STORIA DELL’ARCHITETTURA DEL CINQUECENTO
All’inizio del secolo, si apre anche una nuova era. Vasari lo considera un’epoca di impareggiabile fioritura delle arti e lo
distingue dalle due sue fasi preparatorie, inaugurate da Giotto e Brunelleschi. Il centro di questa nuova epoca è Roma e
Giulio II è il suo fondatore. Istanze di rinnovamento c’erano state anche negli ultimi anni di pontificato di Papa
Alessandro VI Borgia (1492-1503), con l’arrivo di Michelangelo e Bramante a Roma, anche se il papa non può essere
considerato un grande committente di architettura e abbia causato una delle peggiori crisi dello Stato Pontificio.
BRAMANTE A ROMA (1499-1514)
Dopo la caduta del Moro a Milano, Bramante lascia la città per Roma, dove ottiene subito importanti commissioni
legate all’imminente Anno Santo. Secondo Vasari collabora alla costruzione di San Giacomo degli Spagnoli e del Palazzo
di Raffaele Riario.
BRAMANTE E LA SUA SCUOLA ROMANA
GLI ANNI ROMANI DI BRAMANTE
1) CHIOSTRO DI SANTA MARIA DELLA PACE (dal 1500) Roma:
Nella sua prima architettura romana, Bramante combina il sistema del convento di Sant’Ambrogio e il linguaggio dei
Sangallo, giocando in maniera virtuosa con le porte orizzontali e verticali. Lo esegue su commissione di Oliviero Carafa
èun semplice portale
e lo annette alla chiesa quattrocentesca. L’ingresso
laterale, mentre il chiostro consiste in uno spazio aperto quadrato la cui ampiezza è suddivisa in 4piccoli quadrati che a
loro volta hanno l’ampiezza delle volte del porticato. L’ intersezione delle linee che creano i quadrati, detta i punti in cui
inserire gli elementi architettonici. È come se si partisse da una griglia mentale perfetta su cui si costruisce/inserisce
tutta. Il fine è quello di creare un’architettura armonica in cui tutte le parti sono in dialogo. Non imita ancora l’Antico,
ma, come nelle ultime opere milanesi, lo interpreta con gli occhi dei Sangallo. Il risultato è un chiostro su due piani, la
cui altezza è calcolata sempre in base ad un modulo (cortile porticato al primo piano e loggiato sopra).
- Per il piano inferiore si sceglie il sistema Colosseo per dare possenza e proporzioni adeguate alla struttura. In questo
chiostro usa gli ordini architettonici in una maniera “dogmatica” e “precisa”, senza variazioni. Decide di trovare un
lessico “universale”:
siccome è uno spazio dedicato alla Vergine, Bramante ragiona secondo la tradizionale attribuzione dorico = divinità
maschili, ionico = divinità femminili, corinzio = divinità femminili mature e per questo usa lo stile ionico. Gli archi sono
privi di archivolti e scavati nella nuda parete del pianterreno. I capitelli sono semplificati nell’ordine ionico agli elementi
essenziali si adegua all’austerità dei canonici. Arco su pilastro con pilastro.
Si deve decidere in quale punto inserire l’ordine architettonico ionico: no nell’imposta dell’arco perché è troppo bassa e
per il dogmatismo dell’ordine (dorico ionico corinzio composito) e quindi qui usa l’imposta come capitello
doricheggiante, le paraste che si ergono dal pilastro su un plinto hanno invece l’ordine ionico. Agli angoli si ha sempre
un problema: tenta di mantenere / affermare una continuità tra le pareti (non vuole incappare nella soluzione del
Laurana nel Palazzo Ducale di Urbino), per cui cerca di unire in maniera armonica i due prospetti. Si pone come soluzione
un pilastro angolare che è la fusione di due pilastri che si compenetrano in diagonale e vanno a dare continuità alle
pareti. Rischia di perdere la lesena ionica che va a distinguere l’ordine e allora elabora una lesena filiforme che mostra
uno spigolo di una lesena da cui spuntano due volute e che vanno ad affermare l’unione delle paraste ioniche dei due
pilastro.
- Al piano superiore si sceglie un loggiato con sistema trilitico, la stessa divisione nei chiostri di Sant’Ambrogio. All’inizio
voleva forse inserire delle colonne, ma sarebbe sembrata troppo tozza e non in armonia con il piano inferiore, per cui
lo trasforma da colonna a pilastro. Anche un pilastro a base quadrata sarebbe tuttavia stato inadeguato, per cui articola i
pilatri con una lesena in rilievo sulle facciate che desse l’idea di dialogo con il piano inferiore e di dialogo con le altre
parti. In pratica sono 4 paraste in cui si sviluppa un capitello composito.
È uno stratagemma per assottigliare il pilastro. C’è un ritmo verticale di tutta la struttura. Con i pilastri si ottenevano
delle aperture troppo grandi per le proporzioni per cui decide di inserire una colonna corinzia come sostegno in
corrispondenza della chiave di volta dell’arco sottostante, molto più esili del normale, per restare nelle proporzioni, ma
anche per non gravare sul vuoto dell’arco sottostante.
Le colonne hanno la stessa altezza dei pilastri e questo è un problema, perché lo spazio
dell’ordine architettonico corinzio è minore del composito e ovvia cambiando le misure del capitello. Nella trabeazione
prevede delle mensole come nell’ultimo piano a paraste del Colosseo.
Il Cortile prevede una sequenza di arcate pari per ogni lato e al centro quindi si ha una colonna e non un vuoto
(Brunelleschi a Santo Spirito) e in questo modo lo spazio del chiostro è percepito non come un vuoto, ma come uno
spazio da vivere, tridimensionale. Si percepisce la modularità e la scansione ritmica dello spazio.
2) PALAZZO CAPRINI (1501), Roma:
Non giunge mai a conclusione (avrebbe dovuto avere un terzo piano), ma è un simbolo del repentino cambio stilistico
di Bramante quando arriva a Roma. È quasi impossibile riconoscere questo progetto da quelli dell’ultimo periodo
milanese. Su quella che è oggi Via della Conciliazione e che all’epoca era chiamata Via Alessandrina.
Riprende la struttura delle case dell’antica Roma, con il piano inferiore a botteghe e il primo piano come residenziale.
Piano terra = bugnato rustico in cui si profilano l’apertura delle botteghe con conci angolari (o radiali) che sottolineano
le aperture ad arco. Distingue l’apertura della bottega e il piano mezzanino con ulteriori conci. Una cornice marcapiano
funge da cesura, ma anche da plinto per una sequenza di semi-colonne binate ravvicinate. Le finestre sono rettangolari
con un timpano. Sono quasi portefinestre, davanti ci sono dei balconcini che filtrano le aperture monumentali.
Triglifi e metope nella trabeazione (ripresa scientifica del dorico). È il primo ad essere realizzato nel Rinascimento. Tutto
è costruito con la tecnica romana dell’opus caementicium. Colonne come parte integrante del muro e perfetta unione
muro/ordine architettonico.
È un’interpretazione del Palazzo Riario della Cancelleria. Diventa modello per tutti gli edifici residenziali successivi.
3) TEMPIETTO DI SAN PIETRO IN MONTORIO (dal 1502), Roma:
altra sfida di Bramante a se stesso, è un edificio importante per la Roma dell’epoca. Lo vuole il Re di Spagna, ma viene
fortemente finanziato da un cardinale spagnolo. Sorge sul luogo in cui la tradizione
vuole sia stato crocifisso San Pietro e serve al papato anche per ristabilire la sua autorità. Il cardinale Bernardino Carvajal
posa la prima pietra. Bramante risponde alle esigenze di creare un edificio celebrativo con un linguaggio architettonico
che esprima la potenza della Chiesa di Roma.
Viene realizzato nel cortile di una Chiesa esistente sotto il re di Spagna. È un edificio che riprende il tempio periptero
circolare e tholos con cella cilindrica dei romani, se non dei greci, che venivano in antichità usati per divinità maschili o
eroi e di cui si avevano ancora testimonianze ben visibili a Roma e Tivoli. Prende un modello dell’antichità per esaltare
la figura di Pietro come se fosse una figura dell’antica Roma (Ercole) È un tentativo di unire sul luogo di Roma, che si sta
ponendo di nuovo come luogo universale, tutta l’autorità che prima era stata anche dell’impero.
Si paragona quasi il papa ad un imperatore. Si lega tradizione pagana e cristiana, ma anche a Giuliano da Sangallo e
Francesco di Giorgio, che nei loro disegni avevano ricostruito templi antichi simili a questo. L’ordine dorico viene scelto
non solo per commemorare l’eroico martire, ma anche per riscoprire forme prima usate poco. Le colonne presentano
una proporzione di circa 1:8,6, maggiore di quella prescritta da Vitruvio in uno dei due precetti, ma minore di quelle di
Palazzo Caprini.
Colonne in rapporto di 1:8 intercolumnio di ampiezza media, ma più sottili in quelli stretti e robuste in quelli più ampi;
1)
2) Colonne in rapporto 1:10 Le colonne di un tempio circolare per Vitruvio. Indipendentemente dalle dimensioni degli
Per la prima volta
intercolumni o dell’ordine prescelto. in edifici Rinascimentali si vede una trabeazione con triglifi e
metope su delle colonne doriche. Il progetto complessivo di Bramante parte dall’idea di trasmettere attraverso
l’architettura che dal luogo del martirio di Pietro si diffonde il messaggio della Chiesa nel mondo. Imposta un edificio
secondo una logica radiocentrica (Pianta centrale =forza accentratrice di Roma) e il cortile doveva avere la stessa forma,
in modo che tutti gli spazi avessero una concezione concentrica. Ogni colonna del tempio, doveva essere sviluppata su
assi che partivano dal centro. Tre gradinate impostano un alto podio su cui viene impostata la cella cilindrica e le 16
che reggono la trabeazione, da cui emerge il volume libero della cella con una cupola estradossata e il
colonne,
lanternino a chiusura.
Il modulo per la struttura non è la cella, ma l’ampiezza della circonferenza del porticato. La cella ha un muro spesso,
mosso all’interno esterno da rientranze (assi ortogonali = porte; nicchie; finestre). La soluzione comporta che lo
spettatore percepisca i muri della cella non come inerti, senza elementi distintivi, ma come espressivi della forza
portante del muro. Per Bramante il muro è un’entità viva con punti che si sforzano più di altri nel portare la struttura.
Secondo la logica radiale le colonne devono legarsi in qualche modo alle pareti della cella In corrispondenza di ogni
colonna, nella sua sezione radiale, mette delle paraste di ribattuta sulla parete della cella, che danno l’idea di una
struttura muraria che lavora in armonia per reggere la stessa struttura: la trabeazione.
Le paraste dovevano essere per logica più strette, ma non viene adottata come soluzione per non creare squilibrio tra
colonne e paraste. Voleva anche con il cortile vedere fino a che punto era possibile sviluppare il sistema radiale, sia
inestensione (= cortile, mai realizzato), sia in riduzione (= cella).
Le paraste dovevano essere per logica più strette, ma non viene adottata come soluzione per non creare squilibrio tra
colonne e paraste. Voleva anche con il cortile vedere fino a che punto era possibile sviluppare il sistema radiale, sia
inestensione (= cortile, mai realizzato), sia in riduzione (= cella). All’interno dimezza tutti gli elementi: le paraste da 16 a
8 e così via. Si ha l’idea di uno spazio centralizzato governato da assi ortogonali (assi ortogonali con intercolunnio
maggiore degli spazi diagonali).
Le mostre delle porte si sovrappongono alle paraste e questo mostra i limiti imposti da Bramante a se stesso e all’ideale
costruttivo. La balaustra che collega i due piani, lo fa percepire come una balconata e quindi fungere da raccordo, anche
se è finta. Nasconde il passaggio tra i piani e slancia la sua architettura. Nelle metope ci sono i simboli papali. Bramante
inventa una nuova architettura rinascimentale, che riprende il linguaggio in una maniera così precisa da sembrare antica
si hanno mai corrispettivi antichi come quello di Bramante).
(anche se non
Nel progetto originale il tempietto doveva essere circondato da un chiostro concentrico con 4 porte sulla cella (su
ispirazione del Teatro Marittimo di Villa Adriana).
L’ambizioso progetto viene bocciato forse perché l’apertura di 4 porte avrebbe comportato il posizionamento dell’altare
al centro della cella. Vengono perciò chiuse le tre porte e l’altare viene posto sul lato opposto all’ingresso.
L’altare realizzato nasconde la ripida scalinata che conduce alla grotta sottostante; benché sia contemporaneo, esso
risulta malriuscito perché non si armonizza né con l’esedra, né con il pavimento e ha ben poco di Bramante.
4) IL COMPLESSO DEL BELVEDERE (dal 1504): di organizzare
Chiesto da Giulio II e si sviluppa dai Palazzi Vaticani al Casino di Innocenzo VIII, realizzato nel ‘400. Si tratta
uno spazio urbano, perché deve dare forma aduna superficie di 300 metri di lunghezza. Deve organizzare spazi per lo
più aperto: il progetto era della creazione di due ali laterali che avrebbero connesso i P.V. e il Casino, creando degli spazi
aperti in sequenza ce avrebbero avuto diverse funzioni. Il terreno non era pianeggiante e deve optare per una soluzione
a terrazzamenti, con tre piazze:
1) A ridosso dei palazzi Vaticani, con due torri che riducono l’ampiezza del lato corto con una scalinata al centro;
2) Un piccolo cortile con un ninfeo e poi con delle scale a tenaglie che portano al terzo;
3) Cortile del Casino per le passeggiate del papa, concluso da un’esedra, punto di fuga di tutta la costruzione, che il papa
poteva osservare dai suoi appartamenti.
Voleva riprendere la struttura delle case del passato, le Villae imperiali, in cui c’erano spazi per ogni esigenza, in
particolare della Fortuna di Palestrina, che si riteneva essere la Villa di Giulio Cesare. Pensa aduna serie di corridoi
sovrapposti che scandiscono il rialzo del terrazzamento.
Porticato aperto + spazio chiuso + 1 terzo piano in corrispondenza degli appartamenti del papa (dove ci sono le Stanze
di Raffaello). Il primo cortile era pensato come anche un teatro all’aperto, con le gradinate che fungono da spalti così
come le finestre. Il problema del complesso è farlo risultare unitario. La soluzione è svilupparlo in termini prospettici:
sviluppa tutto nell’ottica prospettica secondo la visuale privilegiata che si doveva avere: quella della finestra centrale
degli appartamenti del Papa. Le ali vanno a concludersi con un’esedra.
Non è mai stato completato e il progetto è stato stravolto nelle epoche successive (braccio architettonico al posto della
scalinata a tenaglia). Per il primo cortile aveva pensato una sovrapposizione degli ordini. Il primo ordine era porticato,
mentre negli altri due ordini si seguono i modelli di Palazzo Caprini (piano intermedio) e il Chiostro di Santa Maria della
Pace (loggiato).Il pianterreno del cortile si apre in arcate distinte da un ordine dorico su piedistalli e, originariamente,
doveva proseguire solo in un piano ionico chiuso, dove fasci di tozze paraste si alternavano a finestre con frontoni,
affiancate da nicchie per statue.
I portici del giardino superiore si dispiegano in una sequenza di archi di trionfo, cosicchè quando il papa aveva superato
il terrazzo sopra il piano ionico del Cortile, imboccava una viatriumphalis degna del Pontifex Maximus.
Bramante aggiunge una scala a chiocciola per collegare il piano terra alla villa. Salendo, le colonne diventano
progressivamente più snelle. In corrispondenza dell’ottava colonna di ogni ordine, per un totale di 4 ordini (1 a piano),
che cambia secondo il principio della sovrapposizione. Ogni colonna è più snella della precedente: del tuscanico si passa
al dorico e da questo agli ordini ionico, corinzio e composito (interpretato come una versione più sontuosa del corinzio
e quindi adatto al piano dove abita il papa).
Non interrompe mai il dialogo fra teoria e prassi. Difficilmente però avrebbe capito le leggi dell’architettura antica senza
Vitruvio e Alberti. Nel 1505 il papa sposta il suo interesse sulla ricostruzione della Basilica Vaticana e incarica Bramante
di riorganizzare l’intera disposizione del palazzo pontificio. Il papa si trasferisce dalle stanze di Alessandro VI alle
cosiddette Stanze, che fa affrescare da Raffaello.
Queste stanze si trovano ad un livello molto più alto di quelle di A.VI, però il papa vuole essere collegato al Belvedere in
ogni caso e quindi costringe Bramante a rialzare il cortile di un piano, ma non molto tempo dopo l’ala est di tutto il
progetto crolla. Nel 1508 inizia a sostituire le logge di Niccolò V con le Logge dell’attuale Cortile di San Damaso: un
complesso a 4 livelli x 13 campate.
Le logge costituivano l’unica facciata del palazzo e guardavano verso il giardino segreto, piazza San Pietro, la città e il
panorama fino ai Colli Albani. A queste Logge si uniscono anche una serie di Scale. La Scala regia, resa famosa dal
rifacimento di Bernini, collega l’atrio di San Pietro con la Scala Regia, cioè la sala delle udienze dove i papi ricevono i
grandi principi. Di questa Bramane migliora l’illuminazione con una trionfale serliana, che sovrasta il trono del papa.
5) PROGETTO PER LA NUOVA BASILICA DI SAN PIETRO (1505-1514):
Già con il progetto con Niccolò V affidato a Bernardo Rossellino, erano stati impostati i lavori del coro. Giulio II decide
di portare a termine i lavori, per creare una nuova capitale di un impero che rivive attraverso la cristianità. Nel primo
progetto del 1505 Bramante parte dal sito dell’antica Basilica e dalle fondazioni di Niccolò V. La tomba di San Pietro è
cappella funeraria del papa nell’abside. Dopo la
situata sotto la cupola, l’altare maggiore sotto l’arco trionfare e la
basilica costantiniana, per la riedificazione della nuova basilica papa Giulio II scelse Donato Bramante il quale coltivava
l'idea di sovrapporre il Pantheon al Tempio della Pace, come allora era chiamata la basilica di Massenzio; cioè fondere
due tipi di tempio che già Leon Battista Alberti aveva indicati come esemplari: quello "etrusco", rappresentato dalla
basilica di Massenzio per una sua errata interpretazione di Vitruvio, e quello rotondo, quale era il Pantheon. La nuova
una cupola che, sostenuta da
basilica era stata inizia
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