Diritto internazionale
Lezione 1 (Cap. 1-2-3.5)
Gli Stati sono i soggetti primari del diritto internazionale e della comunità internazionale. Da un punto di vista giuridico, per individuare la nascita dello stato come lo intendiamo oggi bisogna risalire al 1648 con la Pace di Vestfalia, stipulata alla fine della Guerra dei Trent'anni (combattuta tra il Sacro Romano Impero e la Chiesa). Alla fine della guerra si definì il concetto di Stato e nacquero vari stati che si fondavano su un credo cattolico, calvinista e luterano, e il Sacro Romano Impero iniziò a concedere più autonomia a varie realtà presenti al suo interno. Inoltre, potenze emergenti come Francia, Paesi Bassi e Svizzera definirono l'assetto europeo.
A partire dal '700 si sgretola il concetto di Impero, perché inizia uno sviluppo culturale importante sul piano religioso, economico e sociale. Gli stati impongono il loro dominio sulla terra nullius (terra di nessuno), ossia territori non aventi una certa autonomia e non controllati da un governo, anche se vi abitavano popolazioni o tribù. Tutto ciò provocò la colonizzazione; vari continenti, come l'America Latina e l'Africa, furono oggetto di vari progetti di colonizzazione da parte di grandi potenze europee, soprattutto da parte di Francia, Gran Bretagna, Spagna e Portogallo. L'Italia ebbe un ruolo marginale in questi progetti di colonizzazione: impose il suo dominio in una serie di territori meno numerosi rispetto agli altri stati europei (es. Etiopia e Libia). Il diritto internazionale fece poco per limitare il processo di colonizzazione per due motivi: esisteva il concetto di terra di nessuno e perché non esisteva un divieto all'uso della forza (a differenza di oggi). Le potenze potevano avviare una guerra contro le popolazioni più deboli, dato che era una prassi naturale.
Già allora esistevano accordi internazionali (accordi di forma scritta tra due soggetti che si vincolano a rispettare determinati obblighi per avere determinati diritti); tuttavia non esisteva il principio di reciprocità (un paese poteva concludere un accordo con un altro stato anche meno sviluppato, ma lo stato europeo, il più potente, aveva meno obblighi e più diritti rispetto a quello più debole. Esempio: sfruttamento delle risorse). Questo sbilanciamento ha permesso alle potenze europee di sottomettere i territori non europei. Quest'incremento della colonizzazione si protrasse per molto tempo.
Nacque una sorta di comunità internazionale, la quale, però, era fortemente eurocentrica. Nel '800, durante il periodo napoleonico, nel quale Napoleone creò scompiglio in Europa, gli Stati per contrastarlo cercarono un modo per limitare il suo potere e si vennero a creare le prime alleanze, prettamente a carattere militare (es. Santa Alleanza tra Russia, Prussia e Austria per garantire la pace in Europa). Si cercarono poi una serie di strumenti per risolvere controversie politiche e diplomatiche sul piano internazionale, senza il ricorso alla guerra. Si capì che la guerra non poteva risolvere ogni problema. Nacque l'idea dei summit, incontri al vertice: i governanti dei paesi di allora decisero di incontrarsi periodicamente per discutere di argomenti sensibili sul piano internazionale e diplomatico che interessassero più stati. Per la prima volta si volle rispondere comunemente a varie problematiche.
La Società delle Nazioni
Nel '900, la Prima Guerra Mondiale coinvolse tutte le potenze mondiali e determinò moltissime morti e un risveglio delle coscienze. Si decise, all'indomani del disastro, di costituire la prima organizzazione internazionale che si proponesse di regolamentare l'utilizzo della forza e della guerra per evitare che questa venisse utilizzata: la Società delle Nazioni, costituita con la pace di Parigi nel 1919. Essa era un'organizzazione cui aderirono pochi stati (es. non venne ratificata dagli Stati Uniti); tuttavia un'organizzazione a carattere universale è tanto più universale quanti più stati vi aderiscono. Proprio per questo, pur avendo un importante obiettivo, non venne accolta. Il suo obiettivo era limitare il ricorso alla guerra tramite un sistema di ripensamento: gli stati prima di dichiarare guerra potevano chiamare in causa il consiglio della Società delle Nazioni e per tre mesi lasciare il problema in sospeso. Era un sistema per spingere uno stato a non promuovere una guerra inutile, dopo aver compreso con la Prima Guerra Mondiale che la guerra aveva effetti devastanti sul piano globale. Si voleva risolvere il problema a livello diplomatico attraverso il Consiglio delle nazioni (organismo di rappresentanza degli stati che facevano parte dell'organizzazione), oppure due soggetti a carattere giudiziario: il Tribunale Arbitrario o la Corte Permanente di Giustizia Internazionale (l'attuale Corte di Giustizia Internazionale). Gli stati sarebbero stati obbligati a conformarsi alle decisioni della corte, del tribunale o del consiglio; tuttavia lo stato poteva comunque ricorrere alla forza e non rispettare questa decisione perché non esisteva un sistema internazionale di attuazione coercitiva del diritto che controllasse che la decisione venisse seguita.
Dopo la Seconda Guerra Mondiale
Dopo la Seconda Guerra Mondiale si sentì l'esigenza di:
- Cambiare il sistema fin allora esistente e non funzionante (dato che nonostante l'esperienza della Prima Guerra Mondiale, si arrivò comunque alla Seconda Guerra Mondiale) della Società delle Nazioni e sostituirlo con l'Organizzazione delle Nazioni Unite istituita dopo il trattato adottato a San Francisco il 26 giugno del '45, ossia la Carta delle Nazioni Unite.
- Abolire i domini coloniali per questioni di carattere geopolitico, ma anche per la consapevolezza dell'esistenza di diritti delle popolazioni locali e a carattere individuale. I popoli, infatti, pretendevano la loro indipendenza. Il sistema internazionale dei diritti ha velocizzato il processo di decolonizzazione, promuovendo il principio di autodeterminazione dei popoli = ogni popolo deve poter godere della propria libertà decisionale e dell'utilizzo del suo territorio, principio a carattere universale che doveva essere rispettato da tutti.
- Punire coloro che si erano macchiati in modo diretto di alcuni crimini contro l'umanità, in particolare il genocidio (es. la Germania con lo sterminio degli ebrei). Il genocidio venne bandito, poiché definito come un crimine internazionalmente riconosciuto da tutti e che doveva essere rispettato da tutta la comunità internazionale. Per la prima volta dopo la Seconda Guerra Mondiale si poterono incriminare soggetti singoli e non solo gli Stati per i reati commessi. Ci fu un maggiore avvicinamento all'individuo, definito un soggetto di diritto internazionale. L'individuo singolo è stato progressivamente definito un soggetto destinatario di obblighi e di diritti.
Oggigiorno, esistono le Nazioni Unite, delle quali circa 200 stati sono stati membri. Non esiste più la colonizzazione (esistono stati sottoposti al dominio straniero, ma non il fenomeno vero e proprio della colonizzazione), sono nati altri stati e nuove realtà, come le organizzazioni regionali (per regolamentare determinate parti del globo terrestre, che aiutano gli stati vicini a vivere in modo più pacifico). Le Nazioni Unite hanno come obiettivo quello di creare un equilibrio e favorire l'integrazione per creare un sistema forte anche dal punto di vista internazionale.
Soggetti principali del diritto internazionale
I soggetti principali del diritto internazionale sono le organizzazioni internazionali, gli stati (soggetti principali di questa disciplina) e in maniera parziale gli individui, dato che non possono invocare direttamente il diritto internazionale. Il diritto internazionale è un insieme di norme che disciplinano il rapporto fra soggetti internazionali (il diritto nazionale regola i rapporti tra i soggetti presenti nello stesso stato, a livello sovrannazionale abbiamo il diritto internazionale). Esempio: scambi internazionali e conflitti internazionali (attraverso il diritto umanitario).
Caratteristiche dello Stato
Lo Stato è un soggetto caratterizzato da tre elementi:
- Controllo effettivo sul territorio: lo stato deve controllare il territorio anche in relazione ai confini (es. caso palestinese: ci sono stati nel corso degli anni molti conflitti tra Israele e le zone limitrofe controllate dalle autorità palestinesi. Con la Guerra dei Sei Giorni Israele conquistò alcuni territori palestinesi, controllati dall'autorità palestinese: la Palestina è un soggetto atipico, sui generis delle autorità internazionali, dato che non è uno Stato: non ha l'effettivo controllo sui confini geografici del suo territorio (Israele può entrare e uscire dal territorio palestinese in modo libero). La questione è molto controversa: alcuni giuristi dicono che lo stato palestinese non è uno stato, ma ciò non significa che la Palestina non sia riconosciuta a livello internazionale: l'UNESCO l'ha definita stato membro e l'Unione Europea intrattiene con essa accordi commerciali.
- Controllo effettivo sulla popolazione presente sul territorio.
- Governo capace di esercitare sovranità interna ed esterna (quindi, anche in relazione con gli altri stati) in modo indipendente. Alcuni stati, i cosiddetti "stati fantoccio", non sono indipendenti = stati che apparentemente sono indipendenti, ma che in realtà vengono gestiti e mossi da altri soggetti. Quindi, formalmente sono indipendenti, ma sostanzialmente dipendono da altri. Esempio: Isola di Cipro suddivisa in due: lo stato cipriota non è l'unico stato, ma dal 1983 esiste la Repubblica di Cipro Nord che è controllata sostanzialmente dalla Turchia. Proprio per questo, la dichiarazione di indipendenza di Cipro Nord non è stata riconosciuta da nessuno ed è stata considerata nulla per la comunità globale. Cipro Nord è un'estensione della Turchia. Questa dichiarazione non venne riconosciuta neanche dalla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo che opera per la CEDU (Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo), la quale vuole tutelare determinati diritti e libertà dell'individuo. È un organo giudiziario che prende delle decisioni che sono vincolanti e devono essere rispettate per risolvere controversie tra soggetti e stati quando non vengono rispettati alcuni diritti (es. caso Loizidou contro Turchia: la Loizidou era una signora che abitava a Cipro Nord ed era stata espropriata della sua casa senza ricevere un indennizzo, ossia un pagamento per il danno subito. Fece ricorso di fronte ai tribunali nazionali sul fronte interno, lamentando una violazione del diritto di proprietà, i quali però non le diedero ragione. Il diritto di proprietà è un diritto che deve essere tutelato per la CEDU. Di conseguenza, fece ricorso alla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo, ma Cipro Nord non ha ratificato l'accordo che istituisce questa corte, quindi non faceva parte della convenzione. L'avvocato di Loizidou affermò che la vera responsabile del mancato rispetto del diritto di proprietà era la Turchia, perché di fatto Cipro Nord non esiste (non viene riconosciuta dalla comunità globale). La Turchia fa parte della convenzione e la corte poté in questo modo intervenire. Nel 1996 la Corte stabilì che la signora Loizidou aveva ragione perché la Turchia è una forza di occupazione responsabile per le politiche e per le attività delle autorità delle regioni occupate (in questo caso Cipro Nord). Perciò le autorità turche o cipriote sono considerate un'amministrazione locale sottoposte alla Turchia. L'avvocato della Loizidou chiese alla Turchia di risarcire la signora con un indennizzo, che la Turchia versò nel 2003.
Altre categorie di stati
Ci sono altre due categorie di stati che non rispettano le caratteristiche di uno stato:
- Failed States (stati falliti): stati che hanno perso il controllo sul territorio e sulla popolazione. Di fatto non esercitano il controllo sul territorio (es. Somalia e Liberia: dato che in Somalia il governo non esercita di fatto la sua autorità, l'Italia non può costruire in questo stato una sua ambasciata o inviare dei diplomatici. Perciò, l'ambasciatore italiano in Kenya si relaziona anche con le autorità somale, anche se spesso le realtà tra questi due Stati sono diverse). Negli stati falliti le autorità internazionali non possono intervenire perché l'accesso al territorio deve essere consentito dal governo di quello stesso territorio. Principio di sovranità = gli stati esercitano piena responsabilità e nessuno può intervenire nei suoi affari interni a meno che non sia lo stesso governo a consentirlo.
- Collapsed States (stati collassati): c'è totale assenza dell'apparato di governo (es. Libano e Sierra Leone) e manca effettivamente l'esercizio della sovranità. In questi casi è la comunità internazionale che interviene attraverso missioni a titolo internazionale che sono finalizzate a controllare e mettere in sicurezza il territorio proprio perché il governo non è in grado di farlo (il governo permette alla comunità internazionale di fare ciò). Questi non sono ancora stati falliti, ma le nazioni unite cercano di aiutarli e preservare queste realtà tramite missioni di peace keeping e capacity building.
Lo stato deve dimostrare di esercitare a titolo originario, in modo indipendente, un controllo effettivo su una determinata popolazione stanziata su un determinato territorio. Il territorio non deve essere controllato da un altro stato e la popolazione non deve obbedire ad un'altra autorità esterna.
Concetto di nullità: se qualcosa è nullo, non esiste e non è mai esistito; non produce effetti sul piano giuridico.
Principio di non ingerenza negli affari interni dello stato: uno stato non può intromettersi negli affari interni di un altro stato; conseguenza della sovranità esterna.
Caso Timor Est
Timor Est, un Paese del Sudest asiatico che occupa metà dell'isola di Timor, venne dichiarato indipendente solo dopo la missione UNTAET delle Nazioni Unite. L'intervento ebbe luogo a seguito della crisi di Timor Est del 1999, che si concretizzò in pesanti violenze ad opera di miliziani filo-indonesiani appoggiate dallo stesso esercito indonesiano occupante Timor Est, allora considerata dall'Indonesia una propria provincia col nome di Timor Timur. Le Nazioni Unite intervennero per risolvere la situazione.
Riconoscimento dello stato
Per molto tempo uno stato veniva considerato tale se rispettava una quarta caratteristica, quella del riconoscimento: uno stato doveva essere riconosciuto dagli altri stati. Esempio: tra il 1965 e il 1980 la Rhodesia del sud, in Sud Africa, portava avanti una politica razzista, l'apartheid. La maggior parte degli stati democratici non riconoscevano questo stato, come l'Italia. Nella dottrina moderna il mancato riconoscimento di uno stato di fatto non influisce sulla sua essenza di stato. Tale non riconoscimento ha valore dichiarativo, ma non ha carattere costitutivo della personalità giuridica di uno stato. La Rhodesia del sud, pur non essendo riconosciuta da altri stati, è comunque uno stato. La conseguenza del mancato riconoscimento di uno stato è che quest'ultimo non avrà relazioni con gli stati che non lo riconoscono. Di per sé non influisce sul piano giuridico dello stato; ha un valore diplomatico.
NB: Quando uno stato riconosce ufficialmente uno stato poi non può ritrattare.
Caso Kossovo
Nel 2008 il Kossovo ha adottato una dichiarazione unilaterale di indipendenza dalla Serbia, ponendo fine all’amministrazione delle Nazioni Unite sul suo territorio. Il Kossovo può essere definito uno stato? Sì, perché presenta quelle tre caratteristiche, ma è riconosciuto solo da 110 stati su 200. Ad esempio, non è riconosciuto dalla Russia e dalla Cina che hanno posto il veto alla sua adesione alle Nazioni Unite. Il Kossovo aderisce alla Banca Mondiale e al Fondo Monetario, ma non alle Nazioni Unite. Il mancato riconoscimento non ha valore sostanziale, perché il Kossovo formalmente è uno stato, ma è fortemente limitato. Venne chiamata in causa anche la Corte Internazionale di Giustizia che non riconobbe formalmente il Kossovo come stato, ma affermò che la sua dichiarazione di indipendenza non ledeva i principi di diritto internazionale.
Principio di sovranità
Nella definizione di stato interviene un principio importante: il principio di sovranità = la sovranità è il diritto di uno stato di esercitare in via esclusiva e originaria entro una data porzione di globo le funzioni dello stato. Questo è un principio che deve essere rispettato da tutti gli altri stati. Il principio di sovranità si divide in sovranità esterna (=lo stato non deve essere sottoposto ad alcuna autorità superiore, ma deve esercitare il proprio diritto in modo indipendente. La sovranità esterna è sinonimo di indipendenza rispetto ad altri soggetti di diritto internazionale, in primo luogo gli altri stati) e sovranità interna (=l'esercizio di diritti e poteri su un territorio e sui suoi cittadini).
In virtù del principio di sovranità esterna, per il diritto internazionale gli stati membri degli stati federali non sono stati (es. Gli Stati Uniti sono soggetti per il diritto internazionale, ma gli stati federali che lo costituiscono non possono essere considerati stati; sono entità che hanno un margine di autonomia limitato).
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