Il colloquio motivazionale
Conversazioni sul cambiamento
Si verificano tutti i giorni spontaneamente delle conversazioni sul cambiamento. Infatti, una delle funzioni primarie del linguaggio, oltre allo scambio di informazioni, è quella di motivare e di influenzare il comportamento degli altri. Ci sono anche delle particolari conversazioni sul cambiamento che si verificano nei colloqui con un professionista, dove una persona cerca di aiutare l’altra ad attuare dei cambiamenti. Altre conversazioni professionali sono invece focalizzate sui cambiamenti che non sono direttamente riconducibili a dei comportamenti. Ad esempio, il perdono è un argomento rilevante a livello psicologico e che ha notevoli riflessi sulla salute. Esso può influire più sulla salute mentale e sulle emozioni intime che sui comportamenti esterni.
Il colloquio motivazionale comporta una particolare attenzione al linguaggio spontaneo sul cambiamento e alle implicazioni che ha nel rendere efficace una conversazione sul cambiamento, con l’obiettivo di trovare un modo costruttivo di affrontare le sfide che spesso emergono quando un professionista dell’aiuto si avventura nella motivazione al cambiamento degli altri.
Un continuum di stili
È possibile immaginare le conversazioni di aiuto distribuite su un continuum. A un estremo c’è lo stile direttivo, il quale fornisce informazioni, istruzioni e consigli; la comunicazione implicita è “so quello che dovresti fare e ti dico come farlo”. Per la persona che lo riceve, riceve anche altri significati come obbedire, aderire e rispettare le indicazioni. All’estremo opposto del continuum c’è lo stile del seguire; la comunicazione implicita è “credo in te e lascerò che tu risolva la questione a modo tuo”. Alcuni ruoli complementari sono prendere l’iniziativa, andare avanti ed esplorare. Al centro del continuum c’è lo stile del guidare. Il colloquio motivazionale si colloca in questa parte del continuum, tra lo stile direttivo e il seguire, integrando alcuni aspetti dell’uno e dell’altro.
Il riflesso a correggere
Sono diversi i motivi personali che potrebbero portare a intraprendere una professione d’aiuto; desiderio di dare, di prevenire e di alleviare le sofferenze altrui o di migliorare in positivo le vite degli altri e così via. Paradossalmente questi stessi motivi possono condurre a un abuso dello stile direttivo, con il risultato di agire in modo non efficace, o addirittura controproducente. I professionisti dell’aiuto, per fare del bene, desiderano fare in modo che le persone si orientino verso la salute e il benessere personale. Questo viene chiamato riflesso a correggere, il quale rappresenta il desiderio di correggere quello che appare sbagliato nelle persone, indirizzandole nella direzione giusta, collegandosi allo stile direttivo.
Ambivalenza
La maggior parte delle persone che hanno bisogno di cambiare sono ambivalenti sul farlo; vedono sia le ragioni di farlo sia quelle di non farlo. Si tratta di una fase normale del processo di cambiamento. Se sei ambivalente, sei un passo avanti sulla strada del cambiamento. Ci sono anche persone che hanno bisogno di cambiare ma dentro di loro pensano che non ci siano le ragioni per farlo. Per loro sviluppare l’ambivalenza nei confronti del cambiamento potrebbe essere un passo avanti.
L’ambivalenza è, comunque, di gran lunga il punto dove più spesso si rimane bloccati sulla strada del cambiamento; l’ambivalenza è volere e, allo stesso tempo, non volere qualcosa, o volere due cose che sono incompatibili tra di loro. Quando una persona è in ambivalenza, è normale sentirla pronunciare due tipi di affermazioni mischiate insieme:
- Affermazioni orientate al cambiamento: affermazioni della persona in favore del cambiamento.
- Affermazioni orientate al mantenimento dello status quo: argomenti che la persona porta per non cambiare.
L’ambivalenza è qualcosa di stranamente attraente, anche se non è un posto comodo dove stare. Le persone possono rimanere lì per molto tempo oscillando tra due scelte; più si avvicinano a una scelta, più i suoi svantaggi emergono e aumenta il rimpianto per l’altra alternativa. Il modo per uscire da questo schema è scegliere una strada e continuare a seguire quella direzione.
Quando una persona ambivalente incontra un professionista dell’aiuto con il riflesso a correggere, egli lo porta a esaltare gli aspetti positivi del cambiamento, dando consigli sul modo in cui realizzarlo. Tuttavia, è prevedibile che se il professionista si schiera da una parte, la persona ambivalente si schieri e difenda la parte opposta. Questo atteggiamento a volte viene etichettato come negazione o resistenza, ma rappresenta la morale essenziale dell’ambivalenza e delle controversie. Lo sviluppo di questa controversia potrebbe apparire terapeutico se non fosse che le persone tendono a credere in se stesse e a fidarsi più delle proprie opinioni che di quelle degli altri. In altre parole, le persone sono consapevoli delle proprie attitudini e convinzioni nello stesso modo in cui le comunicano gli altri; se il professionista si schiera a favore del cambiamento e il cliente si schiera contro, otterrà l’effetto contrario. Idealmente dovrebbe, quindi, essere il cliente a esprimere le ragioni per cambiare.
Le dinamiche della conversazione sul cambiamento
Il riflesso a correggere è sostenuto dalla convinzione che bisogna convincere o persuadere la persona a fare le cose giuste. In queste interazioni spesso le persone che vengono aiutate giungono alla conclusione che in realtà non vogliono cambiare e normalmente non è questo l’obiettivo del professionista. Le persone reagiscono proprio così al riflesso a correggere, quando viene detto loro cosa fare, perché farlo e cosa dovrebbero fare; tendono a sentirsi a disagio e farle sentire a disagio non le aiuta a cambiare.
Una definizione iniziale
La competenza nel colloquio motivazionale prevede molto di più del semplice porre delle domande e richiede un ascolto di alta qualità. Ci sono tre diversi livelli della definizione di colloquio motivazionale. La prima si focalizza sui propositi; il colloquio motivazionale è uno stile collaborativo di conversazione volto a rafforzare la motivazione e l’impegno al cambiamento di una persona. Esso è prima di tutto e soprattutto una conversazione sul cambiamento. Può essere breve o prolungato e può essere applicato in diversi contesti, con le persone singole o con i gruppi; si tratta più di guidare la persone che di dirigerla. Inoltre, il suo obiettivo è di rinforzare la motivazione al cambiamento, assumendo un impegno verso di questo.
Lo spirito del colloquio motivazionale
La collaborazione
Il primo degli aspetti cruciali dello spirito del colloquio motivazionale è la collaborazione; esso viene fatto “per” o “con” una persona, ossia è una collaborazione attiva tra due esperti, in quanto la persona è senza dubbio la massima esperta di se stessa. L’operatore deve cercare di stabilire una relazione positiva che è orientata al cambiamento ma non è coercitiva. Questo è importante perché, se l’obiettivo è il cambiamento, l’operatore non può agire da solo. Il cliente possiede una competenza fondamentale che si integra con quella dell’operatore e rendere attiva questa competenza è una condizione fondamentale per fare in modo che il cambiamento si realizzi. Un’insidia da evitare è la trappola dell’esperto, che si apre quando l’operatore pensa di avere tutte le risposte ai dubbi della persona; per evitare questo bisogna abbandonare le ipotesi che si suppone di avere, in quanto rappresenta un terreno fertile per far crescere il riflesso a correggere. Un elemento chiave dello spirito di collaborazione sta nella capacità di astenersi dal riflesso a dispensare conoscenze.
La natura collaborativa implica l’essere consapevoli e in sintonia con le proprie aspirazioni e quelle del cliente ed è essenziale per il colloquio motivazionale essere onesti su queste aspirazioni. Questo aspetto della collaborazione implica un rispetto profondo per il prossimo. Ogni tanto l’operatore pone delle domande, ma soprattutto ascolta, perché si tratta della storia della persona.
Accettazione
L’atteggiamento di accettazione di ciò che il cliente esprime è connesso alla collaborazione. Accettare una persona non vuol dire necessariamente approvare le sue azioni o accettare lo status quo. Rogers identifica nel significato di accettazione almeno quattro aspetti:
- Assoluto valore della persona: apprezzare il valore e la potenzialità innati in ogni essere umano. È un atteggiamento di presa in carico non possessiva o di considerazione incondizionatamente positiva. Rappresenta una delle condizioni necessarie e sufficienti della relazione terapeutica finalizzata al cambiamento. L’opposto di questo atteggiamento è giudicare, porre condizioni al valore della persona; le persone se non si sentono accettate si bloccano e la loro capacità di cambiare diminuisce. D’altra parte quando le persone si sentono accettate per quello che sono diventano libere di cambiare. Rogers ipotizzò che le persone, in una particolare condizione terapeutica, cambieranno spontaneamente in modo positivo; c’è una tendenza spontanea all’autorealizzazione. È come se ognuno avesse uno stato di maturazione finale o uno scopo verso il quale in particolari condizioni tenderà a crescere.
- Accurata empatia: è un interesse attivo e uno sforzo di comprensione della prospettiva intrinseca dell’altro, di vedere il mondo attraverso i suoi occhi. L’accurata empatia consiste nella capacità di comprendere il quadro di riferimento dell’altro e di essere convinti che sia importante comprenderlo. Il contrario è l’opposizione della propria prospettiva, presupponendo che la visione degli altri sia irrilevante e fuorviante.
- Valorizzazione dell’autonomia: significa valorizzare e rispettare l’autonomia individuale di ogni persona, il suo diritto e la sua capacità di autodeterminarsi. Nel suo approccio centrato sul cliente, Rogers, provò a offrire alle persone la totale libertà di essere e di scegliere, essendo convinto che rispettando le condizioni terapeutiche esse avessero la tendenza a progredire in una condizione positiva. All’opposto della valorizzazione dell’autonomia c’è il tentativo di far fare le cose alle persone, obbligandole ed esercitando un controllo. Certi comportamenti porteranno sicuramente a conseguenze negative, ma la scelta resta sempre della persona; si crea una situazione paradossale, in cui da un lato, cercare di costringere una persona a fare una scelta fa emergere la reattanza psicologica, e dall’altro, riaffermare la libertà di scelta di una persona normalmente fa diminuire le difese e può facilitare il cambiamento. Questo implica abbandonare l’idea per cui l’operatore ha il potere di indurre le persone a cambiare.
- Sostegno: si intende la ricerca e il riconoscimento delle risorse degli sforzi di una persona. Il suo opposto è ricercare ciò che le persone hanno di sbagliato e, dopo aver individuato l’errore, dire loro come fare per correggerlo.
Queste quattro condizioni per l’intervento centrato sulla persona esprimono ciò che si intende con Accettazione.
Propensione all’aiuto
Il concetto di propensione all’aiuto non prevede di soffrire insieme al cliente, né di provare simpatia per l’altro senza agire per il suo bene, bensì rappresenta la scelta di impegnarsi a ricercare e favorire il benessere degli altri. La promozione del benessere altrui è, ovviamente, una delle motivazioni che spingono le persone a intraprendere una professione di aiuto.
Evocazione
Spesso ciò che accade nei colloqui professionali sul cambiamento si basa sul modello del deficit, presupponendo che alla persona manchi qualcosa che deve essere installato. Questo approccio normalmente non funziona quando l’argomento della conversazione è il cambiamento personale.
Lo spirito del colloquio motivazionale parte da una premessa molto diversa focalizzata sulle risorse, che presuppone che le persone posseggano già ciò di cui hanno bisogno e che il compito dell’operatore sia di evocarlo. È dunque particolarmente importante concentrarsi sul comprendere i punti di forza e le risorse della persona; nel loro interno essa presenta già le motivazioni e le risorse che possono essere richiamate. Questo spirito evocativo si integra con il concetto di ambivalenza; nelle persone in ambivalenza riguardo al cambiamento, già convivono entrambe le ragioni, quelle che favoriscono il cambiamento e quelle che sostengono lo status quo. Il compito consiste nell’evocare e nel rinforzare le motivazioni al cambiamento che sono già presenti.
Questo ci permette di formulare la seconda definizione; il colloquio motivazionale è uno stile di counseling centrato sulla persona volto ad affrontare il comune problema dell’ambivalenza per il cambiamento.
Alcuni principi della presa in carico centrata sulla relazione
Alcuni principi generali all’interno dell’approccio centrato alla cura della persona sono:
- I servizi esistono a beneficio delle persone e le priorità sono i loro bisogni.
- Il cambiamento è auto-cambiamento e i servizi devono facilitare tale processo spontaneo.
- Le persone sono le esperte di loro stesse e nessuno le conosce meglio di loro.
- Non bisogna far accadere il cambiamento.
- Non bisogna offrire delle buone idee in quanto è possibile che le nostre non siano le migliori.
- Le persone hanno forza, motivazioni e risorse da attivare perché si realizzi il cambiamento.
- Il cambiamento richiede una collaborazione.
- È importante capire il punto di vista della persona sulla situazione, le sue esigenze e la sua idea.
- Il cambiamento non è come una lotta.
- La motivazione al cambiamento non viene installata dall’esterno, ma evocata.
- La possibilità di scelta sul cambiamento delle persone non è revocabile.
Un processo evolutivo
È la pratica costante del colloquio motivazionale che insegna lo spirito fondante; mettere in pratica questo modo di essere con gli altri fa in modo che emerga sempre di più.
Il metodo del colloquio motivazionale
I quattro processi del colloquio motivazionale
I quattro processi del colloquio motivazionale sono sia sequenziali che ricorrenti, e possono essere rappresentati come i gradini di una scala; ogni processo si sovrappone al precedente, che continua a sussistere in quanto fondamento del seguente. Nel corso del colloquio si può salire o scendere la scala, tornando al gradino precedente quando è necessario porvi di nuovo attenzione. Questi processi sono:
- Stabilire una relazione: ogni rapporto personale inizia con un momento in cui si stabilisce la relazione; la prima impressione è molto importante, anche se non sarà definitiva. Durante qualsiasi incontro iniziale, le persone decidono se il professionista è di loro gradimento, se possono fidarsi di lui e se decideranno di tornare al prossimo appuntamento. Stabilire una relazione è il processo con cui entrambe le parti stabiliscono un rapporto proficuo e una relazione collaborativa. La relazione può essere facilitata o ostacolata anche da fattori esterni come il sistema dei servizi in cui il colloquio si svolge, lo stato emotivo del professionista o la situazione e l’atteggiamento mentale del cliente. Stabilire una relazione terapeutica è la premessa per tutto ciò che avverrà in seguito.
- Focalizzare: stabilire una relazione porta a focalizzare su un’agenda specifica, ossia il motivo per cui la persona è venuta al colloquio. Focalizzare è il processo con il quale si definisce e si mantiene una direzione specifica nelle conversazioni sul cambiamento. Nelle relazioni di aiuto è normale che emergano percorsi che sono orientati a uno o più obiettivi di cambiamento; questi possono essere formalizzati nel piano di trattamento. Questi obiettivi potrebbero o non potrebbero comprendere il cambiamento comportamentale. Nel colloquio motivazionale il processo di focalizzare aiuta a chiarire la direzione, l’orizzonte verso cui si vuole andare.
- Evocare: implica far emergere le motivazioni al cambiamento proprie del cliente ed è sempre stato il fulcro del colloquio motivazionale. Si verifica quando si è stabilito un focus di cambiamento e si cominciano a riunire le idee e i sentimenti del cliente sul perché e sul come realizzarlo. È l’esatto opposto dell’approccio didattico, in quanto in questo modello l’esperto emette sia la diagnosi che la soluzione, tuttavia quando l’obiettivo è il cambiamento personale, tale metodo direttivo fallisce, in quanto il cambiamento richiede la partecipazione attiva dell’individuo. Evocare vuol dire fare in modo che la persona dia voce alle sue ragioni per cambiare. Tuttavia è anche possibile che alcune persone si presentino al colloquio pronte a cambiare e chiedendo consigli per farlo; con queste ci si deve rapidamente spostare sul processo della pianificazione. Il processo di evocare ci porta alla formulazione dell’ultima definizione; il colloquio motivazionale è uno stile di comunicazione collaborativo e orientato, che presta attenzione al linguaggio del cambiamento, progettato per rafforzare la motivazione personale e l’impegno verso un obiettivo specifico, attraverso la facilitazione e l’esplorazione delle ragioni proprie della persona per cambiare, in un’atmosfera di accettazione e aiuto.
- Pianificare: quando la persona arriva a essere disponibile al cambiamento comincia a pensare e a parlare del quando e del come cambiare. Tuttavia non c’è un momento preciso in cui questo accade. Pianificare comporta sia sviluppare l’impegno al cambiamento, sia la formulazione di un piano specifico di azione.
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