L'Africa contemporanea
Concetti chiave
Il termine geografico piuttosto che politico è usato anche oggi per individuare l’area dell’Africa immediatamente a sud del Sahara. A volte si usa dire “area sudanese” o area “saheliano-sudanese”.
- Sahel: Una fascia territoriale a cavallo fra il deserto del Sahara e le regioni di savana e forestali più a sud che poi insistono sul golfo di Guinea.
- Sudan: Nel complesso tutta l’Africa a sud del Sahara (area saheliano-sahariana: fascia territoriale storico geo-culturale fra il Sahara e l’area di savane e foreste più a sud).
Dove si colloca l'Africa
Secondo alcuni studiosi, nel senso marxiano del termine, l'Africa ha sofferto non per essere stata sfruttata, ma per non esserlo stata abbastanza. Non è stato investito capitale sufficiente, pochi africani sono stati impiegati produttivamente per creare surplus e il reinvestimento del surplus è stato limitato. L'imperialismo non è apparso solo ai contemporanei come una politica diplomatica e rivolta verso l’esterno, ma come la politica che corrispondeva all'età del capitalismo, del monopolio e degli oligopoli: l'imperialismo fu concepito come un fenomeno del capitalismo che aveva raggiunto un certo stadio del proprio sviluppo.
Secondo il presidente della Tanzania Julius Nyerere, per Lenin l’imperialismo era l’ultimo stadio del capitalismo, ma per l’Africa è stato il primo. Si pensa che l'Africa sia disconnessa dall'economia politica globale; in Occidente è spesso rappresentata dai mezzi d'informazione e dalla cultura predominante come remota e priva di caratteristiche politico-sociali che la comunità internazionale possiede. È descritta come un'ampia caverna buia dove ogni distinzione è confusa; una qualche forma di caos primordiale (A. Mbembe).
In Africa non si è assistito al processo di sviluppo capitalista avvenuto in Europa in cui si sono prodotti i proletari e non si è neanche realizzato uno sviluppo economico importante attraverso stati autoritari centralizzati forti (come in alcuni paesi asiatici). È evidente che l'analisi delle tensioni, problematicità, crisi della democrazia e dello sviluppo in Africa abbiano a che fare con la storia (e gli effetti) del colonialismo e con i successivi sviluppi degli stati post-coloniali. Le potenze capitaliste europee avevano bisogno di esportare il surplus di capitale e di poter controllare altre aree del pianeta in cui espandere mercati e produzioni.
Oggi nel contesto neoliberista emergono nuovi interessi economici verso le economie africane. Secondo alcuni autori, una nuova forma del modello imperialista: un nuovo “scramble” del continente, in continuità con la storia coloniale. Secondo altri, esistono differenze che dipendono dalla fine della guerra fredda e dagli attori che non hanno avuto un ruolo nella fase coloniale (Cina, UE che si differenzia rispetto agli interessi meramente neo-coloniali delle ex potenze colonizzatrici).
Classificazione delle lingue e delle popolazioni
Le lingue sono state storicamente uno strumento usato per stabilire livelli di gerarchia tra le popolazioni e anche differenze razziali. I gruppi linguistici in Africa sono 4, più quello del Madagascar la cui lingua ha ceppo indonesiano, perché parte degli abitanti del Madagascar ci si sono insediati dal 3 secolo a.C. e venivano dall'area indonesiana.
- Ci sono poi le lingue del Nord Africa e Corno d'Africa definite afro-asiatiche (tra cui il Marocco). Dagli anni '30 chiamate canito-semitiche (meglio evitare questo). Gruppo Hausa (nord della Nigeria): sono pop nere, la loro lingua però è afro-asiatica, un altro motivo per evitare il termine canito-senittiche perché stabilisce un parallelismo lingua-razza che non è corretto.
- Importante il gruppo Niger-Congo (dal Senegal e attraversa tutta l'Africa centro-meridionale). Classificate anche bantu (bantù alla francese: connotazioni razziali) spesso usato per classificare le razze nere. [Niger-Congo: è più generale omnicomprensivo, meglio utilizzare questo]
Sistemi agricoli
In Africa la popolazione si occupa principalmente di agricoltura. I diversi tipi di agricoltura dipendono dal clima che caratterizza le varie zone.
- L'area con agricoltura e pastoralismo sono quelle semi-desertiche: il deserto del Sahara e quello del Kalahari, in Africa meridionale.
- Nell'Africa tropicale: attività legate alla presenza della foresta.
- In tutte le altre aree intermedie: “shifting cultivation” (coltivazione itinerante), no aree desertiche e foreste.
- Pochissime sono le aree di coltivazione permanente (in nero).
Prodotti per l'esportazione
Passaggio trasformativo in alcune aree dell'Africa precoloniale: processi di trasformazione e prodotti che vengono venduti edell'agricoltura per produrre i cash crops commercializzati su mercati internazionali. È il primo grande rafforzamento di processi di internazionalizzazione del continente africano e della sua agricoltura. E questi processi non modificano il sistema dell'agricoltura itinerante: la trasformazione è parziale perché non interviene nel ridefinire le relazioni politiche sociali delle popolazioni con le produzioni agricole e l'ambiente in cui vivono.
- Sisal: Fibra tessile che arriva da un tipo di Agave e si sviluppa in Mozambico, Tanzania. Materiale che con lo sviluppo dei materiali sintetici sparisce.
- Olio di palma: Si dice faccia male, ci sono stati casi recenti in un’isola dell’Indonesia dove queste nuove produzioni hanno creato deforestazione, in Africa però la produzione non è svolta in maniera dannosa come in Indonesia. Anche questa è una produzione che precede il colonialismo (≠ cotone e tabacco).
- Prodotti minerali: Quindi non solo prodotti agricoli.
L'Africa precoloniale
L’Africa precoloniale è stata caratterizzata da una molteplicità di entità politiche diverse:
- Regni e principati di diverso tipo.
- Società decentralizzate, poco strutturate, a-cefale: società basate sui sistemi di parentela (clan, lignaggi) e/o sulle classi di età (= sistemi sociali che molti antropologi hanno definito come sistemi politici dell’uguaglianza).
Fine della tratta atlantica e avvio del commercio lecito
Abolizione della schiavitù:
- 1833 Regno Unito
- 1848 Francia
- 1865 USA
- 1888 Brasile
Il passaggio da un’economia centrata sul commercio di schiavi a una basata sul commercio internazionale di prodotti di export (i cosiddetti cash crops) trasforma economie, società e stati dell’Africa, est di quella occidentale e della regione sudafricana. Nel ‘800, prima della colonizzazione formale, si hanno una serie di trasformazioni dei sistemi politici africani:
- Molti stati e regni esistenti vanno in decadenza e si dissolvono.
- Sorgono nuovi sistemi statuali.
Mentre l’accaparramento di materie prime per la produzione industriale stava assumendo dimensioni globali e si ampliava il divario tra i Paesi, gli obiettivi della nuova fase dell’imperialismo europeo erano:
- Territori in grado di fornire risorse.
- Territori con snodi strategici per le vie commerciali.
Crisi degli stati storici dell'Africa occidentale legati alla tratta degli schiavi e ad altre attività commerciali importanti come l’oro (Oyo, Ashanti, Dahomey, Benin). Lo Stato degli Ashanti (attuale Ghana) ad inizio ‘800 era fortemente in crisi, per la fine della tratta degli schiavi e per l'esigenza di riconvertire la sua attività produttiva (stessa cosa per gli stati nell'attuale Nigeria: Oyo, Benin). Il Dahomey è nell’attuale stato del Benin.
Nuovi sistemi politici
Fra la fine del ‘700 e l'inizio dell’800 in Africa occidentale si assiste a un forte sviluppo di nuovi Stati legati al mondo musulmano e a forme di rinascimento dell'Islam e delle sue confraternite, molto diffuse fra Sahara, nord Africa e aree saheliane. Questi processi furono possibili anche grazie alle attività economiche di popolazioni nomadi dedite al commercio (peul-fulani: tra il lago Ciad e le coste del Senegal, Sudan).
Nuovi sistemi politici sahariani
Le trasformazioni già menzionate si legano alle ristrutturazioni del mondo sahariano-saheliano, al ruolo dell’islam e dei commerci, ridimensionati anche dalle nuove rotte oceaniche, dai traffici verso l’oriente e dalla tratta atlantica.
Parte 1: La modernizzazione dell’Africa
Il risorgimento del deserto, islam e comunitarismo
Il più grande deserto del mondo
Fino al ‘500 l’Africa del nord era una delle principali aree di transito tra Europa, Africa e Asia, con un ruolo di mediazione commerciale e culturale. La comunicazione avveniva attraverso il deserto del Sahara: ampio bacino mercantile. Attraverso il deserto del Sahara si muovevano persone, merci, saperi: ricchissimi convogli mercantili che erano vere e proprie città in movimento. Il Nordafrica era la vera forza trainante del Mediterraneo.
Nell’800 però, questo ruolo di connessione perdeva di importanza: l’Africa poteva essere circumnavigata (già dal ‘500) compromettendo il vantaggio di posizione dei mercanti nordafricani (gruppi linguistici imazighen e arabi). I prodotti della fascia saheliana e forestale sudanese (a sud del Sahara, tra Atlantico e Mar Rosso) prendevano anche altre vie. Gli africani di queste zone si rivolgevano ai mercati a sud, nel golfo di Guinea (dal ‘500/’600). Fine ‘700: le marine francesi e inglesi occupavano molte delle nuove rotte oceaniche globali, a cui era stata integrata anche la costa marocchina occidentale.
L’impoverimento degli scambi transahariani avviene quindi tra ‘700 e ‘800, inizia il predominio europeo: anche se alcuni mercanti arabi controllavano ancora qualche rotta a est, i traffici mondiali erano ormai sotto il controllo europeo. L’Europa in via di industrializzazione dell’800, con le navi mosse a vapore, non aveva più bisogno della millenaria mediazione degli africani del Sahara. Senza i commerci, le aree di rete afroasiatiche, prevalentemente aride, perdevano la loro risorsa vitale e le popolazioni perdevano la loro autonomia. Una volta indebolite: di facile conquista.
I mercanti europei nell’area fanno concorrenza alle produzioni locali che vanno in crisi: produzione del caffè; il caffè centroamericano di Martinica veniva venduto in Africa ad un prezzo inferiore rispetto al caffè arabo yemenita. (Settore dei tessuti) In questa fase di globalizzazione è implicita la dipendenza economica dell’Africa, dipendenza che poi condiziona sia le indipendenze che l’idea di sviluppo nel sistema capitalistico globale.
Nell’Africa nord-occidentale le antiche vie transahariane andavano sempre più verso la costa oceanica. Le rotte carovaniere interne finivano abbandonate o diventavano circuiti minori e solo regionali. Le città nell’entroterra perdevano il loro ruolo strategico mercantile e si spopolavano. In gran parte dell’Africa sahariana iniziava il collasso politico, economico e sociale. Migrazioni e destabilizzazione politica nel Nord Africa. Considerando le dinamiche del collasso dell’Africa mediterranea e sahariana è normale che queste due aree abbiano sviluppato risposte ideologiche e istituzioni diverse alle sfide di modernizzazione.
- Coste mediterranee: sempre più europee, strategiche per i loro commerci.
- Entroterra: collasso e crisi.
Mondi sahariani in declino e la modernizzazione
A sostegno della modernizzazione e del risorgimento nordafricano si muove l’Islam. Il controllo dell’impero ottomano sul commercio si indeboliva e nuovi poteri locali nordafricani si articolavano in nuove leghe e solidarietà locali. All’interno dell’ampio risorgimento (nahda) ottocentesco nascono ideologie per superare forme di un ancien régime nordafricano.
Dopo la penetrazione imperiale ed europea, il Nord Africa non vuole difendere la tradizione, vuole reinventare l’assetto politico. La legittimazione rivoluzionaria coincideva spesso con una reinterpretazione del messaggio religioso attraverso l’ijtihad (reinterpretazione indipendente dall’islam). I primi attori politici del riformismo islamico: le comunità nomadi, già dal ‘700, allora la maggioranza in Nord Africa. Fra i nomadi si costruivano nuove solidarietà in nome dell’islam, nuovi gruppi sfidavano le vecchie leadership promuovendo moti rivoluzionari.
Wahhabismo: anche se extra africano, nasce nel ‘700 nella penisola arabica. Nell’Africa del Nord: jihad occidentali, mahdismo orientale, confraternite islamiche e misticismo sufi.
Le nuove leadership
Per giustificare i cambiamenti in corso, le correnti ideologiche che si affermavano nelle terre del nomadismo accentuano i legami comunitari locali, il tono messianico di attesa di un salvatore e della redenzione. Le nuove leadership mobilitavano la popolazione attraverso appelli ai jihad: moti collettivi ispirati da un nuovo Islam. Nelle aree nomadi la riorganizzazione politica avviene grazie alle confraternite (turuq): ordini laici con condivisione orizzontale del legame fiduciario, sostengono gli indigenti e sono cruciali nella transazione sahariana ottocentesca.
Tariqa: forma di organizzazione locale, espressioni del comunitarismo nomade con codici islamici. Attraverso le tariqa le popolazioni nordafricane esprimevano la loro autonomia politica e religiosa. Sono associazioni spontanee guidate da una leadership con caratteri carismatici, spirituali, politici, sociali. Nonostante l’accezione religiosa, non sono comunità religiose, ma di laici governati da laici che si basano su un condiviso sentimento religioso. Nelle fasi di crisi e indebolimento istituzionale, le comunità locali si rivolgevano ai legami della fratellanza, ponendosi sotto la guida dei loro leader.
Tre sistemi regionali in mutamento
- Sahariano occidentale: con snodi ai margini del Sahara, al Golfo di Guinea e alle coste marocchine meridionali.
- Nel cuore del deserto del Sahara: assetto dominato da tuareg (importante centro mercantile di Agadez, attuale Niger). Questi centri interni al deserto si connettevano al terzo assetto nel Tibesti.
- Sahariano orientale: fulcro nel deserto libico, nel deserto sudanese (più a sud) e verso la valle del Nilo.
I nuovi attori del Sahara occidentale
L’islam nell’800 diventa un elemento di modernizzazione dell’area nordafricana e saheliana. Le jihad islamiche dei primi anni dell’800 nell’area saheliana dell’Africa occidentale erano guerre per l'espansione della fede e per il recupero di un Islam autentico. Le tre principali jihad che si svilupparono nella regione furono:
- Quella di Usman dan Fodio che si sviluppa all'inizio dell'800 nel nord dell'attuale Nigeria fino al lago Ciad fra le popolazioni hausa e che determinerà la nascita di un califfato molto importante: Sokoto.
- Quella di Sheku Ahmadu, nella regione del Macina o Masina (attuale Mali), favorì modernizzazione delle economie e delle società e sedentarizzazione, espressione della rinascita islamica e dell’adattamento locale alla crisi dei traffici e alla fine della tratta (poi inglobato nel regno tukulor).
- Quella di Umar Tal che darà vita al regno Tukulor, fra gli attuali Senegal e Mali, assorbirà anche il regno del Macina ma incontrerà delle difficoltà, durante il regno del figlio di Umar Tal, Ahmadu Seku (tensioni interne e l’avanzata dei francesi).
Confraternita di Tijaniyya 1781
Dal nome del fondatore Ahmad Tijani, è tra le confraternite sufi più rappresentative di questa fase di transizione nell’Occidente sahariano. Era un attore nuovo, si impone nell’età contemporanea come soggetto di rottura con le tradizioni precedenti. Permette la costruzione di nuovi Stati e di nuovi sistemi di potere legittimati dalla predicazione dell'esigenza di purificazione.
Fondata nel 1781 nell’area algerina, da lì si diffonde in tutto il Maghreb e Africa occidentale. Nonostante la sua origine settentrionale, la Tijaniyya diventa un ordine più sahariano e sub-sahariano che magrebino. Sotto la guida dei leader fondatori si svilupparono moti islamici anche in altre aree africane.
Espansione fulani e lo stato del Masina
L’espansione dei mercanti nomadi fulani dalla regione del Futa Jalon (Guinea), raggiunge il suo apice con la guida di Ibrahim Sori Maudo e Sheku Ahmadu. Ahmadu proclama il suo jihad di rinnovamento nel 1810, conquista il territorio del Masina e le genti fulani creando uno stato dal Timbuctu alle terre dei Bambara. Le guerre di conquista di inizio ‘800, fondative dello stato fulani del Masina, cambiarono la fisionomia della regione: il nuovo stato aveva un’identità nazionale e frontiere reali.
- Ahmadu vietava il lusso.
- Favoriva una solida appartenenza islamica a discapito dei culti locali.
- Rafforzava la statualità e la difesa militare.
- Adattamento locale al declino dei commerci e alla fine della tratta.
Lo stato fulani di Macina fu governato poi dal figlio e dal nipote del fondatore (Ahmadu II e III) diventando parte dell’impero tijani Tukulor.
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