Progettazione urbanistica
Capitolo 1: Tra piano e progetto
1.1 Le evoluzioni del progetto urbano
Bisogna fissare alcuni passaggi chiave dell’evoluzione del progetto urbano.
Nel corso di più di due secoli, l’urbanistica ha attraversato diverse fasi di sviluppo, considerate come parti intermedie di un processo lineare.
La separazione funzionale attuata attraverso l’organizzazione in zone, ha considerato lo spazio come il luogo ideale per la ripetizione industriale di elementi isolati e standardizzati, da valutare in termini meramente quantitativi.
In essa si studiano i “tipi” fondamentali che costituiscono i materiali della città per comprendere come trasformarli, come eventualmente superarli e come crearne nuovi.
Il progetto architettonico a scala urbana degli anni ‘80 era legato spesso a grandi eventi cittadini ed edifici speciali (es. quartiere Bicocca, Milano); tale approccio lasciava sempre più sul fondo gli strumenti urbanistici tradizionali (Piano Regolatore Generale e strumenti esecutivi di varia natura) attraverso uno strumento, un tipo di progetto architettonico e urbanistico autonomo rispetto alla città nella sua complessità.
Da tali limiti di approccio, emerge l’idea di progetto urbano contemporaneo, capace di innovare la città esistente piuttosto che semplicemente ricostruirla, completarla o ripeterla nei suoi elementi permanenti.
La maturazione tende a convergere in un processo unico e integrato con la pianificazione urbanistica e il progetto architettonico degli spazi urbani.
Il rapporto tra le istituzioni e gli operatori privati e i cittadini è profondamente cambiato a seguito dell’introduzione delle politiche pubbliche e negli assetti istituzionali di tre principi fondamentali: la sussidiarietà, la copianificazione e la partecipazione.
Pertanto, sembra affermarsi una diversa idea di progetto urbano.
I caratteri del progetto urbano contemporaneo iniziano ad essere consapevolmente delineati da Manuel de Solà Morales.
A tali termini progettuali occorre aggiungere l’uso del verde urbano come materiale urbano capace di relazionare parti differenti della città, l’attenzione al piano urbanistico inteso come modello da perseguire ma come processo da avviare, attuare e gestire, l’attenzione alla partecipazione degli abitanti.
Il progetto urbano diviene un processo in cui lo stesso atto progettuale è parte di insieme di azioni economiche, sociale e gestionali tese a precisare le strategie complessive individuate nella nuova forma di piano italiana, nel piano operativo, capace di definirne le forme fisiche più appropriate.
Nella consapevolezza che il progetto urbano procede per tentativi ed errori, si pone sempre più in evidenza il valore di strumento di ricerca del progetto, abbandonando invece la ricerca continua di una coerenza dello stesso con delle regole individuate a priori.
1.2 Nuove tendenze, temi e problemi
1.2.1 Frammentarietà e casualità nell’espansione della città contemporanea
Nella costruzione della città contemporanea si è ormai verificato un forte scollamento fra l’attuazione della strumentazione urbanistica e il suo quadro normativo di riferimento, che si è rivelato in parte inadeguato a guidare il processo delle trasformazioni previste.
Fra le tante ragioni: l’espansione urbana degli ultimi decenni, costruita in gran parte sulla pratica della zonizzazione, è avvenuta quasi ovunque per addizione delle parti progettate in maniera distinta e separata anche quando esse risultavano contigue. Sono stati così realizzati tanti microcosmi edilizi.
La conseguenza di tale impostazione è stata quella di una progettualità edilizia, in gran parte affidata all’impiego di tipologie decontestualizzate e standardizzate, in funzione di una improbabile originalità espressiva attribuita all’uso di elementi formali di facciata.
È mancata soprattutto l’idea stessa dello spazio pubblico come elemento ordinatore del tessuto insediativo (cultura dello spazio pubblico). L'architettura non può prescindere dall’urbanistica: ogni edificio esiste necessariamente nella sua collocazione urbana, né può isolarsi da essa; questa relazione è l’unico modo di apprezzare il senso della città.
1.2.2 Temi e nodi della rigenerazione urbana
I temi interessanti della riqualificazione sono «dare senso e significato ai frammenti residenziali, articolare nuove polarità, rivitalizzare lo sviluppo edilizio, esplorare i margini urbanizzati, negoziare con le infrastrutture e convertire i vuoti urbani» (Gianmarco, Isola, 1993).
La vera sfida è quella di riuscire a ricostituire un sistema di spazi pubblici, per i quali gli abitanti provino attaccamento e senso di appartenenza. Vi è infatti una forte domanda di spazi integrati, flessibili e multiuso, in cui anche la separazione fra pubblico e privato diventa sempre più labile.
Occorre rompere gli isolamenti, i recinti, le iperspecializzazioni, le forme autoreferenziali, recuperando forme-tessuto che non potranno più essere quelle della città antica, ma dovranno proporre una nuova trama di relazioni delle funzioni urbane con lo spazio della città (Piroddi, 2003).
Oggi concorrono due grandi temi: il verde urbano e la sua nuova dimensione ecologica, le infrastrutture e i sistemi di trasporto e, in definitiva, la mobilità urbana.
Occorre dunque porre massima attenzione alla progettazione urbanistico-architettonica di piccola scala inserita in una "visione" urbanistica generale, mirando a:
- Riqualificare, all'interno di una trama predefinita, gli spazi pubblici, gli slarghi, gli interstizi del costruito, i percorsi di collegamento pedonali e carrabili tra i vari luoghi dell'abitare;
- Ripensare completamente il sistema del traffico facendo uso di tecniche consolidate e/o innovative (rotatorie, dissuasori di velocità, incroci rialzati ecc.) a favore dei percorsi pedonali e ciclabili;
- Realizzare parcheggi interrati collocati principalmente sotto le aree pubbliche;
- Considerare che la strada non può più essere spazio puramente funzionale, combinando il progetto della strada e degli attraversamenti con architetture importanti a essi adiacenti.
1.2.3 Dall’uso sapiente dei materiali urbani allo spazio urbano come elemento morfogenetico della città
È il sistema degli spazi urbani (insediamenti, verde, spazi per la mobilità e per i servizi), la loro organizzazione e il complesso delle relazioni che ne regola i rapporti a configurare l'immagine e la consistenza della città.
Un impianto planimetrico generatore non si definisce con l'applicazione di un'unica regola compositiva uniforme e omologante, ma con la capacità di rendere rintracciabile una matrice insediativa e ambientale, percepibile da tutti i cittadini, dagli abitanti ai fruitori regolari o occasionali.
Qualunque sia l'impianto generatore che si sceglie di utilizzare, il risultato più rilevante raggiungibile dai migliori esiti progettuali è la capacità di inserire i nuovi tessuti insediativi con la realtà territoriale nella quale si inseriscono.
In alcuni casi questa relazione "progettata" con il contesto sceglie la continuità come elemento guida, riutilizzando in modo nuovo forme e caratteri tipologici caratteristici, rendendo la transizione dall'esistente al nuovo quasi impercettibile. In altri casi si sceglie di rendere evidenti le differenze e gli elementi di transizione dall'esistente al nuovo.
Infine, si può scegliere di definire una nuova regola strutturale comune tra esistente e nuovo nei casi in cui non se ne ravvisi la presenza.
1.2.4 L'uso delle linee guida e l'attenzione agli esiti formali dell'attività edilizia
Il rapporto tra Piano e progetto è ancora oggi un tema da indagare e che ha dato luogo a molteplici soluzioni per rendere coerente il momento di elaborazione del piano urbanistico con quello di realizzazione del progetto architettonico.
Particolarmente significative sono state le esperienze realizzate in Italia, nei piani regolatori della seconda metà degli anni '80, e nel mondo anglosassone, con notevole risonanza internazionale, nei progetti urbani realizzati dai principali esponenti del New Urbanism.
All'interno di queste esperienze si possono individuare due approcci molto spesso utilizzati contemporaneamente. Vi sono, infatti, in Italia, le esperienze dei PRG di Jesi (1985) e Siena (1989), coordinati da Bernardo Secchi, e quella del PRG di Piacenza (1990), di Bruno Gabrielli, che attraverso gli strumenti dello Schema Progetto e del Progetto Norma cercano di indirizzare il progetto urbano dei piani esecutivi del PRG in modo da assicurare coerenza con gli obiettivi che il piano generale ha assegnato a quelle parti di città.
Si cerca, in sostanza, di fornire indicazioni di maggior dettaglio sulla pianificazione attuativa. I criteri per la progettazione definiscono regole di progetto urbano chiare e omogenee per l’intero ambito di intervento.
“Art. 11 - Abaco
Per "abaco" si intende l'insieme di prescrizioni scritte, numeriche e grafiche che definisce le caratteristiche tipologiche degli spazi edificati e non, in particolare di edifici residenziali, artigianali-industriali e rurali, di strade. Esso seleziona gli elementi fondamentali dei manufatti previsti in Siena, proponendo degli esemplari ai quali riferirsi nella progettazione esecutiva. Gli abachi sono parte integrante delle Norme tecniche del piano.
- Abaco.
- Abaco dei tipi residenziali.
- Palazzine.”
Dopo circa venti anni dall'approvazione dei piani di Jesi, Siena e Piacenza, si può affermare che il lascito più rilevante e condiviso di questa impostazione del PRG riguarda l'identificazione di parti urbane e rurali con caratteristiche, valori e problemi differenti, per le quali declinare altrettanti progetti di qualità basati sulla lettura tipologica e morfologica e sulla sistemazione degli spazi aperti in quello che allora fu definito il «progetto di suolo».
1.2.5 La definizione di paesaggio e la costruzione di valori territoriali (incremento del patrimonio territoriale)
La principale differenza rispetto al passato introdotta dal Codice Europeo del Paesaggio (Firenze, 2000) è nell'aver incluso nel paesaggio tutto il territorio.
Infatti, non si deve più distinguere tra ciò che è paesaggio, quindi degno di essere salvaguardato, e ciò che paesaggio non è, quindi passibile di essere sacrificato.
Il paesaggio viene considerato fattore positivo dello sviluppo sostenibile, immagine e motore di un rapporto equilibrato tra bisogni sociali, attività economiche e ambiente, indicatore di diversità biologiche e culturali, misura della resistenza del territorio ai processi di omologazione (Magnaghi, 2007b), ma anche elemento capace di far dialogare e connettere istanze, luoghi e soggetti diversi (Menichini, Caravaggi, 2006).
Rispetto a questa impostazione, la percezione di disagio per le pratiche consolidate di progettazione infrastrutturale e insediativa appare destinata ad aumentare; appare quindi sempre più urgente superare sia un certo tecnicismo autoreferenziale dei progetti sia una settorialità delle scelte territoriali, ambientali e paesaggistiche.
L'urbanistica e i suoi strumenti primari, ovvero le diverse forme di piano, non hanno più l'obiettivo principale di regolare e limitare la crescita urbana, bensì quello di indirizzare, favorire e organizzare le strategie di trasformazione. In sostanza, nella pianificazione urbanistica e territoriale si è passati da un approccio passivo a uno attivo.
In tale evoluzione un ruolo fondamentale l'ha avuto proprio il nuovo modo di guardare al paesaggio come fattore positivo.
Interessanti appaiono le attuali esperienze di pianificazione territoriale e paesaggistica che cercano di mettere in pratica queste tendenze culturali: Piano Paesaggistico Territoriale Regionale della Puglia, in corso di elaborazione con il coordinamento generale di Alberto Magnaghi, o i Piani Paesaggistici di alcune Regioni dell'Italia centrale, come per esempio l'Emilia Romagna.
Riprendendo l'elaborazione culturale dell'approccio territorialista elaborato in questi ultimi quindici anni dalla scuola di architettura fiorentina di Alberto Magnaghi, si può affermare che guardare al paesaggio come elemento promotore di uno sviluppo sostenibile significa favorire l'affermarsi di progettualità capaci di costruire valori territoriali nuovi e di incrementare il patrimonio territoriale.
Si tratta, quindi, di dar vita a progetti che possano a loro volta sviluppare nuove relazioni e opportunità di sistematizzazione di materiali urbani vicini all'identità locale o in rapporto con essa.
1.3 Una nuova riflessione sul progetto urbano
1.3.1 I motivi di una nuova riflessione sul progetto urbano
Il dibattito sul rapporto tra urbanistica e architettura, al centro del confronto di idee avvenuto in Italia tra gli anni '50 e '60, in particolare da parte di coloro che sono stati in seguito definiti «architetti-urbanisti» (Ferrari, 2005; Di Biagi, Gabellini, 1992), alla ricerca di una possibile unità tra le due discipline (Lovero, 1975; Thermes, 2005), si è dissolto nei decenni successivi.
In questi anni il rapporto tra urbanistica e architettura è stato regolato da piani attuativi che hanno avuto il solo ruolo di esecutori di regole difficilmente modificabili, scritte da PRG attenti ai caratteri omogenei, regolari e ripetuti, e con l'intento di privilegiare gli elementi simili piuttosto che le peculiarità proprie dei diversi contesti territoriali (Samonà, 1980).
Per spiegare la necessità di liberare il progetto architettonico dalle scelte di piano, si è parlato di rigidità del piano stesso, di ragioneria urbanistica, di pesantezza delle regole; spesso è sembrato che ci si volesse semplicemente liberare di ogni forma di impegno collettivo e dalle indicazioni strutturali che devono necessariamente caratterizzare le scelte di piano.
Appurato che il concetto di standard e di norma urbanistica per l'identificazione di spazi pubblici o riservati alle attività collettive, risulta talvolta anacronistico rispetto alle attuali condizioni di vita, così diversificate, e che quindi occorre un riferimento allo specifico contesto territoriale, non significa che una rilevazione argomentata quantitativa, oltre che qualitativa e prestazionale, non sia utile a determinare le caratteristiche della trasformazione urbana.
Constatare che i sistemi di conoscenza analitica siano stati spesso trascurati nelle decisioni di piano non significa che non siano utili al piano stesso e/o al progetto, ma al contrario vuol dire che occorre un'analisi più mirata e funzionale agli obiettivi che ci si pone.
Per tutti questi motivi il dialogo tra urbanistica e architettura è indispensabile, e il progetto urbano, che nella forma tradizionale del PRG ha dimostrato di non poter esprimere le sue potenzialità, diventa nella nuova forma di piano, lo strumento essenziale che lega le due discipline (Steiner, Butler, 2007, 2005).
Infine, non va sottovalutato il ruolo che svolge il mercato nella scelta degli strumenti regolativi da prediligere.
In tale ottica, i piani attuativi tradizionali non sono in grado di soddisfare esigenze mutevoli e diversificate che certe operazioni richiedono.
Così come lo stesso progetto urbano ha la necessità di sperimentare forme nuove di gestione della città attualmente irrealizzabili con i mezzi dell'urbanistica contemporanea.
1.3.2 Gli obiettivi di una nuova riflessione sul progetto urbano
Riflettere sul progetto urbano equivale a esplorare qualità, prestazioni, problematiche della morfologia urbana contemporanea, del processo di pianificazione degli interventi architettonici, delle modalità di coinvolgimento di stakeholders e degli abitanti, della necessaria integrazione tra soggetti pubblici e privati, della indispensabile coerenza tra usi antropici e struttura ambientale del territorio.
Si tratta di un problema di non semplice soluzione. Tuttavia, la teoria della complessità non deve determinare la rinuncia alla ricerca di soluzioni praticabili o di soluzioni consapevolmente guidate da un metodo.
Si tratta del riconoscimento che vi possano essere alcuni passaggi del percorso progettuale, ricostruibili e ripercorribili, non interamente affidati all'immaginazione creativa.
La possibilità, infatti, di individuare una logica progettuale o di sceglierne una tra le possibili (a seguito di valutazioni generali o costruite per il caso studiato) è una condizione essenziale per la ricostruzione da parte di utenti e fruitori, oltre che di committenti e attuatori, del suo processo formativo; quindi, è anche il requisito fondamentale per la sua legittimazione.
1.3.3 Il ruolo del progetto urbano nella formazione di architetti e ingegneri
Storicamente, le discipline urbanistiche non sono state ritenute fondamentali nei corsi di laurea in Architettura e in Ingegneria.
Oggi, il contesto culturale complessivo è completamente mutato.
Si è di fronte a diffusi fenomeni di metropolizzazione, l'ecosistema è diventato fragile, le trasformazioni antropiche devono essere tutte valutate nei loro effetti ambientali prima di potersi attuare, il patrimonio territoriale va incrementato con politiche urbanistiche adeguate.
La pianificazione urbana e territoriale si è profondamente rinnovata in questi ultimi decenni, arricchita da concetti appartenenti alle discipline ambientali e di ecologia del paesaggio, rendendo di grande attualità i temi del consumo di suolo e di una possibile compensazione ecologica preventiva (Pileri, 2007), sul modello già adottato in altre nazioni europee.
Nella nuova forma di Piano comunale suddivisa in strutturale e operativa, la traduzione progettuale delle indicazioni di piano diventa un progetto urbanistico con elevati margini di flessibilità rispetto alle
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Progettazione urbanistica I
-
Riassunto esame Progettazione Urbana e Ambientale
-
Il tempo nella progettazione urbanistica: Madrid, Barcellona e Roma
-
Progettazione Funzionale