Ricorsi amministrativi
Principi generali
I ricorsi amministrativi sono istanze rivolte dai soggetti interessati ad una P.A. per ottenere tutela di una situazione giuridica soggettiva, interesse legittimo o diritto soggettivo, che si assume essere stata lesa da un provvedimento o da un comportamento della PA. Essi non hanno natura giurisdizionale ma carattere giustiziale: infatti vengono rivolti non ad un giudice terzo ed imparziale ma alla stessa autorità che ha emanato il provvedimento, per cui la decisione sul ricorso rimane una decisione amministrativa.
L’amministrazione non esercita però poteri amministrativi attivi e non può esercitare i propri poteri discrezionali come ad es. l’annullamento d’ufficio della decisione inerente un ricorso amministrativo. I legittimati alla proposizione del ricorso sono i titolari di una situazione giuridica soggettiva tutelata e il ricorso presuppone la presenza di un atto amministrativo lesivo di tale condizione o di un assetto di interessi già definito dall’amministrazione.
I ricorsi amministrativi erano già previsti nella LAC e anzi essi rappresentavano lo strumento fondamentale di tutela delle posizioni soggettive non tutelabili dinanzi al giudice ordinario. Questo fino all’emanazione della legge istitutiva della IV Sez. del Consiglio di Stato. Oggi il riferimento normativo principale è il D.P.R. n. 1199 del 1971 “Semplificazione dei procedimenti in materia di ricorsi amministrativi” che regola il procedimento per la decisione del ricorso e l’istituto del silenzio rigetto. Il C.P.A. contiene solo alcuni riferimenti ai ricorsi amministrativi negli artt. 7, 48 e 128 ed essendo la decisione un provvedimento amministrativo la normativa di riferimento è contenuta anche nella legge 241 del 1990.
Concetto di definitività e atto definitivo
La definitività è una caratteristica che assume il provvedimento impugnato a seguito dell’esperimento di un ricorso amministrativo. L’atto definitivo si forma, generalmente dopo che l’amministrazione, su sollecitazione della parte interessata, si sia pronunciata con decisione sulla questione controversa. Ma la definitività si acquisisce altresì:
- In caso di mancata decisione dell’autorità adita entro il termine di 90 giorni dalla proposizione del ricorso;
- Quando sono passati 30 giorni dalla sua notifica, senza che sia stato proposto alcun ricorso;
- Se è stato esperito il ricorso amministrativo e il ricorso fallisce;
- Sono definitivi per natura ("ab origine"), invece: gli atti adottati dalle autorità al vertice dell'amministrazione (per es. da un sindaco o da un superiore, non recognoscentes ministro) ossia dai cd. organi; gli atti adottati dagli organi collegiali; gli atti dei dirigenti di uffici dirigenziali generali, quelli dichiarati definitivi per legge (es. provvedimenti prefettizi in materia di requisizione, espropriazione, di occupazione d’urgenza).
Rapporto tra ricorsi amministrativi e ricorsi giurisdizionali
I ricorsi amministrativi, fatta eccezione per il ricorso straordinario al PDR, rappresentano oggi un rimedio facoltativo ed aggiuntivo al ricorso giurisdizionale (sempre possibile), anche perché evitano le lungaggini e i costi di un processo. Ma si rivela vantaggioso anche per la P.A. che ha la possibilità di risolvere in modo interno una controversia e di ripristinare l’ordine giuridico violato da un suo provvedimento illegittimo.
In materia di ricorsi amministrativi trovano applicazione molte delle norme che regolano i ricorsi giurisdizionali, in tema di legittimazione ad agire il ricorrente oltre ad essere portatore di una situazione giuridica soggettiva tutelata deve anche avere un interesse personale, immediato, ed attuale all’azione. Il ricorso amministrativo deve poi essere redatto in forma scritta e deve contenere degli elementi essenziali come l’indicazione dell’autorità adita, le generalità del ricorrente, l’atto impugnato, i motivi di impugnazione, la data e la sottoscrizione del ricorrente. Non è previsto il patrocinio di un avvocato.
La classificazione dei ricorsi amministrativi
Una distinzione importante è quella fra ricorsi ordinari (ricorso gerarchico, ricorso in opposizione e ricorso gerarchico improprio) e ricorsi straordinari (ricorso straordinario al PDR). I ricorsi ordinari possono essere proposti nei confronti degli atti amministrativi non definitivi il ricorso straordinario solo nei confronti dei provvedimenti definitivi.
I ricorsi possono essere classificati anche in base al fatto di essere proponibili in via generale, anche in assenza di una specifica norma che li ammetta come il ricorso gerarchico utilizzabile purché vi sia il rapporto di gerarchia, o in via eccezionale ammissibili solo se espressamente previsti da una norma, non necessariamente una legge, contenuta nei singoli ordinamenti degli enti pubblici. Sono ricorsi eccezionali i ricorsi in opposizione. I ricorsi possono poi essere impugnatori, perché traggono origine dall’impugnazione di un atto o non impugnatori perché richiedono non l’eliminazione di un provvedimento bensì la soluzione della controversia (in tema di decadenza dei componenti delle giunte comunali, provinciali e regionali). Infine abbiamo ricorsi eliminatori attraverso la proposizione dei quali è possibile ottenere s...
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