Esame di economia e gestione delle imprese
Capitolo 2 - La varietà dei contesti nazionali e settoriali
Secondo l'impostazione microeconomica neoclassica, esiste un unico modello efficiente ed efficace di impresa all'interno di un contesto competitivo. Tutte le imprese si devono assomigliare in quanto la diversità dimensionale, di governance, organizzazione e strategia non è ammessa. Un'impresa diversa è un'eccezione che prende una parte residuale del mercato e perciò finisce per essere espulsa.
In realtà, le imprese sono diverse (non c'è monomorfismo); una diversità che contribuisce a generare una dinamica del contesto competitivo (innovazione e fonti di sviluppo/ricchezza). Le diversità sono date da fattori endogeni (ha origine dall'interno) e esogeni (ha origine dall'esterno).
- Fattori endogeni
- Paradigma degli assetti proprietari/di governo - Le imprese sono diverse in quanto sono diversi i modelli di governance e le dimensioni dell'impresa.
- Paradigma della resource-based theory - Le imprese sono diverse per la dotazione di risorse materiali e immateriali da cui derivano le scelte e i percorsi diversi.
- Fattori esogeni
- Paradigma strutturalista - L'impresa ha un proprio progetto e comportamenti influenzati dal contesto esterno.
- Paradigma localizzato - Sancito dalla rete di rapporti.
- Contesto settoriale - Diversità causata dal settore di appartenenza.
Ogni impresa è collocata in un ecosistema composto da attori che ne influenzano il comportamento. Le connessioni possono essere diverse (formali/informali; unilaterali/bilaterali; conseguenze intense/deboli).
Per ecosistema localizzativo-nazionale si intende il sistema capitalistico di ogni nazione; il quale plasma e modella la natura e le dinamiche delle imprese che vi sono radicate, soprattutto a causa dei percorsi storici di sviluppo industriale.
Tipologie di capitalismi
Capitalismo anglosassone
- La borsa valori ha un ruolo centrale e una capitalizzazione molto alta, dovuta alle numerose imprese e investitori che vi depositano capitale. Questa condizione porta a una maggiore possibilità di ricevere finanziamenti, alla possibilità di trasferire facilmente le proprietà e alla nascita di più relazioni grazie al monitoraggio.
- Flessibilità del mercato legata alla possibilità di licenziare senza dover corrispondere un’indennità.
- Concorrenza fra imprese tutelata sia a favore delle imprese che a favore dei consumatori. L’antitrust vigila l’operato e il comportamento delle imprese al fine di evitare slealtà. (In America dal 1890 e in Italia dal 1990).
- R&S (ricerca e sviluppo) finanziata dal governo federale - la ricerca militare molto avanzata ha portato a scoperte e innovazioni che trovano applicazione in ambito civile (vedi Internet, prima si chiamava ARPANET).
Capitalismo tedesco (renano)
- L'importanza delle "scale intensive", particolari settori manifatturieri con dimensioni, fatturati e dipendenti molto elevati (automobilistico, chimico, meccanico, metallurgico).
- La ricerca scientifica è orientata verso queste grandi imprese, ad esempio gli investimenti sulla dimensione verde.
- Presenza di banche miste, ovvero banche che non solo erogano crediti all’impresa ma fanno anche parte del loro azionario, il che è positivo per la competizione.
- Le imprese adottano il modello duale con un consiglio di sorveglianza (azionisti e lavoratori) e uno di amministrazione (manager). Il vantaggio è che, quando l'impresa si trova in crisi, i lavoratori hanno la piena consapevolezza delle difficoltà dell'impresa e contribuiscono ad adottare decisioni che aiutano l'impresa a risollevarsi.
Capitalismo francese
- Nel capitalismo francese lo stato tende ad assumere un ruolo dirigista, promuovendo e investendo nei progetti nazionali di sviluppo industriale (come il consorzio Airbus).
- Lo stato, inoltre, esercita la proprietà parziale o totale di molte imprese in determinati settori "strategici".
- Grandi imprese in ambito finanziario/manifatturiero/distribuzione alimentare (Auchan, Carrefour, Citroen, Renault, Cartier, Chanel, Dior).
Capitalismo italiano
- Una particolare specializzazione manifatturiera nei settori definiti "tradizionali" (alimentare, tessile, abbigliamento, calzature, orafo).
- Dimensione medio-piccola delle imprese (95% hanno meno di 10 addetti).
- Un soggetto proprietario generalmente riconducibile a nucleo familiare (sempre molto concentrato).
- Gli istituti di credito non partecipano come azionisti (a differenza della banca mista tedesca).
- Livello pressoché basso di R&S (no particolari innovazioni).
- Agglomerazione in distretti industriali di piccole/medie imprese. I distretti industriali sono agglomerazioni di numerosissime imprese ciascuna operante in un diverso campo in un’area ristretta (pochi comuni contigui). Queste imprese appartengono a una filiera, ovvero concatenazione di processi catalizzati per il raggiungimento di un fine.
Il risultato della presenza di distretti industriali sono le cosiddette economie esterne di agglomerazione, ovvero economie di scala che invece di riguardare una singola impresa riguardano un intero settore e apportano molteplici vantaggi:
- Specializzazione fornitori
- Spillover (acquisizione di conoscenze tecnologiche dall’esterno)
- Concatenazione mercato lavoro
Il settore è il contesto competitivo all’interno del quale l’azienda opera. A seconda del settore cambiano molteplici caratteristiche del contesto competitivo tali da influenzare la condotta strategica dell’impresa.
Classificazione tradizionale
- Primario - Attività di sfruttamento risorse naturali
- Secondario - Trasformazione delle materie prime in prodotti finiti destinati al consumo oppure ad essere impiegati come materie prime per realizzare altri prodotti
- Terziario - Le attività di distribuzione commerciale dei prodotti dal produttore al consumatore
- Quaternario (anche detto terziario avanzato) - Servizi come consulenze scientifiche e marketing, attività settore informatico e della telematica, attività di ricerca e sviluppo
Diversità secondo la tassonomia di Pavitt (sulla base di parametri innovativi)
- Supplier-dominated - Imprese nelle quali la fonte di innovazione è esterna all’impresa e dipende dalle innovazioni generate da fornitori, innovazioni incorporate negli input che vengono acquistati.
- Scale-intensive - Imprese di grandi dimensioni che producono materie prime o prodotti di consumo durevoli. La fonte di innovazione è sia interna che esterna, indotta da alcuni fornitori.
- Specialised suppliers - Imprese specializzate di piccola dimensione che producono tecnologia da vendere ad altre imprese. Si tratta di innovazioni di prodotto generato da relazioni strategiche con i clienti.
- Science-based - Sono imprese high-tech/farmaceutiche/informatico/telecomunicazioni con un elevato numero di investimenti in R&S. La fonte di innovazione è sia interna che indotta da relazioni strutturate con laboratori di ricerca esterni. In questi settori le imprese sviluppano prodotti e processi con un elevato grado di appropriabilità delle innovazioni grazie ai brevetti e al know-how.
Tassonomia proposta dall'OECD (organisation for economic co-operation and development)
Questa differenza settoriale si basa su una diversa intensità della ricerca e sviluppo in relazione al fatturato totale presente nei diversi settori (ovvero alta tecnologia, medio-alta tecnologia, media-bassa tecnologia, bassa tecnologia).
Capitolo 3 - Differenze dovute a fattori endogeni
Secondo il paradigma teorico dei modelli proprietari e di governance delle imprese, in qualsiasi sistema economico di norma operano 5 diversi modelli proprietari che adottano e perseguono strategie diverse in funzione delle caratteristiche proprietarie e di governance.
- Capitalismo-imprenditoriale - Un nucleo di soggetti che conferiscono capitali di rischio e capacità organizzativa.
- Manageriale - Si caratterizza per uno sdoppiamento tra la proprietà ed il governo.
- Pubblica - Si caratterizza per avere nel suo nucleo soggetti di istituzione di natura pubblica.
- Cooperativa - Di lavoro, di conferimento beni e servizi, di utenza.
- Non profit organization - Fondazioni, associazioni e organizzazioni non governative.
Paradigma della resource-based theory
Questa paradigma istituisce un nesso tra le risorse, la conoscenza e le competenze chiave storicamente maturate dall’impresa da una parte, e i suoi comportamenti strategici dall’altra.
Quali sono le risorse dell’impresa?
- Beni tangibili - Automezzi, fabbricati, tecnologie - Riscontro quantitativo
- Beni intangibili - Brevetti, marchi e conoscenza - Spesso non traducibile in termini patrimoniali
La conoscenza è un fattore rilevante per la specificità della singola impresa. La conoscenza è creata dagli individui ma, tramite appositi metodi, ciò che apparteneva al singolo diviene patrimonio di tutta l’impresa. Se nessuno trasmette le idee - non nasce la [conoscenza organizzativa] (secondo Karl Polanyi ogni soggetto trasmette solo parte delle proprie idee).
Abbiamo due tipi di conoscenza: tacita (conoscenza non codificata che nasce con l’esperienza lavorativa, l’intuizione e la sensazione) e esplicita (conoscenza codificata, espressa con modalità formali e facilmente trasmissibile e conservabile).
La natura multiforme della conoscenza richiede uno sforzo nel creare percorsi organizzativi di apprendimento tramite la socializzazione che permette di relazionare i soggetti con conoscenze esterne/interne: la combinazione di questi aspetti accresce il patrimonio dell’impresa.
Il processo di crescita dell’impresa può essere schematizzato con un modello a spirale. La capacità (combinazione tra risorse e conoscenza) è data dall’abilità unica dell’impresa nell’impiegare risorse che sono state organizzate per ottenere un risultato finale desiderato - queste capacità sono sviluppate in modo coerente con il modello organizzativo e rendono unica l’azienda poiché nessuno organizza e impiega in quel modo le risorse. È una competenza chiave unica posseduta da una sua azienda ed è un modo unico di essere.
Un modo per identificare e classificare le imprese può essere l’utilizzo di parametri di tipo quantitativo (classi di fatturato, numero degli addetti, il valore della produzione, valore aggiunto, capacità produttiva, capitale investito).
In base a questi parametri, ISTAT e EUROSTAT dividono le imprese in:
- Microimprese - Meno di 10 dipendenti e fatturato fino a 2 milioni
- Piccole dimensioni - Da 10 a 49 dipendenti e fatturato tra 2 e 10 milioni
- Medie dimensioni - Da 50 a 249 dipendenti e fatturato fino a 50 milioni
- Grandi dimensioni - 250 addetti e fatturato più di 50 milioni
Ovviamente, la dimensione dell’azienda dipende da connotati gestionali, organizzativi e strategici.
Capitolo 4 - Lo sviluppo delle imprese: strategie, modelli e strumenti per la crescita
Cosa spinge la nascita e lo sviluppo dell’impresa e ne guida la crescita?
- La “visione” - È ciò che l’impresa vorrebbe/potrebbe diventare (idea del futuro atteso) e si può esplicitare all’interno di un manifesto. Si compone di diversi elementi: valori base (core values), obiettivi di base (core purpose-ragione di esistenza dell’impresa), obiettivi visionari (visionary goals, sono ad esempio il raggiungimento di determinati obiettivi/il desiderio di diventare un’impresa tipo/diventare numero 1 nel settore specifico in cui opera).
- La “missione” - Si intende per missione l’attività principale dell’impresa, ovvero ciò che vuole fare/ciò che fa/ciò che farà. Si compone di: ampiezza offerta/ampiezza mercato/comp. distintive.
- La “business idea” - Consente di definire quella che è la natura dell’attività dal punto di vista economico-produttivo, ovvero l’elemento verso cui sono convogliati i capitali e le energie dell’imprenditori. Esistono due tipi di business idea: b.i innovativa (nuovi potenziali di profitto grazie a innovazioni) e b.i imitativa (utilizzo di potenziali esistenti con miglioramenti organizzativi).
Qual è l’obiettivo dell’impresa? È la crescita tramite l’incremento del valore economico. La crescita implica uno sviluppo e quest’ultimo riguarda una sostanziale modifica dei rapporti tra impresa e ambiente (non per forza una crescita dimensionale). Possiamo parlare di:
- Sviluppo quantitativo - Miglioramento linee interne
- Sviluppo qualitativo - Potenziamento competenze aziendali
- Sviluppo relazionale - Potenziamento reti di relazione
Per comprendere la crescita (e cambiamento) dell’impresa possiamo utilizzare il concetto di “ciclo di vita”: lo sviluppo organizzativo è sostanzialmente caratterizzato da stadi principali (5) intervallati da momenti di crisi (4).
Modello di Greiner
- La crescita tramite creatività dell'imprenditore-fondatore, caratterizzata da molta informalità nella gestione, che col passare del tempo risulta inadeguata e chiede una nuova forma di leadership (crisi della leadership).
- La crescita tramite autorità che prevede la razionalizzazione delle funzioni chiave e l'accentramento dei poteri decisionali ma conduce a una crisi di autonomia da parte dei collaboratori.
- La crescita tramite delega che fa perno su strutture decentralizzate e una contrazione di potere dei vertici che sfocia in una crisi di controllo.
- La crescita mediante coordinamento che si rende necessario per l'autonomia decisionale diffusa nell'organizzazione e che porta a una crisi di burocrazia.
- La crescita mediante collaborazione che prevede strutture più flessibili e modalità gestionali basate sulla valorizzazione dei rapporti interpersonali e il mutuo adattamento.
Gli strumenti per la crescita aziendale
Tra le diverse fonti possibili per ridurre il costo medio totale nelle singole imprese troviamo economie interne (che vengono generate all’interno dell’impresa) ed esterne (derivano dai rapporti tra l’impresa e i soggetti esterni).
Economie interne
- Economie di scala
- Economia di gamma
- Economie di esperienza
- Economie di elasticità e di adattabilità produttiva
Economie esterne
- Economie di rete
- Economie di potere di mercato
- Economie di localizzazione
- Economie esterne di agglomerazione
Hanno due caratteristiche: da un lato sono generate dalle relazioni esterne che l’impresa detiene con una pluralità di soggetti, dall’altro queste economie non generano un impatto solo sui costi medi totali ma hanno effetti positivi sui ricavi aziendali.
Economie di scala
Cosa sono le economie di scala? Consistono nella riduzione del costo medio totale per effetto dell'aumento della scala dimensionale degli impianti. Pertanto le economie di scala realizzano un vantaggio di costo a favore dell'impresa con maggiori dimensioni rispetto ad un'altra di dimensioni minori.
Cosa sono le diseconomie di scala? Consistono nell’incremento del costo medio totale associato ad un aumento della scala dimensionale.
Le economie di scala possono essere riferite a una pluralità di livelli di analisi, dal singolo macchinario ad un impianto a uno stabilimento fino ad arrivare all’intera impresa.
Tradizionalmente, si distinguono le economie di scala relative ad aspetti gestionali da quelle riferibili a tecnologici: le prime (gestionali) fanno riferimento alla riduzione del costo medio totale per effetto della scala dimensionale maggiore di attività quali quelle di marketing, di finanza o di management in senso lato; le seconde (tecnologiche), invece, fanno riferimento alla scala dimensionale degli impianti manifatturieri adottati da un’impresa.
Qual è il problema da risolvere? L'impresa deve determinare la propria capacità produttiva di lungo periodo, scegliere di dotarsi di diversi impianti, ognuno dei quali presenta una propria curva dei costi medi totali di produzione di breve periodo. L'impianto per costi medi totali si intende la somma dei costi fissi totali CFT e dei costi variabili totali CVT ripartita per le quantità complessivamente prodotte Q. In formule, CMT UGUALE (CFT+CVT)/Q.
Viene adottata una configurazione particolare, "corrispondente alla situazione concorrenziale in cui l'unica unità prodotta corrisponde alla struttura specializzata possibile. Ciò significa che ci si riferisce alla impresa che produce un solo prodotto, utilizzando un solo macchinario o un solo impianto (se le macchine che lo compongono costituiscono un tutto integrato)".
Vengono considerate le economie di scala tecnologiche, perché riferite alla funzione di trasformazione manifatturiera dell'impresa e che generano effetti reali, ossia che determinano una riduzione degli input per unità di prodotto e l'aumento di input generando in questo modo una riduzione del costo medio totale di produzione.
Il costo medio totale di lungo periodo, dopo aver raggiunto il livello minimo (Ce min), ossia la scala di produzione più efficiente, può assumere differenti andamenti:
- Esso può aumentare per scale di produzione superiori a quella efficiente. In questo caso, si ha un unico punto di minimo del costo medio totale e la curva delle economie di scala può variare.
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