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Diritto internazionale

Il termine “diritto internazionale” può riferirsi a due rami del diritto:

  • Il diritto internazionale pubblico: esso regola le relazioni tra Stati e organizzazioni internazionali e si occupa di settori come i diritti umani, il diritto dei trattati, il diritto del mare, il diritto penale internazionale e il diritto umanitario internazionale.
  • Il diritto internazionale privato - o conflitti di leggi - è una serie di norme di diritto procedurale che stabilisce il sistema giuridico al quale fare riferimento e il diritto nazionale che si deve applicare a una determinata controversia.

Il diritto internazionale ha una rilevanza anche negli ordinamenti statali, in quanto il diritto statale e internazionale si coordinano. Il diritto internazionale ha una rilevanza nel nostro ordinamento italiano, prendiamo in considerazione l’articolo 10 della Costituzione (l’ordinamento giuridico italiano si conforma alle leggi internazionali).

Relazione tra stati e ordinamenti

Il diritto internazionale si occupa del rapporto tra stati, però è un insieme di norme che serve anche a modellare gli ordinamenti statali, quindi ha un duplice significato:

  • È il diritto delle relazioni internazionali fra stati.
  • È un livello normativo diverso da quello degli ordinamenti statali che contribuisce a determinare il contenuto e le modalità di attribuzione degli ordinamenti statali.

Gli stati sono membri di questo componente, compongono la “comunità internazionale”, un gruppo di persone che danno vita a un’organizzazione con un perseguimento di fine comune. La comunità internazionale va intesa come ambiente sociale, non è una forma di unione in quanto non vi è un’organizzazione e non è un ambiente giuridico. Esiste solo come contesto politico-sociale, quindi non utilizzare il termine comunità internazionale, solo come definizione di ambiente sociale “piano” e “orizzontale” dove coesistono gli stati membri.

Funzioni del diritto internazionale

Il diritto internazionale si occupa essenzialmente di questioni rilevanti dal punto di vista degli stati, sia pacificamente sia in materia di guerra, oppure questioni che riguardano il regolamento di pretese contrapposte, sovranità sul territorio (definizione di relazione e rapporto fra stati), che vengono disciplinati dal corpus normativo del cosiddetto diritto internazionale.

Il diritto internazionale non si occupa soltanto di relazioni internazionali, ma si può occupare di qualsiasi aspetto e questione di interesse per l’umanità, e che gli stati ritengono necessario avere una regolamentazione specifica. Ci sono norme internazionali che riguardano per esempio la sicurezza sul posto di lavoro, o norme che regolano il trattamento pensionistico.

Interazione con organi sovranazionali

Il diritto internazionale ha rilevanza nel rapporto con gli stati sovranazionali, è utile fare riferimento ad alcune pronunce di organi giudicanti, come la Corte internazionale di giustizia, corte composta da 15 giudici. Dopo il 1945, con l’istituzione delle Nazioni Unite, diventa il principale organo istituzionale dell’ONU, un organo a cui gli stati si rivolgono per la risoluzione di controversie nascenti da rapporti tra stati. Si occupa di giudicare i crimini internazionali.

Nella sentenza del 3 febbraio 2012, la Corte internazionale di giustizia ha ritenuto l'Italia responsabile della violazione dell'obbligo internazionale di rispettare l'immunità giurisdizionale della Germania, ordinando l'adozione di appropriate misure volte a garantire l'inapplicabilità delle decisioni già emanate.

Crimini internazionali

Crimini di guerra, crimini contro l’umanità e crimine di aggressione sono tutte gravissime violazioni del diritto internazionale umanitario, cioè atti e comportamenti che attentano gravemente ai valori sui quali è fondata la comunità internazionale. Quando una persona commette uno di questi crimini internazionali, può essere punita non solo dalla giurisdizione penale del proprio Paese, ma anche da appositi tribunali internazionali.

Giudizi e controversie internazionali

L’Italia nel 2012 è stata chiamata in giudizio dalla Germania per aver violato il diritto internazionale. L’Italia è stata messa in discussione dalla nostra Corte costituzionale, sentenza 2014, un giudice italiano rilevò la questione che questi obblighi internazionali fossero in contrasto con l’articolo 2 e 24 della Costituzione, quindi non possono essere applicate le norme internazionali. Si riapre la possibilità che i giudici italiani possano esercitare la loro giurisdizione nei confronti della Germania.

L’Organizzazione mondiale del commercio risolve controversie tra stati riguardanti la violazione di norme che riguardano il commercio internazionale. Esempio: nel 2018 questo organo di appello a cui si era arrivati sulla base di una violazione arrivata dagli Stati Uniti, ha accertato che l’UE e gli stati membri avevano per lungo tempo violato le regole di diritto internazionale, perché avevano dato degli aiuti di finanziamento illegittimo alla società EIRPASS ai fini dello sviluppo e lancio di alcuni modelli di regole, creando vari danni alla compagnia aerea statunitense, e nel 2019 l’Organizzazione mondiale del commercio ha autorizzato gli Stati Uniti a riporre dazi punitivi ovvero far pagare delle tasse per un totale di 7 miliardi di dollari sulle esportazioni che venivano dall’UE.

Sviluppo tecnologico e globalizzazione

Negli ultimi 70 anni lo sviluppo tecnologico e culturale ha favorito dinamiche di integrazione sociale-economica e internazionalizzazione della vita delle persone. L’umanità, al di là del fatto che è separata in stati, vive sullo stesso pianeta. Ci sono fenomeni ed eventi che hanno avuto una portata che riguarda tutti e non ha confini tra stati (cambiamenti climatici, disastri naturali ecc.).

È cresciuta la consapevolezza degli stati che certe questioni non possono essere affrontate e regolamentate singolarmente dal singolo stato con gli strumenti che mette a disposizione il singolo ordinamento giuridico interno, ma necessariamente vi deve essere una regolamentazione in base alla quale la globalizzazione reale dei rapporti fra le persone debba essere regolata attraverso gli strumenti del diritto internazionale, creando una regolamentazione comune per il maggior numero di stati possibile. Questo ha determinato, negli ultimi 70 anni, il fatto che molte questioni che prima dal punto di vista giuridico trovavamo affrontati dai singoli ordinamenti, adesso sono regolamentate anche sul piano internazionale.

Regolazione dei rapporti e diritto interno

Il diritto internazionale non solo regola i rapporti fra stati, e qualsiasi altra questione, ma proprio per il fatto di regolare altre questioni che riguardano rapporti tra persone fisiche, e persino questioni che riguardano i privati con l’autorità pubblica, il diritto internazionale è diventato un livello normativo in cui vengono ad esistere norme che si prestano a modellare gli ordinamenti giuridici statali. Questo vuol dire che nell’applicare il diritto interno di ogni determinato stato, devono tener conto delle norme internazionali che riguardano quegli aspetti su cui incidono le norme nazionali, recependo le norme internazionali e adattandosi al diritto internazionale (articolo 10 cost l’ordinamento giuridico italiano nel suo complesso si conforma alle norme internazionali generali riconosciute).

Lezione 11/10

Cosa sta succedendo in Israele?

Un attacco organizzato da un gruppo chiamato Hamas, politico e militare, che ha il potere di governo sulla Striscia di Gaza (parte dei territori palestinesi che hanno uno status di grande autonomia rispetto al resto di Israele, tanto che si pone il problema se costituiscano uno stato a se stante, entità statale distinta di Israele oppure sia sottoposto ancora al territorio di Israele, ma che nonostante da un punto formale siano sotto l'autorità palestinese, nella striscia sono effettivamente sotto il controllo), questo centro di potere ha sferrato un attacco micidiale fuori dalla striscia di Gaza dove c'è il popolo ebraico e israeliano, territori rivendicati dalla popolazione palestinese.

Attacco preparato molto a lungo e con il sostegno di dotazioni e preparazioni provenienti da altri stati (forse Iran) nei territori confinanti, vicinissimi, la Striscia di Gaza è 350 km2, anche se densamente popolato. Attacco che evidentemente non era stato previsto né preveduto dalle forze israeliane che sono molto attente di solito, però c’è stata una reazione immediata delle forze israeliane che hanno colpito quei nuclei di terroristi guerrieri criminali che ancora erano sul territorio israeliano e poi anche nella Striscia di Gaza, provocando a loro volta più di mille morti.

Conflitto e diritto internazionale

Continuano anche le operazioni di Hamas, tramite missili ed esempio, e ha scatenato dal Libano un gruppo militare/parlamentare che ha una certa autonomia, hanno a loro volta attaccato verso Israele. Dopodiché, nel giro di poche ore, il governo israeliano ha dichiarato lo stato di guerra e ha deciso di porre in essere un intervento sulla Striscia di Gaza e la popolazione ivi residente, ed episodi di importanza minore rispetto al 2011, operazione piombo fuso che provocò un centinaio di morti. È facilmente prevedibile che questa operazione continuerà finché non avrà ottenuto il controllo effettivo su tutta la Striscia di Gaza, a meno che non succedano altre cose (scintilla che farebbe nascere un conflitto ancora più grande).

Tenete presente che, e questo spiega perché oggi, Israele è uno stato non riconosciuto dalla maggioranza degli stati arabi e dalla maggioranza degli stati che fanno parte della comunità islamica. Tutto questo senza dire che i motivi per cui un popolo, una popolazione si rivolta contro l’autorità che impone il proprio potere ci sono tutti: quello che c’è scritto nella dichiarazione statunitense del diritto di opposizione, dà luogo al diritto di ribellarsi dei palestinesi nei confronti di Israele, ma un conto è ribellarsi e ottenere uno stato di condizioni di vita che un popolo vuole, un altro conto è organizzare attacchi armati e di portata pari a quelli di una guerra brutale.

Problema di sostenere uno stato (Israele) che subisce un attacco armato, se sia necessario a questi fini o come sanzione nei confronti di Hamas sospendere gli aiuti che molti stati dell’UE e non, danno al sostentamento delle popolazioni della Striscia di Gaza. Entra in gioco l’istituto internazionale della legittima difesa collettiva, uno stato subisce un attacco da un altro stato e quindi chiede aiuto ad altri stati per respingere l’attacco armato qui la situazione è diversa perché l’attacco portato da Hamas non puntava e non si è realizzato in modo tale da invadere Israele, come la Russia con l’Ucraina, e questo mette in gioco delle regole diverse rispetto a quelle che dovrebbero o possono regolare per es. l’intervento armato da parte degli stati.

Altro profilo giuridico in rilievo è che in una situazione di questo genere è inevitabile che si commettano tantissime violazioni del diritto internazionale, dei comportamenti che non rispettano il benessere, la vita e i diritti fondamentali delle persone coinvolte nel conflitto, la popolazione civile. Oppure che si verifichino combattimenti che siano vietati dalle norme internazionali, talmente gravi da essere considerati crimini di guerra per i quali sorge la responsabilità individuale di chi attua questi atti.

Conflitto aperto: Israele e Striscia di Gaza

Migliaia di missili lanciati, oltre 2000 morti e centinaia di prigionieri. L'attacco portato dalla Striscia di Gaza a Israele a partire da sabato 7 ottobre 2023 è ormai un conflitto aperto e, a prescindere da come la si pensi, lasciatemi esprimere il dispiacere per un numero così alto di vittime, peraltro in gran parte civili. In questo video della nostra serie geopolitics, che ormai ha superato abbondantemente le 30 puntate, inquadriamo in modo schematico la situazione così da poterla comprendere con più chiarezza.

Prima di vedere cosa è accaduto dal 7 ottobre a oggi, inquadriamo il contesto così da avere ben chiari i protagonisti e le ragioni del conflitto. La Striscia di Gaza è una fascia della Palestina estesa per circa 360 km2, più o meno come la provincia di Prato, che si affaccia sul Mar Mediterraneo e che dal 1967, dopo la cosiddetta guerra dei sei giorni, ricade sotto la supervisione di Israele. Il territorio non è occupato, ma Israele ne controlla, tra le altre cose, lo spazio aereo, le acque territoriali, l'anagrafe, gli ingressi e le uscite di persone, merci e il sistema fiscale. La Striscia deve il suo nome alla città di Gaza ed è circondata da un lungo muro perimetrale che la rende un'enclave territoriale chiusa su se stessa e più o meno isolata. La densità abitativa è tra le più alte al mondo, pensate che ci abitano oltre due milioni di persone. Il tasso di povertà e di disoccupazione superano sempre abbondantemente il 50%, l'acqua è in gran parte contaminata e la luce elettrica è disponibile solo poche ore al giorno. Una situazione tanto estrema non poteva che favorire forze politiche estremiste.

Nella Striscia infatti sono sorte nel tempo varie organizzazioni politiche e paramilitari, spesso coinvolte anche in traffici criminali di vario genere, tra cui il contrabbando di armi e armamenti. Tra queste organizzazioni c'è Hamas, nata nel 1987 e sostenuta attualmente da paesi esteri come Iran e Qatar. Dalla fondazione, Hamas ha acquisito sempre più seguito popolare fino a vincere le elezioni palestinesi del 2006 e si è contraddistinta da un lato per le politiche socio-economiche a favore della popolazione locale, come l'istituzione di scuole e ospedali, ma dall'altro per gli attentati brutali e gli attacchi ad Israele svolti dal suo braccio armato con l'obiettivo di destabilizzare lo Stato ebraico e con lo scopo ultimo di riprendere il controllo della Palestina. Per questo motivo vari paesi, tra cui Israele, gli Stati Uniti e i paesi membri dell'unione europea, Italia compresa, l'hanno inserita nella lista delle organizzazioni terroristiche internazionali.

Sviluppi recenti del conflitto

Veniamo quindi a cosa sta avvenendo in questi giorni. Nella mattinata di sabato 7 ottobre, ricordiamolo per gli ebrei praticanti il sabato è sacro e non si possono compiere attività, in più durante una festività ebraica, Hamas ha lanciato un attacco militare su larga scala come mai aveva fatto finora ai danni di Israele. Il muro intorno alla Striscia di Gaza è stato abbattuto in più punti. Più di 1000 miliziani di Hamas sono entrati e penetrati per chilometri nel territorio israeliano, uccidendo soldati e centinaia di civili e facendo più di 100 prigionieri anche di nazionalità straniera, e una tempesta di razzi è stata lanciata verso il sud dello Stato ebraico. Il sistema di difesa antimissile israeliano ha intercettato i razzi contemporaneamente. L'esercito israeliano, pur trovandosi inizialmente impreparato, ha cominciato a opporre resistenza e sta progressivamente assediando la Striscia di Gaza, attaccandola anche con bombardamenti aerei e togliendo acqua, elettricità e gli approvvigionamenti di cibo. In tutto questo, il primo ministro israeliano Netanyahu ha assunto ufficialmente poteri di comando per la guerra e sono stati mobilitati 300.000 riservisti. Insomma, purtroppo si prefigura un conflitto in piena regola.

In estrema sintesi, questo è quello che è accaduto fino ad adesso. Ora però proviamo a rispondere a tre domande: la prima, perché Hamas ha attaccato proprio adesso? La seconda, come ha fatto Israele a non accorgersi di quello che stava per accadere? E infine la terza, Hamas è stata aiutata nell'attacco da paesi esteri?

Motivazioni e implicazioni del conflitto

Andiamo con ordine. Hamas ha attaccato proprio adesso per cercare di impedire che Israele e Arabia Saudita arrivassero a riconoscersi reciprocamente e a normalizzare i loro rapporti politici ed economici. Scusa, in che senso cosa c'entra l'Arabia Saudita in tutto questo? Dovete sapere che Israele è uno stato che non è riconosciuto ufficialmente da vari paesi, soprattutto molti di quelli arabi che lo circondano: Libano, Siria, Iraq, Iran, Kuwait, Qatar, Yemen, Oman e Arabia Saudita, la culla dell'Islam al cui interno sorge la Mecca. Nessuno di questi paesi riconosce Israele anche a causa di come lo Stato ebraico ha trattato e continua a trattare la questione palestinese. Eppure, piano piano, grazie anche alla mediazione degli Stati Uniti, qualche paese prima ostile ad Israele l'ha riconosciuto negli ultimi anni: Emirati Arabi Uniti, Bahrein, Marocco, Sudan. L'Arabia Saudita sarebbe stata probabilmente la prossima e magari lo sarà comunque ora visto che, come abbiamo appena detto, è la culla dell'Islam, questo passo avrebbe un valore simbolico molto forte senza contare che la rafforzerebbe a scapito dell'Iran e di altri paesi del Medio Oriente. Per gli arabi di Palestina, abitanti della Striscia di Gaza compresi, sancirebbe in qualche modo che sia impossibile riprendersi la Palestina, che però è la ragione stessa dell'esistenza di Hamas. Ecco che quindi l'attacco da parte dell'organizzazione Israele ha l'obiettivo di riaccendere la questione palestinese, cercare di allontanare di nuovo dal punto di vista politico i paesi arabi dallo Stato ebraico, l'Arabia Saudita in primis, e ribadire anche le condizioni di vita drammatiche della Striscia di Gaza ponendosi come unico vero rappresentante degli arabi palestinesi.

Questo tentativo avrà successo? Israele e Arabia Saudita non si riconosceranno più? È presto per dirlo, sicuramente gli Stati Uniti continueranno a spingere per un avvicinamento. Ora veniamo alla seconda domanda: come mai Israele non si è accorto dell'attacco imminente? Possiamo solo fare delle ipotesi; potrebbe essersi trattato di un piano ben congegnato e di un'incapacità dei servizi segreti israeliani di accorgersene. Ad esempio, Hamas faceva delle esercitazioni militari periodiche che forse hanno tratto in inganno.

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Scienze giuridiche IUS/13 Diritto internazionale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher tiziano27 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto Internazionale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi Roma Tre o del prof Palmisano Giuseppe.
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