COMPORTAMENTO ORGANIZZATIVO
1. LE ORGANIZZAZIONI ORIENTATE ALLE PERSONE E IL COMPORTAMENTO
ETICO
1.1 BENVENUTI NEL MONDO DEL COMPORTAMENTO ORGANIZZATIVO
Il comportamento organizzativo studia come le persone agiscono e reagiscono
all’interno di organizzazioni di ogni tipo. Secondo la definizione di Chester
Bernard, un’organizzazione è un sistema di attività consapevolmente
coordinate di due o più persone. Le organizzazioni sono un’invenzione sociale
che ci aiuta a ottenere collettivamente risultati che i singoli non potrebbero mai
raggiungere e amplificano le potenzialità.
Per definizione, il comportamento organizzativo è il campo di studi
interdisciplinare che mira a una migliore comprensione e gestione delle
persone nel contesto lavorativo. Esso è orientato sia alla ricerca teorica sia
all’applicazione pratica, e i tre livelli di base dell’analisi sono l’individuo, il
gruppo e l’organizzazione.
Lo studioso Edward Lawler III ha realizzato la “spirale di carriera virtuosa” per
illustrare come le capacità legate al comportamento organizzativo possono
indirizzare verso il successo professionale: capacità e prestazioni di maggiore
qualità possono tradursi in posti di lavoro migliori e riconoscimenti più
importanti.
1.2 IL COMPORTAMENTO ORGANIZZATIVO: UNA PROSPETTIVA STORICA
Affrontando questo tema è utile adottare una prospettiva storica perché
permette di comprendere meglio come dov’è oggi il campo del comportamento
organizzativo e dove sembra dirigersi ricostruendo cosa è stato sino ad oggi e
lungo quali direttrici si sta evolvendo. Si esaminano quindi 4 punti di
riferimento significativi nell’evoluzione della riflessione e della pratica di
gestione:
1) LA CORRENTE DELLE RELAZIONI UMANE
Questa corrente fu promossa da una serie di fattori durante gli anni ’30:
- prima di tutto, a seguito della legalizzazione delle contrattazioni collettive tra
sindacati e datori di lavoro negli USA, il management iniziò a cercare nuovi
metodi di gestire i dipendenti;
- in secondo luogo, gli scienziati del comportamento iniziarono a richiamare
l’attenzione sul “fattore umano”.
L’eredità di Hawthorne
Uno studio condotto alla Western Electric di Chicago, nell’area dell’impianto di
Hawthorne, fu il primo stimolo al movimento delle relazioni umane, anche se i
risultati si sono rivelati per buona parte un mito. La corrente delle relazioni
umane acquistò vigore negli anni ’50, quando accademici e manager
sottolinearono il potente effetto che i bisogni individuali, il controllo motivante
e le dinamiche di gruppo esercitavano sulla performance dei dipendenti.
Gli scritti di Mayo e Follet
Essenziali per lo sviluppo di questa corrente furono gli scritti di Mayo e Follet: il
primo aveva guidato i ricercatori ad Howthorne e consigliò ai manager di
rispondere ai bisogni emotivi dei dipendenti, la seconda raccomandò ai
manager di motivare la performance lavorativa al posto di richiederla
semplicemente, seguendo una strategia pull piuttosto che push.
La teoria Y di McGregor
Nel 1960 McGregor formulò due serie di ipotesi sulla natura umana nettamente
in contrasto tra loro. Le ipotesi della teoria X erano pessimistiche, negative e
tipiche di come i manager tradizionalmente percepiscono i loro dipendenti. Al
contrario, la teoria Y era un insieme di ipotesi più positive, secondo cui gli
individui sono in genere responsabili e creativi.
Nuove ipotesi sulla natura umana
Gli studiosi appartenenti alla corrente delle relazioni umane credevano
nell’assioma “un dipendente soddisfatto è un dipendente che lavora sodo”.
Nonostante i limiti, questa corrente ha aperto le porte a un pensiero più
moderno sulla natura umana ed i manager hanno così iniziato a considerare i
collaboratori come soggetti sociali attivi, creando ambienti di lavoro più umani.
2) LA CORRENTE DELLA QUALITA’ TOTALE
Grazie al concetto di management della qualità totale (Total quality
management, TQM) e agli standard Six Sigma, la qualità della maggior parte
dei beni che oggi compriamo è migliore rispetto al passato. Il Six Sigma fu
sviluppato nel 1986 alla Motorola per conseguire uno straordinario obiettivo di
qualità del 99,997% eliminando i difetti e riducendo gli sprechi.
Management della qualità totale (TQM) significa che la cultura
dell’organizzazione supporta ed è definita dal costante conseguimento della
soddisfazione del cliente attraverso un sistema integrato di strumenti, tecniche
e formazione. Questo implica il continuo miglioramento dei processi
organizzativi, il cui risultato è un’alta qualità dei prodotti e dei servizi.
Schonberger riassume il TQM come “un miglioramento continuo, centrato sul
cliente e guidato dai collaboratori”.
L’eredità di Deming
Il TQM è oggi affermato grazie al lavoro di Deming, il quale richiese le seguenti
condizioni riguardo alla componente umana del miglioramento della qualità:
- una preparazione formale nelle tecniche statistiche di controllo dei processi e
nel lavoro di squadra;
- una leadership incentrata sul supporto;
- l’eliminazione della paura per far sentire i collaboratori liberi di fare domande;
- un’enfasi sui processi di miglioramento continuo;
- un lavoro di squadra;
- l’eliminazione degli ostacoli al miglioramento delle capacità dei collaboratori.
Una delle lezioni più importanti di Deming per i manager è la regola 85-15:
quando le cose non procedono nel migliore dei modi vi è approssimativamente
un 85% di possibilità che la colpa sia attribuibile al sistema, mentre solo il 15%
delle volte è il collaboratore singolo a sbagliare. Sfortunatamente la maggior
parte delle volte il manager tipico incolpa e punisce erroneamente gli individui
per gli insuccessi del sistema.
I principi del TQM
Si possono individuare 4 principi comuni:
1. ottenere un risultato corretto la prima volta per eliminare costosi rifacimenti
e ritiri dei prodotti di mercato;
2. Ascoltare ed imparare dai clienti e dai dipendenti;
3. Rendere quotidiano il miglioramento continuo;
4. Costruire il lavoro di squadra, la fiducia e il rispetto reciproco.
Ancora una volta, come è stato per la prima corrente, le persone sono
concepite come fattore chiave del successo organizzativo. Il management della
qualità totale funziona: quando le persone sono gestite secondo questi principi
ne derivano migliori opportunità di lavoro e una più alta qualità di beni e
servizi.
3) LA RIVOLUZIONE DI INTERNET E DEI SOCIAL MEDIA
Internet si è confermato essere una vera e propria rivoluzione, tanto che quello
che un tempo era l’e-commerce è diventato oggi e-business, ovvero l’utilizzo di
Internet per facilitare ogni aspetto della gestione di un’impresa. Un altro
importante cambiamento nel mondo di Internet, generato dai social media, è la
crescente importanza dei contenuti generati dagli utenti. I consumatori passivi
dei contenuti di massa (programmi televisivi, film e giornali) sono diventati
artefici e divulgatori di contenuti individuali (blog, profilo facebook), e questa
dinamica ha conferito grande potere al singolo. Le organizzazioni e la vita
organizzativa sono dunque cambiate irreversibilmente per effetto del mondo
virtuale di internet.
4) LA COSTRUZIONE DEL CAPITALE UMANO E SOCIALE
Nell’attuale economia globalizzata che cosa si sa e chi si conosce
rappresentano sempre di più le chiavi del successo individuale e organizzativo.
In questo contesto, il capitale umano è il potenziale produttivo della
conoscenza e delle azioni di un individuo, mentre il capitale sociale è il
potenziale produttivo risultante dalle relazioni forti, dalla buona volontà e dalla
collaborazione. L’apprendimento organizzativo, ovvero la conoscenza
condivisa, e i programmi di knowledge management necessitano del capitale
sociale per utilizzare il capitale umano individuale per il bene comune.
1.3 IL CONTESTO MANAGERIALE: OTTENERE RISULTATI CON E ATTRAVERSO GLI
ALTRI
Il management è un processo che consiste nel lavorare con e attraverso gli altri
per raggiungere gli obiettivi organizzativi in modo efficiente ed etico, in un
contesto in continuo mutamento. I manager ricoprono dunque un ruolo
costantemente in evoluzione e quelli efficaci sono giocatori di una autorevole
squadra il cui potere deriva dalla volontà e dal supporto attivo di altri individui.
Il filone di ricerca di Clark Wilson ha fornito un profilo pratico e convalidato
delle capacità manageriali. Questo profilo si concentra su 11 categorie
osservabili del comportamento manageriale:
1) Rende chiari scopi e obiettivi
2) Incoraggia la partecipazione
3) Pianifica e organizza
4) Possiede una competenza tecnica amministrativa
5) Facilita il lavoro
6) Fornisce feedback
7) Fa funzionare le attività
8) Controlla i dettagli
9) Esercita una ragionevole pressione per il raggiungimento degli obiettivi
10) Autorizza e delega
11) Riconosce una buona performance
La tecnica di Wilson per la valutazione delle capacità, oltre a chiedere
direttamente a un manager di auto-valutarsi rispetto alle 11 capacità, prevede
anche di chiedere a coloro che riportano direttamente a lui di valutarlo: il
risultato è quindi una valutazione dell’effettiva padronanza delle capacità.
Quattro sono le conclusioni della ricerca sulle capacità manageriali:
1. Trattare efficacemente con le persone è l’essenza del management;
2. I manager con un’alta padronanza delle proprie capacità tendono ad
ottenere migliori performance delle sotto-unità e un morale dei collaboratori
migliore;
3. Manager uomini e donne efficaci non presentano profili delle capacità
significativamente diversi;
4. A ogni tappa della carriera, i manager che hanno fallito nella realizzazione
del proprio potenziale tendono ad essere coloro che sovrastimano la
padronanza delle proprie capacità.
Per quanto riguarda l’attuale mondo del lavoro, esso è sottoposto a grandi
cambiamenti: al posto dell’individuo, i team sono diventati la nuova
componente costitutiva dell’organizzazione; inoltre, i leader sono sempre più
concentrati sul cliente e i collaboratori sono considerati sempre più come clienti
interni. Per applicare nel modo migliore il crescente numero di strumenti e
tecniche di management disponibili si è ricorso all’approccio contingente. Si
definisce approccio contingente l’utilizzo delle tecniche di management in
modo appropriato alle situazioni, in contrapposizione al tentativo di applicare il
concetto di “one best way” o “one size fits all”. Secondo questa prospettiva, a
determinare quando e dove le diverse tecniche di management siano
appropriate sono proprio le situazioni in evoluzione, e non le rigide e semplici
regole.
1.4 LA SFIDA DELL’ETICA
Vi sono numerose caratteristiche individuali e organizzative che contribuiscono
ai comportamenti non etici. Il comportamento organizzativo permette una
migliore comprensione di questo aspetto e un miglioramento dell’etica sul
posto di lavoro. Nello specifico, l’etica comprende lo studio delle questioni
morali e delle scelte conseguenti, ovvero riguarda la contrapposizione tra ciò
che è giusto e ciò che è sbagliato. Per responsabilità sociale d’impresa si
intende l’idea che le aziende abbiano degli obblighi nei confronti di gruppi
sociali diversi dagli azionisti che vanno oltre le disposizioni di legge o i contratti
collettivi. Essa chiama le aziende a non limitarsi alla ricerca del profitto ma a
servire gli interessi e i bisogni degli stakeholder. Lo studioso di etica Carroll ha
realizzato un modello di responsabilità sociale d’impresa/etica aziendale
adeguato all’economia globale e alle multinazionali, che identifica 3 macro-
tendenze:
I. La globalizzazione dell’economia;
II. Le crescenti aspettative in rapporto alla responsabilità sociale d’impresa;
III. L’appello per un’etica aziendale più sana.
La piramide della responsabilità sociale globale d’impresa offre i seguenti
suggerimenti alle organizzazioni che operano nell’economica globalizzata:
• realizzare profitti coerenti con le aspettative legate alle imprese
internazionali;
• rispettare le leggi dei paesi ospitanti e la normativa internazionale;
• seguire prassi etiche che tengano conto degli standard applicati dai paesi
ospiti e a livello globale;
• essere un buon “cittadino d’impresa” in particolare rispetto alle aspettative
prevalenti nel paese ospitante.
La struttura può reggere solo se ciascun livello è solido.
Kent Hodgson ha aiutato i manager a raggiungere decisioni etiche identificando
sette principi morali generali, da egli definiti come “i magnifici 7” per la loro
rilevanza universale. Secondo Hodgson non vi sono risposte etiche assolute nel
momento in cui si deve prendere una decisione, per questo il manager
dovrebbe basarsi sui principi morali in modo da prendere decisioni ben fondate,
appropriate e difendibili. I 7 principi morali generali per i manager sono i
seguenti:
1) Dignità della vita umana: la vita deve essere rispettata.
2) Autonomia: tutte le persone hanno valore intrinseco e hanno il diritto di
autodeterminarsi.
3) Onestà, conosciuta anche come integrità, sincerità e onore: ognuno
dovrebbe parlare e agire così da riflettere la realtà della situazione.
4) Lealtà: promesse, contratti e impegni dovrebbero essere onorati.
5) Giustizia: le persone dovrebbero essere trattate giustamente, con
imparzialità ed equità.
6) Umanità: comprende due parti: (a) bisognerebbe fare il bene e (b)
bisognerebbe evitare di fare il male.
7) Bene comune: nelle proprie azioni si dovrebbe realizzare “il maggior bene
possibile per il maggior numero di persone”.
Migliorare l’etica sul posto di lavoro può determinare effetti positivi sui risultati
economici. In particolare, sono state identificate alcune azioni per migliorare
l’etica sul lavoro:
• Comportarsi eticamente in prima persona. I manager sono importanti modelli
di ruolo, è importante quindi che il comportamento etico parta dall’alto;
• Esaminare i potenziali collaboratori. I selezionatori in genere trascurano di
controllare la veridicità di referenze, credenziali e altre informazioni fornite dai
candidati, pratica che invece permetterebbe di verificare l’integrità delle
persone;
• Sviluppare un codice etico significativo. I codici etici possono avere un
impatto positivo se soddisfano 4 criteri:
1. devono essere distribuiti a ogni dipendente;
2. devono essere fermamente supportati dal top management;
3. devono riferirsi a pratiche specifiche e a dilemmi etici che probabilmente un
certo gruppo di collaboratori si trova ad affrontare;
4. devono essere applicati in modo equanime, con ricompense per chi li
rispetta e penalità per i trasgressori.
• Rinforzare il comportamento etico;
• Creare posizioni, unità e altri meccanismi strutturali per affrontare le
questioni etiche;
• Creare un clima in cui non ci sia bisogno del “whistle-blowing”, ovvero la
denuncia da parte di un dipendente di attività non etiche commesse
dall’azienda. le organizzazioni possono prevenire questo fenomeno
incoraggiando l’espressione libera del dissenso.
Infine, l’etica tocca anche la percezione e la motivazione individuali. È
importante, infatti, che gli individui siano attenti alla sfera morale e che i
collaboratori desiderino di fare la cosa giusta e abbiano il coraggio di agire.
1.5 APPRENDERE IL COMPORTAMENTO ORGANIZZATIVO: L’IMPORTANZA DELLA
RICERCA
Il comportamento organizzativo acquista credibilità perché si basa sulla ricerca.
In particolare, sono le 5 le fonti di evidenza empirica:
1. Meta-analisi: tecnica statistica che permette di riassumere i risultati di
ricerche differenti.
2. Studio sul campo: ricerca svolta in un contesto organizzativo reale, i cui
risultati hanno una rilevanza immediata e pratica per i manager.
3. Studio di laboratorio: ricerca svolta in situazioni artificiali, i cui risultati
devono essere generalizzati ed applicati al management con cautela.
4. Indagine campionaria: risultati ottenuti tramite questionari inviati a un
campione di persone, che permettono di trarre conclusioni sull’insieme della
popolazione. La possibilità di generalizzare i risultati dipende dalla qualità del
campionamento e dalle tecniche di costruzione dei questionari.
5. Studio di un caso: analisi approfondita su un individuo, un gruppo o
un’organizzazione. Questi studi utilizzano risultati realistici ma non molto
generalizzabili.
2. LA GETIONE DELLE DIVERSITA’: LIBERARE IL POTENZIALE DI OGNI PERSONA
2.1 DEFINIRE LA DIVERSITA’
La diversità rappresenta l’insieme delle differenze e somiglianze tra i singoli
individui. Essa riguarda la molteplicità di caratteristiche che rendono ogni
individuo unico. Lee Gardenswartz e Anita Rowe hanno identificato quattro
livelli di diversità, che costituiscono uno schema per distinguere le modalità
con cui le persone differiscono. Considerati nel loro insieme, questi strati
definiscono una singola identità personale e influenzano il modo in cui ciascuno
vede il mondo.
I. La personalità è rappresentata al centro della ruota della diversità,
perché rappresenta un gruppo di caratteristiche stabili collegate
all’identità di una persona.
II. Lo strato successivo è composto da una gamma di dimensioni
interne, le quali non sono
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Preparazione esame Comportamento organizzativo
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Preparazione prova scritta Comportamento organizzativo
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Appunti preparazione esame orale
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Istologia - preparazione esame