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Cap.1 Il linguaggio verbale

Linguistica, lingue, linguaggio, comunicazione

Definizione di Linguistica: La linguistica è lo studio scientifico del linguaggio e delle lingue. È uno studio scientifico, cioè consideriamo l’oggetto confrontandolo con altri modelli.

Lo studio della lingua si può dividere in due sottocampi principali: la linguistica generale (cosa sono, come sono fatte e come funzionano le lingue) e la linguistica storica (evoluzione delle lingue nel tempo, rapporti tra lingue e cultura). Hanno valore simile “linguistica generale”, “linguistica teorica”, “linguistica sincronica”, “linguistica descrittiva”.

L’oggetto della linguistica è la lingua, più precisamente le lingue storico-naturali. La linguistica fa una risemantizzazione che opera con certi contenuti, in certe situazioni.

La lingua e le lingue storico-naturali

La lingua è uno strumento di comunicazione. La lingua mette in relazione individui di un contesto socioculturale ed ha come fine ultimo la comunicazione.

Le lingue storico-naturali sono lingue nate spontaneamente lungo il corso della civiltà umana, usate dagli esseri umani ora e nel passato (es. Italiano, francese, romeno, svedese, russo, ecc.). Tutte le lingue storico-naturali sono espressione del linguaggio verbale umano.

Il linguaggio verbale umano

La linguistica si occupa anche del linguaggio, non inteso come la lingua storica e quella che uso nella facoltà di linguaggio, comunicazione, ma inteso come la capacità degli esseri umani di sviluppare una facoltà di lingua di base L1.

Il linguaggio non si apprende per imitazione ma c’è una componente innata. Infatti, i bambini non imparano la lingua copiando i genitori, perché sono sottoposti a stimoli diseguali, ma nell’essere umano ci deve essere una capacità innata nel comprendere e acquisire una lingua come propria, e questo avviene grazie a dei catalizzatori che attivano le abilità di imparare una lingua.

Tutti gli esseri umani hanno innata la predisposizione a imparare le lingue storiche, e con un catalizzatore (un certo contatto in un certo periodo della propria vita) si impara a comunicare con altri individui nella propria vita. Noi lo studiamo dal punto di vista scientifico. Il linguaggio è uno degli strumenti, dei modi, dei sistemi di comunicazione, più raffinato e complesso che l’uomo abbia a disposizione.

Metalinguaggio

Ho parole per parlare delle parole, ridefinisco i contenuti. Non ci saranno vaghe e molteplici definizioni, ma una.

Dialetti

Dal punto di vista del linguaggio, non c’è differenza tra lingua e dialetto, sono entrambi manifestazione del linguaggio verbale umano. La distinzione tra lingue e dialetti è basata solo su considerazioni sociali e storico-culturali (si apre un il campo della sociolinguistica che studia l’interazione tra lingua e società).

Il segno

Il segno, detto in maniera molto generica, è qualcosa che sta per qualcos’altro e serve per comunicare questo qualcos’altro.

Il segno è un’unità biplanare che ha la finalità di comunicare, cioè di permettere un passaggio di informazione, fatta di un piano percepibile con i sensi e di un piano di contenuto.

Riesco a mettermi in comunicazione con un’altra persona, solo attraverso i sensi, quindi il segno deve essere fatto di una parte sensoriale che deve essere percepita con i sensi e poi ci deve essere anche il contenuto, ciò che voglio far passare con i sensi. Segno: fatto di parte sensoriale e contenuto. Tutti i segni: unità biplanari, costituite da un piano di espressione, che è un qualcosa di percepibile con i sensi, che poi veicola il contenuto, altra parte del segno.

Comunicazione

Secondo una concezione molto larga, tutto può comunicare qualcosa, dunque comunicazione in senso lato equivale a passaggio di informazione (NON di significato, MA di informazione). È più utile, però, intendere comunicazione in un senso più stretto, che ha come ingrediente fondamentale l’intenzionalità.

Da qui, si ha comunicazione, cioè un passaggio di informazione nel momento in cui c’è un comportamento prodotto da un emittente al fine di far passare l’informazione che viene percepito dal ricevente come tale, riesco quindi a spostare qualcosa nel sistema di conoscenze acquisite di un’altra persona. Uso qualcosa che penso che un’altra persona possa comprendere grazie alle sue conoscenze acquisite. Passaggio di informazione, inteso come minimo spostamento nel sistema di conoscenze possedute.

La comunicazione avviene attraverso diversi canali. Es. comunicazione delle formiche: attraverso canale olfattivo; guardo un dipinto: canale grafico-visivo; comunicazione tra persone: fonico-acustico. La comunicazione ha dunque, una prospettiva che non deve essere per forza linguocentrica, ma può avvenire attraverso altri canali. Es. Rumore delle sirene dell’ambulanza, io vi associo un’informazione, mi sposto; segnaletica stradale, la vedo e mi portano dei contenuti.

Le tre categorie della comunicazione

All’interno del fenomeno generale della comunicazione si possono distinguere tre categorie a seconda dell’emittente, del ricevente e dell’intenzionalità:

  • Comunicazione in senso stretto: emittente intenzionale, ricevente intenzionale (es. linguaggio verbale umano, segnali stradali, ecc.).
  • Passaggio di informazione: emittente non intenzionale, ricevente (interpretante) intenzionale (es. postura del corpo, orme di animali, sintomi di condizioni fisiche, ecc.).
  • Formulazione di inferenze: nessun emittente (ma solo, presenza di un oggetto culturale che viene interpretato come volto a fornire un’informazione), interpretante (case dai tetti aguzzi e spioventi=qui nevica molto).

Da A a B a C l’insieme delle conoscenze di riferimento (il codice) che permette di interpretare correttamente l’informazione decodificando il valore dei segni diventa via via meno forte e rigoroso e più debole, vago e indeterminato; l’associazione quindi, tra un certo segnale e l’informazione che esso veicola diventa più lasca, è a data all’attività dell’interprete.

Segni, codice

Il segno è la singola entità che fa da supporto alla comunicazione o al passaggio di informazione, è quindi l’unità fondamentale di essi. Semiotica: la scienza dei segni, quella disciplina che si occupa del sistema dei segni che sono utilizzati nel sistema della comunicazione. La lingua è intesa come strumento di comunicazione e per essere tale servono i segni, entità biplanari. Segni: associazioni del piano dell’espressione e del piano del contenuto. Esistono diversi tipi di segni e possiamo rifarci a una tassonomia per classificarli, basata su intenzionalità e motivazione relativa.

Motivazione

Dalla categoria 1 a 5 la motivazione che lega nei segni il “qualcosa” al “qualcos’altro” che viene comunicato diventa sempre più immotivata, convenzionale e inoltre, aumenta la specificità culturale, infatti gli indici sono per definizione, di valore universale, uguali per tutte le culture in ogni tempo. I segni linguistici ad es. “mela”, sono prodotti intenzionalmente per comunicare ed essenzialmente arbitrari.

Ciò che permette al ricevente di interpretare il segno prodotto dall’emittente, è il suo ricondursi ad un codice, cioè ad un insieme di conoscenze che permette di attribuire un significato a ciò che succede.

Definizione di codice

Codice: l’insieme di corrispondenze, fattesi per convenzione, fra qualcosa (insieme manifestante) e qualcos’altro (insieme manifestato), che fornisce le regole di interpretazione dei segni. Tutti i sistemi di comunicazione sono dei codici; da questo punto di vista, i segni linguistici costituiscono il codice lingua.

Le proprietà della lingua

Proprietà che il codice lingua, ovvero ogni lingua storico-naturale, condivide con altri codici e quali possiede solo lei:

  • Biplanarità: Proprietà ovvia, in quanto costitutiva di tutti i segni che sono entità biplanari, ovvero, sono associazioni di un piano dell’espressione 1(ciò che è percepibile con i sensi) e un piano del contenuto 2 (non necessariamente percepibile con i sensi). Ex. Rosso del semaforo1, fermati2.

Vanno qui introdotte le importanti nozioni di significante e significato. Saussure distingue tra “significato” (signifié) e “significante” (signifiant): il significato è ciò che il segno esprime; il significante è il mezzo utilizzato per esprimere il significato (l’immagine acustica). In parole diverse, il significante, chiamato anche espressione, è la parte fisicamente percepibile del segno, quello che cade sotto i nostri sensi, mentre il significato, chiamato anche contenuto, è la parte non materialmente percepibile, l’informazione veicolata dal significante. Ma il significato e il significante non sono separabili: come dice Saussure, sono come le due facce dello stesso foglio.

Un codice si può allora definire come un insieme di corrispondenze fra un significante e un significato.

Arbitrarietà

Proprietà importante dei segni e quindi anche dei segni linguistici. Essa consiste nel fatto che non c’è alcun legame naturalmente motivato, e nemmeno dal punto di vista logico, fra il significante e il significato di un segno. Detto in altre parole, ciò non vuol dire che tra significante e significato di un segno non esistano legami né rapporti, bensì vuol dire che i legami ed i rapporti che ci sono (codice) non sono dati naturalmente, ma posti per convenzione, quindi arbitrari.

Es. Se i segni linguistici non fossero fondamentalmente arbitrari, le parole delle diverse lingue dovrebbero essere tutte molto simili, le cose quindi dovrebbero chiamarsi tutte nello stesso modo (invece, “gatto” in italiano e “cat” in inglese); allo stesso modo se i segni linguistici non fossero arbitrari, parole simili nelle diverse lingue dovrebbero designare cose o concetti simili (“bello” in italiano, “Bellum” in latino=guerra).

F. De Saussure ha introdotto una discussione poi portata avanti da L. Hjelmslev, che distingue quattro tipi o livelli diversi di arbitrarietà. Per affrontare il problema prima dobbiamo introdurre il triangolo semiotico.

Triangolo semiotico

Nel funzionamento dei segni linguistici le entità effettivamente in gioco sono tre: significante, significato, referente. Es. La parola sedia è formata da un significante “s-e-d-i-a”, un significato “sedia” che poi si riferisce a un elemento della realtà esterna, cioè la sedia in quanto tale, il referente. La linea di base del triangolo è tratteggiata, al contrario dei due lati, in quanto il rapporto tra significante e referente non è diretto, ma è mediato dal significato.

I quattro tipi di arbitrarietà della lingua

  • Rapporto tra segno e referente: Ad un primo livello, il rapporto tra segno nel suo complesso e referente, è arbitrario. Non c’è alcun motivo logico o naturale che spieghi il motivo per cui un elemento della realtà esterna si associ ad un segno.
  • Rapporto tra significante e significato: Ad un secondo livello, è arbitrario il rapporto tra significante e significato.
  • Rapporto tra forma e sostanza del significato: Ad un terzo livello, è arbitrario il rapporto tra forma (~struttura, organizzazione interna) e sostanza (~materia) del significato. Ogni lingua ritaglia in un modo che le è proprio un certo spazio di significato (e da quindi una data “forma” a una data “sostanza” semantica) distinguendo e rendendo pertinenti una o più entità. Forma e sostanza del significato, è arbitrario il loro rapporto. Sostanza: è l’insieme di ciò che è esprimibile, insieme dei concetti che potrebbero essere esprimibili, la “bianchità” per esempio. Ciascuna lingua sceglie di organizzare secondo una griglia formale questa sostanza. Saussure “sulla nebulosa dei concetti la lingua proietta una forma, che è la forma del significato di quella lingua”. La stessa sostanza di significato è organizzata in lingue diverse secondo forme diverse. Ex. ALBUS e candidus.

Dobbiamo prima definire la sostanza del significato, insieme che è esprimibile attraverso lo strumento del linguaggio verbale umano, poi forma.

  • Rapporto tra forma e sostanza del significante: Ad un quarto livello, è arbitrario il rapporto tra forma e sostanza del significante: ogni lingua organizza secondo propri criteri la scelta dei suoni pertinenti, distinguendo in una certa maniera le entità rilevanti della materia fonica. È arbitrario il rapporto tra forma e sostanza del significante → sostanza del significante: sono i suoni così come io li posso produrre con il mio apparato fonatorio e che sono utilizzati linguisticamente. (Non tutti) ma in qualunque lingua ci si trovi. Ciascuna lingua sceglie di garantire le opposizioni di significato tramite alcune pertinentizzazioni, sceglie di rendere utili alcune specie di suono. In italiano non è pertinente la lunghezza vocalica, in latino invece sì, laddove c’è vocale lunga o breve cambia anche il significato. Classi fonologiche: l’insieme di suoni che sostituiti in quella posizione non mutano il significato. Noi organizziamo la sostanza del significante in una serie di classi diverse che si oppongono tra di loro. Saussure dice che l’opposizione di classi fonologiche è come una griglia di forma, quindi la forma del significante è la griglia che organizza le classi fonologiche del significante che si oppongono tra loro dandone significato. Forma: organizzazione in classi fonologiche, differenti da lingua a lingua, ogni lingua sceglie la propria; e sostanza del significante stanno in rapporto arbitrario.

Eccezioni al principio di arbitrarietà radicale

Appaiono almeno parzialmente motivati: onomatopee, es. le riproducono o richiamano nel loro significante caratteri fisici di ciò che viene designato, es. tintinnio, sussurrare, chicchirichì, din don dan… presentano un aspetto più o meno nettamente iconico (sarebbero quasi più icone che simboli). Ma possiedono anche esse un certo grado di integrazione nella convenzionalità arbitraria del singolo sistema linguistico è una loro specificità che le rende, almeno in parte, diverse da lingua a lingua.

Più strettamente iconici sono gli ideòfoni, cioè espressioni imitative che designano fenomeni naturali o azioni, es. gluglu, zac, boom, bum (è dubbio che siano riconosciute come parole vere e proprie nel lessico della lingua italiana). Recenti concezioni tendono a ridurre l’importanza cruciale dell’arbitrarietà come carattere costitutivo totale dei segni linguistici, notando come anche nella grammatica delle lingue esistano meccanismi chiaramente iconici, e dunque in qualche misura motivati.

Per es. la formazione del plurale in alcune lingue avviene mediante l’aggiunta di materiale linguistico alla forma del singolare → questo fatto obbedisce ad un principio di iconismo (idea di pluralità, suggerita nella lingua dal fatto che la forma plurale contiene più materiale fonico, linguistico). Es. child/children (ingl.), kind/kinder (ted.). Il fonosimbolismo: si afferma che certi suoni avrebbero per la loro stessa natura associati a sé certi significati. Per es. il suono “i”, vocale chiusa e fonicamente piccola, sarebbe connesso con “cosa piccole”, quindi le parole che contengono la “i” designerebbero di preferenza la proprietà di essere piccolo. (Es. Piccino, minimo, little). Tuttavia vi sono anche numerosissimi controesempi: big, massiccio… e d’altra parte anche parole che designano cose piccole che non contengono la “i”: scarso, poco, corto…

In conclusione, nonostante esistano eccezioni, al principio dell’arbitrarietà totale della lingua, esse non sono così cruciali da mettere veramente in crisi lo statuto dell’arbitrarietà come una delle proprietà più importanti del linguaggio verbale umano.

Approccio cognitivo e funzionalista

L’approccio cognitivista e funzionalista vede la strutturazione dei sistemi linguistici come dipendente dalle proprietà della mente umana e dalle caratteristiche generali del modo in cui l’uomo percepisce ed organizza la realtà, dai limiti dell’utente e dai bisogni a cui la lingua deve servire; talché le stesse categorie della lingua, le distinzioni che essa attua e le strutture sintattiche risulterebbero motivate in quanto rappresenterebbero l’estrinsecazione per gli scopi della comunicazione di proprietà e attitudini già presenti nell’homo sapiens.

Doppia articolazione o dualità di strutturazione

È una proprietà molto importante del linguaggio verbale umano, che sembra essere posseduta nella sua forma più totale fra i sistemi di comunicazione naturali, solo dalle lingue → forte potere caratterizzante. Consiste nel fatto che il significante di un segno linguistico è articolato a due livelli nettamente diversi. Prima ad un primo livello, il significante di un segno linguistico è organizzato e scomponibile in unità che sono ancora portatrici di significato e che vengono riutilizzate con lo stesso significato.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/12 Linguistica italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher silviafiorenzato di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Fondamenti di linguistica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi Ca' Foscari di Venezia o del prof Marinetti Anna.
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