Manuale di assertività
Capitolo 1 – L’assertività
L’assertività è una componente essenziale per docenti, politici, manager, medici, psicologi e di coloro che non vogliono ignorare le regole di una comunicazione chiara, efficace e convincente. L’assertività viene presentata come una forma di cultura che inquadra la personalità, l’immagine di sé, la sicurezza e l’autostima. L’aspetto psicologico viene esaminato da tre punti di vista: emotivo, cognitivo e comportamentale.
Secondo Watzlawick il linguaggio è uno strumento per comunicare con gli altri e con se stessi. Ciò che diciamo a noi stessi condiziona il nostro umore e il nostro comportamento. Noi andiamo in rovina a causa delle parole, ma è anche vero che ci salviamo grazie al loro uso appropriato.
Hesse sottolinea che solo nei momenti critici della vita viene alla luce il vero carattere di una persona.
Realizzare l’assertività richiede applicazione: il primo passo è leggere, poi capire ed, infine, agire. Essa funziona come una risposta anti-ansia e come condizione per realizzare i propri obiettivi solo se viene esercitata.
Assertività
In psicologia il termine indica l’efficacia personale, l’efficienza, l’affermatività. Il comportamento assertivo rappresenta il giusto equilibrio tra passività e aggressività. Assertivo Aggressivo Passivo O
L’assertività è la qualità di chi è in grado di far valere le proprie opinioni, pur rispettando quelli degli altri, in accordo con il principio di reciprocità. È uno stile di vita che non richiede di cambiare personalità, ma di scoprire il significato di essere spontanei e naturali e insieme socialmente competenti. Per realizzare noi stesso dobbiamo sapere chi è il soggetto di ogni azione. Spesso ci si dimentica di essere i soggetti che scelgono e decidono e ci si lascia influenzare da pensieri automatici, frutto di condizionamenti.
Noi non siamo i nostri pensieri, ma il soggetto che li osserva, ne prende atto e poi sceglie quelli che riconosce in linea con i propri obiettivi e valori. Noi siamo il cielo, i pensieri le nuvole che vanno e vengono mentre il cielo rimane immutato.
Divenire assertivi
La scarsa assertività produce scarsa stima di sé, sdegno e disprezzo. La persona passiva è portata a dire: ”Non valgo niente!” e questo tipo di dialogo interiore non aiuta al cambiamento e così il ciclo si ripete: comportamento inadeguato → reazioni negative da parte degli altri → atteggiamento di autosvalutazione → comportamento inadeguato.
La persona assertiva nei Promessi Sposi
Per capire meglio l’assertività vengono presi come esempi i personaggi de I Promessi Sposi di Alessandro Manzoni.
- L’assertivo → Padre Cristoforo: il suo linguaggio era umile e posato, quando si trattava di giustizia l’uomo si animava e tutto il suo contegno annunciava una lunga guerra.
- Il passivo → Passività e aggressività sono due facce della stessa medaglia. Spesso chi è passivo cova desideri di grandezza: è presuntuoso, superbo, ma per paura della frustrazione risulta inibito. Un esempio dell’opera del Manzoni è il sarto.
- L’aggressivo → Innominato: padrone degli affari altrui, aveva interesse nel comandare e nell’essere temuto da tutti, invidioso e aveva degli amici subordinati, riconosciuti come inferiori.
- Il passivo-aggressivo → Don Abbondio: una persona passiva che sa essere aggressiva con i più deboli. Non era nato cuor di leone, ha esercitato tanta pazienza e inghiottito tanti bocconi amari in silenzio, se non li avesse sfogati la sua salute ne avrebbe sofferto.
- Il manipolativo → Avvocato Azzecca-garbugli: ha nascosto la sua passività grazie al ruolo che gli ha permesso di raggirare gli altri, manipolandoli. Di fronte alle autorità è passivo, ma di fronte a Renzo…gli ha detto frasi che lo hanno fatto sentire ignorante, in colpa e non in grado di capire la situazione. Un po’ come il lupo che si traveste da agnello per ottenere dagli altri ciò che vuole, facendolo sentire in colpa.
Principio di reciprocità: l’assertivo e gli altri
Ciò che accomuna il passivo e l’aggressivo è l’egocentrismo, quell’atteggiamento che porta a considerare gli altri come estranei alla propria umanità. Quando si condanna un’altra persona si dimentica che come noi prova emozioni, ansie e disagi. L’assertivo sa che essere persona significa avere la coscienza di appartenere al genere umano e non possiamo trattare nessuno come estraneo. La più grande prova che può essere data all’uomo è l’incontro con un altro uomo perché lo salverà da se stesso.
Reciprocità e solitudine
La solitudine è essenziale alla profondità della meditazione e del carattere. Un buon rapporto con l’altro si ha solo con un buon rapporto con se stessi. La solitudine non è isolamento, essere isolato significa sentire la mancanza dell’altro, è uno stato negativo, significa che ti senti vuoto, credi nell’altro, dipendi dall’altro. E poiché dipendi dagli altri sei solo un riflesso degli altri. Comprendere la solitudine è segno di autonomia.
Persona e personaggio
In alcuni è viva l’esigenza di mettersi la maschera di un personaggio, ma così facendo hanno perso la loro parte più autentica, trovandosi vittime di una dipendenza dagli altri. Il personaggio dipende dai condizionamenti sociali; la persona non ha la necessità di dipendere dagli altri, ma valuta le sue azioni in funzione dei propri valori.
Capitolo 2 – Origine e storia
Ricchezza espressiva e libertà dell’ansia: Salter
L’assertività produce emozioni positive; una forza capace di dissolvere le inibizioni sociali. A Salter risalgono le prime ipotesi sulle caratteristiche dell’assertività: le persone passive risultano inibite nei rapporti con gli altri e tendono a sentirsi depresse e frustrate, con crisi di ansia nel momento in cui si trovano sole. Di contro, un comportamento ricco di qualità espressive, di mobilità mimica, di scioltezza dei gesti, di chiarezza di voce e di contenuto, non solo richiede l’ansia, ma stabilizza l’umore, rafforzando la fiducia e la sicurezza personale.
Salter propone sei regole per diventare assertivi:
- Esprimi a parole i tuoi sentimenti; fa in modo che le persone sappiano quando sei felice, triste, determinato, irato e simili.
- Mostra le tue emozioni a livello non verbale. Se sei felice, sorridi e mostra felicità. Se sei irritato, aggrotta le sopracciglia.
- Quando non sei d’accordo con qualcuno, discuti con lui. Non startene zitto.
- Usa il pronome “Io” il più possibile.
- Esprimi apprezzamento quando sei elogiato.
- Improvvisa: vivi l’istante.
Inibizione reciproca tra assertività e ansia sociale: Wolpe
Wolpe contribuì alla nascita della terapia del comportamento, introducendo il principio dell’inibizione reciproca. Egli aveva sperimentato come certi stati emotivi quali il rilassamento, la collera, l’eccitazione sessuale e l’affermazione di sé avessero un potere inibitorio nei confronti dell’ansia.
Abilità sociali e svantaggio culturale: Goldstein
Goldstein si preoccupò dei ragazzi svantaggiati coniando un nuovo termine per il suo programma: Skillstreaming che sottolinea l’importanza di acquisire abilità specifiche per migliorare l’apprendimento. Non conta solo l’intelligenza, ma anche la capacità di osservare l’interlocutore, di esprimere il proprio pensiero, di fare domande, di persistere nelle proprie richieste, di accettare le critiche, di parlare in pubblico. Questo approccio si realizza tramite le forme di apprendimento interattivo:
- Modeling → Apprendimento tramite l’imitazione di modelli di comportamento più efficaci di quelli passivi o aggressivi.
- Role Playing → Prove di comportamento con scambio di ruolo.
- Performance Feedback → Apprendimento tramite l’attenzione ai risultati delle proprie prestazioni.
- Transfer → Generalizzazione alle situazioni quotidiane, con compiti a casa.
La formazione assertiva come terapia polivalente: Liberman
Liberman ha contribuito con un programma in cui l'assertività rappresenta una forma di terapia indicata non solo per timidezza, depressione, ansietà e disturbi da stress, ma anche per schizofrenia, paranoia e mania. Sottolinea l'importanza dell'attività di gruppo per allenare i partecipanti a riconoscere la natura delle emozioni provate.
La persona assertiva:
- Fa valere i propri diritti e rispetta i diritti altrui;
- Raggiunge i propri obiettivi senza offendere gli altri;
- Ha una buona immagine di sé e un'appropriata fiducia in se stessa;
- Si esprime in modo chiaro e autonomo;
- Decide per se stessa.
La persona passiva:
- Permette che vengano violati i propri diritti e che gli altri ne traggano vantaggio;
- Non raggiunge i propri obiettivi;
- Si sente frustrata, infelice, ansiosa;
- È inibita e depressa;
- Consente che gli altri scelgano per lei.
La persona aggressiva:
- Viola i diritti altrui per trarne vantaggio;
- Raggiunge i propri obiettivi a spese degli altri;
- È belligerante e sulla difensiva; umilia e disprezza gli altri;
- È esplosiva, ostile e irata;
- Si intromette nelle scelte altrui.
Concezione umanistica e tecnicismo
Dopo i primi anni di entusiasmo per la formazione assertiva ci si è accorti che un aumento di abilità assertiva non si traduceva in un aumento di benessere personale. Veniva attuato un approccio tecnicistico, che confondeva mezzi e fini, dimenticando che è il valore intrinseco della persona umana che può dare loro significato. Si è sottolineata l’importanza di unire alle tecniche un cambiamento culturale, nella prospettiva che privilegi la dignità umana anche nella scelta dei fini e non solo nella scelta dei mezzi per realizzarli.
Uso clinico dell’assertività
Le difficoltà sociali sono causa delle difficoltà personali. I disturbi che sono di natura sociale:
- Depressione come evitamento, rifiuto o riduzione dei rapporti sociali;
- La schizofrenia che si manifesta in comportamenti incongruenti;
- La psicopatia che consiste nell’insensibilità per le reazioni degli altri.
Dal punto di vista clinico l’assertività viene considerata un fattore terapeutico: mediante training assertivi si creano maggiori opportunità di sperimentare emozioni positive, migliorando l’efficacia interpersonale e l’autostima sottraendola ai condizionamenti sociali negativi.
Principali studi sull’assertività in ambito psichiatrico
Alti livelli di comportamento iperprotettivo e di criticismo possono contribuire di per sé alle ricadute di pazienti schizofrenici o depressi. Le persone depresse sono caratterizzate da bassa frequenza nell’emissione di comportamenti sia verbali sia non verbali. Pazienti nevrotici presentano molteplici distorsioni cognitive: la tendenza ad aspettarsi conseguenze negative dalle proprie azioni e, quindi, disapprovazione e criticismo da parte degli altri. I pazienti depressi presentano una tipica tendenza ad autosvalutarsi e a sentirsi incapaci di reagire o di prendere iniziative, sentendosi privi di controllo su di sé e sui propri stati d’animo. Un funzionamento sociale è un indicatore per il manifestarsi successivo della sintomatologia schizofrenica. La caratteristica di molti pazienti schizofrenici è costituita da povertà di linguaggio e di contatto oculare, con assenza di spunti non verbali nella comunicazione. Gli psicopatici fissano gli altri con insistenza, sorridono poco e sono visti come intrusivi.
L’Assertive Training: terapia a largo spettro
Il Training Assertivo si realizza attraverso un programma di esercizi che incrementano la capacità espressiva personale con una maggior consapevolezza. L’espressione è fondamentale per sentirsi e far sentire gli altri a proprio agio. L’espressione delle emozioni, infatti, permette di:
- Risolvere o di tenere sotto controllo l’ansia;
- Rappresenta l’espressione di se stessi;
- Permette di conoscere le esigenze personali;
- Con il feedback sociale si determina l’immagine positiva di sé.
La depressione reattiva è spesso connessa con difficoltà nell’instaurare rapporti interpersonali soddisfacenti. Fobie come l’agorafobia e la patofobia rivelano la presenza di paura di fare brutta figura, vergogna al pensiero di dover chiedere aiuto in caso di necessità, reazioni emotive intense agli sguardi altrui. Il training assertivo costituisce il trattamento di una serie di disturbi e si esplica sullo stile comportamentale dell’individuo.
Per la valutazione e l’acquisizione delle abilità sociali è possibile distinguere 5 distinti razionali:
- I condizionamenti sociali emozionali costituiscono la fonte più immediata di disadattamento e si manifestano con reazioni autonome (arrossire per uno sguardo). L’acquisizione delle abilità di controllo ha come obiettivo l’autonomia emotiva.
- Il repertorio motorio contribuisce per le varie forme di inibizione che ne limitano le manifestazioni (timido, depresso, ansioso che mostrano un’espressività ridotta e irrigidita).
- Il repertorio cognitivo comprende 3 livelli di abilità sociali. Il primo riguarda il criterio per mediare le esigenze personali con quelle sociali, attraverso l’identificazione dei diritti della persona. L’obiettivo è il rispetto di sé.
- All’interno del repertorio cognitivo troviamo la capacità di autoapprezzamento, che si attua con le abilità di problem solving. L’obiettivo per il training è dato dalla capacità di iniziativa.
- L’ultimo livello riassume gli altri, ed è il risultato della condizione di mantenimento. È ciò che si dice: l’immagine di sé.
L’assertività come dimensione della personalità
Eysenck pensa che sia l’assertività il fattore rilevante di prevenzione del rischio di malattia. Egli identifica alcuni tipi di personalità:
- Chi riconosce la propria responsabilità nel modo di affrontare gli eventi e sviluppare regole di comportamento in grado di gestire le proprie emozioni e quelle altrui.
- Chi non ha idea di come le conseguenze delle proprie azioni dipendano dalla sua responsabilità, ma tende ad attribuirne la colpa agli altri.
- Chi alterna momenti di passività e aggressività.
- Chi evita le conseguenze emozionali delle proprie azioni (chi sceglie un determinato tipo di lavoro non deve lasciarsi coinvolgere emotivamente: operatori di soccorso, medici, infermieri, vigili del fuoco, polizia stradale).
- Caratterizzato dall’egocentrismo: è poco soggetto allo stress, condivide con gli altri le gioie, ma lascia loro le difficoltà e le sofferenze.
Stress
Indica malessere, disagio, avversità, afflizione, uno stimolo di minaccia. Perrez, Malacrida, Bomio e Matathia hanno raggruppato i fattori di stress secondo 4 categorie:
- Fattori ambientali che condizionano l’organizzazione del lavoro;
- Fattori sociali, derivanti dal comportamento degli altri membro dello staff (colleghi e capi);
- Fattori connessi al tipo di lavoro, caratterizzato da improvvisi carichi di lavoro ed emotivi;
- Fattori dipendenti dall’amministrazione, poco attenta ai problemi logistici e organizzativi.
Burnout
È la condizione in ci si brucia e non si dà più niente in termini di risultati. È una sindrome, caratterizzata da disturbi psicosomatici (cefalee, colon irritabile, ipertensione, ecc) e sul piano comportamentale dalla perdita di motivazione per il proprio lavoro e dalla depressione dell’umore. Questa condizione si manifesta attraverso 3 fasi:
- Percezione di uno squilibrio tra le aspettative di realizzazione professionale e le condizioni effettive in cui il lavoro si deve svolgere;
- Esaurimento della motivazione a mantenere uno status professionale di buon livello;
- Distacco motivazionale, visione pessimistica del proprio ruolo, indifferenza.
Si ritiene che il burnout abbia origine dall’accumularsi di reazioni di stress e di frustrazione, da un periodo prolungato di stress ad alti livelli, in un ambiente di lavoro caratterizzato da notevoli carichi di lavoro e da tensioni sociali, con scarse possibilità di feedback sociali positivi.
Efficacia dei programmi comportamentali
Alcuni studiosi hanno presentato diversi programmi di prevenzione e di riduzione dello stress lavorativo. I trattamenti efficaci sono 3:
- Trattamenti centrati su come trattare con le persone (Assertività);
- Trattamenti centrati sulla consapevolezza interpersonale (Empatia);
- Trattamenti centrati sugli aspetti psicofisiologici (risposta rilassante).
Tra questi, l’assertività riveste un ruolo centrale. Comprende lo sviluppo delle abilità di rapporto interpersonale, volte a gestire le persone in crisi. L’obiettivo è uno stile di comportamento centrato sulla realtà.
L’empatia comprende la necessità di sviluppare sensibilità e comprensione nei confronti dei sentimenti altrui.
La risposta rilassante rappresenta la meditazione trascendentale, consente di assumere un atteggiamento di distacco nei confronti di ogni esperienza. Il termine indica una forma di contemplazione indipendente dai contenuti ed una focalizzazione dell’attenzione nei confronti dei molteplici stimoli, interni ed esterni.
Capitolo 3
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