizzazione politica e istituzionale e diventa promotore di autonomie politiche imperiali nella regione.

Oltre alle confraternite, il messianismo sunnita del mahdismo (attesa del salvatore mahdi) è un culto diffuso. Quest’area viene colonizzata più tardi rispetto a quella occidentale, a causa della capacità di mobilità sul territorio e della grande sedentarizzazione delle comunità nomadi; lo stato mahdista cade sotto il controllo anglo-egiziano, la confraternita Sanussiyya sotto il colonialismo italiano, la monarchia del Wadai entra nell’Africa equatoriale francese.

Il risorgimento delle città del Nord Africa

A inizio Ottocento alcune signorie militari ottomane della costa mediterranea (Algeri, Tunisi, Tripoli e Il Cairo) non si interessano al riformismo e alla modernizzazione e per questo cedono subito la loro sovranità. ≠ Egitto e Tunisia avviano iniziative di risorsa. — Sulle coste nordafricane la sovranità è esercitata dal sultano alawita del Marocco e dall’impero ottomano tramite dinastie militari d’origine turca.

Il nuovo imperialismo europeo mira alla conquista dei paesi ricchi di materie prime per la produzione industriale e ai territori strategici per le vie commerciali; i territori nordafricani sono importanti per presidiare la costa atlantica del Marocco e pacificare le vie marittime di Mediterraneo e oceano Indiano. In questi territori nell’Ottocento si tracciano le nuove reti imperiali a egemonia europea.

Egitto

La spedizione napoleonica in Egitto inizia con lo sbarco ad Alessandria nel 1798 e continua per tre anni; l’insurrezione egiziana ha una sanguinosa repressione e gli europei modificano i principi che in Europa regolano la loro azione politica e militare, costituendo alleanze con i religiosi locali per combattere il potere mamluk. Si sviluppa un nuovo approccio culturale francese al paese africano: al Cairo viene fondato l’Institut d’archeologie orientale e gli studi scientifici vengono raccolti nell’enciclopedia Description de l’Égypte, nonostante il grande interesse orientalista i rapporti tra invasori e dominanti rimane asimmetrico. Gli obiettivi coloniali sono la competizione per il controllo delle vie commerciali marittime con la Gran Bretagna e la salvaguardia degli scambi commerciali fra Francia ed Egitto.

L’invasione napoleonica stimola la modernizzazione grazie all’insediamento della nuova leadership militare guidata dal generale Muhammad Ali, nominato governatore d’Egitto nel 1805. Egli promuove l’iniziativa economica, abolisce le corporazioni, riforma l’esercito e le milizie private, agisce sull’artigianato e sulle gilde mercantili, suddivide il territorio egiziano in prefetture. Negli anni ’20 la marina militare egizia viene distrutta a Navarino durante la campagna di Grecia. Il Sultano nega ad Ali il governo di Siria e Palestina, che verranno concesse solo nel 1833 e che il successore Ibrahim Basha dovrà abbandonare nel 1840 per volere di Francia e Gran Bretagna. Lo Stato egiziano adotta una politica imperiale nei confronti dei poteri limitrofi, conquistando parte del Sudan e spingendosi fino all’Etiopia e al lago Vittoria.

Algeri

Tramite la politica delle cannoniere, che mira ad ottenere vantaggi commerciali senza contestare la sovranità formale degli stati africani, gli Stati europei e gli USA assediano i porti di Algeri, Tunisi e Tripoli, imponendo trattati ineguali che favoriscono gli interessi europei. Tuttavia il baricentro del Maghreb risiede ancora nell’entroterra, composto da diverse realtà sociali e produttive (idrauliche, pastorali e agricole). Nel 1830 la Francia sbarca ad Algeri, inizialmente senza obiettivi di occupazione coloniale ma piuttosto con l’intenzione di chiudere con la forza la vertenza franco-algerina: la Francia intrattiene infatti da decenni un debito con i commercianti ebrei Cohen-Bacri, che porta alla rottura delle relazioni diplomatiche nel 1827. La Francia decide poi di creare una base francese.

La jihad di resistenza algerina viene spinta dall’emiro Abd al-Qadir, con la creazione di una nuova capitale itinerante, che riunisce chi decide di armarsi contro l’invasione straniera. Per fronteggiare l’occupazione i resistenti arretrano verso l’interno, dove tentano un nuovo coordinamento autoctono; nonostante il territorio desertico e la sovranità frammentata dell’entroterra rendano difficile la penetrazione francese, l’impossibilità di accedere ai porti impoverisce commercialmente le popolazioni locali. I coloni francesi spingono l’insediamento verso l’interno e lo sforzo militare diventa più determinato. In generale la conquista di Algeri dura a lungo e viene portata avanti da diversi soggetti istituzionali; per questo non è una conquista propriamente coloniale ed è l’unico territorio che diventa ufficialmente parte dello Stato Francese.

I territori algerini condividono gli effetti del declino economico sahariano, travolto dal nuovo assetto mercantile di leadership europea. Le nuove reti di capitalismo globale escludono l’Africa sahelo-sahariana e compromettono l’autonomia dei poteri locali dei centri mercantili mediterranei di Algeri, Tunisi, Tripoli e Alessandria.

Tunisi

Nel Maghreb ottomano Ahmad Bey promuove la modernizzazione di Tunisi, donando la nuova Accademia militare del Bardo, inedito circolo di riflessione politica, abolendo la schiavitù e promuovendo le relazioni diplomatiche con gli Stati europei. Nasce anche una nuova élite che aspira a guidare il movimento di riforma, che istituisce il collegio Sadiki e che spinge alla modernizzazione istituzionale, costituzionale e culturale del Paese. Khayr al-Din Basha è il leader del nuovo gruppo riformista e uno dei principali artefici politici del riformismo islamico ottocentesco. Nel 1857 bey Muhammad firma il Patto Ahd al-Aman che relega la posizione del sovrano rispetto ai sudditi. Nel 1861 bey Sadiq promulga la Costituzione tunisina, rifonda lo Stato beylicale, separa i poteri dello Stato, limita le prerogative del bey e riconosce pari diritti ai sudditi. Lo Stato beylecale fatica a riformarsi e a sostenersi a fronte delle manovre commerciali europee e della pressione fiscale; il malcontento della popolazione sfocia in rivolte economiche e sociali (l’insurrezione del 1864 induce il bey a sospendere la Costituzione). Questa crisi dona agli europei la possibilità di aprire i giochi diplomatici, che si concludono con il commissariato della Francia del Paese e con l’ingresso della nel 1881.

Nord Africa fra riformismo e modernismo

  • In Nord Africa l’interesse per le riforme coinvolge sia i circoli del potere politico sia gli ambienti intellettuali, facendo sì che gli intellettuali religiosi diventino i capofila del riformismo musulmano, cercando nella religione una risposta autoctona alla crisi e nel ritorno al messaggio religioso originario la legittimità a rifondare le istituzioni, prendendo addirittura l’Europa come modello. Tale riformismo viene infatti definito sala ta per il riferimento a una comunità religiosa originaria; è influenzato dal pensiero islamico orientale e dal mondo indiano e si inserisce nell’Illuminismo e nella filosofia politica europea ottocentesca.
  • Il riformismo spinge la modernizzazione egiziana e, alla vigilia del colonialismo, si scontra con l’ostracismo degli europei, più interessati a espandere il controllo imperiale.
  • Anche i modernisti, uomini politici, militari e intellettuali, si confrontano con il sapere islamico, studiando le ragioni della crisi nella politica, nell’economia e nella società del tempo. Essi sono protagonisti delle riforme istituzionali con le quali si cerca di sottrarre Tunisia ed Egitto alla conquista francese o britannica.
  • Le resistenze conservatrici, contrari soprattutto all’adozione di modelli europei, non frenano i movimenti intellettuali a causa delle rapide trasformazioni in corso.
  • Il riformismo nordafricano è molto diverso dal riformismo wahhabita dei Suad che si diffonde nelle aree del deserto arabico, in cui si cerca un rigido ritorno al passato come rifugio alla modernizzazione.

La costruzione dell’Algeria francese

Pacificazione coloniale

In Algeria lo sbarco del 1830 non garantisce l’egemonia della Francia, che continua a reprimere rivolte algerine fino agli anni ’80, periodo in cui si passa dall’Algeria nomade, mercantile e policentrica all’Algeria francese, caratterizzata da una massiccia immigrazione europea e frutto di fonti etneo-storiografiche sull’Africa del Nord che indirizzeranno le future politiche coloniali. Fra 1844 e 1845 la Francia delinea territorio civile e territorio militare e organizza i Bureaux arabes, un sistema amministrativo che resiste fino al 1870. In seguito i Bureaux sopravvivono solo nel sud, mentre a nord l’Algeria vive un esperimento di popolamento coloniale di francesi che migrano in cerca di lavoro e privilegio, costringendo gli algerini a stiparsi nel sud. Questa situazione causa fame ed epidemie che decimano la popolazione algerina; inoltre la costa viene raggiunta da profughi disperati e le città si popolano di orfani.

L’arcivescovo Lavigerie esercita ad Algeri una forte attività missionaria cattolica, con l’istituzione di scuole residenziali per orfani con l’obiettivo di convertire i bambini al cattolicesimo; tale ingerenza religiosa provoca la reazione dei leader algerini nei confronti delle amministrazioni territoriali. In particolare, Muhammad Al-Mokrani rompe gli accordi con i generali francesi e mobilita le forze algerine e stimola, anche dopo la sua morte, centinaia di rivolte, che vengono brutalmente repressi nel 1872. I coloni esercitano una pressione sempre maggiore, fino a 1879 che nel si conclude la sottomissione del Paese.

Ordine coloniale nei dipartimenti francesi

L’indebolimento delle comunità nomadi dovuto all’esaurirsi dei commerci transahariani spinge le autorità coloniali ad assumere il controllo politico e militare della riconversione socio-economica; l’Algeria passa così da un assetto di proprietà comuni a un assetto di proprietà privata che favorisce i settler, con la messa a disposizione dei beni comuni algerini agli invasori. Si sviluppa così una legislazione coloniale frutto di un costante stato di eccezione, in cui l’occupante viola i diritti sulle risorse locali e delinea la differenziazione etnica. Tale approccio è promosso tramite:

  • Creazione giuridica di uno “statuto coranico” grazie al quale erigere la separatezza etnica coloniale.
  • Politica fondiaria spoliazione delle terre.
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Scienze politiche e sociali SPS/13 Storia e istituzioni dell'africa

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher MargheritaChiappa di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Africa nella storia politica internazionale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Zamponi Mario.
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