Giornalismo e sfera pubblica
A cosa serve il giornalismo? Controllo sociale, informare il pubblico, pluralismo, formazione, fare soldi. Il giornalismo è figlio di fattori economici, socio-culturali, tecnologici.
Funzione civica: formare cittadini informati: cittadino razionale (Habermas); cittadino monitorante (Schudson), cittadino che non sempre è razionale, anche perché non sempre ha tutte le informazioni necessarie, perché il nostro mondo è sempre più complesso (ogni anno il governo approva un bilancio, chi di noi va a leggerlo o riesce a capirlo). La nostra è una razionalità limitata perché non sempre riusciamo a trasformare le informazioni in conoscenza. Cittadini che gestiscono un numero di informazioni così ampio che sanno un po’ di tutto, che monitorano le situazioni, che più o meno sanno di cosa si parla.
Funzione economica: il giornalismo è un’industria, si producono e vendono informazioni: deve far fare profitti a chi gestisce questi prodotti. Il giornalismo ha 2 pubblici: attenzione del pubblico, inserzionisti a cui vende spazi pubblicitari.
Equilibrio tra funzione civica ed economica sempre più difficile da raggiungere. Se scolliniamo dalla parte del valore politico, questi possono dire cosa vogliono, c’è una dipendenza economica; se scolliniamo dalla parte del valore economico (logiche economiche), si viene a perdere il valore civico (gente interessata solo al gossip, al calcio…).
Giornalismo come ricostruzione della realtà: il giornalismo accende e spegne l’attenzione su determinati temi (intermediazione informativa). Il giornalismo è selezione; è gatekeeper, guardiano dei cancelli. Il giornalismo non si limita ai fatti ma delimita i fatti, sceglie di quali temi parlare, su cosa accendere l’attenzione. La realtà è una costruzione sociale, alcuni temi vengono attenzionati in alcuni momenti in modo diverso dal passato. La velocizzazione dei processi informativi fa sì che il ciclo di una notizia (quanto tempo resta l’attenzione del pubblico su un evento) è diminuito. Abbiamo una moltiplicazione dell’informazione e degli eventi coperti dal giornalismo e degli attori sociali che fanno notizia. Questa accelerazione è come se si fosse bloccata negli ultimi anni perché ci sono stati 2 eventi particolari: Covid e guerra in Ucraina.
Interpretare l’opinione pubblica: perché bisogna costruire una sintonia, il giornalista deve cercare di capire cosa interessa, cosa è rilevante; ha una finalità anche strettamente commerciale, se non incontro l’interesse delle persone, loro non leggeranno.
Strumento di conoscenza: costruzione di cittadinanza: essere cittadini vuol dire pensare con la propria testa e il giornalismo aiuta a farlo; fare esperienze plurime e diversificate, (prima le esperienze si facevano direttamente) ora l’essere umano ha esperienza mediata, il giornalismo fa incontrare diversi punti di vista, possiamo conoscere il mondo dal divano di casa con la TV o il cell.
Costruzione del proprio punto di vista: i media sono molto importanti nel definire qual è l’idea che gli italiani hanno dei governi, delle università, del fenomeno migratorio ecc… Qualsiasi soggetto che ha bisogno di visibilità, ha bisogno di qualcuno che gli gestisca questa visibilità. Devi anche riuscire a interloquire con i media giornalisti, in modo che quando si parla dell’argomento che interessa, se ne parli nel modo per il personaggio favorevole.
Quattro step del lavoro giornalistico
4 step del lavoro giornalistico cambia il modo in cui si svolgono a seconda delle affordances (peculiarità di ogni contenitore/canale: stampa, informazione TV, radio…):
- Raccolta: è cambiata, prima il giornalista doveva andare a cercare le notizie, oggi in qualsiasi momento riceve tutto sul cellulare (controllo continuo dei social di politici) (overload informativo).
- Selezione: questa fase oggi diventa più importante rispetto alla fase di raccolta; selezione delle informazioni anche da parte del pubblico (soprattutto con i cellulari).
- Gerarchizzazione: modo in cui noi ordiniamo le informazioni; quantità di spazio e di tempo che decidiamo di dare a quella determinata informazione.
- Presentazione: modo in cui decidiamo di presentare un’informazione. Oggi, l’immagine prevale, bisogna essere bravi a raccontare per immagini. Mobile journalism: giornalismo pensato per essere fruito su dispositivi mobili; attenzione a cosa pubblicare anche a seconda delle ore del giorno (mattina: info poco parlate, soprattutto per immagini, perché siamo in movimento, con altre persone, in un contesto rumoroso).
Quello che cambia oggi nel giornalismo è la velocità, trasparenza e convergenza. Il giornalismo è routinizzazione dell’imprevisto: deve attrezzarsi perché se succede qualcosa i giornalisti siano in grado di raccontarla in poco tempo.
Sistema politico
Sistema politico: assetto legislativo: ogni sistema dei media ha delle leggi che lo regolano, che hanno a che vedere con il diritto all’informazione, alla privacy. Limitazioni per favorire il pluralismo.
Assetto proprietario: posizione dominante (riesce a controllare molti mezzi di informazione), è pericolosa perché il rischio è sviluppare il pensiero unico, non c’è pluralismo; rischio anche di carattere economico, controllando più mezzi di informazioni si può offrire i propri spazi agli inserzionisti pubblicitari a costi più bassi. Sistema politico può essere proprietario dei media (Cina).
Le vie del giornalismo
1. Come si vedono i giornalisti
Quando negli studi sul giornalismo (una delle principali forme di conoscenza della realtà) si parla di ruolo professionale e di percezione del ruolo, si intende, ciò che i giornalisti ritengono caratterizzi la loro professione e il modo in cui la svolgono, anche in relazione con il più ampio contesto sociale.
In Italia c'è l'Ordine dei giornalisti che distingue tra giornalista professionista, cioè quanti svolgono esclusivamente questa attività lavorativa, oppure di giornalista pubblicista, coloro che svolgono con continuità l’attività giornalistica, ma non come attività principale.
Durante la pandemia il racconto giornalistico è passato da un iniziale allarmismo a uno scetticismo nei confronti della gravità dell'epidemia. Quindi, si è passati alla fase della responsabilità.
Il giornalismo provava a dar conto di quello che accadeva, affidandosi alle fonti ufficiali.
La letteratura sul ruolo giornalistico definirebbe questo comportamento come collaborativo, deliberatamente non ostile nei confronti del governo e delle autorità.
Può essere giustificabile in determinati momenti storici, soprattutto nelle democrazie meno consolidate (Sudafrica del presidente Mandela alla fine dell'apartheid, il giornalismo sostiene il governo e la democrazia, senza spalleggiare chi li osteggia).
Tuttavia, ben presto si è passati a una nuova fase, in cui l'atteggiamento collaborativo è stato sostituito da posizioni più incisive. Durante una conferenza stampa è stato chiesto: Ci sono state pressioni da parte degli imprenditori del bergamasco affinché si continuasse a produrre?
Il giornalista «cane da guardia» a difesa del lettore e del cittadino si è imposto come un canone per il giornalismo in tutto il mondo.
Hanitzsch e Vos distinguono due domini in cui il lavoro del giornalismo è essenziale: quello politico e quello della vita quotidiana. Nel dominio politico, che si dispiega sull'asse neutralità-partecipazione, gli autori distinguono ruoli quali adversary, advocative e missionary. I primi sono coloro che si propongono come forza contraria all'autorità politica (e che si presentano come portavoce del popolo). Gli advocative quanti si considerano portavoce di specifici gruppi di persone e delle loro cause. Infine, il ruolo missionario riguarda la promozione di ideali e valori particolari.
Per dominio della vita quotidiana s'intende quella parte di produzione giornalistica che riguarda questioni più personali, dagli stati emotivi agli acquisti, indipendentemente dalla vita pubblica.
Modelli di giornalismo
Modelli di giornalismo (Hallin e Mancini; queste distinzioni si stanno sempre più attenuando)
Modello mediterraneo o pluralista polarizzato: (giornalismo italiano e dell’Europa meridionale)
- Pubblico elitario
- Bassa diffusione dei quotidiani
- Ruolo importante dello Stato come regolatore e finanziatore
- Tendenza al commento più che all’inchiesta e all’investigazione (che a dare le notizie)
- Alto livello di parallelismo politico
- Pluralismo esterno, le testate del sistema dei media rappresentano comunque più punti di vista
Riprendendo i termini di Hanitzsch e Vos, un giornalismo che partecipa, quindi vicino a delle cause (missionary), quando non manifesta precise contiguità politiche (advocacy o adversary).
Mancata autonomia del giornalismo, è controllato dallo Stato e dalla politica; può essere controllato direttamente: attraverso il controllo dell’azienda editoriale; o controllato indirettamente: proprietà di soggetti privati che però hanno interesse a costruirsi un rapporto con il sistema politico. Questo è più forte dove il giornalismo non è autonomo economicamente.
Modello democratico-corporativo: (giornalismo nord-europeo)
- Alto grado di parallelismo politico (giornalismo e politica si condizionano reciprocamente)
- Forte tradizione di autonomia e di libertà di stampa (la politica ha un peso consistente)
- Buon livello di professionalizzazione
- Alto livello di lettura
- Ruolo primario dello Stato
Modello liberale: (giornalismo anglosassone)
- Elevata autonomia dalla politica
- Alto livello di professionalizzazione
- Spiccato senso della categoria giornalistica
- Ruolo limitato dello Stato
Cinematografia americana, molto spesso il giornalista è il personaggio centrale (eroe), scopritore di verità, smascheratore di menzogne, Watch-dog (“Tutti gli uomini del presidente”: caso Watergate, impeachment di Nixon, i protagonisti sono 2 giornalisti; film in cui il protagonista che ha subito un torto si rivolge al giornale locale, nuova piazza dove si incontrano gli immigrati).
I lavori compiuti da Patterson e Donsbach, hanno analizzato il giornalismo politico negli Stati Uniti, in Gran Bretagna, Germania, Italia e Svezia con l'obiettivo di esaminare differenze e similarità nel modo in cui i giornalisti interpretano il loro ruolo nelle democrazie occidentali.
I loro risultati raccontano come i giornalisti italiani siano più inclini a dichiarare le pressioni dei caporedattori e del management, da loro ritenute una forte limitazione dell'autonomia professionale. Inoltre, rispetto agli altri giornalisti riconoscono come più influenti anche le pressioni politiche. Il giornalismo italiano appare, dunque, molto politicizzato e le posizioni dei professionisti schiacciate su quelle dei media per cui lavorano. Per i due autori non soltanto le convinzioni politiche hanno un'influenza sulla produzione di informazione, ma i giornalisti portano nel loro lavoro le proprie convinzioni politiche.
Suggeriscono inoltre un modello teorico che organizza i ruoli professionali su una doppia dimensione. La prima si riferisce all'autonomia dei giornalisti dall'attore politico. La seconda, invece, alla differenziazione tra atteggiamento passivo e atteggiamento attivo. Il giornalista passivo è chi agisce come strumento di attori fuori dal sistema di informazione: governi, leader di partito, gruppi di interesse. Dall'incrocio di queste 4 dimensioni emergono 4 ruoli: «neutrale passivo», «advocacy passivo», «neutrale attivo» e «advocacy attivo». I giornalisti italiani sono caratterizzati da un ruolo passivo incline a supportare specifiche posizioni politiche. Sostanzialmente la traduzione del parallelismo politico: i giornalisti italiani non coprirebbero per inerzia un ruolo passivo, ma in quanto convintamente vicini alle cause politiche che supportano. La partigianeria è l'aspetto più riconosciuto e dibattuto quando si parla del giornalismo italiano.
Hanitzsch, individua 4 ruoli del giornalismo: ruolo monitorante sottolinea la rilevanza attribuita dai giornalisti all'informazione politica ed economica, nonché a incentivare la partecipazione politica (caso italiano); ruolo interventista enfatizza il supporto al cambiamento sociale, l'influenza dell'opinione pubblica, la capacità di fissare l'agenda politica e supportare lo sviluppo nazionale (advocacy attivo); ruolo collaborativo, ovvero l’esplicita propensione a sostenere le politiche del governo e ritrarre positivamente l'immagine dei leader politici (atteggiamento dei giornalisti italiani nel primo periodo di quarantena dovuto al Covid-19); ruolo accomodante nei confronti dei lettori, giornalismo prevalentemente orientato al mercato, quindi teso a offrire notizie attraenti, consigli, intrattenimento e orientamenti per la vita quotidiana, un giornalismo che ambisce a conquistare sempre maggiori porzioni di pubblico. Sia il ruolo interventista sia quello accomodante si ritrovano maggiormente nelle democrazie meno consolidate, supportate da professionisti che operano in contesti in cui il giornalismo cerca ancora una legittimazione e in società che stanno affrontando cambiamenti radicali. Il ruolo collaborativo è forte dove è meno radicata la libertà di stampa.
La letteratura internazionale collega l'adesione al ruolo monitorante alla posizione ricoperta in redazione ma anche a variabili quali il genere o l'età: niente di tutto questo influisce, invece, sulle scelte dei giornalisti italiani. Ad esempio, fra i giornalisti nord-atlantici la predilezione per il modello monitorante è maggiore fra coloro che sono dotati di un consistente capitale professionale, un elevato livello di sicurezza e risorse, che ricoprono ruoli di responsabilità e hanno una collocazione stabile nelle redazioni. Nel modello corporativo a incidere sono il livello di istruzione, il ruolo, ma anche il posizionamento politico (giornalisti di sinistra). Queste indicazioni non valgono invece per il giornalismo italiano.
Giornalismo italiano
Giornalismo italiano: forte politicizzazione: parla di politica molto di più rispetto ad altri giornalismi; continua ad imporsi la prevalenza del commento sulla cronaca, dell’opinione sui fatti (funzione pedagogica più che informativa: orientato a formare gli italiani più che a informare, è un compito politico, strutturare un certo modo di vedere il mondo). I grandi giornali nascono nel 1860 con l’unità di Italia, le famiglie borghesi fondano i giornali perché vogliono fare l’Italia.
Tra i giornalisti italiani si rivela una maggiore permeabilità alla logica di mercato di un'informazione sempre più attenta alle esigenze commerciali; ma anche al forte impatto prodotto dalle trasformazioni tecnologiche conseguenti all'avvento del digitale, che impone di fare i conti con 2 mutamenti: 1) il cambiamento delle logiche produttive e distributive delle notizie, che costringono i giornalisti ad acquisire competenze tecniche e a riflettere sulle loro conseguenze professionali; 2) il cambiamento della partecipazione dei cittadini che, sebbene l'ambiente digitale lo consenta, resta una possibilità ancora poco sfruttata, sia per la difficoltà nel modificare pratiche professionali molto consolidate e, come visto, legittimate da una visione del proprio ruolo ancora in buona parte immutata, sia per la ritrosia, questa condivisa con i colleghi di tutto il mondo, a cedere almeno in parte quel potere di controllo e di verifica su cui si legittima lo specifico professionale.
Il giornalismo italiano è arrivato tardi al mercato perché a lungo hanno latitato i due clienti della carta stampata: i lettori e gli investitori pubblicitari. I primi a causa di un analfabetismo rimasto di massa fino agli anni ‘60, quando viene introdotta l'obbligatorietà della scuola media; i secondi per l'altrettanto noto ritardo con cui si è registrato lo sviluppo economico-industriale del Paese.
È soltanto all'inizio degli anni ‘80 che l'informazione diventa economicamente remunerativa, con l'avvento della TV commerciale, che favorì l'esplosione del mercato pubblicitario, che è sempre stato il mercato dell'attenzione. In questo mercato le aziende pagano per ottenere un tempo di attenzione del pubblico-target. Inoltre, l'evoluzione tecnologica introdusse i computer in redazione, abbattendo i costi di produzione. Nacque, per la prima volta nel Paese, l'informazione locale.
Entrarono ad ampliare il campo giornalistico temi e attori sociali fino ad allora trascurati, dall'informazione culturale, alla nascita di approfondimenti e supplementi che andavano dai viaggi alla moda, dalla gastronomia al tempo libero, che portano verso un giornalismo popolare, molto attento ad aumentare la readership, gli ascolti e poi i click. Giornalismo ibrido, ibridazione della stampa d’élite e quella popolare, mentre nella stampa anglosassone c’è una distinzione tra stampa d’élite e tabloid. Si è passati dal giornalismo pedagogico, subalterno alla politica, a un giornalismo di mercato, competitivo con la politica. Si può datare questa svolta, alla metà degli anni ‘70, quando nacquero 2 nuove testate: «la Repubblica» di Scalfari e «il Giornale» di Montanelli. Soprattutto il quotidiano di Scalfari venne definito quasi da subito un giornale-partito, intendendo con questo non più un giornale fiancheggiatore e accondiscendente con questo o quel governo, con questo o quel partito; quanto piuttosto una testata che ambiva a dettare la linea politica del centro-sinistra. Un giornale d’opinione molto politicizzato che parla all’élite, pensato come un giornale che deve dire molto su poche cose, inventa la settimanalizzazione, idea di
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