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Le strategie didattiche di Giovanni Bonaiuti

Una strategia didattica è l'applicazione di un insieme di azioni intenzionali, coerenti e coordinate, volte al raggiungimento di un obiettivo educativo. Dovrebbero possedere alcuni attributi quali una denominazione e una fisionomia, tali da renderla riconoscibile, offrire elementi di trasferibilità e adattabilità a contesti diversi, mostrando un'evidente utilità pratica. E aver avuto un numero ragionevole di riconoscimenti positivi e di indagini sperimentali capaci di confermarne l'efficacia e la consistenza.

Nonostante ciò, essa non può ignorare la ricchezza e la significatività dei percorsi offerti, la qualità dei risultati intermedi e la premura verso il buon utilizzo dei tempi delle risorse. All'interno di questo quadro, che è la didattica, il quale è caotico ed è caratterizzato da proposte spesso confuse, anche dal punto di vista linguistico, vi sono stati alcuni tentativi di sintesi plausibili da cui è possibile partire.

Bisogna difatti verificare quali siano le attestazioni relative alla loro reale efficacia. L'evidence based education, detto anche EBE, viene creato proprio per via dell’esigenza di giungere a identificare i criteri standard e condivisi per la valutazione dei risultati degli interventi educativi. Esso ha il compito di raccogliere un bagaglio di conoscenze capaci di migliorare le scelte e le azioni in campo educativo, riuscendo a indicare ai docenti le strategie didattiche più efficaci.

Questo avviene attraverso le systematic review e le metanalisi. La prima è un compendio ragionato della letteratura, disponibile su un determinato argomento, a partire dalla selezione dei lavori più significativi. Mentre la metanalisi sono elaborazioni dei dati statistici resi disponibili da più ricerche che tipicamente si concretizzano in un indicatore standardizzato denominato Effect size, in grado di rappresentare la misura della forza di un fenomeno.

Effect size

L’effect size è la misura della forza di un fenomeno, la variazione di un risultato dopo l'intervento educativo sperimentale. Praticamente è la misurazione dell'apprendimento attraverso la differenza tra una parte di bambini con il nuovo metodo (gruppo sperimentale) e quelli che utilizzano sempre lo stesso metodo (gruppo di controllo). Si calcola facendo la differenza tra le due medie divisa per la media delle deviazioni standard. Se inferiore allo zero è negativo, se compreso tra 0 e 0,10 è ridotto, se fino a 0,30 medio e se superiore a 0,50 con un ampio effetto.

Architetture dell'istruzione

Cosa sono le architetture dell'istruzione? Quali sono?

Sono delle macrostrutture delle teorie didattiche che si differenziano tra loro quanto a: modalità di gestione del processo formativo; strutturazione e autoconsistenza del materiale didattico; livelli di autonomia assegnati agli studenti e quantità e tipologia di interazione tra il docente e l'alunno.

  • Recettiva (trasmissiva)
  • Comportamentale (direttivo-interattiva)
  • Simulativa
  • Collaborativa
  • Esplorativa
  • Metacognitivo-regolativa

Architettura ricettiva detta anche trasmissiva

Questa architettura esprime il modello classico di insegnamento tipicamente asimmetrico che vede il docente in cattedra impegnato a comunicare i saperi e gli allievi concentrati a riceverli, a metabolizzarli. Il raggiungimento di un buon risultato dipende dalla sua capacità di organizzare, gestire e presentare i contenuti, a partire dalla creazione di un programma che permetta di trattare nei tempi previsti e con i ritmi adeguati, tutti gli aspetti meritevoli di essere esposti.

Gli allievi sono una sorta di pubblico al quale l'insegnante si rivolge e dal quale è importante riesca a ottenere stima e attenzione. La conoscenza in questo caso è intesa come relativamente stabile e suddivisibile in segmenti argomentativi. L'interazione docente allievo può essere scarsa o addirittura assente. Mentre la valutazione degli apprendimenti tipicamente sommativa è alla fine dell'intervento.

Nella pratica questa modalità può assumere la forma della lezione conferenza. In quest'area troviamo due diverse strategie didattiche: l'esposizione classica e l'esposizione multimodale, che si differenziano in particolare per la maggiore attenzione posta dalla seconda all'esigenza di regolare le attività agli specifici bisogni comunicativi degli allievi.

Esposizione classica

Nell’esposizione classica, l'idea base è quella di comunicare agli studenti quello che devono apprendere usando le modalità espressive migliori, al fine di favorire la comprensione. Il concetto importante di questa strategia è quello dell'erogazione di contenuti senza particolari momenti di interazione con chi ascolta. Il docente, quindi, ha il compito di:

  • Progettare ed esporre
  • Selezionare gli argomenti
  • Definire una scaletta di presentazione
  • Regolare i tempi
  • Scegliere gli esempi adatti
  • Definire il tipo di apprendimento richiesto
  • Scegliere di avvalersi di supporti quali slide, lavagne e tabelloni

I vantaggi di questa strategia sono la possibilità di raggiungere un vasto pubblico e di prevedere e governare i tempi. Per contro, il trattare i contenuti non significa avere la garanzia del fatto che questi vengano compresi, metabolizzati e poi impiegati. In ogni caso, questo approccio, se attuato nel rispetto dei limiti cognitivi presenti nei processi di elaborazione dei contenuti, può essere utilizzato per illustrare fatti, concetti e processi, come ad esempio norme giuridiche e la loro applicazione, vicende epiche, storia eccetera.

L'avvio dell'esposizione è caratterizzato da una fase di attivazione finalizzata a richiamare l'interesse sull'obiettivo. I concetti principali devono essere costantemente evidenziati e richiamati; le conoscenze, infatti, non si conservano in memoria se non sono inserite in strutture organizzate. Una struttura ben organizzata rappresenta una forma di semplificazione ed è un modo per conservare meglio le conoscenze e renderne più rapido il recupero.

Gli insegnanti efficaci, difatti, aiutano gli studenti a strutturare informazioni, modelli e schemi. Questo può esser fatto attraverso delle domande di verifica che richiedono un processo di recupero attivo da parte degli allievi. Inoltre, è molto importante attivare la dimensione emozionale, utilizzare un uso appropriato della voce e del corpo. Il contenuto dell’esposizione di fatti deve riuscire a suscitare costantemente interesse, a sfidare gli allievi e quindi deve far sì che in loro sorgano quesiti interrogativi, capaci di stimolarne la curiosità e la riflessione.

La conclusione dell'intervento, oltre alla ricapitolazione, dovrebbe fornire indicazioni per l'interiorizzazione dei concetti, suggerire strategie per le applicazioni in quanto appreso, e favorire maturazioni di capacità di autocontrollo e autoregolazione. Parlando dei principi dell'istruzione, Calvani suggerisce un quadro riepilogativo delle azioni che deve svolgere l’insegnante:

  • Tenere in conto come si sente l'alunno e quindi anche il proprio senso di autoefficacia
  • Orientare l'attenzione del discente sugli aspetti rilevanti di ciò che deve apprendere, limitando il carico cognitivo estraneo
  • Attivare le preconoscenze dello studente
  • Fornire preliminari visioni d'insieme prima di entrare nei dettagli
  • Controllare con cura gli strumenti e i codici di comunicazione che impiegherà
  • Aiutare gli allievi a sviluppare immaginazioni mentali e pensiero ad alta voce
  • Favorire un progressivo spostamento dal che cosa apprendere al come apprendere
  • Dinanzi a compiti complessi, deve scomporli
  • Agevolare l'apprendimento attraverso dimostrazioni di padronanza guidata
  • Attivare la rielaborazione interiore delle conoscenze, variando il contesto applicativo e ritornando sulle conoscenze a distanza di tempo

L'esposizione classica è valida soltanto nel rispetto della teoria del carico cognitivo, ovvero delle possibilità cognitive degli studenti, da perseguire attraverso la corretta regolazione della quantità e della qualità delle informazioni proposte. Hattie individua una serie di azioni che risultano essere particolarmente efficaci, tra le quali esplicitare gli obiettivi, usare gli anticipatori, cioè quei dispositivi concettuali capaci di raccordare le nuove informazioni alle preesistenti. Impiegare mappe concettuali ed altri organizzatori grafici per mostrare anche visivamente il rapporto tra i concetti, l'uso di esempi guidati così appunto da accompagnare l'esposizione dei problemi all’illustrazione dei passi appropriati da seguire in vista della soluzione appunto per ridurre il carico cognitivo.

In breve, la strategia espositiva può risultare un valido veicolo per l'insegnamento, a condizione però che vengano rispettati i principi dell'istruzione, in particolare della teoria del carico cognitivo. Questa modalità dovrebbe essere affiancata ad ulteriori strategie, in particolare per consentire agli studenti di applicare e verificare quanto appreso.

Apprendimento multimediale

Fornire agli studenti il contenuto da apprendere cambiando e adattando il canale comunicativo e le modalità di lavoro a partire dalle loro caratteristiche sensoriali e attitudinali. Non si tratta di pensare l’insegnamento per uno studente medio e, successivamente, adattarlo agli studenti particolarmente dotati o con specifici disturbi/problemi; i principi dell’inclusione e del massimo sviluppo suggeriscono di concepire fin dall’inizio materiali e processi vari così da offrire in forme diverse il cosa, il come e il perché dell’apprendimento.

Le linee guida UDL (Universal Design for Learning) sono strutturate attorno alle recenti acquisizioni delle neuroscienze relative agli apporti di tre aree specifiche.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PED/03 Didattica e pedagogia speciale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher marghe1745 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Didattica generale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Cagliari o del prof Bongiovanni Giovanni.
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