DIRITTO INTERNAZIONALE
Ordinamento Giuridico Internazionale
Caratteri Principali:
L’ordinamento giuridico internazionale disciplina i rapporti tra Stati, che sono i soggetti
primari. Gli Stati agiscono attraverso i propri individui, che non agiscono a titolo personale
ma per rappresentare lo Stato, come accade nelle trattative internazionali. Nella società
internazionale, i soggetti secondari sono gli individui, le organizzazioni internazionali, i
movimenti di liberazione nazionale, e altri enti che hanno una capacità giuridica limitata.
Soggetti:
● Stati: Entità giuridiche sovrane e principali soggetti del diritto internazionale.
Agiscono tramite rappresentanti (es. diplomatici).
● Individui: Tradizionalmente considerati soggetti secondari, hanno acquisito rilevanza
grazie al riconoscimento dei diritti umani e alla possibilità di presentare reclami per
violazioni dei diritti umani. Gli individui possono essere ritenuti responsabili
penalmente a livello internazionale per crimini gravi (es. genocidio, crimini di guerra).
● Movimenti di Liberazione Nazionale (MLN): Hanno ottenuto status internazionali
nel XX secolo, rappresentando popoli in lotta per l’autodeterminazione.
● Organizzazioni Internazionali (OI): Enti creati dagli Stati per gestire problematiche
comuni. Hanno diritti e obblighi limitati.
● Insorti e Movimenti Terroristici: Attori come Al-Qaida e ISIS agiscono al di fuori del
diritto internazionale, minacciando la stabilità e la sicurezza globale. Sono soggetti a
condanne e sanzioni.
Produzione, Accertamento e Attuazione del Diritto:
A differenza degli ordinamenti interni, in cui esistono organi centrali per la produzione e
l’attuazione del diritto, nel diritto internazionale le norme sono prodotte tramite trattati e
consuetudini. Non c’è un tribunale obbligatorio per risolvere le controversie, e gli Stati
spesso devono ricorrere a misure di autotutela per far valere i propri diritti in caso di illeciti
internazionali. Le norme dello ius cogens (norme inderogabili) sono fondamentali per la
tutela dei beni comuni dell’intera comunità internazionale.
Responsabilità per illeciti:
Nel diritto internazionale prevale la responsabilità collettiva, dove uno Stato risponde per
le azioni illecite dei propri organi. Tuttavia, per crimini internazionali particolarmente gravi
(es. crimini contro l’umanità), può esserci anche responsabilità penale individuale.
Rapporto con gli Ordinamenti Interni:
Le norme internazionali necessitano di essere recepite dagli ordinamenti interni per avere
efficacia giuridica all’interno degli Stati. Ogni Stato sceglie i meccanismi per recepire tali
norme e decide come applicarle nei confronti dei propri cittadini.
Principio di Effettività:
Il diritto internazionale si basa sull’effettività, cioè sull’esistenza reale di situazioni concrete
che possono acquisire rilevanza giuridica. Questo principio esclude l’uso di finzioni
giuridiche e legittima solo situazioni di fatto consolidate. 1
Norme di reciprocità e interessi comuni:
La maggior parte delle norme internazionali si fonda sul principio di reciprocità tra Stati.
interessi solidali, come la protezione dei diritti umani, e
Tuttavia, alcune norme tutelano
vincolano tutti gli Stati a rispettarle.
Il testo esplora la reciproca applicazione delle norme internazionali, l’evoluzione del diritto
internazionale e l’emergere di obblighi di natura solidale.
Reciprocità e norme a tutela di interessi solidali:
● Gli Stati agiscono individualmente, con norme che operano spesso a livello
bilaterale, nonostante siano formalmente indirizzate a una pluralità di soggetti.
● Una norma consuetudinaria importante che costituisce un’eccezione alla
bilateralità è quella relativa alla pirateria, in cui ogni Stato può intervenire contro atti
di pirateria, agendo per un interesse comune.
● I trattati multilaterali, pur coinvolgendo più Stati, sono spesso “bilateralizzabili”,
ossia applicabili tra due Stati alla volta. Tuttavia, alcune norme emergenti tutelano
interessi collettivi e impongono obblighi solidali (erga omnes), come quelle sui diritti
umani fondamentali.
Norme Erga Omnes e loro caratteristiche:
Queste norme proteggono valori fondamentali per la società internazionale, vincolando ogni
Stato nei confronti di tutti gli altri.
Gli obblighi erga omnes non possono essere scomposti in rapporti bilaterali, ma devono
essere rispettati da tutti gli Stati.
La violazione di tali norme dà a ogni Stato il diritto di agire a tutela di un interesse comune,
come la protezione dei diritti umani fondamentali, considerati “diritti solidali”. Tuttavia, il diritto
internazionale non prevede meccanismi specifici per l’attuazione di queste norme, quindi si
ricorre spesso ai mezzi tradizionali.
Diritto internazionale contemporaneo
Dopo la Seconda guerra mondiale, il diritto internazionale ha subito cambiamenti significativi
con l’emergere di nuovi soggetti e la creazione di obblighi che limitano la libertà degli Stati.
È vietato l’uso della forza come strumento di politica estera (grazie alla Carta delle
Nazioni Unite), e tale divieto ha assunto carattere consuetudinario.
Si è affermata la nozione di ius cogens, norme inderogabili da cui nessuno Stato può
discostarsi.
È emersa anche la responsabilità penale internazionale per individui che commettono
crimini gravi e per Stati che violano norme fondamentali come quelle di ius cogens.
Evoluzione storica della società internazionale:
1. La nascita della società internazionale:
● Origina con la Pace di Westfalia (1648), che pone fine alla Guerra dei Trent’anni e
segna il riconoscimento di Stati sovrani indipendenti. Questo evento è considerato
uno spartiacque per la moderna società internazionale.
2. La Società delle Nazioni (1919):
● Creata dopo la Prima guerra mondiale, aveva lo scopo di prevenire nuovi conflitti.
Tuttavia, il sistema presentava molte lacune, tra cui l’assenza di un vero e proprio
sistema collettivo di sicurezza e di un esercito internazionale.
● Nonostante il suo fallimento, la SdN rappresentò un primo tentativo di limitare il
diritto di ricorrere alla guerra. 2
3. La creazione dell’ONU (1945):
● Dopo la Seconda guerra mondiale, viene istituita l’ONU con l’obiettivo di
mantenere la pace e la sicurezza internazionale. L’ONU introduce un sistema di
sicurezza collettiva, vietando la minaccia e l’uso della forza armata.
● Il Consiglio di Sicurezza dell’ONU, composto da 15 membri, ha il potere di
prendere decisioni cruciali, ma il diritto di veto dei membri permanenti (USA, URSS,
UK, Francia, Cina) ne limita l’efficacia.
Conclusione: Il diritto internazionale contemporaneo è caratterizzato da una convivenza tra
norme tradizionali, basate su una visione statalista, e nuove norme solidali che enfatizzano
l’interesse collettivo della comunità internazionale. Tuttavia, gli strumenti per far rispettare
queste norme restano spesso deboli e incompleti.
Lo Stato come soggetto del Diritto Internazionale (DI)
Gli Stati sono i principali soggetti dell’ordinamento giuridico internazionale. Per essere
riconosciuto come tale, uno Stato deve possedere tre elementi fondamentali:
1. Popolo – Una popolazione che risiede stabilmente su un territorio.
2. Governo – Un apparato di governo capace di esercitare effettivamente il potere sul
proprio territorio.
3. Territorio – Un territorio definito su cui il governo esercita il controllo.
Secondo la Convenzione di Montevideo (1933), uno Stato deve avere:
● Una popolazione permanente,
● Un territorio definito,
● Un governo,
● La capacità di intrattenere relazioni con altri Stati.
Il concetto di sovranità ha due aspetti:
● Sovranità interna: il governo esercita il potere all’interno del territorio.
● Sovranità esterna: lo Stato è indipendente da altre entità internazionali.
La statualità contesa e gli Stati in crisi.
Esistono situazioni in cui la statualità di un ente è contesa:
● Governi in esilio: Entità che hanno perso il controllo effettivo del territorio ma
mantengono la personalità giuridica internazionale, sperando di riacquisire il potere.
● Stati fantocci: Formalmente indipendenti ma di fatto controllati da un altro Stato.
● Failed States: Stati che hanno perso il controllo del territorio e il monopolio dell’uso
della forza a causa di conflitti interni o povertà estrema.
● Collapsed States: Stati in cui non esiste più un governo effettivo. Anche in questi
casi, la comunità internazionale tende a riconoscere ancora la loro soggettività e a
intervenire per stabilizzare la situazione.
Il riconoscimento degli Stati
Il riconoscimento è un atto unilaterale con cui uno Stato dichiara che un altro ente
possiede le caratteristiche per essere considerato uno Stato, ma questo atto ha valore
dichiarativo e non costitutivo della personalità giuridica. Secondo il principio di effettività,
se uno Stato esiste, ha personalità giuridica anche senza riconoscimento formale.
Tuttavia, il riconoscimento:
● Politico: testimonia la volontà degli Stati preesistenti di intrattenere relazioni con il
nuovo Stato. 3
● Giuridico: produce un effetto preclusivo, impedendo allo Stato che ha riconosciuto
l’altro di negarne successivamente l’esistenza o la legittimità.
Prassi di riconoscimento
In passato, bastava l’effettivo esercizio del potere da parte di un nuovo Stato per
ottenere il riconoscimento. Negli anni ’90, alcuni Stati (in particolare quelli europei) hanno
cominciato a richiedere ulteriori condizioni, come il rispetto dei diritti umani e delle
minoranze. La Dichiarazione della Comunità Europea stabilisce che, per ottenere il
riconoscimento, uno Stato deve:
1. Rispettare la Carta delle Nazioni Unite e i diritti umani,
2. Garantire i diritti delle minoranze,
3. Rispettare le frontiere esistenti,
4. Accettare gli obblighi in materia di disarmo e sicurezza regionale,
5. Risolvere le controversie attraverso il dialogo e l’arbitrato.
Infine, il riconoscimento prematuro (prima che uno Stato abbia effettivamente le condizioni
di fatto per esistere) può essere considerato una violazione della sovranità di un altro
Stato e può rappresentare un’ingerenza negli affari interni.
Conclusione: Il riconoscimento di uno Stato è un atto discrezionale e politico, ma non
determina l’esistenza giuridica di un ente. Tuttavia, aumenta la capacità di uno Stato di
partecipare alle relazioni internazionali. Anche gli Stati non riconosciuti devono rispettare le
norme di diritto internazionale consuetudinario nei confronti del nuovo Stato.
La sovranità degli Stati
Sovranità e indipendenza
La sovranità è il diritto esclusivo di esercitare l’autorità statale su un territorio specifico.
all’indipendenza, cioè la capacità di uno Stato di
Questo concetto è strettamente legato
governarsi senza interferenze esterne, rispettando i diritti degli altri Stati. L’indipendenza non
viene meno anche se uno Stato è economicamente o politicamente dipendente da un altro,
a meno che non sia formalmente obbligato a subire le violazioni di questo.
Gli Stati membri di una federazione non sono considerati sovrani poiché mancano
dell’indipendenza nelle relazioni esterne. Al contrario, le confederazioni di Stati, pur
avendo un controllo limitato sulle relazioni internazionali dei loro membri, permettono a
ciascuno Stato di essere un soggetto autonomo.
Poteri e giurisdizione
La sovranità dà allo Stato il potere di esercitare la propria autorità su individui e beni nel
suo territorio, il cui esercizio si manifesta attraverso la giurisdizione, che comprende la
creazione di regole, la risoluzione di controversie e l’esecuzione delle decisioni legali.
Tuttavia, questi poteri sono limitati dagli obblighi derivanti dal diritto internazionale e
dai trattati sui diritti umani.
Gli Stati possono disporre liberamente del proprio territorio, ma devono evitare di
consentire attività che violino i diritti degli altri Stati, in particolare riguardo alla
protezione dell’ambiente.
Organizzazione interna e autodeterminazione
Gli Stati hanno il diritto di scegliere la propria organizzazione interna e la forma di
governo. Tuttavia, il principio di autodeterminazione dei popoli limita questa libertà quando
si tratta di regimi razzisti. Anche se non esiste un obbligo di dotarsi di un sistema
democratico, si tende a riconoscere un diritto più ampio alla democrazia, soprattutto
attraverso sistemi rappresentativi basati su elezioni libere e imparziali. 4
Il rispetto della sovranità degli Stati
Uguaglianza sovrana
Dal 1945, il diritto internazionale afferma il principio dell’uguaglianza sovrana degli Stati,
secondo cui tutti gli Stati devono essere trattati allo stesso modo, senza disuguaglianze
giuridiche, tranne quando derivano da fatti concreti. Questo principio è sancito dalla Carta
delle Nazioni Unite e da altri documenti internazionali.
Nonostante ciò, la prassi internazionale spesso introduce differenze, come nel caso del
Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, dove i cinque membri permanenti hanno un ruolo
privilegiato. (diritto di veto)
Immunità e giurisdizione
Ogni Stato ha il diritto di richiedere immunità dalla giurisdizione civile per atti sovrani
compiuti all’interno del proprio territorio o da suoi organi in rappresentanza dello Stato.
Gli atti ufficiali di un organo statale sono imputati allo Stato e non all’individuo che li compie,
e gli organi dello Stato godono di immunità assoluta per gli atti compiuti a titolo ufficiale,
salvo i crimini internazionali.
Non ingerenza
Il diritto internazionale vieta agli Stati di intromettersi negli affari interni o esterni di un
altro Stato. Questo principio include il divieto di sostenere ribellioni interne, a meno che i
ribelli non abbiano lo status di movimento di liberazione nazionale (MLN). Tuttavia, gli
interventi umanitari per fermare gravi violazioni dei diritti umani da parte di uno Stato sono
controversi se non autorizzati dall’ONU.
Successione tra Stati
Mutamenti di sovranità
La successione tra Stati si verifica quando uno Stato sostituisce un altro nell’esercizio
della sovranità su un territorio. Questa può avvenire in modo totale, con l’estinzione dello
Stato precedente e la formazione di uno o più nuovi Stati, o in modo parziale, quando solo
una parte del territorio cambia sovranità.
Esistono quattro categorie principali di successione territoriale:
● Unificazione o fusione: due o più Stati si estinguono per formarne uno nuovo.
● Smembramento o dissoluzione: uno Stato si divide in più nuovi Stati.
● Incorporazione: uno Stato estende la sovranità su tutto o parte di un altro Stato.
● Secessione: una parte del territorio si distacca per formare un nuovo Stato, spesso
dopo guerre civili.
Autodeterminazione e secessione
Le minoranze escluse dalla vita politica, sociale o economica di uno Stato e soggette a gravi
violazioni dei diritti umani possono rivendicare l’autodeterminazione e l’indipendenza
dallo Stato oppressore, chiedendo anche assistenza esterna. Tuttavia, secondo il diritto
internazionale, solo i popoli sottoposti a dominio coloniale, occupazione straniera o governi
razzisti hanno formalmente diritto all’autodeterminazione.
Successione degli Stati nei trattati
Trattati territoriali e continuità
La successione nei trattati è un aspetto fondamentale del diritto internazionale. I trattati di
delimitazione delle frontiere e quelli che istituiscono regimi territoriali seguono il
principio della continuità: devono essere rispettati anche dopo il cambiamento di sovranità,
per garantire la stabilità delle relazioni internazionali.
La continuità dei trattati di delimitazione delle frontiere è basata sul principio dell’uti
possidetis iuris, che stabilisce il mantenimento dei confini ereditati dalle precedenti 5
amministrazioni. Un’eccezione rilevante riguarda i trattati che istituiscono basi militari,
che possono essere rinegoziati o estinti in caso di successione di Stati.
Trattati in materia di diritti umani
I trattati sui diritti umani sono considerati norme consuetudinarie, cioè devono essere
rispettati anche in caso di mutamento di sovranità sul territorio. Lo scopo principale di questi
trattati è tutelare gli individui dalle autorità centrali, quindi la protezione continua anche
se cambia il governo del territorio.
Trattati di natura politica
I trattati di natura politica, come alleanze militari o trattati di neutralità, non seguono il
principio di continuità. Lo Stato successore non subentra nei diritti e negli obblighi del
predecessore, poiché questi trattati sono legati alle scelte politiche del governo precedente.
Trattati istitutivi di Organizzazioni Internazionali (OI)
Nel caso di trattati che istituiscono organizzazioni internazionali, la successione
automatica non si applica. Un nuovo Stato, nato da smembramento o distacco, deve
presentare una domanda formale per diventare membro di tali organizzazioni, tranne nei
casi di Stati che rivendicano la continuità con lo Stato preesistente (es. in caso di
secessione).
Altri trattati:
● Incorporazione o subentro su una parte del territorio: I trattati del predecessore
cessano di valere nella parte di territorio coinvolta nel cambio di sovranità, e si
applicano i trattati del successore.
● Nuovi Stati indipendenti: Si applica il principio della tabula rasa, per cui i nuovi Stati
non sono vi
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Riassunto esame Diritto internazionale, Prof. Grado Valentina, libro consigliato Diritto internazionale, Cassese
-
Riassunto esame Diritto internazionale, Prof. Villani Susanna, libro consigliato Diritto Internazionale, Antonio Ca…
-
Riassunto esame Diritto Internazionale, libro consigliato Diritto Internazionale, Cassese
-
Riassunto esame Diritto Internazionale, prof. Marchisio, libro consigliato Diritto Internazionale di Cassese