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Entità istituzionale e teoria dell’ontologia sociale

Entità istituzionale: un oggetto dotato di proprietà o caratteristiche che dipendono dall’esistenza di un’istituzione.

In questo libro è proposta una teoria in grado di unificare le principali tradizioni nel campo dell’ontologia sociale.

Capitolo primo: regole

La definizione di istituzione più famosa è citata in un libro di Douglas North (storico): “Istituzioni, cambiamento istituzionale, evoluzione dell’economia”.

Le istituzioni sono le regole del gioco di una società o, più formalmente, i vincoli che gli uomini hanno definito per disciplinare i loro rapporti…

Sono una guida per i rapporti sociali e quando vogliamo salutare degli amici per strada, guidare un’automobile, comprare un’arancia, chiedere un prestito, seppellire i nostri morti, fare un affare o qualsiasi altra cosa, sappiamo come comportarci (o possiamo impararlo facilmente).

Prendiamo l’istituzione del matrimonio: le regole di comportamento che vengono istituite servono per aiutare marito e moglie a raggiungere degli obiettivi, stessa cosa in una squadra di calcio.

Non si può dire che l’istituzione sia vantaggiosa in sé (la domanda è per chi?) ad esempio nella schiavitù sarà vantaggiosa per i padroni e non certo per gli schiavi, ma la possiamo considerare vantaggiosa in questo dato caso se confrontiamo la condizione di schiavitù a quella di genocidio.

La morale è quindi che l’istituzione migliora la vita delle persone rispetto a una situazione priva di istituzioni.

Distinzione tra regole istituzionali formali e informali

  • Formali: formulate esplicitamente, codificate in un insieme di leggi (o quantomeno conoscibili dal gruppo).
  • Informali: codificate esplicitamente e manifestate attraverso comportamenti individuali (es. l’amicizia).

Le istituzioni sono un tipo “speciale” di regole: delle regole che le persone hanno degli incentivi a seguire. Un sistema sociale è in equilibrio quando gli incentivi degli attori coinvolti contribuiscono a mantenerlo nello stato attuale.

L’equilibrio si mantiene poi con la coordinazione: es. fissiamo delle regole di velocità in strada, decidiamo se camminare in strada tutti a destra o tutti a sinistra, dividiamo i compiti in guerra tra generale, cadetti e così via…

Ma come funziona la coordinazione? In realtà le persone non seguono le regole, ma seguono quello che fanno gli altri per evitare incidenti o problemi (es. la regola della Gran Bretagna dice che si guida a sinistra, ma se un giorno ci si sveglia e si vede che tutti stanno guidando a destra, anche se la regola non è cambiata noi guideremo a destra per evitare incidenti).

Ma che succede se non abbiamo modo di vedere cosa stanno facendo gli altri? In quel caso la regola è necessaria (che sia formale o informale). Non sapremo se gli altri rispetteranno la regola, ma essi si staranno ponendo lo stesso problema.

In sostanza, la locuzione proposta dalla norma è quella che “spicca” rispetto alle altre, e quindi all’uomo viene semplicemente in mente prima e agisce in tal modo.

Shelling: “la precedenza sembra esercitare un’influenza che supera di molto l’importanza logica”. Le persone seguono una regola perché cambiarla e convincere tutti a seguirla sarebbe molto più faticoso.

Capitolo 2: giochi

Teoria dei giochi: un gioco è una situazione decisionale interattiva, alcuni giocatori hanno il potere di scegliere un’azione da diverse opzioni, il risultato però dipende in parte da ciò che faranno gli altri giocatori.

Payoff: ciò che ti torna indietro dopo aver preso una decisione.

I teorici dei giochi mappano lo spazio dei risultati possibili e cercano gli “equilibri di Nash”: un profilo di strategie tale che nessun giocatore ha un incentivo a modificare. Equilibrio perché un giocatore non ha motivo di cambiare la propria strategia purché neppure gli altri la cambino.

Tipi di giochi descritti

  • Traffico: puro coordinamento (tutti vogliono fare la stessa cosa per non creare incidenti).
  • Battaglia dei sessi: coordinazione sì, ma con preferenze diverse.
  • Hi-lo: una delle due opzioni è chiaramente migliore per entrambi i giocatori.
  • Caccia al cervo: un’opzione è migliore ma l’altra è più sicura.

Le istituzioni aiutano a coordinarsi: indicano quale comportamento seguire, rendono prevedibili le scelte degli altri e modificano i payoff. Alcuni equilibri diventano convenzioni sociali.

Capitolo 3: denaro

I filosofi criticano gli economisti in quanto quest’ultimi analizzano il denaro solo dal punto di vista di variabili come prezzi, crescita, investimenti…, ma ignorano elementi come le credenze collettive e il ruolo che esse svolgono nella finanza.

Definizione economista: il denaro è ciò che il denaro fa.

Funzioni del denaro

Quali sono queste funzioni di cui si parla?

  1. Mezzo di scambio.
  2. Misura di valore.
  3. Riserva di valore.

Due macrocategorie delle teorie scientifiche del denaro:

Teoria delle merci

Richiama al lavoro di Carl Menger (“Denaro” 1892/2013) (pioniere dell’approccio marginalista: le persone non decidono concentrandosi sul valore totale di qualcosa, ma sull’utilità dell’ultimo pezzo aggiunto). 4 fasi:

  1. Consideriamo una società con una rudimentale suddivisione del lavoro. La divisione del lavoro migliora l’efficienza, ma allo stesso tempo crea il problema della doppia coincidenza dei desideri.
  2. Nel corso del tempo emergerà una merce che fungerà da mezzo di scambio (es. l’oro).
  3. Il terzo passaggio consiste nel sostituire il bene materiale con dei certificati. L’oro viene tenuto in posti sicuri (le banche), che in cambio rilasciano dei pezzi di carta che dichiarano il possesso del portatore. Scambiare i certificati, invece che l’oro in sé, comporta un sistema di fiducia reciproca.
  4. L’oro viene eliminato del tutto e sostituito dalla moneta legale (che comunque rappresentano certificati di possesso di oro, i soldi vengono stampati in base all’oro depositato dello stato). Quindi, le persone continuano a scambiare certificati (soldi cartacei) anche se essi non garantiscono il possesso di nessun bene materiale.

Oggi il denaro fisico non è più legato alla quantità di oro che uno stato ha (lo era fino al 1971: Nixon Shock), oggi è la “Banca centrale europea” a decidere quanti soldi stampare mantenendo sempre l’inflazione sotto il 2%.

Oggi le persone semplicemente si basano sulla fiducia che con quel denaro si potranno sempre procurare altri beni in futuro. Bisogna che esista un sistema di credenze coerenti.

Ma queste credenze non si basano su qualcosa di troppo fragile?

Se io sono sicuro che tutti preferiscono la moneta legale al baratto, allora la preferirò anche io perché altrimenti nessuno farebbe scambio con me, ma se non sono sicuro di cosa faranno gli altri?

L’unica soluzione è che un’autorità forte convinca tutti che avranno bisogno di quella valuta in futuro. Passiamo così alla:

Teoria dei titoli

  1. Lo Stato paga gli impiegati con dei “voucher” e poi obbliga tutti i cittadini a pagare le tasse usando “voucher.
  2. A causa della richiesta dello Stato, tutti devono possedere dei “voucher”.
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Scienze politiche e sociali SPS/01 Filosofia politica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher sarazagonari4 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Filosofia delle scienze sociali e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma Tor Vergata o del prof Bianchin Matteo.
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