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STORIA DELL’ARCHITETTURA

DEL QUATTROCENTO E DEL CINQUECENTO

Riassunto dettagliato e strutturato per lo studio universitario

Frommel - Quattrocento e Cinquecento | Sintesi per lo studio

PARTE I - IL QUATTROCENTO

FILIPPO BRUNELLESCHI

Profilo, formazione e concezione dell’architettura

Contesto storico-culturale: Firenze tra tardo Medioevo e primo Rinascimento. Brunelleschi è presentato

• come restauratore della tradizione classica, ma opera entro una cultura costruttiva ancora gotica. Dopo

la sconfitta nel concorso del 1401 per la porta del Battistero, studia a Roma con Donatello archi, volte e

ordini antichi; privilegia modelli tardoimperiali, percepiti come affini alla tradizione fiorentina.

Protagonisti: Filippo Brunelleschi; Antonio di Tuccio Manetti, primo biografo; Donatello; Vitruvio; Ghiberti,

• rivale nei concorsi e nei cantieri; Cosimo de’ Medici, che dopo il 1434 preferisce artisti più malleabili

come Michelozzo e Donatello.

Formazione e metodo: educazione iniziale al latino e formazione da orefice, con competenze nel niello,

• smalto, rilievo e scultura. Le tavolette prospettiche del 1413 fissano scientificamente punto di

osservazione e punto di fuga. Lo spazio è concepito come realtà fisica infinita ma misurabile; l’edificio

deve manifestarne ordine, proporzione e intelligibilità.

Teoria e dibattito: il testo ridimensiona l’immagine di un Brunelleschi esclusivamente “classico”: l’ideale

• resta romano, ma tecniche, scheletri strutturali e verticalismo conservano radici medievali. La sua

originalità consiste nella fusione critica delle due tradizioni e nel controllo intellettuale dell’intero

processo, dall’ideazione alla posa.

Cupola di Santa Maria del Fiore (dal 1418)

Contesto e committenza: massimo cantiere civico-religioso fiorentino, iniziato con Arnolfo di Cambio e

• ingrandito da Francesco Talenti. La tribuna ottagonale aveva un diametro di circa 43 m e l’imposta era a

circa 55 m: dimensioni che rendevano impraticabile una centina tradizionale. Brunelleschi condivide

inizialmente la direzione con Ghiberti, poi lo estromette assumendo il controllo tecnico del cantiere.

Forma e struttura: la copertura è propriamente una volta a padiglione, non una cupola di rotazione: otto

• vele impostate sull’ottagono. Il profilo è a quinto di sesto acuto, sufficientemente rialzato per limitare le

spinte. La soluzione è a doppia calotta: interna portante (circa 2,5 m), intercapedine praticabile (circa 1,5

m) ed esterna protettiva (circa 1 m).

Scheletro portante: otto costoloni maggiori sugli spigoli e due costoloni mediani per ciascuna vela;

• collegamenti orizzontali creano una gabbia tridimensionale. Le semicupole e le tribune morte

collaborano allo scarico dei pesi e alla continuità visiva tra tamburo e cupola.

Innovazioni di cantiere: ponteggi sospesi e progressivamente sollevabili; argani per materiali; muratura

• autoportante senza centina; posa dei laterizi a spina di pesce, con ricorsi orizzontali legati da mattoni

verticali. La disposizione inclinata dei mattoni stabilizza progressivamente la costruzione.

Lanterna: approvata nel 1436, avviata nel 1446 e completata dopo la morte di Brunelleschi. Il suo peso ha

• funzione statica, perché contrasta le spinte e serra i costoloni. Presenta ordine corinzio, archi su

semicolonne, contrafforti con nicchie a conchiglia, colonne poligonali, volute a S, trabeazione continua e

otto vele convesse culminanti nella sfera dorata. Michelozzo e Antonio Manetti Ciaccheri intervengono

nei dettagli.

Lettura critica: struttura gotica, tecnologia sperimentale e immagine classicheggiante convergono in un

• organismo unitario. Costoloni bianchi e vele in laterizio costruiscono un’immagine prospettica leggibile,

con linee convergenti verso la lanterna. 1

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Spedale degli Innocenti (1419-1427)

Contesto e funzione: ospizio per trovatelli commissionato dall’Arte della Seta. La tipologia con corte, loggia

• e corpi laterali è tardomedievale; Brunelleschi la traduce in linguaggio classico e attribuisce alla fronte

pubblica sulla piazza della Santissima Annunziata il valore civile di un foro antico.

Spazio e proporzioni: loggia rialzata su nove gradini; nove arcate impostate su un modulo di 10 braccia

• fiorentine. Intercolumnio, altezza della colonna sino all’imposta e profondità del portico coincidono,

generando campate cubiche voltate a vela. Il sistema maggiore trilitico di paraste e trabeazione inquadra

il sistema minore di archi su colonne.

Materiali e percezione: la pietra serena evidenzia gli elementi strutturali o pseudo-strutturali, l’intonaco

• bianco le tamponature. La bicromia rende immediatamente leggibile la trama geometrica, richiamando

Battistero e San Miniato al Monte.

Lessico: intercolumnio, distanza tra due colonne; volta a vela, porzione di calotta semisferica tagliata da

• quattro piani verticali; sistema trilitico, sostegni verticali più elemento orizzontale; parasta rudentata,

sostegno aderente al muro con scanalature riempite inferiormente da elementi convessi; blocco

d’imposta, elemento tra capitello e arco.

Dibattito: la composizione non deriva direttamente da Vitruvio e sarà giustificata teoricamente solo da

• Alberti. Le colonne ancora snelle e il verticalismo mostrano la difficoltà iniziale di emanciparsi dai

prototipi medievali.

Cappella Barbadori in Santa Felicita (1419)

Contesto: cappella funeraria inserita nella navata di una chiesa preesistente; traduce una tipologia

• tardogotica nel linguaggio del Battistero.

Forma: cellula affine alla loggia degli Innocenti, con paraste corinzie giganti, semicolonne, arcate e

• cupoletta su pennacchi. I capitelli ionici e i blocchi d’imposta richiamano il Battistero.

Termini: scarsella, vano rettangolare o quadrato sporgente che accoglie l’altare; pennacchio, triangolo

• curvilineo che media tra pianta quadrata e cupola.

Sagrestia Vecchia di San Lorenzo (dal 1422)

Contesto e committenza: Giovanni di Averardo de’ Medici finanzia una sagrestia associata alla cappella

• funeraria familiare, ottenendo monumentalità e rappresentanza nel quartiere mediceo. Donatello

aggiunge dopo il 1434 una decorazione sontuosa contestata da Brunelleschi.

Pianta e spazio: ambiente cubico con scarsella d’altare; parete di fondo composta come una facciata con

• una serliana (grande arco centrale e campate laterali strette). Arconi e pennacchi impostano la cupola;

nella scarsella compare una cupola emisferica.

Ordine e parete: ordine corinzio di colonne quadrangolari; trabeazione continua sostenuta sulle pareti

• laterali da mensole ispirate agli archi trionfali. Agli angoli le paraste “piegate a libro” suggeriscono

l’intersezione di due colonne quadrangolari inglobate nel muro.

Copertura: cupola a ombrello con nervature e finestre tonde; lanterna circolare con sei colonne e

• trabeazione continua. Creste in pietra serena e vele intonacate conservano una logica gotica di scheletro

e tamponamento.

Dibattito: emerge il “paradosso brunelleschiano”: il disegno presenta il muro come materia inerte e

• l’ordine come scheletro, ma la muratura reale porta i carichi. Le mensole finiscono per dichiarare proprio

il ruolo strutturale del muro che l’immagine vorrebbe negare.

Basilica di San Lorenzo (dal 1421)

Contesto: basilica cruciforme medicea, ispirata alle basiliche paleocristiane e alla Cattedrale di Pisa. Dal

• 1442 Cosimo destina la crociera alla propria memoria funeraria e incarica Donatello di organizzarla.

Struttura spaziale: tre navate, crociera cupolata, cappelle perimetrali e transetto. Il quadrato della crociera

• governa modularmente pianta e alzato; la luce aumenta gerarchicamente dalla navata alle cappelle. 2

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Ordine: colonne corinzie molto snelle, pilastri cruciformi e trabeazione continua. Il dado brunelleschiano,

• frammento completo di architrave-fregio-cornice sopra il capitello, reinterpreta il pulvino e convoglia

l’arco sulla colonna.

Critica: l’ordine chiarisce la gerarchia, ma la proporzione allungata e il rapporto ambiguo fra paraste,

• trabeazione e parete conservano residui gotici e il problema già emerso nella Sagrestia Vecchia.

Santo Spirito (dal 1434)

Contesto e committenza: finanziata da cittadini facoltosi; le 44 cappelle uguali rappresentano idealmente

• l’eguaglianza della repubblica. Il progetto corregge i limiti di San Lorenzo.

Spazio: navate laterali proseguite in deambulatorio, navata centrale continua nel coro e nel transetto,

• crociera dominante; in origine era previsto un portico anche sulla controfacciata. Le cappelle

semicircolari scavano senza interruzione il perimetro.

Ordine: colonne corinzie meglio proporzionate; pilastri cruciformi trasformati in colonne quadrangolari;

• archivolti trattati come architravi curvi. L’unità nasce dalla continuità delle parti, non dalla semplice

giustapposizione di moduli.

Tradizione: verticalità delle cappelle, profili ondulati e sistema di contrafforti mantengono componenti

• trecentesche, integrate però in un organismo più maturo.

Santa Maria degli Angeli (dal 1434)

Contesto: oratorio funerario camaldolese finanziato dal lascito del condottiero Pippo Spano; cantiere

• presto interrotto.

Pianta e modelli: interno ottagonale ed esterno a sedici lati, ispirato a un mausoleo imperiale. Nicchie e

• cappelle riducono la massa muraria; una progressione gerarchica conduce dalle nicchie alla cupola

luminosa.

Struttura: cappelle voltate a botte, tamburo con oculi, cupola con otto costoloni rinforzati. L’esterno rende

• leggibile la gerarchia interna e sviluppa uno spazio centralizzato espansivo.

Cappella Pazzi, tribune morte, lanterna e Cappella Cardini

Cappella Pazzi: sala rettangolare con vano centrale cupolato e due ali laterali voltate a botte; scarsella

• d’altare, ordine corinzio in pietra serena, trabeazione continua, oculi e cupola a dodici spicchi. La

bicromia rende leggibile lo scheletro; il portico, completato in seguito, rielabora arco centrale e sistema

trilitico.

Tribune morte del Duomo: piccoli organismi semicircolari addossati al tamburo, privi di funzione liturgica.

• Contraffortano i piloni e mediano visivamente tra massa inferiore e cupola; nicchie, colonne e trabeazioni

combinano geometria classica e dinamica gotica.

Lanterna: ultima sintesi tra parete ridotta a pilastri portanti e apparato classico. Il dettaglio fu adattato da

• Michelozzo e Ciaccheri, ma la struttura di base resta brunelleschiana.

Cappella Cardini a Pescia: Andrea di Lazzaro Cavalcanti detto Buggiano traduce in spazio reale

• l’architettura dipinta da Masaccio e le edicole di Donatello. Colonne quadrangolari corinzie, volta a botte,

colonne libere e ricca decorazione mostrano l’incontro fra tardo Brunelleschi, Michelozzo e il cortile

Rucellai.

DONATELLO E MICHELOZZO

Donatello (1386-1466)

Contesto: compagno di Brunelleschi nello studio dell’antico a Roma. Non cerca una norma filologica, ma

• varietà, fasto e libertà inventiva.

Linguaggio: dai residui gotici passa a un’antichità edonistica e fortemente plastica. Nell’Annunciazione di

• Santa Croce (1435) usa colonne quadrangolari con entasi, scanalature vegetali, basi a volute, capitelli a

mascheroni, conchiglie e frontone spezzato da volute.

Influenze: il dialogo con Alberti porta al modello della Basilica di Massenzio nelle storie di Sant’Antonio a

• Padova e nelle scene della Passione in San Lorenzo. 3

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Michelozzo (1396-1472)

Profilo: scultore e virtuoso dell’ornato, a lungo concilia gotico e “all’antica”. Diviene architetto di Cosimo

• de’ Medici e dell’Opera del Duomo; lavora a San Marco, Santissima Annunziata e ville medicee.

Palazzo Medici (dal 1444)

Contesto: residenza di Cosimo, costruita secondo l’immagine politica del primus inter pares: monumentale

• ma priva dei più espliciti simboli signorili.

Esterno: blocco isolato; tre livelli gerarchici: bugnato rustico difensivo al piano terra, bugnato liscio e bifore

• al piano nobile, intonaco al piano di servizio. Il grande cornicione classicheggiante con dentelli, ovoli e

mensole conclude l’edificio.

Cortile: portico su quattro lati, archi su colonne e fregio mediceo. Il sistema deriva dallo Spedale degli

• Innocenti, ma gli angoli irrisolti e le esili colonne del piano superiore mostrano un uso ornamentale, non

strutturale, dell’ordine.

Tipologia: ingresso, cortile e giardino sono collegati da un cannocchiale prospettico; lo schema diventa

• modello per il palazzo rinascimentale.

Lessico: bugnato, rivestimento di conci sporgenti; bugna, singolo blocco; bifora, finestra divisa in due luci;

• clipeo, medaglione circolare decorativo.

Coro della Santissima Annunziata (dal 1444)

Committenza: Lodovico Gonzaga, incoraggiato da Cosimo, finanzia il coro per messe di suffragio paterne.

• Forma: esterno decagonale, interno cilindrico con cappelle e cupola emisferica su tamburo; modelli nella

• Minerva Medica e nel Pantheon.

Dibattito: Michelozzo vuole competere con Santa Maria degli Angeli sul terreno dell’imitazione antica, ma

• il testo giudica il suo organismo meno coerente e registra le critiche di Brunelleschi.

Il dettaglio architettonico

Apporto: Michelozzo è decisivo nella riscoperta dell’ornamentazione antica: capitelli corinzi e compositi,

• volute, palmette, acanto, frontoni e tabernacoli.

Opere e influenze: Sepolcro Brancacci, pulpito di Prato, Sant’Agostino a Montepulciano, atrio della

• Santissima Annunziata, tabernacoli di San Miniato e della Santissima Annunziata, cortile Medici. Il dialogo

con Donatello e Alberti trasforma progressivamente la citazione decorativa in formulazione più classica.

LEON BATTISTA ALBERTI (1404-1472)

Formazione, teoria e De re aedificatoria

Contesto: umanista nato in esilio, formato nelle lingue classiche; viaggia con la corte papale e studia

• sistematicamente Roma. Con Niccolò V assume un ruolo di consulenza e tutela delle antichità.

Trattati: De pictura, De statua, Descriptio urbis Romae e De re aedificatoria (dieci libri, concluso entro il

• 1452, stampato nel 1485). Vitruvio è il punto di partenza, non un modello da copiare: Alberti ricostruisce

criticamente il sapere antico per produrre soluzioni moderne.

Architetto: non semplice capomastro, ma intellettuale dotato di cultura, metodo, giudizio e competenza

• tecnica. Progetto e costruzione diventano fasi distinte; piante, prospetti ortogonali e sezioni quotate

comunicano razionalmente l’idea.

Principi: firmitas (solidità), utilitas (adeguatezza funzionale), venustas (qualità estetica). La pulchritudo è

• bellezza intrinseca; gli ornamenta sono aggiunte non indispensabili. La concinnitas è armonia numerica

delle parti nel tutto; la varietas consente libertà entro la regola.

Ordine e muro: la colonna è parte della parete; l’architrave è “colonna orizzontale”, l’arco “architrave

• curvo”. Diversamente da Brunelleschi, Alberti riconosce il muro come sostanza portante e tratta spesso

l’ordine come rappresentazione o ornamento. 4

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Palazzo Vitelleschi a Tarquinia (1436-1439)

Committenza: cardinale Giovanni Vitelleschi, governatore di Roma. L’attribuzione ad Alberti non è certa.

• Caratteri: portale come vera porta ionica e finestre con colonnine scanalate e capitelli corinzi. L’aderenza ai

• prototipi antichi supera gli esempi laziali contemporanei.

Palazzo Rucellai (1445-1446)

Contesto: Giovanni Rucellai, mercante e umanista, rinnova e accorpa case preesistenti; la facciata resta

• incompleta. Il progetto trasforma la residenza in dono urbano e dichiarazione culturale.

Forma: tre piani rivestiti uniformemente a bugnato liscio; finestre arcuate derivate dalla bifora; porte

• architravate. Paraste e trabeazioni scandiscono la superficie secondo ordini sovrapposti.

Ordini: tuscanico-dorico al piano terra, corinzio al piano nobile, corinzio semplificato in alto; riferimenti al

• Colosseo, Basilica Emilia e Mausoleo di Adriano. Una fascia a opus reticulatum funge da basamento

visivo.

Teoria: prima verifica costruita della concinnitas. L’ordine è rilievo piano applicato a una parete portante,

• non scheletro fittizio.

Campanile della Cattedrale di Ferrara (dal 1450)

Attribuzione: non documentata, ma sostenuta da struttura e dettagli. Alberti adatta il progetto a un

• basamento del 1412.

Caratteri: ordine colossale di colonne quadrangolari, colonne snelle senza entasi, archi, tondi nei

• pennacchi e capitelli compositi. Il linguaggio è vicino al Tempio Malatestiano.

Tempio Malatestiano, Rimini (dal 1450)

Contesto e committenza: Sigismondo Pandolfo Malatesta trasforma San Francesco, chiesa gotica a navata

• unica, in mausoleo dinastico per sé e Isotta. Il declino politico del signore interrompe il cantiere.

Intervento: Alberti “incamicia” l’edificio conservando le strutture esistenti. La facciata deriva dall’arco

• trionfale a tre fornici; i fianchi presentano grandi arcate per i sarcofagi. Il progetto prevedeva tribuna e

cupola emisferica, note dalla medaglia di fondazione.

Materiali: pietra d’Istria chiara, scelta per monumentalità e memoria romana.

• Dibattito: l’involucro classico non coincide con la struttura gotica; proprio questa autonomia tra parete

• antica e veste nuova mostra l’idea albertiana dell’ordine come ornamentum.

Porta trionfale di Castel Nuovo, Napoli (dal 1453)

Contesto: celebra Alfonso d’Aragona e la conquista di Napoli; opera collettiva di scultori e architetti, con

• possibile ruolo ideativo di Alberti.

Forma: arco trionfale marmoreo inserito fra torri medievali; ordini, colonne binate, rilievi e re

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Ingegneria civile e Architettura ICAR/18 Storia dell'architettura

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Aba__dispense di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Architettura e urbanistica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Accademia di Belle Arti di Napoli - Accademianapoli o del prof Ciapparelli Pier Luigi.
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